Dall’assedio alla voragine. Geografia del voto romano

di Giuliano Santoro

Capitale. A cinque anni dalla vittoria di Raggi, le mappe di una città alla ricerca di una trama

Una prima geografia sociale del voto romano del prossimo autunno, non può che partire da cinque anni fa: il centrosinistra prevalse solo nei due municipi del centro storico e il Movimento 5 Stelle conquistò il resto della città. Fu la rappresentazione di un accerchiamento. Parve la vendetta delle periferie sacrificate al cemento senza servizi del Piano regolatore del sindaco Veltroni.

GIUNTI ALLE FASI finali della prima consiliatura pentastellata la rappresentazione si fa più complessa. La pandemia in 15 mesi ha affondato il parco turistico a tema che ha colonizzato la città storica. Ne hanno fatto le spese anche affittacamere e case vacanze, quell’economia che negli anni dello svuotamento del centro dagli abitanti ha fornito sussistenza a chi poteva disporre di piccole rendite immobiliari. Una seconda mappa, quella della distribuzione delle stanze disponibili sulla piattaforma Airbnb, dimostra che questa economia immobiliare molecolare è concentrata soprattutto nel primo cerchio: circa il 60% dei poco meno di 14 mila alloggi disponibili si trova nel primo municipio.…

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La sfida ambientale del PNRR e la qualità delle scelte

di Stefano Lenzi

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza emergono lacune, criticità e incongruenze su architettura istituzionale, riforme, allocazione delle risorse per i progetti e gli interventi verdi. E con esse il dubbio che il Piano possa rivelarsi un’occasione sprecata per assicurare al Paese una ripresa sostenibile.

È il tempo delle scelte. Quante volte abbiamo sentito usare questa frase, come a dare un senso di urgenza e di ineluttabilità a quanto si deve fare. E il fare comunque prevale spesso, in chi enuncia la frase, sul perché e sul come si fanno le scelte: su quali siano gli scopi che ci prefiggiamo e sulla qualità degli interventi che mettiamo in campo.E se dovessi dire, mai riflessione è più attinente nel periodo certamente e letteralmente straordinario che si apre con l’occasione dell’utilizzo dei 191,5 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) resi disponibili dall’Europa all’Italia, il paese maggior beneficiario tra quelli dell’Unione. Già, perché siamo tutti consapevoli che con l’invio, la scorsa settimana, del PNRR alla Commissione Europea, che nei prossimi due mesi dovrà esprimersi, la partita è tutt’altro che conclusa, ma è appena all’inizio di un percorso che caratterizzerà il futuro dell’Italia sino al 2026 e che, nelle nostre aspettative, la dovrà profondamente cambiare.Dal…

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Pandemie mediali

di Nicola Zamperini

Cosa ricorderemo, tra qualche anno, della pandemia da Covid-19? Sicuramente l’emergenza sanitaria planetaria, rappresentata da alcune immagini simbolo: il «momento di preghiera straordinario», celebrato da solo da papa Francesco, il 27 marzo 2020, sul sagrato di una piazza San Pietro spettrale; i camion di Bergamo; le strade deserte delle grandi città. Ma ricorderemo anche un’altrettanto rilevante e pervasiva «infodemia» che ha contagiato il discorso pubblico, con rapidità sconcertante. Tutto questo è avvenuto a ogni livello, per ciascun tipo di media e di network, a ogni latitudine e in diversi ecosistemi informativi. Dalla sua comparsa, il virus si comporta come una sorta di reagente che mette alla prova costrutti e abitudini culturali, che vanno poi analizzati alla luce del passaggio pandemico.

Risulta dunque preziosa questa raccolta di saggi, a cura di Vania De Luca e Marica Spalletta, che mette in fila «potenzialità e criticità che la pandemia mediale ha contribuito a far emergere». Il testo prende in esame in maniera analitica molti ambiti e si offre come una cassetta degli attrezzi teorica, e non solo, per affrontare il post-pandemia.…

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Un terremoto politico che ci riguarda

di Massimo Serafini

Spagna.Il messaggio che viene lanciato dalla Ayuso al PP è netto: per seppellire il governo progressista di Sanchez e l’alleanza con Podemos su cui si basa è necessario far cadere ogni ambiguità e cavalcare la crescente rabbia popolare diffusasi in questo anno di confinamento

Ciò che è uscito dalle urne martedì scorso nella regione di Madrid è molto chiaro: ha vinto la destra e ha perso la sinistra. Meno evidente è forse la portata della sconfitta, che va detto con nettezza non riguarda solo il governo della regione, apparso fin dalla convocazione delle elezioni un dettaglio. Il voto della comunità di Madrid è destinato a scuotere tutti gli equilibri politici nazionali e forse avere anche conseguenze imprevedibili su quelli europei. Un po’ di chiarezza la fanno le dimissioni di Iglesias e il conseguente passaggio di consegne a Yolanda Diaz.

A lei è affidato il percorso e la responsabilità di ricostruire lo spazio politico di Unidas Podemos. Non sembra invece farsi largo fra i socialisti spagnoli, la forza che più è stata penalizzata dall’elettorato della comunità di Madrid, la consapevolezza che dalle urne emerge una nuova destra, guidata dal PP di Isabel Ayuso, un partito popolare che abbandona la sua faccia moderata e centrista, fondata sul rapporto con Ciudadanos, per assumere il volto di Vox, la destra neo franchista.…

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Discorso per il trentennale della Resistenza

di Aldo Moro

“L’Italia rivive cosi una drammatica ma esaltante esperienza ed approfondisce la sua identità nazionale. Quella identità nazionale appunto che si rivela in momenti di svolta, destinati ad esercitare una decisiva influenza nella storia dei popoli. La Resistenza fu uno di questi momenti. Ad essa dunque, ancora oggi, facciamo riferimento. Ad essa ci rivolgiamo come al luminoso passato, sul quale è fondato il nostro presente ed il nostro avvenire. La Resistenza fu lo scatto ribelle di un popolo oppresso, teso alla conquista della sua libertà. Ma essa non fu solo un moto patriottico-militare contro l’occupante tedesco, destinato, perciò, ad esaurirsi con la fine del conflitto mondiale. La Resistenza viene da lontano e va lontano. Affonda le sue radici nella storia del nostro Stato risorgimentale. E’ destinata a caratterizzare l’epoca della rinnovata democrazia italiana. Un dato storico è da mettere in rilievo: alla Resistenza parteciparono, spontaneamente, larghe forze popolari, e non solo urbane, ma della campagna e della montagna. Furono coinvolti ad un tempo il proletariato di fabbrica, che difendeva gli strumenti essenziali del suo lavoro, e la realtà contadina.…

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Il seme eretico dell’inquietudine

di Luigi Ciotti

L’impegno comune su 5 parole: ingiustizia, ecologia integrale, rigenerazione, diritti

Cinquant’anni di pensieri critici e voci non allineate, cinquant’anni di «eresia». Nel vero senso, però, di questa parola non sempre compresa.

Eresia deriva infatti dal greco airesis, che significa scelta.

In origine eretico è colui che sceglie, sceglie perché ama la propria libertà al punto da pagare prezzi altissimi per difenderla: dall’esclusione all’esilio, dalla prigione al martirio.

Eretico è colui che, più della verità, ama la ricerca della verità. Per l’eretico ricerca e verità, libertà e responsabilità sono inseparabili.

Questa, secondo me, è stata la preziosa funzione del manifesto in questi cinquant’anni: informare ma, al tempo stesso, far riflettere, mostrando di volta in volta l’enorme differenza tra comprensione e giudizio, conoscenza e definizione.

Un giornale irriverente, fuori dal coro, un veicolo d’inquietudine: quella sana inquietudine che viene dall’abitare le domande con radicalità, senza rimuoverle o ridurle a risposte precostituite, a quella parola facile che tutto semplifica e riporta all’ordine.…

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Il primo maggio del lavoro che verrà

di  Valerio Castronovo

Quest’anno la ricorrenza dei Primo Maggio cade nel mezzo di una pandemia che sta decimando pressoché dovunque le fila dell’occupazione e mette a repentaglio anche la transizione dal lavoro ai lavori, in corso da vent’anni a questa parte, innescata dalla quarta rivoluzione industriale. Ci troviamo perciò a che fare con una situazione estremamente ardua e senza precedenti. Poiché la falcidie di milioni di posti di lavoro provocata dai devastanti effetti economici del coronavirus è venuta sovrapponendosi a un processo in atto, già di per sé complesso e travagliato, consistente nel passaggio verso una struttura occupazionale caratterizzata da una crescente mobilità spaziale e flessibilità temporale della forza lavoro. In seguito all’impiego delle “macchine intelligenti” e alla diffusione della Rete, il lavoro standardizzato, concepito in funzione di un perimetro prefissato e garantito da rapporti contrattuali per lo più a tempo indeterminato, che era il piedistallo nell’industria manifatturiera e in alcuni importanti settori di servizio, ha cessato man mano dì avere il ruolo preminente che rivestiva in passato.…

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Festa del non lavoro: 900 mila posti in meno da inizio pandemia

di Nina Valoti

Lo certifica l’Istat anche se a marzo la disoccupazione cala al 10,1% Pil del primo trimestre: -1,4%. Crolla la locomotiva tedesca (-1,7%). Il primo trimestre 2021 vede la scomparsa di 254 mila lavoratori. A marzo cala la fascia 35-49enni, donne e dipendenti fissi, ma c’è il recupero di 34 mila occupati in totale

Il primo maggio di quest’anno è la festa del lavoro che non c’è. Sono quasi 900 mila gli occupati persi dall’inizio della pandemia fino a marzo 2021. E il calo prosegue nei primi mesi dell’anno, con il primo trimestre che vede la scomparsa di 254 mila lavoratori, secondo gli ultimi dati Istat. Nel frattempo però Pil italiano meglio del Pil tedesco nel primo trimestre dell’anno. La sorpresa arriva alla vigilia del primo maggio e ringalluzzisce tutte le componenti della composita maggioranza Draghi. Ripresa italiana rinviata al secondo trimestre, ma la flessione dei primi tre mesi dell’anno è inferiore di quella della Germania, che con il suo brusco calo zavorra tutta l’Europa.…

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I giusti salari della virtù. La pandemia e il lavoro da più stimare

di Luigino Bruni

Una delle eredità della pandemia è lo svelamento della qualità del lavoro di cura e delle sue virtù. Virtù, una parola che avevamo dimenticato, che con il tempo aveva assunto una sfumatura di vecchio un po’ stantia, è tornata al centro della scena pubblica ed etica. Finalmente abbiamo visto molte cose che prima non vedevamo o non vedevamo abbastanza, e tra queste molte, moltissime virtù, soprattutto in lavori dove non riuscivamo a vederle.

Quando, sull’inizio dell’Ottocento, la prima rivoluzione industriale stava cambiando radicalmente il mondo del lavoro, i migliori economisti iniziarono a formulare teorie su come remunerare il lavoro. Prima di loro, il lavoro che passava attraverso il “mercato” riguardava una piccola minoranza di persone. La quasi totalità delle donne ne era fuori, nei campi i lavori erano svolti in regime di servitù dove non si vendevano ore di lavoro ma uomini, gli aristocratici e i nobili non lavoravano e interpretavano il loro non-lavoro come privilegio e libertà: «Il nascere agiato mi fece libero e puro, né mi lasciò servire ad altro che al vero.…

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Il grande rischio del disincanto

di Claudio Vercelli

Quello italiano è un panorama sospeso tra lo Scilla dei sovranismi e populismi e il Cariddi del sogno tecnocratico. Il calco lasciato dal Ventennio mussoliniano è pervicace e di nuovo diffuso. Costituisce un elemento underground che carsicamente riemerge nei momenti della disillusione

Partecipe di una parabola discendente che interessa e coinvolge le istituzioni della repubblica democratica e partecipativa nel suo insieme, l’antifascismo registra l’evidente stanchezza delle sue motivazioni così come i rischi di una sua riduzione a icona del passato. Non è un destino ineluttabile. Tuttavia si fa assai plausibile e prevedibile dal momento che gli ultimi trent’anni di trasformazioni, non solo politiche ma anche culturali e sociali, si sono sommate e riflesse cumulativamente nella transizione che da tempo stiamo vivendo.

C’è una cornice che va considerata, in questo come in altri casi: il passaggio da un sistema di produzione a forte intensità industriale a un circuito nel quale il capitalismo digitale è al contempo soggetto produttivo e istanza di consumo, compendiando in sé l’una e l’altra funzione, decreta l’obsolescenza di quelle forme della politica che identificano nella partecipazione collettiva, consapevole e motivata, una premessa fondante: quella per cui qualsivoglia emancipazione individuale non può passare se non attraverso un agire collettivo informato alla critica dei processi di riproduzione dei poteri.…

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