Chi mette un limite alle “macchine” che fanno la guerra?
di Paolo M.Alfieri
La guerra in Iran è già un conflitto in cui siamo chiamati a decidere quanto potere siamo davvero disposti a delegare alle macchine. E, soprattutto, chi ha il diritto di porre a quel potere dei limiti. Nell’anno 2026 la guerra, da confronto di eserciti e strategie, è diventata un laboratorio tecnologico in cui l’intelligenza artificiale ridisegna tempi, responsabilità e rischi del conflitto. Dall’Ucraina all’Iran, passando per Gaza, l’IA è ormai parte integrante delle operazioni militari: analizza flussi di dati, individua bersagli, anticipa movimenti nemici e suggerisce scenari operativi. Orienta chi spara e quanto sparare, diventando un fattore strategico. E questo basta a cambiare tutto.
Alla vigilia dell’attacco all’Iran, lo scontro tra il governo Trump e Anthropic, una delle aziende più avanzate nello sviluppo dell’IA, ha proposto una disputa che non riguarda solo un contratto da 200 milioni di dollari con il Pentagono, ma una delle questioni centrali del nostro tempo. Il Pentagono vede nell’IA la chiave per mantenere la superiorità militare in un mondo in cui la velocità decisionale è diventata un’arma. …
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di Andrea Mulas



