Le regole del cammino

di Antonio Spadaro

Ci aveva colpiti di Antonio Polito il volume Prove tecniche di Resurrezione (cfr.Civ.Catt., 2019;II,143 ss.). Lì la sua inquietudine lo portava alla semplificazione, a «mollare il superfluo, selezionare l’essenziale», a «fare pulizia senza fare piazza pulita». Egli diceva che è difficile essere semplici, ma che questa era la strada: tornare nudi come siamo nati. Sarebbe questa la condizione per farsi venire in mente cose nuove. Si arriva sempre a un certo punto nel quale la nostra età ce lo impone. Ed è spesso proprio la cosiddetta «mezza età». E da questa mezza età Polito esprimeva un «impellente e disperato bisogno di resurrezione». Per il credente il pensiero della risurrezione è il pensiero della nostra nudità davanti a Dio.

In Le regole del cammino questo desiderio di nudità prende la forma del cammino, da sempre inteso come metafora della vita spirituale. Per l’autore, c’è una capacità meditativa e riflessiva che viene sviluppata proprio nel camminare. Con tre amici ha scelto il cammino di san Benedetto come opportunità di meditazione su ciò che accade nella nostra Italia e nel nostro mondo. Dunque, non lo studio ovattato, dove si legge seduti a una scrivania, ma il percorso fatto con uno zaino dal quale sono state sottratte tutte le cose non essenziali. Pensare è camminare. E il cammino è ricco di metafore: mappa, sentiero, guida, orientamento, uscire dai propri confini.

Il libro pone una chiara differenza tra «passeggiata» e «cammino». E sembra che non condivida il fatto che la meta del cammino sia il cammino stesso. Per il cammino c’è bisogno di una meta. In questo libro c’è un forte appello alla direzione e alla «regola», e dunque alla possibilità di smarrirsi, che è avvertita come un problema più che come un’opportunità.

E nel cammino si risvegliano anche le domande, quelle di sempre, quelle che ci rendono umani: chi sono, da dove vengo, dove vado, come posso riu­scire a essere felice in questo tempo? L’autore ha deciso di lasciarsi guidare, per il momento, dalle domande, senza pretendere di trovare risposte che non ha e non ha mai avuto. In un tempo come questo, lasciare che le domande si risveglino e lasciarsi guidare dalle domande sembra una buona condizione per capire. E ben si addice a un camminatore, che nella definizione di Polito è «uno che cerca segni, con i sensi sempre all’erta, e lo sguardo il più possibile rivolto verso l’orizzonte per non perdersi». È un modo per «lasciare la casa» e per avere «uno sguardo contemplativo sulla complessità del creato».

Così si sviluppa un cammino a più livelli che si intrecciano: il cammino materiale di Benedetto da Norcia e Montecassino verso l’Italia dei borghi e dei paesi; il cammino spirituale, alla ricerca dei valori alla base dell’Europa per interrogarci sul rapporto con le memorie e la terra. E qui l’autore incontra figure di santi: Benedetto, Francesco, Rita, Pietro l’eremita, Agostina Pierantoni, Domenico di Sora. Infine, anche il cammino politico, per ripensare il ruolo della politica e delle classi dirigenti alla guida del Paese.

Colpiscono alcuni temi fondamentali di questo libro: il delicato equilibrio tra libertà individuale e benessere comune, la frugalità come leva di crescita, la leggerezza come condizione di progresso. E soprattutto la fratellanza come riscoperta dell’altro: se non ci sentiamo fratelli in qualcosa, fratelli nel nostro destino comune di italiani, fratelli nel nostro bisogno di ricominciare a crescere per poter dare un futuro ai nostri figli, allora sarà molto difficile riprendere il cammino.

Su tutto una domanda: senza dare un senso alle cose, come si può dare un senso a ciò che sta succedendo, specialmente quando tutto cambia?

 

Recensione ad Antonio Polito Le regole del cammino.In viaggio verso il tempo che ci attende, Marsilio, 2020

(laciviltacattolica , 16 gennaio 2021)

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