Cl-Vaticano, tensione alle stelle

 di Valerio Gigante

Ennesimo capitolo della lunga saga che da alcuni anni contrappone il Vaticano a Comunione e Liberazione, un tempo lobby vicinissima al papa e dalla Curia romana, che oggi invece vive rapporti sempre più tesi con l’istituzione ecclesiastica.

La ragione sta nel tipo di gestione – dei rapporti con i vertici della Chiesa, dei rapporti interni, ma anche economica-finanziaria – che nel corso degli anni ha portato tutti i movimenti ecclesiali (e CL in particolare) ad essere percepiti come Chiese nella Chiesa, ossia come corpi autonomi, e in diversi casi e a sé stanti, che non rispondono nella sostanza ad altra autorità se non al proprio fondatore o leader. Con una serie di conseguenze talvolta anche gravi, in termini di abusi di potere.

Anche per questa ragione, il Pontificio Consiglio Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita era intervenuto, l’11 giugno 2021 con un decreto sui Movimenti che fissa norme precise che disciplinano la vita delle associazioni ecclesiali, compresi i termini e i tempi dell’elezione dei gruppi dirigenti.…

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Capaci, 30 anni dopo,a Palermo il passato non è mai finito

di Alfredo Marsala

L’anniversario. A sostegno del candidato sindaco del centrodestra Lagalla rispuntano l’ex governatore Totò Cuffaro e Marcello dell’Utri

Memoria, Cosa Nostra e politica. Mai come quest’anno, l’anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio è segnato da una forte tensione, questa volta non solo emotiva. Commemorazione, processi e voto. Ricordo, aule di giustizia e scontro. Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro. Depistaggi e verità irrisolte. Vittime di Cosa Nostra e condannati per mafia tornati alla ribalta politica dopo avere scontato le pene detentive. Sul trentennale delle stragi del ’92, che segnarono uno spartiacque nella lotta ai corleonesi di Totò Riina, irrompono i toni infuocati della campagna elettorale in corso a Palermo, dove si voterà il 12 giugno, e la requisitoria al processo di Caltanissetta contro i poliziotti imputati di infedeltà allo Stato per il falso pentito Vincenzo Scarantino. Finito il ‘regno’ di Leoluca Orlando si sta giocando una partita delicatissima nella quinta città d’Italia.

PER LA PRIMA VOLTA, la cerimonia – in ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti di scorta assassinati nell’autostrada all’altezza di Capaci – esce dal bunker dell’Ucciardone, dove per anni sono stati commemorati gli “eroi” dell’antimafia vera.…

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Giustizia, i “referendum sbagliati”

di Antonio Cantaro

Di come far sì che il funzionamento dell’ordinamento giudiziario torni ad essere conforme all’idea di giustizia contenuta nella costituzione non si parla affatto in questi giorni che precedono il voto del 12 giugno. Ancora una volta assistiamo all’umiliazione del più importante istituto di democrazia diretta.

Alcuni italiani, forse una minoranza, si stanno chiedendo in questi giorni per cosa saranno veramente chiamati il prossimo 12 giugno a dire un sì o un no ai referendum promossi da radicali e Lega sul tema apparentemente omogeneo della “giustizia”, ma che in realtà investono profili assai diversi. Al momento in cui scriviamo misure cautelari, separazione delle funzioni dei magistrati, elezione del Csm, consigli giudiziari, incandidabilità dei politici condannati (salvo gli effetti dell’entrata in vigore, prima del voto, della riforma Cartabia). Altri italiani, forse la maggioranza, pensano si tratti di affari di “lor signori” e probabilmente decideranno di non rispondere a nessuno dei quesiti loro proposti. Non riusciamo a biasimarli, non si riesce davvero a capire a cosa dovrebbero dire sì o no, se si escludono – ma sarebbe necessario un dibattito vero di cui non c’è traccia nei media – la questione delle misure cautelari e dell’incandidabilitità.…

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De Mita e la sinistra, un rapporto di sfida culturale

di  Norma Rangeri

Prima Repubblica . Con il partito comunista De Mita non voleva fare il governo, ma costruire l’architettura delle riforme istituzionali, puntando su un maggior potere di controllo del Parlamento e concordando sul fatto che l’origine della crisi morale risiedesse proprio nella crisi istituzionale

Il democratico cristiano Ciriaco De Mita, è con questi due aggettivi che diceva di voler essere ricordato, è stato il più longevo segretario della Dc, e il capo della corrente più grande e più stimolante di un partito-Stato che, al suo interno, vedeva rappresentato l’intero arco costituzionale: dall’estrema sinistra dei Granelli alla estrema destra dei Forlani.

Seguire la vicenda democristiana significava attraversare gran parte del le culture politiche della Prima Repubblica. E occuparsi, in particolare, della sinistra demitiana voleva dire cimentarsi con i famosi ragionamenti ellittici del segretario. L’uomo di Nusco era molto interessato al confronto con la sinistra, per lui una sfida tra i due grandi partiti popolari del Dopoguerra.

E dalle sue provocazioni politico-intellettuali, la sinistra e il Pci, a loro volta, erano stimolati a discutere delle contraddizioni e anche delle sconfitte del Demitapensiero, come con brillante sintesi ebbe a definirlo sul manifesto Mauro Paissan (coniando un neologismo poi molto citato nelle cronache politico-giornalistiche).…

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Omertà di Stato

di Tonio Dell’Olio

Con coraggio e determinazione, Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso trent’anni fa a Palermo, denuncia l’omertà di istituzioni e brandelli dello Stato. In questi anni c’è chi ha nascosto la verità, chi ha taciuto, chi ancora oggi continua a ripararsi dietro la coltre dei “non ricordo” e chi ha sviato indagini e ricerca della verità. È sicuramente il dato più vergognoso di tutta la vicenda che segue alle stragi di Capaci e via D’Amelio. Un fatto che non onora i corpi trucidati di persone che hanno pagato il prezzo più alto. Un fatto che fa somigliare lo Stato alle mafie o, peggio, porta a galla collusioni, scambi di favori, convergenze di interesse. E così, dopo trent’anni di questo slalom gigante inverecondo e tragico, ci troviamo ancora a contemplare tozzi di verità che emergono dalle nebbie dei palazzi. Come se si continuasse a infierire su quei corpi, sulla dedizione di quelle persone al proprio lavoro. Però il cortocircuito delle cose autentiche ha fatto in modo che proprio da quelle stragi si sprigionasse l’impegno indignato e diffuso di migliaia di giovani che continuano a ispirarsi alle idee e all’impegno di Falcone e Borsellino e di Francesca, Antonio, Vito, Rocco, Agostino, Emanuela, Vincenzo, Walter e Claudio.…

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Pluralismo, informazione, democrazia tra emergenza e guerra

 

“Maggio della Comunicazione”

Università degli Studi di Sassari

Dipartimento di Scienza di storia, scienza dell’uomo e della formazione

Corso di laurea in comunicazione pubblica e professioni dell’informazione

Cattedra di Diritto Costituzionale e dell’organizzazione pubblica

Cattedra di Istituzioni di diritto pubblico

Cattedra di Teoria generale dello Stato

Webinar

Pluralismo, informazione, democrazia tra emergenza e guerra

18 maggio 2022 h.17

Saluti istituzionali Prof.ssa Romina Deriu (Presidente del Corso di laurea in comunicazione pubblica e professioni dell’informazione)

Coordina Avv. Michele Zuddas (Università di Sassari)

Relazione introduttiva Prof. Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Intervengono Prof. Carlo Amirante (Università di Napoli “Federico II”) Prof.ssa Giuseppina Carboni (Università di Sassari) Prof.ssa Carolina De Stefano (Università “Luiss Guido Carli”) Prof. Giorgio Grasso (Università Insubria) Prof. Gabriele Magrin (Università di Sassari) Prof. Ilenia Massa Pinto (Università di Torino)

Per collegarsi tramite Zoom: https://bit.ly/3vzSXnP Per collegarsi tramite Facebook: https://bit.ly/3iHQPmv

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La sinistra tra radicalismo e riformismo

di Paolo Pombeni

Come in tutte le fasi di svolta storica, per il versante che occupa la sinistra dello spettro politico si pone il problema di scegliere fra riformismo e radicalismo massimalista (spesso utopista). Ci riferiamo alla tradizionale bipartizione dell’arco della rappresentanza politica fra un lato destro dove prevalgono le pulsioni alla conservazione e magari alla reazione contro l’evolvere dei tempi e un arco sinistro in cui invece si raccolgono coloro che considerano il cambiamento storico come una occasione per creare “progresso”. Detta così può sembrare schematica, e naturalmente in parte lo è, ma a dispetto di tutte le retoriche sul tramonto della distinzione fra destra e sinistra, quella divisione nelle grandi linee rimane, anche se è sempre meno vero che le forze tradizionali che presumono di detenere l’esclusiva per marcare questa bipartizione abbiano ancora titolo a farlo.

Se si osserva il campo politico attuale si vedono due tendenze opposte. Da un lato c’è una ricerca quasi disperata a tenere vivo quel bipolarismo, obbligando le forze presenti a schierarsi da una parte o dall’altra, ma con l’inevitabile problema di stabilire quale delle molte componenti che le compongono possa intestarsi il diritto a condizionare le altre dietro di sé.…

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Il valore della Liberazione come condanna della guerra

di Marco Revelli

Nella guerra delle bandiere che si annuncia per le manifestazioni del 25 aprile, vorrei che una, su tutte, colorasse quei cortei, ed è la bandiera multicolore della Pace. Perché quello era il vero valore, e il vero obiettivo, di chi combatté la «guerra di liberazione»: la fine della guerra. La fine di tutte le guerre. La condanna della guerra, come male non riparabile. E la ricerca della pace, come principio di civiltà contrapposto alla barbarie di ogni ideologia della morte.

Di cui il fascismo era (e portava sulle proprie divise) l’emblema. Per questo credo che non ci sia modo peggiore di celebrare il 25 aprile (di tradirne nell’essenza lo spirito) che sull’onda di questo accanimento, reiterato e prolungato oltre ogni limite, nell’aggressione alla principale associazione partigiana italiana, l’Anpi. Una polemica spesso volgare (penso a quell’irridente trasformazione della sua sigla in “Associazione nazionale putiniani d’Italia”), altre volte maligna, condotta contrapponendo anziani resistenti ad altri, e falsificante delle posizioni, quasi che fosse stata espressa un’equidistanza tra aggressori ed aggrediti che non emerge da nessuna presa di posizione ufficiale, anzi.…

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25 aprile 2022. Così Bologna celebra la liberazione

di Giorgia De Cupertinis

Risuona, forte, la voce della libertà. E riecheggia, vivo, il ricordo. Quello tramandato di generazione in generazione, per commemorare chi 77 anni fa ha consentito di tradurre il 25 aprile nella storica data che aprì, dopo le ingiurie della seconda guerra mondiale, le porte della Liberazione.

Stamattina, dopo l’alzabandiera in piazza Nettuno e la deposizione delle corone al Sacrario dei Caduti, intorno al Gigante centinaia di cittadini hanno preso parte alla cerimonia: dopo due anni di manifestazioni condizionate dalla pandemia, ora la piazza torna a costellarsi di volti, e soprattutto di Storia e storie. C’è chi alza al cielo il tricolore, chi si commuove e chi, insieme ai figli, celebra la giornata attraverso canti, racconti e profondi interventi.

A cominciare da quello della vicesindaca Emily Clancy: “In questi giorni, nel 1945, la nostra città, il nostro Paese, l’Europa vennero liberate e il nazifascimo sconfitto: la portata storica di questo evento è tale che a distanza di 77 anni ancora ne godiamo in ogni nostra azione quotidiana.…

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25 aprile a Torino, bruciate bandiere del Pd e della Nato. Bruno Segre a 103 anni sul palco.

di Diego Longhin

“Anche Putin è un dittatore che finirà male. I partigiani di oggi sono in Ucraina a combattere per la libertà, contro il razzismo, l’antisemitismo e per un Paese libero senza dogmi e senza padroni, per un futuro migliore”. Parole di Bruno Segre, avvocato e partigiano di 103 anni, dal palco di piazza Castello, dove è arrivata la fiaccolata del 25 Aprile partita da piazza Arbarello.

Una manifestazione che mancava da due anni, a causa dell’emergenza Covid, e sulla quale pesa l’ombra della guerra in Ucraina che ha provocato polemiche sia alla vigilia sia durante il corteo. Una bandiera del Pd e una della Nato sono state date alle fiamme al termine della celebrazione da parte del Fronte della Gioventù comunista: “Siamo contro l’escalation delle spese militari – ha detto Simone Vial, esponente nazionale del Fgc –  Vanno aumentati invece i fondi per la scuola, la salute e i servizi sociali”.

“Fuori la Nato dalla manifestazione”. Così alcuni partecipanti alla tradizionale fiaccolata del 25 Aprile hanno accolto, anche con fischi e insulti, l’arrivo di una delegazione di Radicali guidata dal consigliere comunale Silvio Viale che, come annunciato, si sono presentati in piazza con le bandiere della Nato, assieme a quelle dell’Ucraina e dell’Unione Europea.…

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