Contro la democrazia diretta

di Daniela Condò

Se per lungo tempo la dimensione della società di massa ha impedito la realizzazione della democrazia diretta, la rivoluzione informatica sembra aver cambiato tutto, e oggi si pensa di poter risolvere la crisi politico-economico-culturale in cui siamo precipitati semplicemente attribuendo tutto il potere al popolo. Il libro di Francesco Pallante, docente di Diritto costituzionale all’Università di Torino, può costituire un utile strumento di orientamento e di conoscenza di alcune problematiche certamente complesse, come le possibili declinazioni del termine «democrazia» e la scelta tra «democrazia diretta» e «democrazia rappresentativa».

L’opera, articolata in 14 capitoli, propone al lettore un percorso espositivo il cui filo conduttore è costituito dall’analisi delle diverse forme di democrazia sperimentate in Occidente.

All’inizio, attraverso una panoramica degli strumenti utilizzabili per garantire il coinvolgimento del popolo, l’autore si sofferma su alcuni temi specifici: dal referendum abrogativo a quello propositivo; dal recall alla petizione popolare e alle primarie. Poi fa un’accurata analisi dei temi cruciali della rappresentanza, della rappresentatività e della delega, per giungere alla conclusione che la democrazia rappresentativa è la sintesi di due ideali di segno opposto: da un lato, quello dei governati, di partecipare realmente alle scelte dei governanti; dall’altro, quello dei governanti, di esercitare le proprie scelte autonomamente, in assenza del vincolo di mandato.

Nel libro viene fatta un’interessante contestualizzazione storica, individuando gli orientamenti e i contributi – succedutisi nel tempo – di filosofi e politologi. Va segnalato in particolare il tema della trasformazione dei ruoli dei diversi attori: sia dei partiti politici, sia dello Stato – che si è ispirato sempre più al principio della sussidiarietà –, sia dei singoli cittadini.

Un capitolo specifico è dedicato alla Svizzera, in cui l’autore individua un sistema direttoriale ereditato dalla Rivoluzione francese, giungendo alla conclusione che esso costituisce un tertium genus rispetto ai sistemi parlamentari e a quelli presidenziali.

L’autore fa riferimento anche all’esperienza britannica del secolo scorso, condotta dal governo Thatcher, in cui si andò oltre la disintermediazione dei corpi sociali intermedi, da un lato affermando il predominio di una cultura liberale con le sue battaglie per le libertà individuali e, dall’altro, spingendo nel dimenticatoio quelle per i diritti sociali, esponendosi così ai rischi di disaggregazione sociale.

Per quanto riguarda gli ultimi 30 anni di vita politica italiana, ci si sofferma sia sulle caratteristiche del Movimento 5 Stelle con i suoi paradossi, sia sul progressivo sgretolamento del sistema parlamentare e sullo smantellamento dei corpi intermedi nel nostro Paese. Ovviamente viene fatto riferimento anche alla democrazia digitale, favorita dalla rivoluzione tecnologica, e agli imbarazzi e perplessità che essa suscita.

Ma come uscire dalle attuali difficoltà in cui si dibatte la democrazia? Pallante fa una precisa scelta di campo, scartando l’ipotesi di una democrazia diretta, troppo esposta, a suo dire, al rischio di una «tirannia della maggioranza». La sua preferenza invece va a quella che egli definisce «la scommessa di una democrazia rappresentativa». Una scommessa che può rivelarsi vincente, se vengono rispettate due condizioni ineludibili: conferire al pluralismo sociale un valore positivo e non ritenerlo una minaccia; credere che il conflitto orientato al compromesso possa costituire il solo strumento idoneo ad assicurare uguale libertà a tutti i gruppi.

(Recensione a Francesco Pallante, Contro la democrazia, diretta, Einaudi, Torino, 2020)

(https://www.laciviltacattolica.it/recensione , 17 ottobre 2020)

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