Stati Uniti, l’intervento di Sadiq Khan: “L’attacco al Campidoglio è un segnale d’allarme per tutte le democrazie”

di Sadiq Khan

La sconfitta di Donald Trump non significa la fine della sua ideologia politica di estrema destra. Più di 74 milioni di persone hanno votato per lui e da Orbán a Bolsonaro, sono tanti i leader populisti, scrive il sindaco di Londra. Contro razzismo e divisioni bisogna alzare la voce.

Gli eventi a cui abbiamo assistito nel Campidoglio, la sede del Congresso americano a Washington, sono stati sconvolgenti, ma purtroppo non sorprendenti. Sì, il presidente Donald Trump ha incitato una teppa fascista a cercare di rovesciare con la violenza l’esito legittimo di un’elezione democratica, ma questa è stata la conseguenza, tragica quanto inevitabile, del movimento di estrema destra costruito e incoraggiato dal presidente negli ultimi cinque anni.

Molti, in tutto il mondo, ammonivano da tempo che le cose sarebbero potute andare a finire in questo modo, se non peggio. Trump ha seguito la falsariga dei dittatori e degli autocrati fascisti che presero il potere negli anni 30 e 40 del secolo scorso.…

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La lunga marcia sul Campidoglio

di Bruno Cartosio

The day after. L’elezione di Biden e Kamala Harris e la epocale duplice vittoria di Ossoff e Warnock in Georgia sono segnali importanti di ricomposizione, analoghi a quelli del 2008. Tuttavia, anche senza Trump, ideologia e prassi del trumpismo restano, come restano neoliberismo, disuguaglianze e divisioni sociali

La lunga indecenza finisce in un crescendo di sconcezze. E di violenza. Dopo l’invasione del Campidoglio da parte delle milizie trumpiane, la vittoria di Biden è stata comunque ratificata il giorno dopo. Trump resta, ma tra ora e il 20 gennaio, quando Biden entrerà in carica, nessuno più obbedirà ai suoi ordini. Il 6 gennaio il padrone di casa l’ha fatta troppo grossa anche per i suoi servi: prima nel discorso delirante con cui incitava i suoi a seguirlo nella marcia sul Campidoglio, poi nel messaggino in cui, dopo il refrain sulla vittoria rubata, diceva loro – «very special people», «we love you» – di tornare a casa «in peace».

E infine, a disastro compiuto e con cinque morti sul gobbo, riprendeva la parola per dire di avere voluto accertare la regolarità del voto, e preannunciava la pacifica transizione dei poteri e la “riconciliazione”.…

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Lavoratori e ambiente: i soliti sconfitti dai Trattati

di Emanuele Giordana

L’altra faccia del Rcep, l’accordo di libero scambio asiatico. Se secondo l’economista coreano Lee Jong-Wha, Rcep «manca di regole per proteggere l’ambiente e i lavoratori e le riduzioni tariffarie che richiede non sono così ampie come quelle del Cptpp», le maggiori preoccupazioni vengono dalle organizzazioni della società civile per gli effetti dell’accordo su quei segmenti di popolazione più fragili, come i contadini o gli artigiani

A metà novembre, durante un summit virtuale ad Hanoi, è nato il Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep). Un accordo commerciale che include le 10 nazioni del Sudest asiatico (Asean) e i maggiori Paesi di Asia e Oceania: Giappone, Cina, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. In calce all’accordo, che rappresenta circa un terzo del Pil e della popolazione mondiale, ci sono anche due grandi assenti: Stati Uniti e India. I primi si erano già ritirati dalla Trans-Pacific Partnership (Tpp ora Cptpp), cui guarda adesso anche la Cina. L’India si è invece autoesclusa ritirandosi l’anno scorso.…

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Dal fuoco di Bouazizi ai “gelsomini” senza speranza

di Giuliana Sgrena

Tunisia 2010-2020. La Rivoluzione non è riuscita a debellare corruzione, nepotismo, lassismo. Le grandi speranze suscitate in dieci anni sembrano evaporate, lasciando spazio alla disillusione. Il paese è in uno stato di stallo dovuto soprattutto alla situazione economica, senza prospettive

Il 17 dicembre del 2010, l’ambulante Mohammed Bouazizi dandosi fuoco incendiò la Tunisia iniziando la Rivoluzione dei gelsomini che con un effetto domino contagiò diversi paesi arabi. Dieci anni dopo più che i successi vediamo le macerie delle rivolte arabe, dalla Libia alla Siria. L’unica eccezione è sempre stata la Tunisia che sembrava aver intrapreso un processo di democratizzazione che, pur irto di ostacoli, avanzava, anche se non è facile passare dalla sudditanza imposta da una dittatura alla cultura democratica. E una rivoluzione ha tempi lunghi.

Ma la libertà di espressione e di organizzazione politica non bastano. Invece di una democrazia abbiamo costruito una partitocrazia, sostiene Abdel Zaouaui della Città delle scienze, certo «l’alternanza di potere in un mondo arabo monolitico fa la differenza, ma non è sufficiente…».…

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L’Avvento ci aiuti a capire che bisogna cambiare strada

di Alex Zanotelli

Caro direttore, siamo in pieno Avvento, una stagione in cui costantemente veniamo invitati a svegliarci dal sonno, ad aprire gli occhi, a leggere i segni dei tempi, ma soprattutto a vegliare. Mai come oggi abbiamo bisogno di questa forte spiritualità perché viviamo un momento epocale: è in ballo la vita stessa dell’umanità. E ci sentiamo un po’ tutti confusi, smarriti… Anche noi, come gli ebrei, appena ritornati dall’esilio:«Tastiamo come ciechi la parete, come privi di occhi camminiamo a tastoni; inciampiamo a mezzogiorno come al crepuscolo… Noi tutti urliamo come orsi, andiamo gemendo come colombe; speravamo nel diritto, ma non c’è, e nella salvezza, ma essa è lontana da noi» (Isaia,59, 10-11).

Questa pandemia di Covid-19 ci ha messi a nudo. Pensavamo di essere onnipotenti (l’idolatria!) ed è bastato un virus per metterci in crisi. Abbiamo costruito un sistema economico- finanziario-militarizzato che non permette più al pianeta di respirare. E la natura si ribella tramite questo ‘folletto’ che attacca i nostri polmoni uccidendoci.…

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Tutta la Francia “en marche” ma contro il governo Macron

di Anna Maria Merlo

Francia. Manifestazioni per rispondere alla legge sulla «sicurezza globale» e ai pestaggi di polizia

Le ultime violenze della polizia, a place de la République nello sgombero degli esiliati e il pestaggio del produttore musicale Michel Zecler nel XVII arrondissement, tutti documentati da registrazioni video che la legge sulla «sicurezza globale» vorrebbe con l’articolo 24 fortemente limitare e potenzialmente impedire nella pratica, hanno spinto ieri decine di migliaia di persone a partecipare in Francia alle «marce della libertà».

BORDEAUX, LIONE, LILLE, Tolosa, Reims, Montpellier, Rennes, Marsiglia, Clermont-Ferrand, Strasburgo, Grenoble, un centinaio di manifestazioni hanno avuto luogo ieri non solo nelle grandi città ma anche in comuni più piccoli.

Venerdì sera Nantes e Besançon avevano già anticipato. La protesta varca anche i confini, con manifestazioni contro la nuova legge francese anche in Olanda e a Berlino. A Parigi c’è stata la manifestazione più grande, migliaia di persone di tutte le età (46mila per il ministero), hanno risposto all’appello dei sindacati dei giornalisti, di collettivi di avvocati, delle organizzazioni di difesa dei diritti umani, di associazioni impegnate nella società.…

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Il Che sul braccio, Fidel nel cuore. E il gol del secolo è per le Maldive

di Roberto Zanini

La passione politica. Comunista? Forse. Di sicuro fu castrista, chavista, peronista di sinistra, nazionalista anti-Thatcher. Riceve Estela Carlotto, la prima Madre di Plaza de Mayo, incontra Chavez, caccia Macrì

Giocò, vinse, pisciò, perse. E va bene, questa è di Eduardo Galeano, che a calcio era uno scarpone irredimibile ma capiva di pallone e di persone, di storie e di vite, e quella di Diego Armando Maradona era ingombrante e magnifica e tremenda, con o senza una palla tra i piedi. Ma dirlo meglio non sembra possibile.

Tra giocarla e perderla – la partita, la vita – c’è quel labirinto di contraddizioni chiamato Diego, il genio del campo e il folle fuori, il cacciatore e il cacciato di un’industria mediatica che lo ha adorato e crocifisso a giorni alterni. Forse il solo cardine se lo portava inciso sul braccio destro: Ernesto Che Guevara, il ritratto scattato da Alberto Korda e trafugato da Giangiacomo Feltrinelli.

Certo, è mica l’unico: sant’Ernesto ce l’ha la Bruja Sebastian Veron, ce l’ha Carlitos Tevez, il Pipita Gonzalo Higuain ha preferito «Hasta la victoria siempre» alla base della schiena, per parlare solo di calciatori argentini.…

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L’Italia e il mediterraneo. Note tra geografia e cultura

di Franceco Caddeo

Il rapporto tra l’Italia contemporanea e il Mediterraneo può apparire banale: da un semplice punto di vista geografico, l’Italia è protesa in quel mare condiviso, e lo taglia più o meno a metà tra una parte orientale e una parte occidentale. La maggioranza delle regioni italiane è bagnata da quel mare, adotta spontaneamente una dieta mediterranea, fa del sole e del clima del mare nostrum un elemento caratteristico e naturale.

In realtà, paradossalmente, fatta eccezione per i periodi coloniale e dittatoriale, l’Italia contemporanea ha tendenzialmente trascurato il Mediterraneo. Di conseguenza, al di fuori delle sue sciagurate e vergognose politiche espansionistiche dell’inizio del Novecento e del periodo fascista, l’Italia non ha tessuto legami duraturi e consistenti con un mondo mediterraneo che è rimasto lontano. Si è quindi cercato di rendere il Mediterraneo un mare nostrum solo nei termini di una politica aggressiva di potenza, ma, una volta che questa politica ha mostrato la sua inconsistenza, il Mediterraneo è tornato mare altrui.…

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Il populismo, la pandemia e gli equilibri politici

di Luca Tentoni

Subito dopo l’elezione di Biden alla presidenza degli Stati Uniti d’America, molti commentatori hanno giustamente ricordato che il populismo non scomparirà con Trump (quest’ultimo, anzi, ha ottenuto un numero di voti persino superiore rispetto al previsto). Il fatto che la destra leghista e quella neomissina abbiano perso importanti agganci internazionali (ma non tutti) non ha alcun peso sul consenso che questi soggetti politici hanno nel Paese. La stessa Meloni, peraltro, è alla guida dei conservatori europei e sembra proiettata (più di Salvini, rimasto ancorato a Trump, diversamente dal suo collega di partito Giorgetti) verso la leadership politica – e un giorno forse anche numerica – della destra italiana. C’è da dire, anzi, che la base dell’estrema destra, da noi, è molto meno improntata alla realpolitik di certi suoi rappresentanti: un rapido giro sui social network sarebbe stato sufficiente, nei giorni immediatamente successivi alle elezioni americane, per rendersi conto che Trump era e resta il “capo spirituale” di parecchi elettori italiani.…

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Trump perde tutte le cause legali sui “brogli”. E licenza chi dice l’opposto

di Marina Catucci

In Michigan i repubblicani hanno cercato di bloccare ingiustificatamente la certificazione del voto nella contea più grande dello Stato, quella di Wayne, in cui si trova Detroit e che è a maggioranza democratica. È stato definito l’attacco più diretto al sistema democratico statunitense. Dopo una pioggia di polemiche, il consiglio ha deciso di procedere con l’autenticazione.

La svolta inaspettata è arrivata dopo che i quattro membri del Wayne County Board of Canvassers, due democratici e due repubblicani, avevano raggiunto un punto morto il giorno della scadenza per certificare il voto. Per uscire dall’impasse i democratici hanno accolto la richiesta del Gop di fare effettuare dal segretario di Stato locale un controllo completo dei conteggi dei voti.

Poca cosa, utile più che altro a salvare la faccia visto che il blocco iniziale aveva fatto esultare Donald Trump, che su Twitter aveva definito il blocco «una cosa bellissima».

Difficilmente The Donald potrà aver preso bene la giravolta dei suoi, ma l’inversione di rotta in Michigan non è l’unico grattacapo elettorale per Trump, la cui campagna ha già affrontato una serie di fallimenti nel tormentato tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni attraverso i tribunali.…

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