Dai totem ai robot, la vita è un mito

di Furio Jesi

Il mito è una «storia vera», accaduta al tempo delle origini, che spiega come siano nate tutte le cose dell’universo e come abbiano fatto gli uomini, per la prima volta, a mangiare, a riprodursi, a fabbricare oggetti, a combattere ecc. Il mito fornisce così all’uomo «primitivo» o «antico» dei modelli di comportamento sempre validi. Tutto è già accaduto almeno una volta: per comportarsi convenientemente in ciascuna circostanza, occorre sapere come agì l’antenato mitico nella stessa circostanza, e imitarlo. Per questo, il comportamento delle società «primitive» è di solito rigorosamente conservatore: ogni mutamento, ogni deroga alla tradizione, è un assurdo o un grave rischio. Le novità oggettive (per esempio, l’arrivo del cargo) sono ricondotte e bloccate negli schemi tradizionali del mito (il cargo, appunto, diviene una mitica nave della prosperità, come quella del progenitore, ecc.). Nel linguaggio moderno la parola «mito» significa al solito «storia non vera» o almeno «non del tutto vera». L’uomo possiede altri strumenti (scienza) e altre forme organizzative, con cui affrontare i rischi di ciò che non conosce e con cui formarsi di volta in volta un modello di comportamento.…

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Convergenze parallele. Leghismo e cristianesimo in un dossier di “Missione oggi”

di Giampaolo Petrucci

Dalla “balena bianca” alle “camice verdi”: il leghismo, oltre a rappresentare un fenomeno tipicamente settentrionale, “ha il suo insediamento più robusto nelle aree in cui più forte era la ‘subcultura’ cattolica e tende a ergersi quale paladino dei ‘valori e delle tradizioni cattoliche’, con la condiscendenza, se non la simpatia, di una parte delle autorità ecclesiastiche non solo locali”. È quanto denuncia il numero di dicembre di Missione Oggi, mensile dei padri saveriani (www.saverianibrescia.com/missione_oggi.php), in un approfondito dossier di 16 pagine dal titolo Leghismo e cristianesimo. La cattolicità a rischio. I curatori, Mauro Castagnaro e Marino Ruzzenenti, affermano che l’adesione cattolica al modello leghista mette in luce alcune evidenti contraddizioni che meritano un ulteriore approfondimento.

Già nel luglio 2010 il mensile promosso da Pax Christi, Mosaico di pace, aveva diffuso un analogo dossier (Un moderno tribalismo guerriero. Federalismo, razzismo e Chiesa cattolica) che denunciava “la larga adesione a forze politico-sociali ispirate a teorie razziste e xenofobe”, e invocava “un serio esame di coscienza per le comunità cristiane” (v.…

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Il fuoco della profezia sotto la cenere del conformismo. L’ultimo volume delle profezie laiche di Adista.

Con il terzo volume (Anno A) delle Omelie Fuoritempio (Di Girolamo editore, pp. 200, euro 15) si conclude il ciclo dei commenti “laici” al Vangelo della domenica, selezionati da Adista all’interno della ricchissima serie di interventi che si sono susseguiti in questi 12 anni dalle pagine della nostra storica rubrica.

“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49); “D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera” (Lc 12,52-53); “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada” (Mt 10,34): sono tanti i passi del Vangelo, commentati anche all’interno del volume, in cui Gesù sembra voler sottolineare con forza il carattere eversivo della sua Parola, l’intenzione di ribaltare le logiche dominanti, di contestare il maistream economico, politico e religioso.…

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Perchè non possiamo non dirci keynesiani

di Massimo Giannini

“Sono un liberale?” è una raccolta di scritti dell’economista che mostra come la vera “Terza via”, tra socialismo e capitalismo, fosse la sua. È una sorta di manifesto del liberalismo rivoluzionario: “Dobbiamo inventare una saggezza nuova per una nuova era E nel frattempo dobbiamo apparire eterodossi, pericolosi, disobbedienti”. Dava per scontato ciò che oggi non lo è più: il Welfare State, i poteri del Parlamento, il denaro statale per la disoccupazione, l’istruzione pubblica E il rifiuto quasi assoluto della guerra.

Siamo il Paese della politica invisibile: tra la bancarotta conclamata del centrodestra berlusconiano e l’amministrazione controllata del centrosinistra bersaniano. Siamo il Paese dell’etica flebile: tra vajasse da Transatlantico e Ruby Rubacuori. Siamo il Paese del pensiero debole: tra intellettuali in disarmo e «filosofi di corte». A caccia famelica di «modelli», e a corto di riferimenti per il futuro, non facciamo che rivolgere lo sguardo al passato, e cercare «lumi» nei pantheon del bel tempo che fu. Cosa penserebbero del nostro quotidiano tragicomico socio-politico Antonio Gramsci o Piero Gobetti?…

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Dimissioni

di Ezio Mauro

In un brutto giorno per l´immagine del nostro Paese nel mondo, il Presidente del Consiglio ha incassato tre sfiducie, che lo rendono ormai palesemente inadatto a governare una grande democrazia occidentale. In Parlamento Fini, Casini, Rutelli e Lombardo hanno portato tutti i loro uomini a firmare una formale mozione di sfiducia nei confronti del governo e dunque a partire da oggi, sommando queste firme con quelle già pronte del Pd e dell´Idv, il ministero Berlusconi non ha più una maggioranza politica. Ma dalla valanga di WikiLeaks emerge un altro elemento di drammatica e crescente fragilità. È la insistita e costante diffidenza dell´amministrazione americana – espressa nel normale svolgimento del suo lavoro quotidiano riservato e dunque autentica – nei confronti del Premier italiano a causa del suo rapporto pericoloso con Putin. Una relazione che la diplomazia americana sospetta basata su affari inconfessabili e addirittura su tangenti, oltre che su un mimetismo machista e autoritario: e che viene descritta nei dispacci riservati come innaturale per un leader occidentale, dunque politicamente allarmante.…

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Un gruppo d’infiltrati a Palazzo Chigi

di Eugenio Scalfari

L’IDEA d’un complotto anti-italiano è stupefacente ma non è nuova. Il più illustre predecessore fu Benito Mussolini che la lanciò nel 1935, all’epoca delle sanzioni che ci furono comminate dalla Società delle Nazioni per la nostra aggressione contro l’Abissinia. Motore del complotto era allora il blocco “demo-giudo-plutocratico” che secondo i fascisti dominava il mondo e voleva affondare l’Italia per impedirle di conquistare il “posto al sole” che ci spettava. Ma c’erano già stati altri precedenti altrettanto illustri: Vittorio Emanuele Orlando che aveva abbandonato il Congresso della pace di Versailles nel 1919 perché le potenze alleate non volevano riconoscerci l’Istria e, subito dopo, D’Annunzio a Fiume innalzando la bandiera della “vittoria tradita”.

Tra le qualità e i vizi degli italiani uno dei tratti ricorrenti è quello del vittimismo. Silvio Berlusconi è un asso in materia. Nel caso attuale mancano tuttavia del tutto gli appigli, sia pur pretestuosi, che giustifichino la tesi del complotto. Mettono insieme il crollo di Pompei, i rifiuti di Napoli, il processo alla Finmeccanica e le imminenti rivelazioni del sito WikiLeaks.…

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Quella giustizia che serve al Paese

di Paolo Pombeni

Il segnale che è arrivato dalla I riunione della Associazione Nazionale Magistrati è importante e non va lasciato cadere: il presidente Palamara ha pronunciato un discorso realistico in cui invece di esporre argomentazioni da corporazione chiusa altre volte sentite, ha riconosciuto con coraggio che la giustizia funziona male, anzi è quasi al collasso, e che i giudici debbono darsi da fare in prima persona, da protagonisti, per riformarla. Non è poco, perché è il piede giusto con cui partire per aprire un confronto:non pensare che le cose che non funzionano dipendano solo dagli altri, non dire che la colpa è sempre e solo di qualche diavolo. Naturalmente il problema della riforma della giustizia è molto complesso e non riguarda solo il tema della durata eccessiva dei processi, su cui si è soffermato con forza Palamara. Questo è senz’altro un problema che investe i giudici e non ci è sfuggito il coraggio che si è avuto nel dire che non si possono coprire comportamenti di “scarso rendimento” e che bisogna mettere seriamente mano al riordino del sistema organizzativo degli uffici giudiziari, che è un terreno scendendo sul quale si pesteranno non pochi calli.…

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Il potere della parola contro tutti i poteri. E’morta Adriana Zarri teologa senza paramenti

di Valerio Gigante

Raccontare la parabola umana ed ecclesiale di Adriana Zarri significa ripercorrere il grande slancio politico, teologico e ecclesiale compiuto in Italia dagli anni ‘60 in poi, quando il movimento conciliare, assieme a quello operaio e studentesco, cambiarono in profondità il Paese e la sua cultura. Significa attraversare l’epoca della disillusione, gli anni in cui si diffuse la percezione della sconfitta, il periodo del “riflusso” e quello, purtroppo ancora in atto, della restaurazione. E questo non soltanto per la veneranda età di Adriana, spentasi serenamente il 18 novembre scorso all’età di 91 anni, a Strambino, in provincia di Torino. Adriana, infatti, tutte quelle stagioni le aveva vissute da protagonista, divenendo componente essenziale di quell’avanguardia progressista che, nella riflessione teologica come nell’azione politica e sociale, aveva portato una parte del laicato cattolico a schierarsi con decisione e passione per una Chiesa ed una teologia diversa, per il protagonismo politico a sinistra, di credenti e non credenti, fuori da ogni protezione o benedizione del potere ecclesiastico; ma, soprattutto, fuori da ogni “partito dei cattolici”.…

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Sulla nonviolenza

di Raniero La Valle

Si può amare il mondo, “incarnarsi” in esso, giocarvi fino in fondo la partita umana, senza necessariamente diventare complici delle sue cadute, delle sue guerre, dei suoi progetti sbagliati o falliti? Il Concilio Vaticano II aveva detto di sì, perché non aveva ripreso la dottrina secondo la quale dopo il primo peccato gli uomini, respinti da Dio, avrebbero perso i doni della loro propria natura e perciò sarebbero stati quasi necessariamente spinti al male, ma aveva sostenuto che integra era rimasta in loro l’immagine di Dio (“naturali morum integritate ornati”, diceva anche la Pacem in terris) e da Dio erano stati “messi in mano al loro consiglio”, cioè resi capaci di far fronte alle sfide e di prendere in mano la storia. Antonino Drago, studioso e testimone della nonviolenza, riprende questa tesi da un mio articolo precedente e sul n. 19 di Rocca apre una questione di indubbio rilievo: se i cristiani, e la Chiesa, accettano la modernità (cioè il mondo oggi qual è), ciò non comporta accettare tutto il gravame della modernità, con la sua corsa agli armamenti, il capitalismo, i progetti falliti del socialismo, ecc.?…

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