L’Europa si arricchisce sulla pelle degli africani.Inchiesta spagnola sul traffico di armi

di Giampaolo Petrucci

Sensibili ai valori della pace; seriamente preoccupati dagli accordi bilaterali tra Europa e Africa sul commercio internazionale delle armi; coscienti della necessità di costruire campagne di pressione su multinazionali e azioni di lobbying sui governi europei. Sono queste le motivazioni che hanno persuaso il gruppo di lavoro “Coltiva la pace. Non le armi” – costituito dalla Commissione Generale di Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Spagnola, dalla Conferenza spagnola dei Religiosi, e dall’organismo internazionale euroafricano Aefjn (Africa Europe Faith and Justice Network) – ad impegnarsi nell’elaborazione e pubblicazione del rapporto Africa: commercio di armi nella regione dei Grandi Laghi, redatto con l’obiettivo di “investigare e riflettere” su una prassi commerciale – la tratta internazionale delle armi verso i nove Paesi africani presi in esame (Burundi, Kenya, Malawi, Mozambico, Repubblica democratica del Congo, Rwanda, Tanzania, Uganda e Zambia) – che arricchisce gli esportatori occidentali, ma si dimostra “letale per le popolazioni africane”.

Benefici globali, danni locali

I più grandi conflitti africani attualmente attivi non hanno alcun fondamento ideologico, spiega il rapporto, ma rappresentano il precipitato di una fitta trama di conflitti e interessi stranieri che nascono “dall’avidità per le risorse dell’Africa”.…

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L’attualità di destra e sinistra

di Carlo Galli

È bastata la fortunata trasmissione televisiva di Fabio Fazio, con la sua impressionate audience, a far tornare all´ordine del giorno due categorie “spaziali” della politica, destra e sinistra. Con il concorso di Fini e Bersani si è così cominciato a restituire cittadinanza, all´interno del discorso politico, a una bipartizione che molti, in buona o in cattiva fede, hanno sdegnosamente ritenuto un´anticaglia ideologica, superata nel tempo postmoderno della globalizzazione. Nulla di più sbagliato: destra e sinistra permangono perché la politica moderna e contemporanea non è dogmatica o monolitica, ma indeterminata e conflittuale. E il conflitto ancora oggi si gioca proprio là dove la storia l´ha collocato, e dove si è già manifestato, pur in forme molto diverse tra loro: intorno ai presupposti e alle finalità stesse dell´agire politico. Che sono, in sintesi, il primato dei doveri (la destra) oppure dei diritti (la sinistra); ovvero il prevalere di logiche sovrapersonali (la Tradizione, lo Stato, la Nazione, il Mercato, la Sicurezza) a cui l´individuo deve adeguarsi – e dalle diverse abilità di questa adeguazione scaturisce la gerarchia sociale – (la destra), oppure il principio di uguale dignità delle persone che, nelle loro diversità, hanno il diritto di affermare le proprie scelte di vita senza soggiacere a condizionamenti non criticamente conosciuti e non liberamente accettati, qual è, ad esempio, l´ordinamento costituzionale (la sinistra).…

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La lettera di Pio XII ai cattolici tedeschi. Nel 1943 i vescovi non ritennero prudente diffonderla

di Raffaele Alessandrini

«Non posso tacere che nella prima parte della venerata Lettera di Sua Santità, compaiono certe parole che potrebbero suscitare una fortissima ira sia nel Governo sia nel partito nazionalsocialista. Il Governo del Reich accoglie sempre tranquillamente critiche e lagnanze espresse con parole molto severe, purché non giungano a conoscenza del popolo e delle nazioni ostili. Invece le critiche rivolte pubblicamente e portate a conoscenza dei nemici provocano accesissime collere». Così il cardinale di Breslavia Adolf Bertram, presidente della Conferenza episcopale di Fulda, giustificava i motivi per i quali l’episcopato tedesco aveva deciso di non divulgare la lettera scritta da Pio XII ai cattolici tedeschi il 3 gennaio del 1943. Il documento di Papa Pacelli — come ricorda padre Giovanni Sale in un articolo in uscita sul prossimo quaderno de «La Civiltà Cattolica» — pur essendo stato pubblicato nel 1966 negli Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la Seconde Guerre Mondiale (ivi, p. 285) è pressoché ignorato.…

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L’ultima minaccia di Mackie Messer

di Eugenio Scalfari

La fine d’un regno ha sempre un antefatto e un post-fatto e bisogna collegare quei due momenti per capir bene quello che sta accadendo. Si tratta in questo caso di due articoli di giornale, quindi non eventi politici ma espressioni della pubblica opinione. L´antefatto mi riguarda personalmente perché sono io l´autore di quell´articolo. Fu pubblicato sulla Repubblica del 13 gennaio 1990, quattro anni prima che Silvio Berlusconi diventasse primo ministro. Il titolo era questo: «Mackie Messer ha il coltello ma vedere non lo fa». Il personaggio di cui si parlava era appunto Berlusconi che all´epoca era soltanto un imprenditore immobiliarista e un impresario televisivo con alle spalle il potere politico di Bettino Craxi. Il titolo era preso dall´«Opera da tre soldi» di Bertolt Brecht: Mackie Messer è un lestofante protagonista dell´Opera, un lestofante di primo piano che usa un folto gruppo di mendicanti per coprire e portare a buon fine le sue ruberie. Negli anni Novanta era già chiara la natura di quel personaggio.…

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Lo scioglimento ad personam

di Stefano Rodotà

L´uomo che aveva sempre accusato gli avversari di indietreggiare di fronte alla prova democratica delle elezioni, l´uomo che aveva sempre dileggiato il Parlamento per la tortuosità dei suoi percorsi, improvvisamente cerca di costruirsi una strada. Una via che lo ponga al riparo dalle incognite di un voto, mettendo così a nudo il suo vero modo d´intendere democrazia e sovranità popolare. Ma ogni sorpresa è fuori luogo. Berlusconi dovrebbe averci abituati ad ogni genere di forzatura. Messo ormai alle corde dalla scomparsa della sua maggioranza politica, dall´incapacità di governare, dal discredito personale, intravvede uno spiraglio nella possibilità di andare alle elezioni rinnovando solo la Camera dei deputati. Una strategia per la sopravvivenza personale, che rischia di aggravare ancora di più la crisi che stiamo attraversando. Una conferma dell´irresistibile sua propensione ad un uso congiunturale delle istituzioni, piegate al soddisfacimento dei suoi immediati interessi. Analizziamo fatti e regole. Nell´articolo 88 della Costituzione è scritto che «il presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camera o anche una sola di esse».…

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Spagna, prove per la catastrofe

di Cesare Segre

Le persone anziane hanno vivo il ricordo della guerra di Spagna (1936-1939). Se ne parlava molto nei nostri giornali, e s’era cercato di creare un clima eroico, analogo a quello suscitato durante la conquista dell’Etiopia. Pareva quasi che la guerra di Spagna fosse un’iniziativa italiana, e combattuta soprattutto dagli italiani, gloriosamente. Il film L’assedio dell’Alcazar (1940) di Augusto Genina rispecchiò bene quel clima. Solo dopo la caduta del fascismo i fatti ritornarono a posto e ripresero le giuste proporzioni, anche se molti particolari sono ancora oggetto di discussione, e una communis opinio manca. La guerra civile, che diede occasione agli interventi stranieri, era scoppiata in seguito al golpe di un gruppo di militari spagnoli ribelli alla Repubblica democratica nata in Spagna nel 1931 e dominata dalla sinistra in seguito alle elezioni del 1936. La Germania nazista e l’Italia fascista entrarono subito in azione in appoggio ai golpisti, di cui aveva preso la guida il generale Francisco Franco, allora alla testa di truppe coloniali in Marocco.…

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Pio XII.Pacelli e Hitler.Quel Papa lacerato tra attrazione e paura

di Marco Ansaldo

Il Vaticano auspicava un Terzo Reich forte ma era spaventato dai rischi di guerra.Per la Curia la Germania doveva essere una barriera contro la Russia sovietica

«Pacelli ha chiarito che certi sviluppi del nazionalsocialismo lo preoccupano. La Chiesa si è sempre prodigata per la pace nell´interesse dei popoli, in particolare ora». È il 16 dicembre 1943, esattamente due mesi dopo la grande razzia degli ebrei il 16 ottobre nel ghetto di Roma. Ed Ernst Kaltenbrunner, capo della Polizia di sicurezza a Berlino invia con urgenza un rapporto ricevuto da Roma a Joachim von Ribbentrop, il ministro degli Esteri tedesco. Il documento è classificato come segreto. Oggetto: “La posizione del Papa sull´attuale situazione bellica e sullo Stato nazionalsocialista”. «Il Papa – si legge nel dattiloscritto che arriva sul tavolo del ministro del Terzo Reich – è convinto che, fino a questo momento, la controparte tedesca non ha manifestato la seria intenzione di mutare atteggiamento nei confronti della Chiesa». Possiamo fidarci di Hitler?,…

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Derive italiane.Quando la verità diventa un bene da disprezzare (o da evitare a tutti i costi)

di Nicla Vassallo

Secondo Platone un’affermazione è vera se corrisponde ai fatti, cioè se possiede una base oggettiva nella realtà. Per William James il vero si valuta nel tempo e corrisponde al buono e al conveniente. Dilaga uno sprezzo nei confronti della verità, che poco condivide, nonostante le apparenze, con l’atteggiamento scettico, semplificato da Ponzio Pilato che si lavò le mani di fronte a Cristo. Una cosa è denigrare la verità con discorsi e comportamenti, declassando ogni sua rilevanza, fino a irriderla; altra cosa è sospendere il giudizio; una cosa è cancellare la verità, altra cosa è la consapevolezza di Karl Popper, stando a cui la verità si attesta «il nostro bersaglio irraggiungibile». A importare è che rimanga il nostro bersaglio. Cosa è la verità? Per la teoria corrispondentista, la più antica, risalente a Platone, un’affermazione è vera se corrisponde ai fatti; nella nota formulazione wittgensteniana (Tractatus logico-philosophicus 4.01), «la proposizione è un’immagine della realtà». In termini intuitivi, la verità dipende da qualcosa nel mondo; le affermazioni vengono rese vere (o false) dalla realtà; la verità non è frutto unico e puro di creatività, fantasia, volontà, tradimenti, bensì ottiene una base oggettiva nei fatti.…

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Il Ruinismo non può essere affrontato come una parentesi o un complotto

di Stefano Ceccanti

1. Quello che si chiama “cattolicesimo democratico”, pur nel suo carattere molto variegato, non ha vissuto bene questo periodo e indubbiamente esistono vari e fondati motivi a supporto di un bilancio critico.

2. Ne indico sommariamente tre: un eccessivo restringimento del pluralismo interno all’arcipelago cattolico o, più esattamente della sua visibilità all’esterno; i tentativi di proseguire fuori tempo, dopo la caduta del Muro di Berlino e con una sorta di accanimento terapeutico, l’unità politica dei cattolici, rallentando il contributo dei cattolici all’edificazione del bipolarismo, a cominciare dai tentativi di frenare la spinta verso i referendum elettorali; un approccio spesso difensivo e segnato da una cultura intransigente ai nuovi problemi emergenti su vita, famiglia e bioetica con un uso eccessivo dell’argomento del pendio scivoloso contro qualsiasi ipotesi di mediazioni ragionevoli.

3. Tuttavia a me sembra doveroso che si separino queste critiche da uno schema generale molto difensivo, auto-consolatorio, che finisce spesso con l’accomunare in radicalismo spezzoni dell’area del cattolicesimo democratico a quella proveniente dal dissenso ecclesiale, fermo restando che anche quest’ultima svolge un ruolo significativo di pungolo per il fatto stesso di esistere, indipendentemente dalle posizioni sostenute.…

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Il disincanto del mondo e la sfida di Ratzinger

di Paolo Flores D’Arcais

Pubblichiamo un brano tratto dal libro di “La sfida oscurantista di Joseph Ratzinger” in uscita da Ponte alle Grazie

Ratzinger ha scommesso sul fallimento del post-Illuminismo (liberale, socialista, democratico) in cui noi speravamo di vivere, che prometteva in nome della scienza e di una umanità libera l´appagamento nell´aldiquà, la sicurezza e lo sviluppo per tutti e per ciascuno. Il papa della Reconquista vede la grande chance per la Verità cattolica nell´impasse di una finitezza senza futuro, che concede a ogni sapiens sapiens solo l´hic et nunc del consumo immediato ed effimero, ma sottrae qualsiasi spessore di senso, qualsiasi radicamento di storia, qualsiasi identità collettiva di solidarietà. Si allungano le aspettative di vita, la medicina consente di prolungare il bios dei corpi organo per organo, ma si dilatano, anziché contrarsi, le paure legate alla nostra materialità: non solo la malattia, la sofferenza, e una morte che anche procrastinata sembrerà prematura, ma l´incubo dell´inadeguatezza, in una hybris asintotica di chirurgia estetica che non darà mai appagamento.…

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