Giovinezza ciao

di Massimo Gramellini

Davvero fosforica l’idea concepita dal Festival di Sanremo per i 150 anni dell’Italia unita: eseguire sul palco «Bella ciao» e «Giovinezza», rispettivamente colonna sonora della Resistenza e dei pestaggi squadristi. Erano italiani anche quelli, no? Come l’olio d’oliva e l’olio di ricino, la Costituzione e le leggi razziali. Ah, le forzature della par condicio! Perché le due canzoni non sono proprio la stessa cosa. «Bella ciao» è la torva nenia dei partigiani rossi ed evoca cosacchi a San Pietro e santori ad Annozero. Invece «Giovinezza» trasuda ottimismo spensierato: ti mette subito voglia di afferrare un manganello e scendere in strada a sgranchirti un po’. Come dite, organizzatori del Festival dell’Ipocrisia? «Giovinezza era l’inno della goliardia toscana del primo Novecento». Ma certo. E’ per questo che è famosa. E’ per questo che volete trasmetterla in eurovisione. Per rendere omaggio a quel fenomeno ingiustamente sottovalutato che fu la goliardia toscana del primo Novecento. E «Faccetta nera» allora, era lo slogan di una crema abbronzante?…

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Contro la dittatura della violenza

di Aldo Antonelli

Anno A-28 novembre 2010-I Domenica di Avvento Is 2,1-5 Sal 121 Rm 13,11-14a Mt 24,37-44 “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra” (Isaia 2, 4). Parole di fuoco, che bruciano come paglia i principi delle politiche guerrafondaie che in questi ultimi anni hanno ripreso vigore e potenza; nel contempo fanno razzia delle accortezze prudenziali della Chiesa silente e benedicente. I La Russa di casa nostra e i Ruini domestici eius vengono delegittimati e scomunicati da queste espressioni che come lampi squarciano il buio assassino di una storia impastata di sangue e violenza, illegalità e soprusi, dimentichi che “i cannoni non tuonano mai amore di patria, ma sillabano sempre in lettere di piombo la suprema ragione dell’oro”, come amava ripetere don Tonino Bello.

Dopo le stragi delle due Guerre mondiali, il mondo smembrato, disastrato e lacerato ebbe l’ardire di sognare un domani diverso, al punto di scolpire queste parole di Isaia sul frontale d’ingresso del palazzo delle Nazioni Unite.…

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Futuro remoto

di José Ignacio González Faus

La storia è confusa perché prima di questa la terra era stata quasi distrutta, non si sa bene se per una guerra atomica o per un disastro ecologico senza precedenti, per cui si è persa moltissima documentazione. Ma il dato incontestabile è che, a metà del XXII secolo, la Chiesa cattolica accettò di ordinare donne al ministero sacerdotale. E il primo che le ordinò fu un papa che, secondo alcuni, si chiamava Paolo e secondo altri Pietro. Su questo manca la documentazione.

Quello che si sa è che, in quei tempi, una donna sirofenicia si avvicinò al papa durante un suo viaggio in Palestina. Le fu facile perché, dopo il disastro di cui sopra, i papi non viaggiavano come capi di stato né protetti da una legione di guardie del corpo. Era un rischio serio, ma i papi dell’epoca lo avevano accettato per assomigliare di più a Gesù. E viaggiavano quasi in incognito, preoccupandosi soprattutto di ascoltare e vedere i fedeli piuttosto che di essere ascoltati e visti: poiché questo era già molto facile grazie all’incredibile progresso dei mezzi di comunicazione dell’epoca.…

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E’ arrivato il 25 aprile

di Massimo Giannini

Sembra impossibile, eppure il 25 aprile è arrivato davvero. Gianfranco Fini chiude il sipario, su Berlusconi e sul berlusconismo. Scaduto il tempo delle segrete trame di palazzo, gli oscuri riti bizantini, i vecchi tatticismi da Prima Repubblica. Esaurito lo spazio per i giochi del cerino, le partite a scacchi, lo sfoglio dei tarocchi. Quello che va in scena non è più il solito “teatrino della politica” che il Cavaliere esecra abitualmente a parole, rappresentandolo quotidianamente nei fatti. È invece il dramma pubblico di una maggioranza che si dissolve. L´ultimo atto, esibito sul palcoscenico delle tv, di un governo che muore. La cerimonia degli addii collettivi ad un partito mai nato. Non sappiamo esattamente come e quando cadrà il Berlusconi IV. Stavolta sappiamo però che la fine è imminente. Questione di ore, tutt´al più di giorni. E il Paese si libererà anche di questa ennesima, fallita messinscena cesarista. Di questo ulteriore, disastroso esercizio di leaderismo populista. Dovrà ricredersi, chi da Perugia si aspettava un Fini ambiguo e attendista sul destino del governo, o prudente e possibilista sul futuro della maggioranza.…

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Moravia e i suoi cugini

di Nicola Tranfaglia

A chi vuole comprendere il baratro in cui era precipitata la società italiana negli anni del regime fascista consiglio di leggere le lettere che Alberto Pincherle, noto agli italiani con lo pseudonimo di Moravia, ha scritto nel periodo tra le due guerre mondiali ad Amelia Rosselli, la madre di Carlo e Nello Rosselli, i due fratelli assassinati il 9 giugno 1937 dalla setta fascista della Cagoule francese su ordine di Galeazzo Ciano. Il carteggio dello scrittore ebreo romano, che ancora non si conosceva, curato assai bene da Simone Casini (Alberto Moravia, Lettere ad Amelia Rosselli, Bompiani, 200 pagg., 17 euro) mette a nudo l’atmosfera angosciosa di quegli anni Venti e Trenta che Moravia avrebbe fatto vivere nel suo romanzo di esordio “Gli indifferenti” (1929) e consente di delineare il ritratto di un giovane malato e pieno di complessi di inferiorità che guarda ai due cugini con un misto di invidia e di ribellismo. Il giovane faceva parte proprio di quella borghesia romana che al fascismo si era accomodata facilmente in quanto priva di forti radici culturali e ideologiche.…

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Con i perseguitati non contro i persecutori

di Enzo Bianchi

Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia… sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato. La mia vita non ha più valore di un’altra. Non ne ha neanche meno». Queste parole – che aprono il testamento spirituale di fr. Christian, il priore del monastero trappista in Algeria, rapito e ucciso assieme a sei confratelli – mi ritornano alla mente ogni volta che i riflettori si posano su una tragedia che colpisce i cristiani in tante parti del mondo sfigurate dalla violenza. Nei nostri Paesi occidentali, un tempo caratterizzati dalla cristianità, solo recentemente riecheggiano con maggior forza e impatto drammatiche notizie di massacri di inermi e innocenti quando questi sono perpetrati contro i cristiani, ma non possiamo dimenticare l’immenso carico di sofferenze che in situazioni di guerra e di terrorismo si riversa sull’insieme della popolazione, in particolare la più povera e indifesa, di qualunque fede essa sia.…

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Elogio del dissenso

di Renato Sacco

L’assemblea applaude un uomo di mezza età che – imbarazzato o intimorito dalla vicinanza del potente – non riesce o non vuole prendere le distanze dalla richiesta formulata a mo’ di battuta “avrei una ragazza da sistemare… tra questi stands…”. E la risposta è “ci penso io”. Chi è quell’uomo? E chi sono quelli che applaudono? Credo che possono essere la nostra fotografia. Di ognuno di noi quando, per paura, sudditanza, comodità o interesse, preferiamo assecondare, dare il consenso invece che esprimere il dissenso. I potenti hanno sempre bisogno di consenso. Altrimenti il loro potere crolla. Questo vale a ogni livello, politico, economico, militare. C’è il rischio di dare un consenso, anche se apparentemente molto lontano, a quanto sta succedendo in Iraq: la strage di cristiani nella chiesa siro-cattolica di domenica 31 ottobre, e poi tutte le altre violenze e uccisioni di questi giorni. Un consenso fatto forse di silenzio, perché le notizie sui mass media sono altre.…

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Il cattolico Lutero rivoluzionario per caso

di Paolo Mieli

Fino al 1500 l’Europa, pur travagliata per secoli da sanguinosi conflitti, è stata caratterizzata da una grande unità culturale. Poi venne Lutero, i conflitti divennero guerre di natura religiosa e quell’unità andò in pezzi. L’Europa stessa andò in frantumi. È questa la ragione per cui, “Riforma”, il nuovo libro di Diarmaid MacCulloch (docente di Storia della Chiesa a Oxford, allievo del grande Geoffrey Elton) che sta per essere pubblicato da Carocci, ha come sottotitolo «La divisione della casa comune europea (1490-1700)». Scrive Adriano Prosperi nella prefazione che «oggi l’Europa è per noi casa nostra; dovunque si trovino ruderi romani accanto a chiese cristiane riconosciamo la casa comune; ma è anche una casa dove su alcune cose fondamentali si ragiona in maniera completamente diversa; e questo perché la famiglia che vi abitava a un certo punto si divise. Fu una divisione lacerante, con l’esplosione di sentimenti di odio feroce come solo tra fratelli possono scatenarsi. L’eredità comune fu oggetto di contesa, di infinite contestazioni, di guerre sanguinose.…

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Antropologia del Cavaliere

di Stefano Rodotà

Implacabili, si sono via via accumulati nel tempo (si approssima il ventennio) i materiali che ora ci presentano a tutto tondo la figura di chi ha dato il tono a questa fase: Silvio Berlusconi. Con una sorta di irresistibile perentorietà sono sempre più manifesti i tratti di una personalità in qualche modo emblematica di come oggi ci si possa affacciare sulla scena pubblica, conquistarla, segnarne i caratteri. Nasce da qui una nuova antropologia, che non è soltanto la somma e l´esibizione di antichi vizi italiani. Ma è anche l´effetto di un loro impastarsi con la post-modernità del sistema mediatico, con la cancellazione della distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, con la personalizzazione estrema della politica. Una volta di più, l´Italia come inquietante laboratorio, luogo di anticipazione e sperimentazione di modelli? È già avvenuto con Mussolini, che aveva sedotto anche le opinioni pubbliche di paesi democratici con la sua grinta. Oggi quelle opinioni pubbliche assistono sbigottite e, ahimè, divertite alla via italiana al “buon governo”.…

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Quando la restaurazione comincia dal piccolo.Uno studio del canonista Zanchini sul Concilio tradito

di Valerio Gigante

Una raccolta di testi sul diritto della Chiesa e sulle estenuanti lotte del postconcilio per riformarlo (“o almeno – chiosa l’autore – per impedirne ulteriori involuzioni”) durante il trentennio che va dalla fine del Vaticano II fino agli inizi degli anni ’90. Francesco Zanchini, intellettuale di punta del movimento postconciliare, per molti anni docente di Diritto Canonico all’Università di Teramo (e tra i firmatari della Dichiarazione del 1989, in cui 63 teologi italiani lamentavano gli scarsi spazi di libertà per il dibattito teologico e denunciavano l’involuzione del pontificato wojtyliano), ha voluto raccogliere in volume molti dei suoi studi, integrandoli con documenti “essenziali nel dibattito intracattolico”.

Il libro, “Transizione nella Chiesa. Momenti e problemi del post-Concilio fra diritto e politica ecclesiale (1967-1991)” (Rubbettino, pp. 250, euro 19), si snoda tra eventi minori, ma significativi, del percorso involutivo seguito al Vaticano II, ed eventi di più ampia portata ecclesiale e risonanza nelle cronache nazionali. Quella del postconcilio, afferma Zanchini, è un vicenda che ha visto infine, purtroppo, “le ragioni della forza prevalere troppo spesso sulla forza della ragione”.…

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