L’intolleranza nella Chiesa

di Betty Varghese

Il libro presenta le molteplici forme di integralismo che si sono succedute all’interno della Chiesa e che tanto male hanno arrecato al messaggio evangelico, lacerando in maniera permanente il tessuto ecclesiale: «Storicamente – e malgrado possa apparire il contrario – la maggior parte degli scismi ecclesiastici sono dovuti a integralisti, non a progressisti, per quanto indubbiamente l’intolleranza possa presentarsi con la medesima intensità in entrambi gli schieramenti» (p. 21).

Dati alla mano, l’autore, professore emerito di Storia della Chiesa alla Pontificia Università Comillas di Madrid, mostra il succedersi di battaglie condotte in nome dell’ortodossia, dell’integrità della fede e della salvezza delle anime, sulle quali poi il corso successivo delle cose ha costretto a fare marcia indietro, minando la credibilità della Chiesa. Così è stato a proposito della libertà di coscienza, della libertà di stampa, della laicità dello Stato, dell’approccio scientifico alla Bibbia, della rivendicazione di una formazione filosofica meno fossilizzata su un’unica proposta (la seconda neoscolastica), del ruolo delle scienze umane, del contributo dei laici nella Chiesa.…

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Un gesuita anti-populista tra politica e Chiesa

di Luca Kocci

È morto ieri mattina a Milano, all’età di 91 anni, il gesuita Bartolomeo Sorge. Sostenitore del rinnovamento moderato del Concilio Vaticano II, direttore della Civiltà Cattolica dal 1973 al 1985, fra i protagonisti della «primavera di Palermo» nella seconda metà degli anni ottanta, Sorge ha fatto dell’impegno culturale e politico sul versante cattolico-democratico il centro della propria missione: prima con il tentativo di ricomposizione del mondo cattolico lacerato in seguito alla frattura del referendum sul divorzio nel 1974, poi spendendosi per il rinnovamento della Dc, avendo come stella polare il popolarismo di don Sturzo. Nato nel 1929 all’isola d’Elba, entra giovanissimo nella Compagnia di Gesù e nel 1958 viene ordinato prete. Nel 1966 entra a far parte del «collegio degli scrittori» della Civiltà Cattolica, la prestigiosa rivista dei gesuiti – le cui bozze passano al vaglio della Segreteria di Stato vaticana prima della pubblicazione –, di cui diventa direttore nel 1973.

È un frangente complicato per il mondo cattolico, che nel 1974 si spacca in occasione del referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio: da una parte Fanfani che punta sul Sì per ricompattare i cattolici e attuare una svolta conservatrice, dall’altra i cattolici per No, che contribuiscono in maniera decisiva alla vittoria del fronte laico.…

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L’enciclica della fraternità integrale

di Lilia Sebastiani

Papa Francesco è molto affezionato, e qualcosa di più, al Santo di cui ha voluto prendere il nome. Guarda ancora a san Francesco, dopo la Laudato si’ del 2015, l’enciclica appena resa pubblica, Fratres omnes«sulla fraternità e l’amicizia sociale» (non trascurabile questo binomio, su cui occorrerà tornare). «Fratelli tutti» traduce infatti il vocativo usato da san Francesco nella VI Ammonizione: «Guardiamo, fratelli tutti, il Buon Pastore…» (FF 155). Tra l’altro alcuni commentatori e commentatrici hanno rilevato come un serio limite l’unilateralità al maschile dell’appellativo all’inizio. Ma la critica in questo caso sembra piuttosto inconsistente, trattandosi di una citazione da un testo medievale: otto secoli or sono non poteva esservi l’attuale sensibilità, purtroppo neanche da tutti condivisa oggi, per il sessismo linguistico. E le citazioni, è noto, non si correggono. L’enciclica, terza di questo pontificato(seconda in effetti, perché la prima, Lumen fidei, nonostante alcuni riconoscibili apporti di Francesco, è ancora da ascrivere al magistero di papa Benedetto), non è stata annunciata dal Vaticano ma dal Sacro Convento di Assisi, ed è stata firmata sulla tomba di san Francesco nella vigilia della sua festa, il 3 ottobre.…

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L’etica di Papa Francesco

di Giannino Piana

Tra i molti interventi che hanno caratterizzato questi anni di pontificato di papa Francesco non sono mancate prese di posizione nei confronti di alcune questioni morali di particolare attualità riguardanti sia la vita personale che sociale. E questo non soltanto in documenti di particolare rilevanza dottrinale e pastorale – è sufficiente ricordare a tale proposito l’esortazione apostolica Amoris laetitia e l’enciclica Laudato si’ – ma anche attraverso momenti informali come le omelie di Santa Marta o le interviste rilasciate ai giornalisti in occasione dei numerosi viaggi in varie parti del mondo.

Quale modello? Al di là dei contenuti dei singoli interventi, una particolare attenzione merita Il modello etico al quale egli fa riferimento e che costituisce la chiave interpretativa dell’intero suo magistero. La preoccupazione da cui muove è di natura squisitamente pastorale e ha come criterio fondamentale la mediazione tra ideale e realtà. Papa Francesco non rinuncia a presentare (come avviene peraltro anche in altri ambiti del suo magistero) l’ideale evangelico in tutta la sua radicalità.…

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La saggezza di un filosofo (quasi) centenario

di Walter Minella

Edgar Morin è lo pseudonimo che Edgar Nahoum, nato nel 1921 a Parigi da una famiglia di origine ebraica, assunse da giovane militante della Resistenza antinazista e con cui è diventato noto come uno dei più importanti filosofi e sociologi contemporanei. Adesso ha 99 anni: eppure chi leggerà il saggio appena pubblicato dalla casa editrice Ave di Roma, La fraternità, perché? Resistere alla crudeltà del mondo, non avrà alcuna nozione dell’età dell’autore, tanto è fresco, vivace, aperto il pensiero che vi si riflette. Don Luigi Ciotti, nella sua appassionata prefazione, afferma che l’autore è «un vero maestro, uno dei pochi che ci sono rimasti in… Europa» (p. 10). Sono d’accordo. Questo è un libro esiguo per numero di pagine e insieme profondo, denso ma anche amichevole verso il lettore non specialista. Molti temi, enunciati con ammirevole chiarezza, non possono venire analiticamente sviluppati in questa sede. (Per uno sviluppo organico dell’argomentazione di Morin il lettore curioso potrà prendere in mano, tra gli altri libri dell’autore, la monumentale ricerca in 6 volumi Il metodo, tradotta in italiano dall’editore Raffaello Cortina).…

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La lotta è esercizio di riappropriazione

di Claudio Vercelli

Una delle peggiori esperienze che si possa fare di se stessi è il vivere in un tempo sospeso, dove i rapporti, le relazioni, gli scambi avvengono in una sorta di vuoto pneumatico, scandito esclusivamente dalle improvvise curve dettate da emergenze tanto estemporanee quanto consecutive, alle quali si può dare un’unica risposta, quella di ritrarsi ancora di più, di quanto già non sia, nel recinto dell’autodifesa non avendo altri strumenti. Il tempo della pandemia, nella sua angosciante monotonia, cancella la visione prospettica, l’orizzonte non solo del fare ma anche dell’essere insieme agli altri. È un tempo inedito che, tuttavia, ha molto ha a che fare – nella nostra storia – con l’agonia del regime fascista quando, a fronte dell’impotenza dei molti, un intero sistema politico, istituzionale ma in parte anche sociale e culturale declinava, fino a crollare con l’8 settembre. Va da sé che l’accostamento tra due età e due eventi così diversi, sia tanto suggestivo quanto, per più aspetti, improprio.…

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Oscar Romero santo universale

di Gianni Beretta

Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire corpo e sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo…” Sono le ultime parole di mons. Oscar Arnulfo Romero, all’offertorio mentre diceva messa, prima che echeggiasse nella cappella dell’ospedaletto oncologico (dove viveva) lo sparo di un franco tiratore appostato su un’auto all’esterno; che lo colpì al cuore. Era il tardo pomeriggio di lunedì 24 marzo di quarant’anni fa.

Certo è un anniversario assai mesto in queste drammatiche circostanze planetarie; a partire dalla semideserta San Salvador, di cui Romero era arcivescovo; dove l’attuale giovane e discusso presidente Najib Bukele ha visto giusto nel chiudere l’intero paese già da prima che si registrasse il primo contagio del coronavirus.

Eppure, celebrare il martirio di colui che fu la “voce dei senza voce” risulta, se necessario, ancora più significativo ora. Lui, storicamente conservatore, amico dei presidenti e delle famiglie dell’oligarchia; che per sentirsi a posto con la loro coscienza gli elargivano beneficenze che a sua volta Romero ripartiva paternalmente ai peones di questo paese, schiavizzati nelle piantagioni di caffè, zucchero e cotone.…

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A settant’anni dalla morte di Emmanuel Mounier

di Salvatore Vento

Emmanuel Mounier appartiene a quella generazione nata nei primi anni del Novecento che ha attraversato le più grandi tragedie del secolo scorso: due guerre mondiali, l’avvento della rivoluzione bolscevica trasformatasi in totalitarismo, la vittoria del fascismo in Italia e del nazismo in Germania, la crisi economica del 1929, la guerra civile spagnola. Tutti eventi che saranno destinati a proporre interrogativi radicali sulla società, sulla politica e sul futuro dell’uomo. Risale infatti all’ottobre 1932 la fondazione della rivista “Esprit”, che fin dalle origini provocò contrasti e discussioni nel mondo cattolico e nella sinistra. La rivista nasce con lo scopo di formare un movimento e un luogo di ricerca comune per gruppi d’intellettuali militanti, concretamente impegnati nella società.

La spiritualità, evocata e vissuta da Mounier, doveva realizzarsi nell’azione, in mare aperto, senza nessuna paura di contaminarsi con l’esistente. Egli propugnava una rottura tra l’ordine cristiano e il disordine costituito. La cristianità moderna gli sembrava pericolosamente legata al liberalismo capitalistico e borghese.…

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Quale Karl Polanyi?

di Michele Cangiani

Negli ultimi anni, è potentemente ripresa a livello scientifico la discussione sull’eredità di Karl Polanyi. Ma la maggior parte dei suoi interpreti contemporanei elude la questione, fondamentale per lui, delle caratteristiche più generali che distinguono la società contemporanea. È da qui, però, che bisognerebbe ripartire.

Tempo di crisi

A un giornalista, che nel settembre 2007 gli chiedeva quale candidato preferisse per la presidenza degli Stati Uniti, Alan Greenspan, Presidente della Federal Reserve fino all’anno precedente, rispose che non importava molto: «Il mondo è governato dalle forze di mercato»[1]. Con quali risultati? Era in vista la crisi, che tuttora non si può dire superata. Teoria e pratica neoliberali restano in auge, benché dannose per l’ambiente umano e naturale e persino controproducenti rispetto al loro scopo “economico”. Continua, infatti, ad essere stentata e precaria la ripresa dell’accumulazione capitalistica, anche perché la svalutazione globale della forza lavoro e l’aumento della quota di reddito assorbita dalle rendite, finanziarie ma non solo, hanno un vantaggio immediato, ma poi un effetto deflattivo.…

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Dopo Auschiwtz

di Theodor W.Adorno*

Hitler ha imposto agli uomini nello stato della loro illibertà un nuovo imperativo categorico: organizzare il loro agire e pensare in modo che Auschwitz non si ripeta, non succeda niente di simile. Questo imperativo è tanto resistente alla sua fondazione quanto una volta la datità di quello kantiano. […]. Auschwitz ha dimostrato inconfutabilmente il fallimento della cultura. Il fatto che potesse succedere in mezzo a tutta la tradizione della filosofia, dell’arte e delle scienze illuministiche, dice molto di piú che essa, lo spirito, non sia riuscito a raggiungere e modificare gli uomini. In quelle regioni stesse con la loro pretesa enfatica di autarchia, sta di casa la non verità. Tutta la cultura dopo Auschwitz, compresa la critica urgente ad essa, è spazzatura. Poiché essa si è restaurata dopo quel che è successo nel suo paesaggio senza resistenza, è diventata completamente ideologia, quale potenzialmente era dopo che, in opposizione all’esistenza materiale, presunse di soffiarle la luce, offertale dalla divisione tra lavoro corporale e spirito.…

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