Quando la patria diventa un vitello d’oro

di Tonio dell’Olio

Un Paese non è screditato da chi ne denuncia i crimini, ma dai crimini che si rifiuta di guardare. Eppure un ministro israeliano chiede che Yuval Abraham e Rachel Szor, registi di Naza, siano privati della cittadinanza. La loro colpa è di aver raccolto le testimonianze di ventiquattro militari e uomini dell’intelligence sulle operazioni a Gaza. Il film racconta sistemi algoritmici che selezionano gli obiettivi e calcolano quanti civili possano essere “sacrificati”. Dietro la gelida precisione dell’intelligenza artificiale, però, restano decisioni umane: qualcuno progetta, autorizza, preme un tasto; qualcun altro muore. La reazione del potere è istruttiva. Invece di accertare i fatti, processa le coscienze. Invece di interrogarsi sulle vittime, accusa di tradimento chi rende visibile il meccanismo che le produce. Peccato gravissimo: a patria diviene il vitello d’oro che pretende silenzio e obbedienza. Ma cittadino leale non è chi approva tutto. È chi impedisce al proprio Paese di smarrire l’anima. Quelle voci, raccolte di notte sui tetti di Tel Aviv, non sono contro Israele: sono contro la disumanità che divora palestinesi e israeliani.…

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Addio a Emma Bonino, che divise sulla vita umana ma seppe anche unire

di Roberta d’Angelo

Era il 2015 quando il nome di Emma Bonino circola nei Palazzi romani come possibile successore di Giorgio Napolitano al Quirinale. Il suo profilo era già emerso nel 2013, in testa ai sondaggi che le danno il 32 per cento dei consensi. Il Parlamento è spaccato e i candidati che escono dal cilindro non trovano consensi sufficienti. La storica leader radicale ha condotto diverse battaglie in una lunga vita dedicata interamente alla politica. Battaglie umanitarie, femministe, contro la guerra, le discriminazioni, la pena di morte e le armi. In altre battaglie, come quella per la legalizzazione dell’aborto, assunse posizioni inaccettabili contro la vita umana, anche nelle modalità. Ebbe una lunga militanza per la garanzia di condizioni dignitose nelle carceri. Alcune di queste campagne, come quella sulla legalizzazione delle droghe, non sono state condivise dagli schieramenti seduti alle due Camere, ma la sua coerenza e la tenacia con cui ha sempre sostenuto le proprie tesi e il riconoscimento a livello internazionale ne hanno fatto una figura stimata trasversalmente.…

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Dissensi e affetto. I tanti intrecci delle nostre vite

di Luciana Castellina

Ho provato un gran dolore quando ieri mattina, appena svegliata, ho appreso che Emma Bonino non c’era più. Perché nonostante il disaccordo sia stato il tratto fondamentale del nostro rapporto secolare, con Emma abbiamo conservato un legame affettuoso.

Troppa vita condivisa quotidianamente per tanti decenni perché l’affetto non fosse naturale. Spiego ai più giovani che quei tempi non li hanno conosciuti: già alla prima elezione per i nuovi organismi creati dalla democrazia nelle Università, innanzitutto i parlamentini chiamati Interfacoltà, importantissima sede dei nostri confronti politici – e cioè nell’anno scolastico 1947/48, la Sapienza di Roma si trova a scegliere fra votare Castellina o votare Pannella. La sfida – cui non molto più tardi si unirà Emma – durerà per oltre mezzo secolo.

Ma con la sfida si intrecciano gli accordi, prima all’Università, poi in Parlamento, dove finiamo per ritrovarci addirittura nello stesso gruppo, da noi stesse/i creato, giacché a quello europeo non erano ammessi gruppi formati da forze politiche così piccole.…

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Meloni apre la corsa alle politiche

di Michele Gambirasi

«Se pensavate di prenderci sulla stanchezza, non avete capito con chi avete a che fare». C’è il record e c’è una campagna elettorale davanti: 1.413 giorni dopo il giuramento al Quirinale, Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni festeggiano a Bari il traguardo di longevità, primi nella storia repubblicana. Ma lo sguardo, inutile nasconderlo, è in avanti: alle politiche, al Meloni II. La premier lo chiarisce non appena inizia a parlare dal palco allestito apposta per il suo «trionfo». Sono passate da poco le 19, il sole sta tramontando: l’orario con la luce migliore, così ha prescritto lo staff del partito. «Ci sono stati giorni in cui ho pensato di nuotare nella colla, ma non ho mollato e non intendo farlo adesso. Alla nostra classe dirigente dico: dobbiamo fare di più e meglio».

I MINISTRI si godono la folla: il primo ad arrivare è Francesco Lollobrigida, camicia a righe con bretelle adornate da cavalli rampanti. Lo accompagna il padrone di casa, il sottosegretario pugliese alla Salute Marcello Gemmato.…

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Il record di longevità del governo Meloni

di Vincenzo R.Spagnolo

La stabilità ha rassicurato i mercati, mentre Francia e Regno Unito cambiavano primi ministri a ripetizione. La tenuta sociale del Paese però si è rivelata fragile, con sanità e welfare in difficoltà. Al contrario, i segnali su conti pubblici e occupazione sono stati incoraggianti. Ma è sulla valutazione delle riforme “identitarie” e sul binomio sicurezza-immigrazione che l’esecutivo si gioca tutto.

«Non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani…». Così, qualche tempo fa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni celebrava il precedente record di longevità del proprio esecutivo. Ora, a quasi quattro anni dall’insediamento, il suo Governo si avvia a diventare il più duraturo nella storia della Repubblica, superando il Berlusconi II, che resistette a Palazzo Chigi per 1.412 giorni. Una stabilità politica che – in un Paese come il nostro, che ha visto avvicendarsi 68 esecutivi in 81 anni – rappresenta un elemento di discontinuità col passato. Di base, la solidità dei numeri della maggioranza in Parlamento ha permesso alla premier di delineare nitidamente la traiettoria della propria azione di Governo.…

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Le cosmicomiche vanterie

di Carlo Amirante e Giuseppe Mantia

“Vano delle scene il diletto ove non miri a preparare l’avvenire”

Se alla ironia si aggiunge una analisi più radicale e realistica dei meriti e dei demeriti del nostro governo e della situazione generale dell’economia del paese, in una Europa sempre più divisa ed incerta sul proprio destino, c’è ben poco da sorridere. Il 4 settembre 2026 si è celebrato a Bari, con gran pompa, il grande primato della Meloni, quale presidente del governo più lungo della Repubblica. La visione più realistica e storicamente corretta di questa “storica impresa” è che si tratta di un governo che deve mettersi in fila con i regimi politici che, puntando sulla stabilità, ottenuta innanzitutto con la violenza e poi con un consenso favorito da una stampa asservita spesso al potere finanziario e politico sia interno che internazionale, hanno goduto di stabilità e consenso(???!!!).

Record ben maggiori quali il ventennio di governo fascista, i dodici anni dell’impero hitleriano, i trentasei anni di governo del generale Francisco Franco, i diciassette anni del governo Pinochet ed i quaranta anni del governo di Antonio de Oliveira Salazar in Portogallo.…

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Il caso Ranucci e l’informazione in Italia

di Pasquale Pellegrini

Il caso Ranucci-Lavitola impone qualche riflessione ulteriore. Non ci interessa fare un processo, né ragguagliare fatti di cronaca e men che meno dare giudizi morali, ma segnalare un clima, che è politico, sociale, ideologico, che nell’insieme è un racconto dello stato dell’informazione oggi in Italia. La vicenda non è semplice, mostra una complessità che dovrebbe invitare alla prudenza. Innanzitutto, perché il giornalista in questione non è né indagato né imputato. Poi perché in ballo c’è il destino di una trasmissione molto apprezzata dal pubblico, il futuro di una redazione e di un modo di fare giornalismo.

Sebbene si possa capire l’animosità e il rancore di quella parte politica più volte colpita dalle inchieste di Report, resta, però, inaccettabile che un potere politico, specie se esprime una maggioranza di governo, possa demonizzare e attaccare un giornalista. Ancor più grave è che la seconda carica dello Stato, figura di garanzia per sua natura istituzionale, possa addirittura dare indicazioni sulla necessità di un cambio del conduttore.…

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Il Papa chiede la pace ma tutti vogliono salvare la faccia

di Mario Giro

Lo ha ridetto anche al Meeting di Cl: i ripetuti appelli di papa Leone perché si passi finalmente all’ascolto, cioè alla diplomazia e si fermi la guerra in Ucraina  non è idealismo ma ragionevole realismo. Per la chiesa la guerra è una «inutile strage» anche perché da un punto di vista strategico è finita.

Il fronte è fermo da più di un anno, ci si colpisce da lontano con missili e droni che immancabilmente finiscono sui civili. Ma i leader, ad iniziare con Vladimir Putin , devono salvare la faccia per dare un senso a quest’immensa tragedia. Le responsabilità sono chiare: la Russia ha deciso di scatenare una grande guerra di aggressione in Europa per risolvere i suoi problemi di prestigio e i conteziosi frontalieri che riteneva aperti. Su questo non c’è discussione.

Ma la ricerca di una soluzione dovrebbe ormai essere l’obiettivo di tutti, anche degli europei che invece esitano. Il papa lo chiede con forza ma le sue parole vengono considerate ingenue.…

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La guerra di Hormuz

di Lucia Malatesta

Ancora i raid americani, ancora l’ira di Teheran: «Così si vanificano gli sforzi di pace». Il tycoon dice di aver riattivato il blocco dello snodo («Ne saremo gli angeli custodi»), gli ayatollah affermano che sono loro a controllarlo e colpiscono obiettivi in Bahrein, Qatar e Oman. La tregua ormai è una finzione.

Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran, per il controllo dello snodo, assomiglia alla geografia stessa della mappa di guerra: ricalca il profilo del braccio d’acqua per cui si torna a combattere, Hormuz – il vero premio strategico della guerra. Bahrein, Giordania e Kuwait ieri si sono tutti svegliati affrontando «bersagli aerei ostili»: i razzi sciiti.

«Game over Usa»: questo c’era scritto sul missile balistico Ghadr che gli iraniani hanno usato per colpire le basi americane in risposta alla «nuova ondata di attacchi offensivi» rivendicata dal Comando centrale Usa, che ieri ha usato per la prima volta i Corsair, droni marini da combattimento contro la base navale di Bandar Abbas.…

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Nemici interni e esterni per Ucraina e Mosca. Kiev verso il rimpasto

di Francesco Brusa

Fronte orientale La premier Yulia Svyrydenko conferma le proprie dimissioni

Fronte esterno e fronte interno. Mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky rinsalda i rapporti con gli alleati europei più “volenterosi” in quel di Parigi, in patria inizia a concretizzarsi il rimpasto di governo annunciato nel fine settimana. La premier Yulia Svyrydenko ha infatti confermato le proprie dimissioni dopo poco meno di un anno di servizio, cosa che dovrebbe portare anche alla sostituzione di diversi ministri: sebbene non siano state fornite motivazioni ufficiali per la decisione, è difficile non supporre che si tratti di una delle conseguenze della definitiva caduta politica e giudiziaria di Andriy Yermak – ex-braccio destro di Zelensky arrestato due mesi fa con accuse di riciclaggio, cui Svyrydenko era molto legata (tant’è che alcuni membri del suo gabinetto vennero travolti dalle vicende legali).

I MEDIA UCRAINI segnalano inoltre la scarsa autonomia e indipendenza dimostrate dalla primo ministro nel corso del suo mandato, cui era arrivata passando dall’ufficio presidenziale e poi dirigendo le politiche economiche del paese.…

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