La democrazia oltraggiata

di Lorenza Carlassare

Il presidente del Consiglio attacca nuovamente la Costituzione che, a suo dire, renderebbe il governare “un inferno”; una Costituzione che, come tutti i cittadini, ha l’obbligo di rispettare e osservare e assume un’intensità particolare, rafforzata dal giuramento, per chi ricopre pubbliche funzioni (art. 54). Giustamente l’onorevole Bersani gliel’ha ricordato. Non è più tollerabile che chi è a capo del governo del Paese offenda continuamente la Carta in cui sono contenuti i principi e valori essenziali della democrazia costituzionale. Ma è proprio questa che Berlusconi rifiuta: la “democrazia” (che per lui è populismo autoritario), in particolare la democrazia “costituzionale”; si proclama liberale, ma odia il costituzionalismo liberale che esige limiti al potere per evitarne l’esercizio arbitrario e garantire eguaglianza e diritti.

Il presidente del Consiglio prova un’insofferenza insopprimibile per la divisione dei poteri, principio cardine del costituzionalismo: vorrebbe essere lui, e lui solo, legislatore, governante e giudice insieme. La concentrazione dei poteri contro la quale si è mosso il pensiero liberale, vittoriosamente affermata nella Dichiarazione dei diritti della Francia rivoluzionaria fin dal 1789, è il suo vero desiderio, in parte realizzato anche senza contare il potere mediatico e il potere economico.…

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Un coltello alla gola della nostra libertà

di Ettore Masina

Al di là dei limiti posti alla magistratura e ai mass-media dalla “legge bavaglio” in discussione alle Camere per iniziativa del governo Berlusconi, l’aggressione alla libertà di informazione minaccia l’essenza stessa della democrazia e delle libertà personali.

“Sono informato e dunque sono”: è la storia a suggerirci questa constatazione. Ancor più evidente è la versione negativa. E cioè: “Non sono informato e dunque non sono”. Penso ai milioni e milioni di persone che nel secolo scorso andarono a morire nel nome di ideali che in realtà erano traditi da chi li mandava al massacro: essi, poveri soldati o costruttori di opere faraoniche senza senso, o lavoratori convinti che i padroni avessero ragione e che bisognava accettare salari da fame, o che per andare in paradiso bisognava rassegnarsi alla miseria, tutti costoro furono vittime di mancanza di informazioni sulla realtà. Il loro esempio più celebre e più doloroso è quello dei tre o quattro soldati giapponesi, che continuarono a vivere per trent’anni nelle giungle dell’Estremo Oriente, in una spaventosa solitudine e regrediti allo stato di uomini dell’età della pietra, perché mancavano di due informazioni essenziali: che il loro imperatore non era un dio imbattibile e che la guerra era terminata.…

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L’altro Israele

di Raniero La Valle

Sull’aggressione degli incursori israeliani alla flottiglia pacifista dinnanzi alle coste di Gaza è stato detto tutto quello che si poteva dire sul piano politico. È stato un atto di pirateria, però compiuto da uno Stato sovrano: la distinzione di Sant’Agostino tra l’Imperatore e il pirata, l’uno, imperatore perché corre il mare con una grande flotta, l’altro pirata perché lo fa con un piccolo vascello, è venuta a cadere. È stato un atto violento, tecnicamente fallimentare, perché conclusosi con un gran numero di morti tra gli aggrediti inermi, che secondo Israele nemmeno si sarebbero dovuti difendere a mani nude. È stato un abuso di sovranità, perché esercitato per impedire l’accesso alle coste di Gaza, che non sono le coste d’Israele. È stata la prova del fatto che Israele considera ormai acquisiti come propri tutti i territori della Palestina e di Canaan, dal mare al Giordano, occupati e no, e quindi che per quanto lo riguarda la partita è chiusa, il processo di pace è finito e mai si potranno avere due Stati per due popoli.…

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“Un inferno governare con queste regole”

di Giovanni Bianco

I padri costituenti del ’46-’47, come si è già avuto modo di scrivere, furono lungimiranti e dotarono il nostro sistema costituzionale di un solido sistema di freni e contrappesi per prevenire eventuali future derive autoritarie. La “paura del tiranno” era fondata e diffusa dopo la dittatura fascista e lo è ancora nel tempo presente. Infatti il Cavaliere, mentre cerca di imporre al Paese una legge antidemocratica e liberticida, qual’è la c.d. “legge bavaglio”, che fissa limiti inaccettabili per le intercettazioni giudiziarie e limita fortemente il potere di indagine dei pubblici ministeri ed il diritto ad essere informati, non perde occasione per manifestare la sua insofferenza verso la Costituzione repubblicana, su cui, peraltro, ha giurato.

Qual’è l’idea di Stato che ha in mente il Premier? Quella di uno Stato di sicuro piegato ai suoi interessi, agli scopi del nuovo principe o del sultano che vuole fare quello che gli pare e se ne infischia di regole e limiti ai supremi poteri pubblici.…

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I veleni dell’Ecomafia che investe sulla crisi

di Roberto Saviano

Raccontano che la crisi rifiuti è risolta. Che l’emergenza non c’è più. Gli elenchi dei soldati di camorra e ‘ndrangheta arrestati dovrebbero rassicurare che la battaglia è vinta. O almeno, questa è la versione. Molto distante, però, da ciò che realmente accade. Ogni anno Legambiente attraverso il suo Osservatorio ambiente e legalità produce storie e numeri: “Ecomafia”.

Quello dei rifiuti è uno dei business più redditizi che negli anni ha foraggiato le altre economie. Come il narcotraffico, il fare affari con i rifiuti, sotterrare scorie tossiche, devastare intere aree, ha permesso alle organizzazioni criminali e a semplici consorterie imprenditoriali di accumulare capitali poi necessari per specializzarli in altri settori. Catene di negozi, imprese di trasporti, proprietà di interi condomini, investimenti nel settore sanitario, campagne elettorali. Sono tutte economie sostenute con i rifiuti. Esempio lampante ne è l’economia campana e i suoi gangli politici che si sono strutturati intorno alla crisi rifiuti. Il mondo intero non si spiegava come fosse possibile che un territorio in Europa vivesse una piaga tanto purulenta.…

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Intorno alla “Marcia dei diritti”

di Giovanna Montella

Premessa

Mai titolo fu così adatto a rappresentare il processo sempre troppo lento dell’affermazione dei diritti all’interno della società. Il tema dei diritti è il luogo della dialettica tra potere e popolo: i metodi di acquisizione e conservazione del potere in contrapposizione a come da questo difenderci.

Molteplici possono essere i punti di osservazione dai quali partire: dalla parte del principe, come fece il Machiavelli, o dalla parte del popolo, come fece Rousseau? Dalla parte dello Stato come potere o dalla parte del popolo come potere? Dal punto di vista di chi presume di parlare in nome dello Stato per l’interesse nazionale o dalla parte di chi si erge a difensore della massa concepita come nazione oppressa o classe sfruttata? Dalla parte dello Stato o dell’antistato?

In altre parole siamo di fronte all’antica dialettica obbedienza vs resistenza.

Soprattutto siamo nel campo della questione del fondamento del diritto così magistralmente espresso nelle parole di Norberto Bobbio nella sua opera, L’età dei diritti,  espressamente dedicata a questo tema: “Il problema di un fondamento del diritto si prospetta diversamente secondo che si tratti di cercare il fondamento di un diritto che si ha o di un diritto che si vorrebbe avere”.…

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Una democrazia mondiale per la vita e la madre terra

di Evo Morales Ayma

Sono qui per condividere le conclusioni della Prima Conferenza Mondiale dei Popoli sul Cambiamento Climatico e i Diritti della Madre Terra, realizzata dal 20 al 22 aprile a Cochabamba, in Bolivia. Ho convocato questa Conferenza perché a Copenhagen non si è dato ascolto né si è prestato attenzione alla voce dei popoli del mondo e neppure sono stati rispettati i procedimenti su cui gli Stati avevano raggiunto un consenso.

A questa Conferenza hanno partecipato 35.352 persone, di cui 9.254 delegati stranieri, in rappresentanza di movimenti e organizzazioni sociali di 140 Paesi dei cinque continenti. E abbiamo contato sulla presenza di delegazioni di 56 governi.

I dibattiti all’interno della Conferenza sono stati organizzati in 17 Gruppi di Lavoro. Il documento intitolato “Accordo dei Popoli” adottato dalla Prima Conferenza è un riassunto delle conclusioni di questi 17 Gruppi di Lavoro. Tra tutti questi documenti voglio sottolineare il progetto di Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra.

Come Stato Plurinazionale della Bolivia abbiamo presentato formalmente queste conclusioni, lo scorso 26 aprile, al processo di negoziazione della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, insieme ad una proposta tecnica.…

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