La mafia bulgara del pallone

di Tonio Dell’Olio

Sin dal suo sorgere, Libera ha denunciato l’infiltrazione delle mafie nel mondo dello sport. Recentemente è stato pubblicato il bel libro di Daniele Poto “La mafia nel pallone”, una ricerca promossa dalla stessa associazione. Ma rovistando tra le notizie portate alla luce da Wikileaks si apprende che l’ambasciata statunitense a Sofia, da tempo segnalava la forte presenza delle mafie bulgare nel calcio. “Quasi tutti i club del campionato di calcio bulgaro appartengono o sono legati a personaggi della criminalità organizzata”, comprese le squadre più conosciute della Prima Divisione. La notizia appare su El Paìs che ricostruisce anche il passaggio delle proprietà che, all’epoca del comunismo appartenevano ai sindaci delle città, alle forze armate e alla polizia. Oggi i proprietari sono i boss che controllano il fiorente mercato delle armi, della prostituzione e della droga. I guadagni illeciti di questi uomini di malaffare si moltiplicano “truccando” le partite e investendo lucrosamente nelle scommesse. Siccome non penso che l’ambasciata USA fosse la sola a conoscere l’appetito calcistico delle mafie, c’è da ritenere che tutto questo sia stato consentito da una fitta rete di corruzione e complicità a cui il mondo politico e quello calcistico non sono estranei.…

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Gli impedimenti del Premier

di Franco Cordero

Vera o no, prendiamo la notizia come circola. Negl´interna corporis della Consulta, dicono, germina l´ipotesi d´una decisione che salvi la legge 7 aprile 2010 n. 51, così motivata: sarebbe invalida se fosse automatico il rinvio quando l´Uomo diserta l´udienza allegando affari governativi (invalida, trattandosi d´una legge ordinaria, mentre l´immunità è materia da norme costituzionali; e non è tutto: rimane aperta la questione capitale: fin dove sia derogabile l´art. 3 Cost.); ma spetta ancora al giudice valutare l´asserito impedimento; e intesa così, suona bene, quindi non tocchiamola. In gergo, «sentenza interpretativa di rigetto». Siccome esiste una sintassi del diritto, vediamo quanto valga il teorema. Vale poco, anzi niente. Che in dati limiti gl´impegni governativi fossero legittimo impedimento, lo sapevamo, né occorreva ridirlo mettendo a soqquadro le Camere: in inglese è truism o, da questa parte della Manica, lapalissade; Jacques Chabannes, seigneur de La Palice muore nella battaglia di Pavia, 1525, e «un quart d´heure avant sa mort il était encore en vie», cantano i soldati.…

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Il di più viene dal maligno

di Raniero La Valle

L’avvenimento che ha sconvolto l’ordine costituito sulla fine dell’anno 2010 è stato la pubblicazione sui siti web e sui giornali di tutti i Paesi dei documenti riservati e segreti della diplomazia americana; sono documenti che raccontano la cultura, le paure, i giudizi, i pregiudizi, le fonti che sono all’origine delle decisioni politiche che attraverso il frullatore del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca sono diventati il governo americano del mondo. Lasciamo stare il dibattito sulla legittimità della provvista e della pubblicazione di questi testi, sulla qualità e novità delle informazioni che vi sono veicolate, sulla libertà di stampa, sui reati piccoli e grandi di cui il responsabile di WikiLeaks, Assange, avrebbe compiuto e sulla eccentricità del suo arresto e della sua provvisoria detenzione in un carcere di Londra sotto l’imputazione di tutt’altre colpe. Tutto questo è cronaca. Ma, al di là della cronaca, quello che è avvenuto investe la grande storia, e potrebbe avere un impatto durevole su di essa.…

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Alla ricerca della verità. Riflessioni sulla filosofia di Emanuele Severino

di Leonardo Messinese

Al centro della discussione di Emanuele Severino con la tradizione filosofica e culturale dell’Occidente c’è la questione del mondo. Il «mondo» al quale fa riferimento quando lo giudica in opposizione alla «verità» è quello messo in luce da Platone nella Repubblica: la regione dell’«essere intermedio» tra l’essere assoluto e il nulla. È il mondo dell’esperienza, il quale ha come suo contenuto ciò che appare, ovvero è il mondo che Platone, opponendosi a una riduzione dell’esperienza a mera illusione – come la tradizione filosofica ha ritenuto abbia fatto Parmenide – intende mostrare nella sua «realtà» e nella sua «verità». E, tuttavia, è pure il mondo che, quale viene affermato effettivamente nell’ontologia platonica non riuscirebbe a evitare di scontrarsi con il divieto parmenideo di «pensare e dire il non essere».

Il «mondo», così inteso, è l’eredità che Platone ha lasciato ai posteri e che anche il cristianesimo ha fatto propria. Esso dovrebbe essere condotto al «tramonto», a motivo della sua non verità, ma questo esito porterebbe con sé anche il tramonto di «Dio»: innanzitutto del Dio della metafisica, ma, poi, anche del Dio del cristianesimo, in quanto la fede cristiana ha fatto proprie le categorie dell’ontologia platonica.…

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Le primarie fanno male al Pd

di Giovanni Sartori

Le elezioni primarie sono una invenzione americana. E negli Stati Uniti servono specialmente (ma non soltanto) per selezionare i candidati alla presidenza del Paese. In Italia sono state, invece, una invenzione di Prodi e del suo fido Parisi. Dico invenzione e non importazione perché le primarie prodiane non erano una vera contesa, una vera gara; erano piuttosto un modo per rafforzare e legittimare un candidato che era un leader senza partito, che non aveva il sostegno di un suo partito.

Negli Stati Uniti esistono molte varietà di primarie, alcune «aperte» a tutti, altre «chiuse», e cioè riservate agli iscritti o a chi si dichiara tale. Ma non mi addentro in questa casistica, che è varia, cangiante e complessa. Il punto è che dopo il fallimento del progetto prodiano le primarie, quelle vere, sono state adottate dalla sinistra.

È una buona idea? In linea di principio, sì. Perché non c’è dubbio che le primarie sono uno strumento e un «aumento di democrazia» molto più efficace del voto di preferenza.…

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Quando il fango cancella la politica

di Stefano Rodotà

In una bene ordinata repubblica si dovrebbe riflettere in primo luogo su una crisi che sta distruggendo l’intero tessuto istituzionale, senza farsi ogni giorno depistare da questa o quella microfibrillazione. In uno Stato non immemore di quelli che ancora sono suoi compiti, si dovrebbe riflettere sulla crescente rifeudalizzazione dei poteri, che quotidianamente lo svuota e ne cambia la natura. In un sistema politico non perduto nell’autoreferenzialità si dovrebbe riflettere su quanto sopravviva della rappresentanza e reagire coralmente alla sostituzione dell’intera politica con una macchina del fango sempre in funzione che contribuisce alla decomposizione sociale. Mai, nella storia della Repubblica, gli scontri istituzionali erano stati così violenti, ripetuti, quotidiani, emblematicamente riassunti dagli attacchi continui del Presidente del consiglio a tutte le istituzioni di garanzia. Mai s’era avuta una legge elettorale che, come quella attuale, consegna la selezione dei parlamentari ad oligarchie ristrettissime e manipola la rappresentanza. Mai s’era vissuto un periodo di sostanziale instabilità come quello cominciato nel 2006, che sembra aver fissato in due anni la durata possibile d’una legislatura.…

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Colosseo. Da Benedetto XIV a Woityla. Così la Chiesa si è appropriata del monumento dei pagani

di Luciano Canfora

Beda il Venerabile, il santo degli Angli e autore, al principio dell’VIII secolo della Historia Anglorum ebbe a scrivere la celebre profezia: «Quando il Colosseo crollerà, crollerà anche Roma. Quando Roma crollerà, crollerà anche il mondo» . Ma nel Cinquecento, nel pieno del rinnovato zelo dovuto alla Controriforma, il papa Pio V, che regnò pochi anni fino al 1572, progettò la distruzione del Colosseo in quanto gigantesca traccia del paganesimo. Lo scempio non avvenne, e nel 1744 un altro Papa, Benedetto XIV, pose fine alla lenta decadenza del monumento consacrandolo alla memoria dei martiri cristiani che vi avevano perso la vita gettati «ad bestias» ; e anzi inserì la sosta presso il Colosseo tra le tappe della «via Crucis» del rito pasquale. Anche questo è un bell’esempio di come la Chiesa sia talvolta riuscita, in questo ed altri campi, a «salvare» il passato pagano incorporandolo nella propria visione del mondo. Così creò, salvandolo, il «monumento negativo» , un monumento della nefandezza di un passato da non dimenticare.…

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Pensare l’uguaglianza come diritto culturale

di Gianni Vattimo

La distinzione tra destra e sinistra è ancora ben viva e consiste, come sempre, nell´opposizione tra chi prende le differenze – di ricchezza, di salute, di forza, di capacità – come differenze “naturali”, e parte di lì per costruire un progetto di sviluppo, proprio utilizzandole ed esasperandole; e chi invece vuole garantire una competizione non truccata, correggendo le differenze “di natura”. Di qui il darwinismo sociale che ha sempre caratterizzato la destra, fino al razzismo fascista; e quello che si può chiamare il “culturalismo” della sinistra, che va oltre il dato “naturale”. Il problema della sinistra è sempre stato quello di riconoscersi francamente per quel che è, come “cultura vs. natura”: quando ha creduto di essere più fedele alla natura (come difesa dei diritti “naturali” o come scienza economica “vera”) è sempre diventata totalitarismo. La forza della sinistra sta nel difendere il diritto di chi non ha “diritti”, di chi non è “legittimato” né dalla natura (quella che sempre anche il Papa invoca) né della scienza (per lo più al servizio del potere).…

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Perchè Pascal viene rimosso dalla morale benpensante

di Emanuele Severino

Dal volume «Istituzioni di filosofia» (Morcelliana), che ripropone il corso tenuto da Severino alla Cattolica di Milano nel 1968-69, riportiamo uno stralcio dal capitolo IV.

Ormai, già lo osservava Nietzsche, il cristianesimo come drammaticità, quale veniva pensato da Pascal, nella nostra società borghese è diventato un tranquillante che deve avere l’effetto di placare la coscienza. Per Pascal il discorso era un altro: se questa cosa terribile che è il cristianesimo fosse vera? Che cosa devo fare, in vista di questa possibilità? L’atteggiamento di Pascal non era accomodante, ma corrispondeva a questa cosa terribile; a questa cosa che, se presa sul serio, porterebbe a un modo di vivere sostanzialmente diverso da quello che realizziamo, e che realizziamo proprio perché siamo noi i primi a non prendere sul serio il cristianesimo. Noi oggi abbiamo rovesciato completamente la posizione pascaliana, non ci preoccupiamo più di vivere come se questa cosa terribile fosse vera, ma diciamo che, se fosse falsa, è comodo, dà tranquillità vivere cristianamente.…

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La coscienza prima di tutto.E Severino lasciò la Cattolica. Pubblicate le ultime lezioni tenute dal filosofo nel 1968-69

di Armando Torno

Milano, Università Cattolica, anno accademico 1968-69. Emanuele Severino è ordinario di Filosofia morale, corso che frequentano gli studenti del terzo anno. Tiene anche le lezioni di Istituzioni di filosofia, dedicate alle matricole. È un momento di grande dibattito sul suo pensiero e i giornali riportano notizie sul nuovo «caso» . Severino, allievo di Gustavo Bontadini, era diventato noto ai più per il saggio “Ritornare a Parmenide” (che Sofia Vanni Rovighi pubblicò sulla «Rivista di filosofia neoscolastica» nel 1964 con una sua premessa); nel 1967 vide la luce “Il sentiero del Giorno” e nel 1968 — anno simbolo della contestazione — “La terra e l’essenza dell’uomo”, oltre alla “Risposta ai critici”, estremamente significativa già nel titolo. In quei giorni vivaci discussioni all’interno dell’Università Cattolica e alla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio) si chiedono se l’opposizione tra il pensiero di Severino e il cristianesimo sia insanabile. E in effetti è riconosciuto tale dalla Chiesa, perché per il filosofo il cristianesimo appartiene alla follia estrema in cui consiste il mortale e l’esser uomo dell’Occidente.…

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