Il populismo, la pandemia e gli equilibri politici

di Luca Tentoni

Subito dopo l’elezione di Biden alla presidenza degli Stati Uniti d’America, molti commentatori hanno giustamente ricordato che il populismo non scomparirà con Trump (quest’ultimo, anzi, ha ottenuto un numero di voti persino superiore rispetto al previsto). Il fatto che la destra leghista e quella neomissina abbiano perso importanti agganci internazionali (ma non tutti) non ha alcun peso sul consenso che questi soggetti politici hanno nel Paese. La stessa Meloni, peraltro, è alla guida dei conservatori europei e sembra proiettata (più di Salvini, rimasto ancorato a Trump, diversamente dal suo collega di partito Giorgetti) verso la leadership politica – e un giorno forse anche numerica – della destra italiana. C’è da dire, anzi, che la base dell’estrema destra, da noi, è molto meno improntata alla realpolitik di certi suoi rappresentanti: un rapido giro sui social network sarebbe stato sufficiente, nei giorni immediatamente successivi alle elezioni americane, per rendersi conto che Trump era e resta il “capo spirituale” di parecchi elettori italiani.…

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Trump perde tutte le cause legali sui “brogli”. E licenza chi dice l’opposto

di Marina Catucci

In Michigan i repubblicani hanno cercato di bloccare ingiustificatamente la certificazione del voto nella contea più grande dello Stato, quella di Wayne, in cui si trova Detroit e che è a maggioranza democratica. È stato definito l’attacco più diretto al sistema democratico statunitense. Dopo una pioggia di polemiche, il consiglio ha deciso di procedere con l’autenticazione.

La svolta inaspettata è arrivata dopo che i quattro membri del Wayne County Board of Canvassers, due democratici e due repubblicani, avevano raggiunto un punto morto il giorno della scadenza per certificare il voto. Per uscire dall’impasse i democratici hanno accolto la richiesta del Gop di fare effettuare dal segretario di Stato locale un controllo completo dei conteggi dei voti.

Poca cosa, utile più che altro a salvare la faccia visto che il blocco iniziale aveva fatto esultare Donald Trump, che su Twitter aveva definito il blocco «una cosa bellissima».

Difficilmente The Donald potrà aver preso bene la giravolta dei suoi, ma l’inversione di rotta in Michigan non è l’unico grattacapo elettorale per Trump, la cui campagna ha già affrontato una serie di fallimenti nel tormentato tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni attraverso i tribunali.…

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La querela che arrivava dal passato. Da Salò

di Davide Conti

Nel 1952 Piero Calamandrei dettò la celebre epigrafe incisa sulla «lapide dell’ignominia» in risposta al generale tedesco Albert Kesserling che, senza vergogna per le stragi perpetrate dai nazisti ai suoi ordini, aveva affermato di meritare un monumento per il suo operato in Italia.

Nel nostro tempo segnato dalle accese disfide toponomastiche che hanno messo in discussione statue, monumenti e intitolazioni di strade e piazze, il bel libro di Carlo Ricchini, ex caporedattore de L’Unità, L’avrai camerata Almirante la via che pretendi da noi italiani (4 Punte edizioni, pp. 140, euro 15), non solo riecheggia l’incipit con cui Calamandrei consegnava alla storia una delle prose più note sulla Guerra di Liberazione, che si concludeva con il celebre motto «ora e sempre Resistenza», ma ci riporta nel presente di un Paese confuso che dibatte sulla possibilità di intitolare vie e piazze (talvolta, come a Terracina, in una coabitazione tanto gravida di ignoranza quanto priva di pudore con il segretario del Pci Enrico Berlinguer) al fascista di Salò e segretario del Msi Giorgio Almirante e ad altre figure del ventennio mussoliniano.…

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I network oscurano Trump: lezioni di giornalismo davanti alle menzogne del potere

di Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani

Una domanda corre sottotraccia in molti dibattiti sui “diritti e doveri” del giornalista: la stampa ha il dovere di diffondere qualunque messaggio proviene da una figura di rilievo pubblico, poiché ciò è di interesse della comunità di riferimento o un giornalismo serio consente, a volte impone, di compiere scelte, come quella, ad esempio di interrompere la diretta di un comizio, per impedire la diffusione di palesi falsità? Questa domanda ricorrente è tornata di recente d’attualità. Nello spettacolo eccitante ma insieme penoso del dopo elezioni americane, abbiamo assistito a quella che può essere a buon diritto ritenuta una nuova pagina storica del giornalismo, statunitense e non solo. Ricordiamo che cosa è accaduto: la notte tra il 5 e il 6 novembre, quando si era ancora nel pieno del conteggio dei voti, il presidente Trump indiceva una conferenza stampa (meglio, un monologo senza domande) nella quale affermava di aver vinto le elezioni «se si contano i voti legali».…

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“Fratelli tutti”: un manifesto antinazionalista e antiliberista

di Luca Michelini

1. La nuova enciclica di Papa Francesco merita alcune brevi riflessioni, che spero possano contribuire a sgomberare il campo da fraintendimenti e a suscitare un dibattito chiarificatore.

Da studioso del nazionalismo economico e anche di quello cattolico, la prima cosa che mi colpisce è proprio l’antinazionalismo esplicito e dettagliato di Fratelli tutti: «la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali».

Questa condanna del nazionalismo colpisce, in secondo luogo, perché è anche una presa di distanza esplicita dalla Chiesa del passato: «la Chiesa ha avuto bisogno di tanto tempo per condannare con forza la schiavitù e diverse forme di violenza. Oggi, con lo sviluppo della spiritualità e della teologia, non abbiamo scuse.…

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E tre, anche Eugenio Gaudio rinuncia: tengo famiglia

di Claudio Dionesalvi e Silvio Messinetti

Sanità. La nomina dell’ex rettore a commissario alla sanità dura un giorno: «Mia moglie non vuole trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va fatto con il massimo impegno, non ho intenzione di aprire una crisi familiare». Strada: «Clima grottesco»

Sul suo nome era nata una grande alleanza durata poche ore. Il magnifico metteva d’accordo quasi tutti. Un ecumenismo sorprendente. O forse no. Perché il carrozzone della sanità calabrese in tutti questi anni, specie dal 2010 in poi, è stato sempre trasversale. Virava a destra e a sinistra. Ma la traiettoria preferita era al centro. Eugenio Gaudio era il prototipo del commissario ideale. Vicino al Pd ma non inviso a destra. «Confido in Gaudio», esclamava il presidente reggente della regione Calabria Nino Spirlì. «Una grande vittoria dei calabresi», annuiva il potente deputato reggino di Forza Italia, Francesco Cannizzaro.

Vicino all’Opus Dei, in stretti rapporti con la pastorale universitaria guidata dal vescovo Leonardo Leuzzi, Gaudio era diventato qualche mese fa consulente del ministro dell’Università, Gaetano Manfredi.…

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La politica estera di Joe Biden

di Manlio Dinucci

Quali sono le linee programmatiche di politica estera che Joe Biden attuerà quando si sarà insediato alla Casa Bianca? Lo ha preannunciato con un dettagliato articolo sulla rivista Foreign Affairs (marzo/aprile 2020), che ha costituito la base della Piattaforma 2020 approvata in agosto dal Partito Democratico. Il titolo è già eloquente: «Perché l’America deve guidare di nuovo / Salvataggio della politica estera degli Stati uniti dopo Trump». Biden sintetizza così il suo programma di politica estera: mentre «il presidente Trump ha sminuito, indebolito e abbandonato alleati e partner, e abdicato alla leadership americana, come presidente farò immediatamente passi per rinnovare le alleanze degli Stati uniti, e far sì che l’America, ancora una volta, guidi il mondo.»

Il primo passo sarà quello di rafforzare la Nato, che è «il cuore stesso della sicurezza nazionale degli Stati uniti». A tal fine Biden farà gli «investimenti necessari» perché gli Stati uniti mantengano «la più potente forza militare del mondo» e, allo stesso tempo, farà in modo che «i nostri alleati Nato accrescano la loro spesa per la Difesa» secondo gli impegni già assunti con l’amministrazione Obama-Biden.…

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Ma il Cile è sempre più blu? Un’analisi del referendum

di Federico Nastasi

Domenica 25 ottobre 2020 è una giornata che finirà nei libri di storia del Cile. Un referendum ha aperto il cammino al superamento della Costituzione vigente, imposta esattamente quaranta anni fa durante la dittatura militare di Pinochet, fondamento del modello neoliberista cileno.

Ad ottobre 2019, una protesta contro l’aumento del biglietto della metropolitana, si è trasformata in un movimento popolare che ha portato in piazza milioni di cileni e ha innescato il momento costituente in atto (1).

I risultati del voto del 25 ottobre sono una richiesta decisa di voltare pagina. La battaglia è appena all’inizio, ora la sfida è trasformare la forza del risultato elettorale in un nuovo patto sociale, passare dal “voto destituente al patto costituente” scrive il politologo Juan Pablo Luna[2]. In questo articolo si presentano alcuni dati sul risultato elettorale, sulla partecipazione e sui prossimi passi del cammino costituente che può trasformare il Paese andino, che per oltre quarant’anni è stato il più autentico esperimento di “neoliberismo a cielo aperto” al mondo.…

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L’ultima Carta. Un commento alla “Fratelli tutti”

di Raniero La Valle

La proposta di papa Francesco dopo sette anni di pontificato è di cambiare il paradigma dell’umano, di passare da una società di soci a una comunità di fratelli, non per utilità, ma per amore

È una lettera sconcertante e potente questa enciclica  “Fratelli  tutti” che papa Francesco, facendosi  “trasformare” dal dolore del mondo nei lunghi giorni della pandemia, ha scritto a una società che invece mira a costruirsi “voltando le spalle al dolore”. Per questo la figura emblematicache fa l’identità di questa enciclica, prima ancora che quella di Francesco d’Assisi, è quella del Samaritano, che ci pone di fronte a una scelta stringente: davanti all’uomo ferito (e oggi sempre di più ci sono persone ferite,tutti i popoli sono feriti)ci sono solo tre possibilità: o noi siamo i briganti, e come tali armiamo la società dell’esclusione e dell’inequità, o siamo quelli dell’indifferenza che passano oltre immersi nelle loro faccende e nelle loro religioni, o riconosciamo l’uomo caduto e ci facciamo carico del suo dolore: e dobbiamo farlo non solo con il nostro amore privato, ma col nostro amore politico, perché dobbiamo pure far sì che ci sia una locanda a cui affidare la vittima, e istituzioni che giungano là dove il denaro non compra e il mercato non arriva.…

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Non solo ignoranza

di Tonio Dell’Olio

C’era una volta una verità indiscutibile che la sapienza dei latini aveva virgolettato con “Contra factum non valet argumentum”, ovvero che “davanti ai fatti non si discute”. Un riscontro vale più di un ragionamento, la concretezza è l’unica strada verso la verità. Da qualche tempo invece negli anfratti dei social si annidano individui che arrivano ad espandersi in gruppo per incoraggiarsi gli uni gli altri nel convincersi che l’evidenza è dei pecoroni e che le uniche menti che, indipendenti, si elevano sul resto dell’umanità, sono quelle che non cascano nel luogo comune scientifico, smentiscono clamorosamente le credenze messe in giro da Grandi Fratelli che vogliono manipolare le coscienze a proprio vantaggio e così via. Per intenderci sono quelli che: la terra è piatta e che le scie chimiche e che le quattro stagioni, che la pandemia è un’invenzione come pure i campi di concentramento nazisti e che le vaccinazioni sono il flagello dell’umanità. Inizialmente (e superficialmente) ho sempre considerato queste reazioni sussulti scomposti di gente ignorante, nel significato letterale di coloro che non sanno.…

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