Se coltivare il dubbio ci aiuta a decidere

Where am I?di Francesca Bolino

Il dubbio come metodo. Il dubbio come necessità di fronte alle grandi questioni etiche: l’aborto, la bioetica, la violenza.
La soluzione, per un confronto corretto con il pluralismo, per Peter Berger – noto sociologo americano secondo cui la società è il prodotto di un’interazione tra gli individui e le strutture sociali – e per il filosofo Anton Zijderveld sta proprio nel dubbio.
Esistono vari tipi di dubbio: c’è quello lacerante riguardo la pratica dell’eutanasia e l’aborto che tuttora imperversa in America (e non) da decenni. C’è il dubbio che viene combattuto come accade per una credenza religiosa o una determinata fede politico-ideologica. Ma c’è anche il dubbio in cui ci si vuole immergere e godere. E’ il caso del cinismo: si tratta di sublimazione, di uno stile di vita, insomma.
Poi c’è il dubbio giocoso, espresso con scherzi, che ci rimanda all’ Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam, una critica ironica degli intellettuali medievali.
“Di tutte le cose sicure”, diceva Brecht, “la più certa è il dubbio”. Insomma: quale “tipo” di dubbio scegliere? L’importante, di fronte alle certezza degli sciocchi, è dubitare.

Elogio del dubbio
di Peter Berger e Anton Zijderveld
Il Mulino, pagg.152

(“La Repubblica”, 17 settembre 2011)

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