Il Dio di Stephen Hawking

di Pedro Miguel Lamet

Lo scienziato più mediatico di tutti i tempi, Stephen Hawking, ha sentenziato che Dio non ha creato l’universo, assicurando in The Grand Design che il Big Bang, cioè la grande esplosione iniziale dell’universo è stata “una conseguenza inevitabile” delle leggi della fisica e che il cosmo “si è creato dal nulla”, secondo quanto è dato leggere negli estratti del libro pubblicati dal quotidiano The Times.

In questo lavoro, firmato insieme al fisico statunitense Leonard Mlodinow, egli confuta l’ipotesi di Isaac Newton, convinto del fatto che l’universo non poteva nascere dal caos a partire dalle mere leggi della natura e che pertanto doveva essere stato creato da Dio. Hawking non ritiene più possibile conciliare la causa della fede con la comprensione scientifica dell’universo.

La tesi di Hawking, uno scienziato che per il suo modo di affrontare la malattia e i suoi numerosi bestseller, come “Breve storia del tempo” (1988), viene conquistando le prime pagine dei giornali, ha suscitato, come c’era da attendersi, le più varie reazioni.…

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Non vogliamo impadanirci

di Gian Luigi Beccaria

Carlo Levi, in una pagina del libro “Le mille patrie” (Donzelli, 2000) che raccoglie articoli suoi sparsi scrive: “L’Italia è un Paese misterioso. Aperta agli sguardi e alle invasioni, i secoli e le genti sono passati su di lei; civiltà, pensieri, religioni antiche l’hanno ispirata e commossa, e hanno lasciato successive stratificazioni, come i sedimenti che portano i grandi fiumi nel corso dei tempi. Oggi, ogni suo aspetto è composito, ogni sua pietra è piena di molteplici sensi, ogni parola del suo linguaggio è intrisa di religioni spente; è un intreccio indistricabile di storia fa vivi i gesti più meccanicamente quotidiani”. L’Unità d’Italia finalmente e faticosamente raggiunta non ha cancellato questa molteplicità, l’ha rinsaldata in un vivido mosaico e ne ha esaltato i colori. Siamo diventati italiani senza rinnegare il nostro passato, le nostre tradizioni, le nostre diversità. La diversità e la poca rilevanza di ciascuna parte sarebbero rimaste tali se non ci fossimo confrontati e uniti.…

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L’audacia del Maestro di Nazareth

di Ariel Álvarez Valdés

Che Gesù abbia avuto discepoli maschi nessuno studioso lo ha mai messo in dubbio. Sappiamo che, nella sua vita pubblica, si circondò di un gruppo di uomini che lo seguivano ovunque. Ma ebbe anche discepole? Se così fosse stato, ciò avrebbe costituito un fatto sorprendente e scandaloso, considerando che, tra i giudei del I secolo, non era ben visto che un maestro insegnasse la Bibbia a delle donne e che, inoltre, si lasciasse accompagnare da queste.

Se leggiamo il primo Vangelo che è stato scritto, quello di Marco, vedremo che Gesù appare circondato di soli uomini, mai da donne. Ma il finale di questo Vangelo ci riserva una sorpresa. Dopo la morte di Gesù sulla croce, Marco dice che “c’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme” (Mc 15, 40-41).…

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In su la vetta l’homo è religiosus

di Enzo Bianchi

In ogni tempo e in tutte le tradizioni culturali, religiose e spirituali, la «montagna» – a prescindere dalla sua altezza effettiva -ha costituito un rimando simbolico alla dimensione del sacro. E non potrebbe essere altrimenti, se si considera che il rilievo montuoso mette in connessione fisica e visiva i due elementi sacrali per eccellenza: la terra – la grande madre, il grembo fecondo di vita e di frutti – e il cielo, quella volta abitata dagli astri che comunica all’essere umano la percezione della trascendenza e dell’immortalità. Né si possono dimenticare gli elementi che favoriscono la simbolica dell’accostarsi alla montagna come cammino di ascesa interiore e di ricerca di sé: si pensi alla contrapposizione tra l’orizzontale della pianura e il verticale del monte, oppure all’alternarsi di salite e discese, o ancora allo sforzo («ascesi») necessario per l’ascesa e alla preparazione che obbliga al caricarsi del solo necessario; anche l’affinarsi dell’aria, il rarefarsi della vegetazione, il semplificarsi dei colori, l’alternarsi delle condizioni meteorologiche contribuiscono a un analogo cammino interiore di purificazione.…

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Dio Padre o “Padrino”? Quando la teologia cattolica è compatibile con i codici mafiosi

di Luca Kocci

“Come può la maggioranza dei mafiosi dirsi cattolica e frequentare le chiese? Qualcosa certamente non funziona: o nella loro testa o nella teologia cattolica o in tutte e due.” È l’interrogativo posto dal filosofo e teologo Augusto Cavadi – esperto dei rapporti fra Chiese e mafie e autore, fra l’altro, del “Dio dei mafiosi” (San Paolo, pp. 240, euro 18) – al convegno “Sotto due Cupole”, organizzato il 17 settembre a Roma dall’agenzia d’informazione cattolica Adista insieme ad alcune realtà ecclesiali di base.

“Non si tratta tanto di scomunicare i mafiosi, ovvero di cacciarli fuori dalla comunità ecclesiale, quanto di elaborare una teologia davvero evangelica a cui i mafiosi siano allergici e grazie alla quale si tengano a debita distanza dalla Chiesa”, ha detto Cavadi. “Da una Chiesa povera e fraterna, i mafiosi, che perseguono potere e denaro, si autoescluderebbero da soli e anzi la considererebbero loro nemica. Invece in questa nostra Chiesa potente, gerarchica, verticistica, omofoba e ritualistica i mafiosi si trovano bene, perché vi trovano molte analogie con i codici e mafiosi.…

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E ora lo sdoganamento della destra estrema

di Mario Pirani

L’ UNIFICAZIONE nell’ ambito della Destra di Storace degli sparsi gruppi nazi-fascistoidi, ha cominciato a compiere i suoi primi passi. L’ annuncio di Berlusconi di volerli accogliere con entusiasmo tra gli adepti della sua maggioranza e la promessa di riservare loro qualche sgabello di governo e sottogoverno ha galvanizzato le varie accozzaglie da curva Sud, che dovrebbero, secondo i sondaggi del premier, tutte assieme portargli un 3% di voti. Con questa prospettiva il 28 scorso nella Sala dei Chiostri di Santa Corona di Vicenza, affollata di militanti entusiasti, si è svolta una specie di cerimonia di fidanzamento tra Storace e gli skinhead di Fiamma Futura guidati da Piero Puschiavo, nome finora noto soprattutto alla Digos per le varie denunce ed inchieste subite ma destinato, se la deriva assunta dai nuovi alleati del Cavaliere riceverà altri avalli, a farsi notare. A Vicenza ha dato la linea: «Le idee vanno sospinte dai numeri e io voglio portare consenso alla Destra in nome dell’ unità di quella frammentata destra sociale e nazionalista finora mai raggiunta».…

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La Costituzione fatta a pezzi

di Nadia Urbinati

Berlusconi ha detto ieri che i magistrati sono criminali e che vanno come tali trattati. Lo aveva già anticipato parlando qualche giorno fa nell’improvvisato happening di fronte alla sua residenza romana, condendo il suo gravissimo ed ennesimo colpo alla Costituzione repubblicana con barzellette e linguaggio scurrile, quasi a voler allontanare l’attenzione dell’opinione pubblica da ciò che aveva pronunciato.

Il suo attacco alla magistratura e l’identificazione della giustizia con la persecuzione non sono né nuovi né inediti: sono la carta d’identità di Berlusconi. Le circostanze dettano il linguaggio, non il contenuto che resta immobile come la terra nel sistema tolemaico. Quando le acque nella sua maggioranza si fanno burrascose tiene metodi di trattativa e moderati. Una volta rinsaldata l’alleanza, magari con l’autorevolezza del voto parlamentare come in questo caso, metodi, forme e linguaggio riprendono la loro solita andatura e ritornano a battere sul tema più vicino agli interessi del premier: l’attacco all’indipendenza della magistratura giustificato nel nome di una sovranità totalizzante del popolo, o meglio ancora della sua parte più numerosa (il mito del 51% come clava punitiva contro i suoi supposti nemici).…

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Discorso tenuto al “No B.-day2”

di Raniero La Valle

Cari Amici, prima di tutto, come romano, vorrei salutare tutti quelli che oggi sono venuti qui a Roma: che non è un porcile, ma è la capitale d’Italia. Dunque i fratelli d’Italia che vengono nella capitale vengono a casa loro. E Roma accoglie tutti quelli che vengono da lei: non toglie le panchine per non farli sedere. E tutti rispetta perché, come diceva un antico Padre della Chiesa, “chi sta in Roma sa che gli Indi sono uniti con lui”. Roma ricorda quanto deve ai non romani. Nella sua memoria storica c’è che gli Apostoli, suoi Patroni, sono venuti dalla Palestina, erano extracomunitari, i bersaglieri a Porta Pia sono venuti dal Piemonte, gli americani alla Liberazione sono venuti dal mare, gli immigrati che l’hanno resa metropoli sono venuti dal Sud. Roma sa pure che molte volte dal Nord sono venuti i barbari. Ma non importa, perché ha civilizzato anche loro. Però il barbaro che ora ci governa dai nostri Palazzi, lo fa per abuso d’ufficio.…

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“E’ un uomo indegno che offende i cattolici”. Intervista a Rosy Bindi

di Maria Zegarelli

Rosy Bindi, ci risiamo. Lei e la magistratura sembrate due delle ossessioni più ricorrenti del premier.

«Il premier sa che sono una irriducibile nei suoi confronti e cerca di screditarmi su altri piani. È una persona che non sopporta che ci sia un mondo che non può conquistare e quindi lo denigra. Peccato che stavolta lo abbia fatto nella maniera più inqualificabile».

Stavolta ha chiuso la barzelletta con una bestemmia. Poi, ha detto che era una storiella vecchia, che girava in parlamento già da un anno.

«È un uomo indegno. la sua è un’indegnità prima che politica umana. Come può rivestire la carica di presidente del Consiglio un uomo che arriva ad essere gravemente offensivo verso tutti i credenti e poi dire che era una “storiella”? Sono stupita dal silenzio dei cattolici di centrodestra. Sono in imbarazzo o non osano contraddire il Capo? Berlusconi incarna quanto di più lontano c’è dalla cultura politica dei credenti, tanto che negli ultimi tempi ci sono state prese di distanza anche dalle gerarchie ecclesiastiche.…

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Il re è mascherato

di Raniero La Valle

Prima di lasciare la scena, il re vi compare mascherato, nell’estremo tentativo di salvare il suo potere. È questo che ha fatto Berlusconi nelle giornate parlamentari del 29 e 30 settembre, che hanno segnato la sua sconfitta perché hanno dimostrato che ormai l’opposizione non è più solo dei gruppi di minoranza, ma di due gruppi della stessa maggioranza – i finiani e i siciliani di Lombardo – che lo tengono in pugno, gli hanno dato una fiducia condizionata e lo hanno umiliato con durissimi discorsi di demolizione e di critica. Con quale maschera il presidente del Consiglio si è travisato per non cadere dal trono? Anzitutto si è presentato come una personcina per bene, conciliante e pronto al dialogo con i suoi e con i loro, nascondendo che “i loro” li aveva sempre trattati con odio apostrofandoli come antitaliani e comunisti, e “i suoi” li aveva cacciati dal partito e contro colui che aveva alle sue spalle aveva aizzato i suoi bravi che attraverso i giornali e i dossiers distruggessero lui e la sua famiglia.…

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