Il monito inascoltato della ninfea

di Giulio Marcon

Diego Cason e Michele Nardelli, ne “Il monito della ninfea”, ricordano e riflettono sul cataclisma che ha colpito le dolomiti venete e trentine alla fine di ottobre 2018, devastando interi territori. Un evento che rischia di cadere nel dimenticatoio, ma da cui vengono molte lezioni che dovremmo imparare.

Prima dell’emergenza coronavirus è stato pubblicato il libro di Diego Cason e Michele Nardelli Il monito della ninfea di Bertelli Editori.

Il libro ha origine dal racconto del cataclisma – la tempesta di Vaia – che ha colpito l’area dolomitica (in particolare le province di Trento e di Belluno) alla fine di ottobre del 2018. Una tempesta di acqua e di fango portò allo schianto di milioni di alberi (ci ricordiamo le immagini dei TG con fiumane di tronchi a coprire intere vallate), alla devastazione di foreste e di interi territori. Il libro ricostruisce la dinamica di quella vicenda, ne stima le conseguenze economiche, ambientali e sociali, fornisce una serie di informazioni preziose sul patrimonio forestale italiano, sulla sua distribuzione nelle aree del nord-est e sulle politiche fatte e non fatte per preservarlo.…

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Giorgio Nebbia e la critica ecologica al capitalismo

di Giorgio Nebbia

Giorgio Nebbia è stato un pilastro dell’ambientalismo italiano: scienziato, docente, politico, attivista, saggista, divulgatore. Un libro di Jaca Book, che raccoglie anche alcuni suoi scritti, ne ripercorre vita e pensiero. Facendoci riscoprire l’attualità e l’urgenza di una critica ecologica al capitalismo.

Giorgio Nebbia ci ha lasciato un anno fa, il 4 luglio del 2019. Chi ha qualche anno di età, ricorderà come Nebbia sia stato una figura fondamentale dell’ambientalismo non solo italiano ma internazionale. Intellettuale – docente universitario di Merceologia a Bologna e poi a Bari e culturalmente nell’intersezione di cristianesimo e marxismo; politico (senatore e deputato per la Sinistra indipendente); attivista e impegnato nella nascita e poi nello sviluppo e sostegno dell’ambientalismo italiano. Ma soprattutto, Nebbia è stato saggista e divulgatore: pacato nel suo ragionare e chiarissimo nel suo stile di scrittura, ma potente nel suo smascherare i falsi miti e le retoriche di un capitalismo in realtà irresponsabile verso il futuro e le prossime generazioni, insostenibile e nichilista per l’ambiente ma anche per la società, disuguagliante per essenza e tendenza.…

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Nadia Urbinati e il populismo

di Matteo Mameli e Lorenzo Del Savio*

Nel suo ultimo libro, “Io, il popolo: come il populismo trasforma la democrazia” (Il Mulino, 2020), Nadia Urbinati analizza il populismo contemporaneo facendo astrazione dalle dinamiche socio-economiche che negli ultimi decenni lo hanno condotto al successo. Mai come oggi però l’intento di giudicare la bontà delle idee e dei sistemi politici senza tener conto del loro impatto contestuale sembra destinato a fallire.

Nel suo ultimo libro — Io, il popolo: come il populismo trasforma la democrazia (Il Mulino, 2020) — Nadia Urbinati afferma che il populismo è una patologia delle democrazie moderne. Secondo questa prospettiva, il populismo è democratico ma solo in forma degradata. Mentre il fascismo abolisce la democrazia, il populismo la sfigura. In cosa consiste questo sfiguramento? Urbinati insiste sulle differenze tra i movimenti popolari di protesta e contestazione (che usano la retorica populista ma non incarnano le forme del potere populista) e i movimenti populisti (che invece aspirano al governo e, talvolta, lo ottengono).…

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Franco Fortini, l’eretico che divenne ortodosso

di Alfonso Belardinelli

È certo che Fortini non poteva gradire il modo in cui Cesare Garboli lo descrisse in un articolo del 1978: «Se c’è un luogo dove non vorrei entrare neppure per tutto l’oro del mondo, questo è la mente di Franco Fortini». Un incipit degno di memoria, sia umoristico e denigratorio che comprensivo. La mente di Fortini, che subito dopo Garboli si affrettava cortesemente a definire «bellissima», era una mente nella quale si celebrava il sacrificio dell’individuo alla Storia, dell’anima o psiche alla realtà sociale e alla sua dinamica dialettica, secondo marxismo (soprattutto), leninismo (in parte) e cristianesimo (nei termini di un’allusiva teologia morale).

In verità, anche se Garboli avesse voluto entrare nella mente di Fortini, non avrebbe trovato posto. Era una mente affollata di problemi e di spazio libero ce n’era poco. Vi dominavano severe e solenni entità come Epoca, Rivoluzione, Capitalismo, Alienazione, Falsa libertà, Comunismo… Per Garboli la storia e le idee erano fantasmi, reali erano solo gli individui.…

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Il “Giordano Bruno” di Anna Foa

di Aida Airaghi*

Il Giordano Bruno di Anna Foa, pubblicato più di vent’anni fa e ristampato nel 2015, mantiene ancora oggi freschezza e appetibilità di lettura per chi volesse avvicinarsi all’affascinante e controversa figura del filosofo di Nola in maniera non specificamente accademica.
L’autrice introduce il suo racconto con la descrizione del monumento eretto in Campo de’ Fiori a Roma nel giugno del 1889, che ritrae il frate eretico:

avvolto nel saio domenicano, un libro socchiuso fra le mani, il cappuccio abbassato sul volto, pensieroso e raccolto.

La statua, opera di Ettore Ferrari, fu posizionata, dopo molte polemiche, proprio nella piazza in cui Giordano Bruno era stato arso vivo tre secoli prima, il 17 febbraio del 1600, dopo la condanna dell’Inquisizione approvata dalla Chiesa di Clemente VIII e del Cardinale Bellarmino. La stessa Chiesa che a fine ’800 si oppose anche alla celebrazione laica del filosofo, continuando a vedere in lui “il simbolo di una modernità aborrita e combattuta”.
Anna Foa partendo proprio dalle dispute sorte tra l’area cattolica e quella liberale-massonica riguardo all’opportunità di dedicare un monumento a Bruno, ripercorre tutta la travagliata esistenza del pensatore campano, ricostruendone l’evoluzione filosofica e teologica, le resistenze, i dissensi e gli entusiasmi suscitati dalle sue teorie, i numerosi processi, fino alla condanna finale e alla morte.…

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“Pinelli, una storia”. Elogio di una vita libera e irregolare

di Francesca Gruppi

Era il 1962 quando Luciano Bianciardi raccontò il lato oscuro «di un fenomeno che i più chiamano miracoloso, scordando, pare, che i miracoli veri sono quando si moltiplicano pani e pesci e pile di vino, e la gente mangia gratis tutta insieme, e beve». La Milano del «miracolo balordo» di Bianciardi – dove crescono il Pil i consumi e i bisogni purché tutti «siano pronti a scarpinare» e dove la vita, per molti, è agra – è la stessa di Giuseppe Pinelli. La racconta in modo delicato il libro di Paolo Pasi, Pinelli. Una storia, (Elèuthera, pp. 184, euro 16), pubblicato a 50 anni esatti dalla morte del «ferroviere anarchico» come il saggio di Paolo Brogi, Pinelli. L’innocente che cadde giù (Castelvecchi, pp. 160, euro 15). Se la ricerca di Brogi è un ulteriore tassello nella ricerca della verità sul caso Pinelli, il libro di Pasi si pone un obiettivo diverso: «ricostruire la vita di un uomo di cui si è scritto molto, ma solo per raccontare le circostanze della sua morte».…

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Democrazia in difficoltà? Hans Kelsen aveva spiegato tutto ai tempi di Weimar

di Mario G.Losano

Tra tutti gli elementi della crisi weimeriana, «le condizioni economiche e finanziarie» sono di particolare attualità. Le paure e le aspirazioni di allora sembrano coincidere con quelle attuali. La guerra, l’inflazione, la crisi economica del 1929 avevano generato grandi difficoltà nella popolazione e la conseguente nostalgia per una vita normale: «Normalità significa: un’attività lavorativa correttamente retribuita, un’abitazione modesta, la possibilità di formare una famiglia e l’accesso alla crescente offerta di beni di consumo». Oggi molte persone in Europa, soprattutto giovani, si identificano con questo weimariano (e frustrato) desiderio di normalità.

La situazione di Weimar è solo in parte paragonabile a quella attuale in Europa, però emotivamente si può essere portati ad accentuare più le somiglianze (che sono peraltro innegabili) che le differenze. Oggi l’Europa vive in pace da oltre un settantennio; allora la Germania usciva da una sconfitta lacerante. L’Europa di allora era ben più inquieta di quella di oggi, ma le critiche antidemocratiche tanto di allora quanto di oggi nascevano dalla crisi generale che stringeva tutto il continente.…

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Persona e diritto alla salute

di Carlo Amirante

Fra i caratteri incontestabilmente originali e innovatori della nostra Costituzione –ammirati e invidiati anche da teorici, studiosi e costituenti stranieri – vi è certamente il diritto alla salute.
Non si tratta, infatti,solo di un principio programmatico, ma di un vero e proprio fondamentale diritto dell’individuo cui corrisponde un interesse della collettività. Un diritto alla salute universale e azionabile da ciascuno per cui la Costituzione all’art. 32 «garantisce cure gratuite agli indigenti»
Merito di Giovanni Bianco, professore di Istituzioni di diritto pubblico nell’Università di Sassari, è quello di aver descritto gli ostacoli all’affermazione della salute come diritto non solo riconosciuto ma fruibile,anche grazie alla giurisprudenza della Corte Costituzionale,da soggetti diversi dai cittadini italiani.
Si è passato, infatti,da un’esigenza generale di sanità pubblicariconosciutanella Roma repubblicana e imperiale (dalla costruzione degli acquedotti alla bonifica dei territori, dalla pulizia delle strade e dei luoghi pubblici all’assistenza medica ai poveri) allasalute come interesse pubblico dello stato liberale; da una timida affermazione del diritto nello stato post-liberale alla salute come diritto fondamentale della Costituzione repubblicana.…

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Post-strutturalismo e politica. Foucault, Deleuze, Derrida

di Gabriele Vissio

Il volume di D’Alessandro e Giacomantonio presenta una sintesi del pensiero dei tre grandi classici della stagione post-strutturalista francese – Michel Foucault, Gilles Deleuze, Jacques Derrida – alla luce dei rapporti che essi intrattengono con la questione politica. Diciamo la “questione politica” perché l’intento del volume non è tanto quello di esporre la filosofia politica di Foucault, Deleuze e Derrida – posto che si possa parlare, per ciascuno di questi autori, di una filosofia politica in senso classico – quanto quello di rintracciare all’interno del loro pensiero il “segno” della politica.

In effetti, l’ambizione ultima del saggio, è quella di tratteggiare alcune linee guida che servano alla comprensione del complesso e ambiguo rapporto che intercorre tra la corrente post-strutturalista, ben più ampia del terzetto di autori presi in considerazione, e la dimensione politica.
Che vi sia un rapporto tra il post-strutturalismo e la politica è cosa assodata, tanto dalla letteratura critica quanto dall’effettiva biografia dei protagonisti di quella stagione.…

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Alain Badiou, Lacan.Il Seminario.L’antifilosofia 1994-1995

di Caterina Marino

Nel 2016 è stato pubblicato in traduzione italiana il seminario tenuto da Alain Badiou nell’anno accademico 1994-1995 sull’antifilosofia di Lacan. Questo terzo momento di una “tetralogia antifilosofica” (p. 5), che ha visto come protagonisti autori quali Nietzsche, Wittgenstein e san Paolo, non fa che confermare la profonda convinzione di Badiou per cui ogni filosofo contemporaneo che si rispetti debba necessariamente misurarsi, nel corso del proprio itinerario filosofico, con lo psicoanalista francese e, soprattutto, con la sua interpretazione della filosofia (p. 8).

Fu Lacan stesso a dichiarare di essere un “antifilosofo”, e questo è certamente all’origine del debito reale di Badiou nei suoi confronti. La ricerca di Badiou, infatti, oltre a delineare un’autonoma ed originale ontologia, proprio a partire da quell’affermazione lacaniana è stata indotta, in modo sistematico, alla chiarificazione di ciò che caratterizza un pensiero antifilosofico.
A conferma di ciò questo seminario non presenta un’esposizione organica dell’opera lacaniana, ma si concentra soprattutto sull’analisi dei fondamenti della sua antifilosofia.…

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