Discorso per il trentennale della Resistenza

di Aldo Moro

“L’Italia rivive cosi una drammatica ma esaltante esperienza ed approfondisce la sua identità nazionale. Quella identità nazionale appunto che si rivela in momenti di svolta, destinati ad esercitare una decisiva influenza nella storia dei popoli. La Resistenza fu uno di questi momenti. Ad essa dunque, ancora oggi, facciamo riferimento. Ad essa ci rivolgiamo come al luminoso passato, sul quale è fondato il nostro presente ed il nostro avvenire. La Resistenza fu lo scatto ribelle di un popolo oppresso, teso alla conquista della sua libertà. Ma essa non fu solo un moto patriottico-militare contro l’occupante tedesco, destinato, perciò, ad esaurirsi con la fine del conflitto mondiale. La Resistenza viene da lontano e va lontano. Affonda le sue radici nella storia del nostro Stato risorgimentale. E’ destinata a caratterizzare l’epoca della rinnovata democrazia italiana. Un dato storico è da mettere in rilievo: alla Resistenza parteciparono, spontaneamente, larghe forze popolari, e non solo urbane, ma della campagna e della montagna. Furono coinvolti ad un tempo il proletariato di fabbrica, che difendeva gli strumenti essenziali del suo lavoro, e la realtà contadina.…

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Il seme eretico dell’inquietudine

di Luigi Ciotti

L’impegno comune su 5 parole: ingiustizia, ecologia integrale, rigenerazione, diritti

Cinquant’anni di pensieri critici e voci non allineate, cinquant’anni di «eresia». Nel vero senso, però, di questa parola non sempre compresa.

Eresia deriva infatti dal greco airesis, che significa scelta.

In origine eretico è colui che sceglie, sceglie perché ama la propria libertà al punto da pagare prezzi altissimi per difenderla: dall’esclusione all’esilio, dalla prigione al martirio.

Eretico è colui che, più della verità, ama la ricerca della verità. Per l’eretico ricerca e verità, libertà e responsabilità sono inseparabili.

Questa, secondo me, è stata la preziosa funzione del manifesto in questi cinquant’anni: informare ma, al tempo stesso, far riflettere, mostrando di volta in volta l’enorme differenza tra comprensione e giudizio, conoscenza e definizione.

Un giornale irriverente, fuori dal coro, un veicolo d’inquietudine: quella sana inquietudine che viene dall’abitare le domande con radicalità, senza rimuoverle o ridurle a risposte precostituite, a quella parola facile che tutto semplifica e riporta all’ordine.…

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Il primo maggio del lavoro che verrà

di  Valerio Castronovo

Quest’anno la ricorrenza dei Primo Maggio cade nel mezzo di una pandemia che sta decimando pressoché dovunque le fila dell’occupazione e mette a repentaglio anche la transizione dal lavoro ai lavori, in corso da vent’anni a questa parte, innescata dalla quarta rivoluzione industriale. Ci troviamo perciò a che fare con una situazione estremamente ardua e senza precedenti. Poiché la falcidie di milioni di posti di lavoro provocata dai devastanti effetti economici del coronavirus è venuta sovrapponendosi a un processo in atto, già di per sé complesso e travagliato, consistente nel passaggio verso una struttura occupazionale caratterizzata da una crescente mobilità spaziale e flessibilità temporale della forza lavoro. In seguito all’impiego delle “macchine intelligenti” e alla diffusione della Rete, il lavoro standardizzato, concepito in funzione di un perimetro prefissato e garantito da rapporti contrattuali per lo più a tempo indeterminato, che era il piedistallo nell’industria manifatturiera e in alcuni importanti settori di servizio, ha cessato man mano dì avere il ruolo preminente che rivestiva in passato.…

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Festa del non lavoro: 900 mila posti in meno da inizio pandemia

di Nina Valoti

Lo certifica l’Istat anche se a marzo la disoccupazione cala al 10,1% Pil del primo trimestre: -1,4%. Crolla la locomotiva tedesca (-1,7%). Il primo trimestre 2021 vede la scomparsa di 254 mila lavoratori. A marzo cala la fascia 35-49enni, donne e dipendenti fissi, ma c’è il recupero di 34 mila occupati in totale

Il primo maggio di quest’anno è la festa del lavoro che non c’è. Sono quasi 900 mila gli occupati persi dall’inizio della pandemia fino a marzo 2021. E il calo prosegue nei primi mesi dell’anno, con il primo trimestre che vede la scomparsa di 254 mila lavoratori, secondo gli ultimi dati Istat. Nel frattempo però Pil italiano meglio del Pil tedesco nel primo trimestre dell’anno. La sorpresa arriva alla vigilia del primo maggio e ringalluzzisce tutte le componenti della composita maggioranza Draghi. Ripresa italiana rinviata al secondo trimestre, ma la flessione dei primi tre mesi dell’anno è inferiore di quella della Germania, che con il suo brusco calo zavorra tutta l’Europa.…

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I giusti salari della virtù. La pandemia e il lavoro da più stimare

di Luigino Bruni

Una delle eredità della pandemia è lo svelamento della qualità del lavoro di cura e delle sue virtù. Virtù, una parola che avevamo dimenticato, che con il tempo aveva assunto una sfumatura di vecchio un po’ stantia, è tornata al centro della scena pubblica ed etica. Finalmente abbiamo visto molte cose che prima non vedevamo o non vedevamo abbastanza, e tra queste molte, moltissime virtù, soprattutto in lavori dove non riuscivamo a vederle.

Quando, sull’inizio dell’Ottocento, la prima rivoluzione industriale stava cambiando radicalmente il mondo del lavoro, i migliori economisti iniziarono a formulare teorie su come remunerare il lavoro. Prima di loro, il lavoro che passava attraverso il “mercato” riguardava una piccola minoranza di persone. La quasi totalità delle donne ne era fuori, nei campi i lavori erano svolti in regime di servitù dove non si vendevano ore di lavoro ma uomini, gli aristocratici e i nobili non lavoravano e interpretavano il loro non-lavoro come privilegio e libertà: «Il nascere agiato mi fece libero e puro, né mi lasciò servire ad altro che al vero.…

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Il grande rischio del disincanto

di Claudio Vercelli

Quello italiano è un panorama sospeso tra lo Scilla dei sovranismi e populismi e il Cariddi del sogno tecnocratico. Il calco lasciato dal Ventennio mussoliniano è pervicace e di nuovo diffuso. Costituisce un elemento underground che carsicamente riemerge nei momenti della disillusione

Partecipe di una parabola discendente che interessa e coinvolge le istituzioni della repubblica democratica e partecipativa nel suo insieme, l’antifascismo registra l’evidente stanchezza delle sue motivazioni così come i rischi di una sua riduzione a icona del passato. Non è un destino ineluttabile. Tuttavia si fa assai plausibile e prevedibile dal momento che gli ultimi trent’anni di trasformazioni, non solo politiche ma anche culturali e sociali, si sono sommate e riflesse cumulativamente nella transizione che da tempo stiamo vivendo.

C’è una cornice che va considerata, in questo come in altri casi: il passaggio da un sistema di produzione a forte intensità industriale a un circuito nel quale il capitalismo digitale è al contempo soggetto produttivo e istanza di consumo, compendiando in sé l’una e l’altra funzione, decreta l’obsolescenza di quelle forme della politica che identificano nella partecipazione collettiva, consapevole e motivata, una premessa fondante: quella per cui qualsivoglia emancipazione individuale non può passare se non attraverso un agire collettivo informato alla critica dei processi di riproduzione dei poteri.…

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Questo 25 aprile sfilano, in video, i partigiani

Un archivio con 600 testimonianze. L’Anpi presenta il Meoriale della Resistenza, prima tessera del Museo nazionale che nascerà a Milano

«Questi ragazzi», dice il presidente dell’Associazione nazionale partigiani Gianfranco Pagliarulo, «stanno scomparendo. Ma la loro testimonianza resterà». È la bella notizia di questo 25 aprile 2021, il secondo che dovrà rinunciare al corteo (quello grande di Milano, quello d Roma e le altre manifestazioni che ogni anno prima della pandemia si organizzavano). Quest’anno sfilano virtualmente proprio loro, i vecchi partigiani, ragazzi 76 anni fa, che hanno messo al sicuro i loro racconti e i loro ricordi in un archivio di interviste voluto dall’Anpi e curato da Laura Gnocchi e Gad Lerner con il sostegno dello Spi-Cgil.

L’archivio è stato presentato ieri, da lunedì sul sito noipartigiani.it saranno disponibili gratis per tutti i primi 150 video, gli altri seguiranno e presto saranno almeno 600. Un memoriale della Resistenza italiana, un mosaico (sul sito apparirà così, con i volti delle protagoniste e dei protagonisti) che costituisce anche la prima tessera del museo nazionale italiano della Resistenza che sta per nascere a Milano nell’edificio gemello di quello della Fondazione Feltrinelli.…

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Festa della liberazione, quelle svastiche sul 25 aprile

di Paolo Berizzi

Anche quest’anno cala sull’anniversario l’odio dell’ultradestra. Scritte a Genova, Ferrara, Roma, Gallarate, Genzano: ultimi palcoscenici scelti da vandali o militanti neonazifascisti

Quest’anno hanno giocato d’anticipo: le svastiche hanno iniziato a spuntare già da giorni. Le prime, due settimane fa. Svastiche per sfregiare la storia e per marchiare d’infamia il 25 aprile e la sua vigilia. Svastiche come provocazione vandalica ma anche come segno del fanatismo ideologico: una strategia liquida asimmetrica per veicolare “messaggi”, per fare proseliti e attirare nuovi militanti. Svastiche, croci celtiche, scritte razziste che, da due anni con intensità sempre maggiore, come fosse una moda, compaiono su muri e lapidi. O a ricoprire manifesti e a imbrattare bandiere.

Anche quest’anno sulla Festa della Liberazione e i giorni che la precedono cala l’odio cupo dell’ultradestra: mani anonime marchiano con i simboli del Male luoghi e scritte nelle città. Genova, Ferrara, Roma, Gallarate, Genzano sono gli ultimi palcoscenici scelti da vandali o militanti neonazifascisti. Il caso più recente è accaduto l’altra notte a Genova, quartiere Sampierdarena: le bandiere dell’Anpi preparate per il 25 aprile al circolo di via Rolando sono state imbrattate con svastiche scritte a spray.…

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Non esistono più destra e sinistra? Falso!

di Carlo Greppi

Secondo un ritornello che si sente ormai da oltre trent’anni, la distinzione politica tra destra e sinistra sarebbe superata. Ma è davvero così? Pubblichiamo un capitolo dal libro “Si stava meglio quando si stava peggio. 20 luoghi comuni da sfatare” di Carlo Greppi (Chiarelettere).

Due secoli esatti separano il 1789 dal 1989. Di nuovo la Rivoluzione francese, perché è lì che ha origine l’uso dei termini «destra» e «sinistra», metafore spaziali intese in senso politico per indicare «posizionamenti» e relativi valori. Infatti nell’Assemblea nazionale che segue la rivoluzione i «conservatori» siedono casualmente a destra, mentre i «progressisti», altrettanto casualmente, a sinistra. Per duecento anni questa divisione tiene perfettamente: ogni essere umano con coscienza politica si siede idealmente in un punto – più o meno a destra, a sinistra, o al centro – di quell’Assemblea che ha fatto da matrice. Poi, due secoli più tardi, crolla il mondo comunista: è la fine della Guerra fredda. Sette decenni dopo la Rivoluzione d’ottobre che nel 1917 aveva conquistato il potere in Russia, quel feroce regime che aveva sistematicamente tradito gli ideali dai quali aveva preso spunto svanisce di colpo, lasciando un’unica superpotenza a dominare, in apparenza, il pianeta: gli Stati Uniti.…

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Don Tonino degli sfruttati

di Tonio dell’Olio

Per ricordare don Tonino Bello a 28 anni dalla sua Pasqua, non trovo altro modo che denunciare le condizioni di sfruttamento cui sono sottoposte alcune persone straniere nella nostra “civilissima” Italia. Avendolo conosciuto e frequentato, so bene che lui per primo si sarebbe dispiaciuto dei riflettori puntati su di lui dopo aver speso una vita per la pace e per i poveri. E sì, perchè oggi abbiamo conferma che, non nel cosiddetto terzomondo, ma a casa nostra vi sono bengalesi, pachistani e indiani rinchiusi per ore nelle serre dell’agro di Sabaudia, San Felice al Circeo e Terracina a lavorare a 6 euro l’ora, a firmare una busta paga che non corrisponde, a pagare la tangente al caporale per il trasporto nel pulmino da casa al luogo del lavoro, a subire “continue minacce di punizioni corporali o sanzioni economiche se non avessero raggiunti i presunti obiettivi di produzione”. E, come se non bastasse, in alcune serre venivano –  pardòn, vengono – utilizzati fitofarmaci, veleni fatali per chi li respira dal vivo senza protezione e pericolosi per chi consumerà quei prodotti.…

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