Addio a Biagio De Giovanni, filosofo e marxista
di Guido Liguori
Sì è spento mercoledì 22 aprile a Napoli, la città in cui era nato nel 1931, il filosofo Biagio de Giovanni, uno dei principali protagonisti della cultura politica e filosofica italiana ed europea dell’ultimo mezzo secolo. Non è semplice ricordarne in breve il pensiero e le vicende che lo videro protagonista: egli ebbe stagioni molto diverse, anche se tutte segnate da uno sguardo (soprattutto filosofico) profondo, a volte controverso, sempre interessante. Proveniente da una giovanile collocazione politica moderata e forte di una solida formazione giuridica e filosofica, De Giovanni negli anni Settanta aderì al Pci e divenne uno dei protagonisti del marxismo italiano nell’ambito della cosiddetta «scuola di Bari», città nella cui università insegnò diversi anni, prima di tornare a Napoli, all’Università Orientale. Il gruppo che a Bari faceva riferimento alla casa editrice De Donato, guidato da Giuseppe Vacca, era protagonista allora di un tentativo di rilettura da sinistra del togliattismo e della tradizione comunista, in relazione soprattutto al Mezzogiorno e alla questione degli intellettuali, a cui partecipò anche De Giovanni (Togliatti e la cultura meridionale, 1975). Di quegli anni vanno però soprattutto ricordati i due libri che lo fecero conoscere: Hegel e il tempo storico della società borghese (1970) e La teoria politica delle classi nel Capitale (1976).
OLTRE AI DUE GRANDI pensatori a cui i volumi sono dedicati, il terzo autore che assunse per De Giovanni particolare rilievo fu Antonio Gramsci, al quale dedicò molti saggi. Fu anche protagonista come relatore, nel 1977, sia del convegno del Pci organizzato alle Frattocchie (di riappropriazione di Gramsci a fronte delle critiche craxiane), sia di quello promosso alla fine dello stesso anno dall’Istituto Gramsci a Firenze su Politica e storia in Gramsci. In occasione del primo, De Giovanni fu pure al centro di una vivace polemica con Cesare Luporini, il quale tacciò di organicismo il suo approccio a Gramsci e al marxismo, per l’eco che vi avrebbe avuto l’influenza di Giovanni Gentile (la qual cosa nel Pci non era esattamente un complimento).
Il rapporto tra filosofia e politica era allora centrale non solo per De Giovanni, ma per tutta o quasi la cultura italiana, in particolare per quella di sinistra e marxista. La sconfitta della politica del Partito comunista provocò in molti intellettuali un ripensamento anche dei percorsi culturali intrapresi. Il ripensamento di De Giovanni venne condotto a inizio anni Ottanta tramite la sua raffinata rivista Il Centauro, che fin dal titolo rimandava a Machiavelli e sottolineava la necessità della ricerca di nuovi modelli di filosofia politica. Sul piano del marxismo, il filosofo sembrò allora passare da un certo «marxismo delle forme» alla riscoperta della praxis e della soggettività (Marx e la costituzione della praxis, 1984; Il Marx di Gramsci, 1985).
LE TOSSINE che andavano accumulandosi, dovute in definitiva alla sconfitta storica delle classi lavoratrici, trasformarono molecolarmente nel decennio Ottanta la cultura politica del Pci e dei suoi intellettuali. Con La nottola di Minerva (1989), che anticipava la «svolta della Bolognina» espungendo Togliatti dal pantheon del partito e chiedendo «un nuovo riformismo», fu evidente la nuova collocazione dell’intellettuale partenopeo, che appoggiò la svolta occhettiana collocandosi nelle file dei miglioristi e sostenendo la necessaria interdipendenza tra democrazia e capitalismo.
De Giovanni fu dal 1989 al 1999 deputato europeo per il Pci, il Pds e i Ds, collocandosi poi, all’inizio del nuovo secolo, nell’area liberalsocialista e blairiana del centrosinistra. Tornato agli studi, pur senza dismettere la sua passione civile, manifestò ripetutamente preoccupazione per il discredito in cui erano caduti la politica e i politici. Il suo lavoro teorico incontrò ancora Marx (Marx filosofo, 2018), ma ancor più Croce (Libertà e vitalità. Benedetto Croce e la crisi della coscienza europea, 2018) e Giordano Bruno, Giambattista Vico e la filosofia meridionale (2023). Non cessando di essere un pensatore comunque interessante e stimolante. Un protagonista della cultura italiana del secondo Novecento.
(ilmanifesto.it , 23 aprile 2026)

