Trattato contemporaneo di politologia magica

di Massimo Filippi

L’antologia weird «Demonologia rivoluzionaria» curata dal Gruppo di Nun per Nero edizioni. Nel testo si avanza una demoniaca Dodicesima tesi su Feuerbach: abbiamo interpretato il mondo, poi abbiamo provato a trasformarlo e ora, al culmine della disperazione, lasciamo che si dissipi nell’inumano che è sempre stato

«Dobbiamo comprendere il dolore come una forma di insurrezione». Questo il ritornello che pulsa tra le pagine di Demonologia rivoluzionaria (Nero, pp. 269, euro 20), antologia weird curata dal Gruppo di Nun. Primo esempio italiano compiuto di una corrente di pensiero ben più vivace in altri paesi, il testo, pur composto da pezzi molto diversi tra loro per contenuto e stile, alla fine si ricompone in un corpo senza organi che si dilegua nella materia informe da cui è emerso.

Ma di che dolore e di che insurrezione stiamo parlando? Il dolore è quello insostenibile che sorge al cospetto dell’ossessionante oscurità del Reale e della cupa violenza dell’Uomo e del Capitale, davanti alla ferita sanguinante che attraversa l’intero universo da sempre ma che l’attuale organizzazione sociale e gli sviluppi della tecno-scienza rendono ogni giorno più evidente e profonda.

Di fronte a questo dolore a/cosmico e sfigurante si diramano due strade: si può decidere di contrastarlo – in tal modo aggravandolo dato che l’esistente è una macchina entropica -, oppure ci si può lasciar avvolgere dalle sue spire – in tal modo lenendolo grazie all’accettazione dei processi trasformativi che genera e da cui è generato. Il dolore è, insomma, il sintomo di una «guerra occulta» che da tempo immemorabile si agita sotto la superficie del mondo visibile: la guerra tra «il Cammino della Mano Destra» – con il suo ordine gerarchizzante, il suo cosmo oppressivo e i suoi individui monadici – e «il Cammino della Mano Sinistra» – con la sua distruzione produttiva, il suo caos liberatorio, le sue ecceità nomadiche.

Attenzione, però, ci ammoniscono le/i sciamane/i che hanno evocato gli spettri che infestano questo trattato contemporaneo di politologia magica: non basta limitarsi a ribaltare la simmetria della Destra, perché questo non può che riprodurla esponenzialmente. Ciò che invece va chiamato alla presenza è l’assenza dell’essenza, la mancanza arcifossile che taglia l’intero universo con la sua deterritorializzazione interminabile e in/finita, le sue sintesi metastabili (alchemiche, chimiche, filosofiche) che non si chiudono su se stesse e sul Sé, ma che insistono dentro il Fuori dell’impersonale che abita il soggetto.

Questa è l’insurrezione della Sinistra della Mano Sinistra che avanza una demoniaca Dodicesima tesi su Feuerbach: abbiamo interpretato il mondo, poi abbiamo provato a trasformarlo e ora, al culmine della disperazione, lasciamo che si dissipi nell’inumano che è sempre stato. Questo movimento del Reale che trasforma lo stato di cose presente è legione: miscela esoterica di Amore («la proprietà termodinamica dei corpi che li attrae verso la morte», verso una «proliferazione meravigliosa a cui apparteniamo completamente»), di nascita al contrario e di aspetto divino femminile (capaci di invertire «la narrativa patriarcale del progresso» con la loro «forza generativa inesauribile» – Tripaldi), di barbarico (ciò che «non traccia confini» e «preferisce passare da una dimensione all’altra» – Kulesko), di «estinzionismo attivo» («martirio giubilante» e «diretta emanazione di un’oscurità inumana» – Monacelli) e di solarizzazione (eruzione del «rimosso occulto intrappolato in qualche innominabile anfratto» – Mattioli).

E così il cerchio magico si chiude con la scoperta del de/siderio, di un cielo che, in quanto privo di stelle da cui trarre responsi, espone alla respons/abilità della «più alta forma di gnosi»: imparare «il piacere di vivere senza la tua umanità». Mezzogiorno; momento in cui la distanza tra luce e ombra è la più corta possibile; apogeo dell’orrore, fine dell’umano. Incipit Inorganico.

(ilmanifesto.it , 13 gennaio 2021)

 

 

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