La memoria nell’era della post-verità

di Claudio Vercelli

Evitiamo le geremiadi, i capi cosparsi di cenere come anche le facili auto-assoluzioni. Ancora meno, a tale riguardo, le gratuite sovrapposizioni, l’uso disinvolto di parole e, soprattutto, di pensieri facilmente generalizzabili. Semmai muoviamoci nelle sabbie mobili del pensiero di senso comune, dotati tuttavia di una necessaria circospezione critica. Come tale, non sospettosa ma comunque analitica. No, quest’anno la ricorrenza del Giorno della Memoria non potrà essere liquidata come l’ennesimo adempimento, in sé comunque già da tempo divenuto scettico e stanco, quindi inflazionato e usurato, di un obbligo istituzionale. Poiché, già nel suo essere tale – ossia cristallizzato in un ritualismo che si esprime con la medesima enfasi posticcia di certe routine del tempo trascorso – invece svuota di concreti contenuti il passaggio storico che dice di volere altrimenti rammentare e, quindi, vivificare.

SE L’IMPERATIVO del «mai più!» ha raccolto inizialmente una qualche adesione, pare adesso essere invece smentito, di giorno in giorno, dal riscontro dei fatti, delle cronache, dello stesso smarrimento collettivo.…

Leggi tutto

Il giorno sbagliato per avere ragione

di Andrea Fabozzi

Che la giornata della memoria corra da tempo il rischio di scadere nella ritualizzazione e non servire più a molto né per la manutenzione dei ricordi né per il presente lo scrive con preoccupazione anche l’Unione delle comunità ebraiche italiane. Ma perché il 27 gennaio non sia solo un rito si devono respingere quelle interpretazioni museali per le quali bisogna evitare ogni discorso che riporti l’orrore della Shoah nell’attualità e nelle sue tragedie e per le quali quell’abisso si potrebbe dunque solo contemplare, una volta l’anno.

Questo 27 gennaio non può che parlare anche all’attualità del 7 ottobre, al barbaro attacco di quel giorno di Hamas ai civili israeliani e alla carneficina che Israele sta facendo a Gaza da oltre cento giorni. Tanto da rendere possibile l’accusa di genocidio sulla quale si farà sentire oggi la Corte dell’Aja.

Nell’occidente che si riarma e dove cresce ovunque la destra, l’attualità del «mai più», il messaggio più forte della giornata della memoria, è tragicamente più urgente.…

Leggi tutto

Come tramandare la memoria della Shoah senza più testimoni?

di Roberto Righetto

Per Mottinelli solo un lavoro di integrazione tra ricostruzione storica e ricordo potrà proteggere quanto successo dal sensazionalismo e dal negazionismo

Chissà se oggi Liliana Segre incontrerebbe ancora Chiara Ferragni. Nella primavera del 2022 l’influencer si recò nella sua abitazione e volle poi visitare il memoriale della Shoah a Milano, dichiarando di essere in «un luogo di cui non conoscevo nulla» (sic!). La senatrice a vita disse: «La nostra è stata una visita semplice, da nonna a nipote, un incontro tra generazioni, ma anche un passaggio di testimone». Anche allora ci fu una piccola polemica, ma tutto sommato non ebbe tutti i torti su queste pagine Gigio Rancilio a scrivere che un messaggio positivo come quello del fare memoria, proprio per arrivare ai giovani, non dovesse rinunciare a prescindere dalla forza dei social.

L’episodio è rievocato da Enrico Mottinelli nel suo libro Auschwitz e il futuro della memoria, appena edito da Mimesis (pagine 232, euro 18,00), in cui il saggista, autore di vari studi sulla Shoah, fra cui Auschwitz.

Leggi tutto

Addio a Gigi Riva, la normalità di Rombo di tuono

di Luca Pisapia

Morto a 79 anni il grande attaccante, il record di gol in nazionale. Lo scudetto vinto a Cagliari nel 1970, il «no» alla Juve

È morto ieri sera a Cagliari il più grande centravanti del calcio italiano. Gigi Riva è stato mille cose: artefice di uno scudetto incredibile con il Cagliari, volto ieratico che ha segnato un’epoca, miglior cannoniere di sempre in maglia azzurra, uomo che ha detto no al potere. Gigi Riva è stato anche l’immagine di un calciatore che volava nel cielo. È il 18 gennaio 1970, stadio Romeo Menti di Vicenza. Al ventesimo del secondo tempo Gori scatta sulla sinistra, arriva sul fondo e crossa in mezzo. In area Domenghini fa da torre e rimette al centro un pallone spiovente. Gigi Riva è lì, spalle alla porta e circondato da due difensori, allora decide di salire. E sale, si alza in cielo, vola. E quando è più in alto di tutti, oltre il campo, sopra le nuvole, si libra in una rovesciata perfetta e poderosa.…

Leggi tutto

Dio ha bisogno di Trump?

di Tonio Dell’Olio

Da un articolo apparso su Repubblica (Il dogma evangelico che sospinge Trump “È il prescelto di Dio” di Paolo Mastrolilli, 16 luglio 2024) apprendo che gli eventi della campagna elettorale di Donald Trump iniziano sempre con un video introduttivo in cui una voce fuori campo proclama solenne: “Il 14 giugno del 1946, Dio guardò dall’alto in basso verso il paradiso da lui progettato, e disse: ‘Ho bisogno di un custode’. Quindi Dio ci diede Trump”. Un’investitura messianica, per salvare la Terra dal collasso politico e morale. Infatti continua per tre minuti, elogiando le virtù dell’Unto del Signore in tutti i campi dell’avventura umana, dai rapporti familiari a quelli con i minacciosi rivali internazionali che deve tenere a bada – commenta Mastrolilli. E noi ci chiediamo: perché per la sua propaganda elettorale quest’uomo ha bisogno di scomodare Dio? Ecco, quando penso al secondo comandamento, Non nominare il nome di Dio invano, credo si riferisca proprio a questo.

(mosaicodipace.it , 17 gennaio 2024)…

Leggi tutto

Cinque piazze. Convergenza e dinamica della protesta

di Donatella Della Porta

Dietro le 5 piazze delle manifestazioni di questi mesi ci sono organizzazioni, reti, condivisione di contenuti. Resta da vedere se si riusciranno a costruire spazi di incontro e metodi che permettano a identità e programmi di svilupparsi verso convergenze capaci di costruire un’alternativa politica.

Le piazze che si sono riempite in Italia in cinque occasioni in cinquanta giorni testimoniano certamente la presenza di un obiettivo comune, esprimendo una profonda insoddisfazione rispetto al governo di una estrema destra che, diversamente che in alcuni altri paesi, è al contempo profondamente neoliberista nelle politiche economiche e sociali e estremamente reazionaria in relazione ai diritti civili e politici. Da questo punto di vista le cinque giornate di protesta hanno focalizzato l’attenzione su rivendicazioni di giustizia (come nella giornata di sciopero generale proclamata il 17 novembre da Cgil e Uil contro una finanziaria che riduce i diritti dei cittadini ad uno Stato sociale e quelli dei lavoratori), ma anche contro l’attacco ai diritti civili e politici (nelle manifestazioni 7 ottobre in difesa della Costituzione, del 28 ottobre in solidarietà con il popolo palestinese e contro la guerra, e il 25 novembre nella giornata internazionale contro la violenza di genere).…

Leggi tutto

Toni Negri, la confusione del nichilista rivoluzionario

di Giovanni Cominelli

Toni Negri ha definito l’Autonomia operaia come “un movimento di matrice cattolica, una Solidarnosc italiana, contro la pretesa egemonia dei comunisti sul movimento operaio”. Già, l’Azione cattolica, dove si aggiravano personaggi quali Umberto Eco, Gianni Vattimo, Silvio Garattini e molti altri… Quest’ultimo, oggi 95enne, da me interpellato, ricorda ancora “Toni, quel simpatico ragazzo veneto”, presidente della GIAC padovana, che si incontrava a Roma nei corridoi dell’Azione cattolica. Toni che leggeva Bernanos, Maritain, Simon Weil.

Difficile comprendere il Toni Negri successivo, senza tornare alle origini di un cattolicesimo che con Pio XII sognava di rifondare la civiltà. Con due varianti. Se Luigi Gedda, presidente dell’Azione cattolica, continuava a perseguire un’idea clerico-statalista della presenza cristiana nel mondo, fino a contrastare fortemente l’autonomia della DC, altri – da Dossetti, a La Pira, ad Arturo Paoli a Carlo Carretto al mondo dei giovani di allora – erano mossi dal radicalismo messianico: il rinnovamento doveva generare una nuova società, una nuova umanità e le istituzioni, quali la Chiesa, il sistema dei partiti e lo Stato, ne dovevano uscire trasformate.…

Leggi tutto

Antonio Negri, l’eresia comunista lunga una vita

di Roberto Ciccarelli

ATTIVO MAESTRO. Il filosofo e militante politico è scomparso a Parigi a novant’anni. Il racconto di una vita, a tratti epica, non senza contraddizioni, alla ricerca instancabile di “processi costituenti”: “Il comunismo è una passione collettiva gioiosa, etica e politica che combatte contro la trinità della proprietà, dei confini e del capitale”. Il «7 aprile» diventò per il Manifesto, con Rossana Rossanda, una battaglia politica e garantista

Antonio Negri è scomparso ieri a Parigi a novant’anni. La notizia è stata resa nota dai figli Anna, Francesco e Nina e dalla filosofa francese Judith Revel, compagna di vita da 27 anni.

Quella di Negri non è stata la storia di un intellettuale privato, l’avventura di un uomo di genio o al contrario di un mefistofelico «cattivo maestro». È stata la vita di un «militante comunista», così si è sempre definito, parte di un’esperienza collettiva, trasversale e conflittuale che ha legato più generazioni del Novecento a quelle attuali. Un percorso, a tratti epico, non senza contraddizioni, che ricorda quello di altri teorici e politici della storia del movimento operaio.…

Leggi tutto

Gli anni parigini di Toni Negri, maitre à penser della sinistra radicale francese

di Anais Ginori

Le amicizie, le interviste e il successo. Soffriva dell’esilio ma riteneva di aver fatto bene a fuggire

Si era rifugiato in Francia grazie alla dottrina Mitterrand, dopo un’avventurosa fuga in barca attraverso la Corsica. E anche se diceva che l’esilio gli pesava,  Toni Negri aveva trovato Oltralpe qualcosa di più di una protezione dai processi in Italia. Il “cattivo maestro” era già di casa nella Ville Lumière. Al momento del suo arresto, nella primavera del 1979, Negri era docente all’Ecole Normale Supérieure e all’Università di Parigi VII. Dopo il suo arrivo nella capitale francese nel 1983 aveva trovato un appartamento in boulevard Montparnasse, una nuova compagna, e grazie a una rete di amici e conoscenze lavorava per il ministero del Lavoro e insegnava all’Università Paris VIII.

La telefonata di Craxi

Il filosofo padovano era riverito dall’intelligentsia parigina, e protetto dalla sinistra al potere. Nelle sue memorie pubblicate nel 2004, l’ex ambasciatore francese a Roma, Gilles Martinet, racconta di una telefonata di Craxi.…

Leggi tutto

L’addio a Henry Kissinger, cent’anni di improntitudine

di Marina Catucci

IL SECOLO GREVE. Si è spento l’eterno segretario di Stato, «il criminale più amato dalla classe dirigente». Anche dopo essere uscito di scena con la presidenza Carter, l’influenza sua e delle sue idee è andata ben oltre la durata effettiva dei suoi mandati ufficiali

«Henry Kissinger, il criminale di guerra amato dalla classe dirigente americana, è finalmente morto». Così ha sobriamente titolato Rolling Stone l’articolo di Spencer Ackerman uscito poco dopo l’annuncio della morte del segretario di Stato più potente di tutti i tempi.

«L’infamia dell’architetto della politica estera di Nixon giace, eternamente, accanto a quella dei peggiori assassini di massa della storia. Una vergogna più profonda grava sul Paese che lo celebra», ha scritto Ackerman in un articolo ripreso e diffuso da tutta quella parte di America che lo aveva individuato come nemico sin dagli anni ’70, quando Nixon venne lo chiamò alla Casa Bianca come segretario di Stato, ruolo che ha mantenuto dal 1973 al 1976, passando attraverso due amministrazioni repubblicane, quella di Nixon e quella di Ford.…

Leggi tutto