La sua memoria vive nelle stanze dei dissidenti

di Luigi De Biase

Dalla colonia penale in cui è detenuto, l’oppositore russo Alexei Navalny ha scritto sui suoi social network: «La radio della prigione ha trasmesso la notizia della morte di Mikhail Gorbaciov. È stato sotto il suo governo che gli ultimi prigionieri politici furono rimessi in libertà in Unione sovietica».

Sul sito internet del giornale Novaya Gazeta il Premio Nobel Dimitry Muratov ha raccontato ai lettori: «Amava la sua donna più del suo lavoro. Aveva messo i diritti umani al di sopra dello stato. Desiderava la pace più del potere personale». Sembra che la memoria di Mikhail Gorbaciov, mancato martedì notte in ospedale a Mosca a 91 anni, sia chiusa oggi in Russia nelle stanze dei dissidenti. Strana compagnia per uno che è stato segretario del Partito comunista; che ha messo, sì, in discussione la struttura dell’Unione sovietica; ma che in fin dei conti quel potere lo ha difeso anche a costo di clamorose falsificazioni, è il caso del terribile incidente alla centrale di Chernobyl, e di risposte violente alle proteste popolari, dal Caucaso ai paesi del Baltico.…

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The Queen, l’immortale. Il Regno Unito perde la testa

di Leonardo Clausi

Il secolo in breve. Elizabeth II Windsor, dall’espansione dell’impero alla sua decadenza. Aveva 96 anni

London Bridge is down, il ponte di Londra è crollato. È questa la frase in codice con cui la dipartita della monarca inglese è stata comunicata alla neo-prima ministra Liz Truss e agli addetti ai lavori delle colossali esequie, ampiamente previste come il più esteso e solenne spettacolo funebre di questo inizio di terzo millennio.

Elizabeth II Windsor, nota in tutto il mondo come “The Queen” anche prima della sciropposa (e assai criticata dai lealisti) serie Tv dedicatale recentemente da Netflix e in Italia antonomasticamente come “la regina,” (anche senza “Elisabetta”), è spirata ieri nel castello scozzese di Balmoral alla veneranda età di anni novantasei.

Suo marito, il principe Philip Mountbatten, sposato nel 1947, era scomparso l’anno scorso. Nel 2015 era diventata la monarca britannica più longeva, superando il record della regina Vittoria. Sì, è stata la monarca femminile che ha regnato più a lungo in assoluto.…

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Addio a Michail Gorbaciov, l’occasione persa dall’Urss e dall’Occidente

di Tommaso Di Francesco

È morto ieri sera all’età di 91 anni Michail Gorbaciov, l’ultimo leader dell’Unione sovietica. E sicuramente l’unico e l’ultimo ad avere tentato in extremis di riformare quel sistema ma con una apertura che per la portata delle proposte e dell’iniziativa, avrebbe spiazzato l’Occidente, così tanto che i leader occidentali sarebbero diventati incredibilmente suoi presunti fan. In realtà Gorbaciov, che pure era stato sponsorizzato come segretario nel 1985 da Andropov e dall’apparato del partito, voleva ancora salvare l’idea di trasformazione socialista ma coniugandola alla democrazia, voleva la glasnost e la perestrojka, una ventata di verità, apertura, libertà e trasparenza per modificare dall’interno un regime di chiusura, omertà e potentati. Intanto mettendo subito in discussione il ruolo del partito e della stessa figura del segretario che non sarebbe dovuta essere più centrale rispetto alla società. Quasi ad imitazione della Primavera di Praga voluta da Dubcek nel 1968 e repressa dai carri armati del Patto di Varsavia. Gorbaciov propose per questo il Congresso dei deputati del popolo, un organismo di nuova rappresentatività della società civile sovietica, riattivando una memoria critica – furono gli anni della nascita di Memorial – sostanzialmente antistalinista (fu riabilitato Bucharin).…

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Non è nonviolenza se non cambia il contesto

di Marinella Sclavi

Costruire la pace in Ucraina richiede una trasformazione delle prospettive e degli attori coinvolti, iniziative che estendano la democrazia in Europa, moltiplicando le opzioni per la soluzione del conflitto.

L’11 luglio 2022 a Kiev la delegazione del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (MEAN) ha incontrato autorità e società civile ucraina (vedi http://www.vita.it/it/article/2022/07/13/cosa-resta-della-nostra-missione-a-kiev/163548/). Il successo di questa iniziativa, oltre che per gli interventi del sindaco e vicesindaca, del nunzio apostolico e di esponenti autentici della società civile, è misurabile dal fatto che nessuno, ma proprio nessuno, ne è uscito uguale a come vi è entrato. Quando una cosa del genere succede, c’è una commozione che la rende palpabile e che tutti noi, nonostante le differenze di posizione anche al nostro interno, abbiamo toccato  con mano. Il messaggio fondativo di MEAN è stato: “Veniamo come esponenti della società civile europea per stabilire una alleanza con la società civile ucraina, basata sull’ascolto reciproco e la definizione congiunta di un futuro desiderabile”.…

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Raccontare la guerra

di Nello Scavo

Dagli altoparlanti che una volta diffondevano melodie classiche ora risuonano le sirene antiaeree. Ma avvicinandosi alle trincee che cingono il Teatro del Balletto, Odessa appare come il set di un kolossal dedicato alla Seconda guerra mondiale. Nessuno può credere che tanta bellezza possa essere sfregiata da un solo colpo di artiglieria. Invece, i colpi sparati dalle fregate russe e dalle basi in Crimea passano sulle cupole d’oro e le acrobazie architettoniche, in cerca di obiettivi militari.

Ma come sempre accade dal 24 febbraio, le cannonate sfondano abitazioni civili e infrastrutture. “Il nemico non è ancora alle porte”, dicono gli abitanti della città che le forze moscovite potrebbero voler conquistare anche solo per consegnare un trofeo di guerra a Putin, lo zar senza impero costretto a ripiegare dalle intenzioni conquistatrici della prima ora. I russi non sono ancora alle porte, ma bussano scaricando ordigni che hanno l’effetto di spingere i civili verso le uniche due opzioni: fuggire per mettersi al sicuro o restare per resistere.…

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Ucraina: la pace possibile

di Giulio Marcon

Il prossimo 23 luglio il cartello di associazioni e reti della società civile Europe for peace ha lanciato una mobilitazione in tutte le città d’Italia per il cessate il fuoco in Ucraina e per la ripresa dei negoziati, tra l’Ucraina e la Russia. L’orizzonte non può che essere quello di una conferenza internazionale di pace per ricostruire le condizioni di una sicurezza comune e condivisa in Europa.

Europe for peace raggruppa centinaia di organizzazioni laiche e cattoliche impegnate per la pace in Ucraina, per la solidarietà con le vittime del conflitto e a sostegno dei pacifisti russi che cercano di fermare la follia bellicista di Putin. L’orizzonte per un’azione di pace non può che essere quello europeo: solo dall’azione congiunta dei governi e delle società civili dei paesi europei (dell’Ovest e dell’Est) può giungere la spinta nella direzione di una pace possibile.

Contro chi – sulla pelle delle popolazioni civili – vuole la guerra ad oltranza e pensa sia possibile “vincere” la guerra, è necessario archiviare il delirio bellicista e rimettere al centro la ragione di un’azione possibile per far tacere le armi e far ripartire il negoziato.…

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Cronache della nuova globalizzazione

di Vincenzo Comito

Biden sta cercando di stringere patti economici e commerciali che escludono la Cina, sia nell’area dell’indo-pacifico che in America Latina in una logica a blocchi contrapposti. L’Ue cerca di fare altrettanto nei Balcani. Ma le interrelazioni sono tali e tante che la separazione non sarà mai netta.

Un quadro in movimento

Alcune vicende recenti sembrano per molti commentatori segnare la crisi, se non la fine, della globalizzazione: da una parte le sempre più pressanti e ormai quasi parossistiche iniziative statunitensi per cercare di frenare l’ascesa economica, finanziaria, tecnologica, militare, politica della Cina, dall’altra lo scoppio della guerra in Ucraina con il corredo di sanzioni da parte occidentale e i problemi che ne derivano a livello mondiale, infine la stessa rigida gestione del Covid da parte di Pechino. A questo ultimo proposito è stato anche coniato il termine di “deglobalizzazione” dopo quello di reshoring, che sta a significare il ritorno in patria o nei paesi più vicini o più amici degli insediamenti produttivi e delle catene di fornitura che erano stati prima portati soprattutto in Asia, fenomeno che ha caratterizzato il mondo per molti decenni.…

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L’addio sofferto di Stoccolma alla neutralità

di Cristiano Lanzano

Adesione alla Nato. Voci critiche tra i socialdemocratici, nel Partito di Sinistra e nei Verdi. L’esito di un eventuale referendum non sarebbe scontato

«Un giorno storico», titolava ieri il quotidiano liberale Dagens Nyheter per annunciare l’ufficializzazione della domanda svedese di adesione alla Nato. Dopo il dibattito parlamentare di lunedì pomeriggio, al termine del quale la premier Magdalena Andersson aveva preso atto del sostegno all’ingresso nella Nato di una consistente maggioranza trasversale (solo i Verdi e il Partito di Sinistra restano contrari), ieri la ministra degli esteri Ann Linde ha firmato la richiesta di adesione. Le procedure formali previste nei prossimi mesi, tra colloqui con i vertici Nato, piani d’azione per le eventuali riforme necessarie, inviti formali e protocolli di adesione, potrebbero portare alla ratifica dell’ingresso nell’organizzazione già entro l’autunno.

Fino a poco tempo fa, il dibattito sulla Nato era ancora acceso all’interno del partito socialdemocratico – attualmente al governo, in un esecutivo monocolore di minoranza – e creava non poco smarrimento tra la base e gli intellettuali progressisti.…

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Sotto minaccia nucleare

di Maurizio Simoncelli

Se nella guerra fredda si era arrivati a contare oltre 70.000 testate nucleari, il fatto che oggi siano solo 12.700, per il 90% di proprietà di Stati Uniti e Russia, non è comunque molto rassicurante. Infatti le dotazioni dei due Paesi in questo campo sono assai preoccupanti non solo perché le armi detenute sono in numero sufficiente per distruggere il nostro pianeta, ma anche perché qualitativamente vengono di continuo migliorate: maggior precisione e maggiore capacità distruttiva. Inoltre vanno considerate con attenzione non solo quelle cosiddette strategiche, potenti e a lunga gittata intercontinentale, ma anche quelle tattiche o di teatro, con minor gittata e potenza, da utilizzare eventualmente anche all’interno di un conflitto convenzionale.

1.912 sono quelle di quest’ultimo tipo in mano alla Russia, posizionate in depositi centrali, seppur vicino basi operative delle forze armate, mentre Washington ne ha 100 in depositi centrali e altre 100 dislocate presso sei basi in cinque Paesi europei alleati della NATO: Belgio (Kleine Brogel, 15 bombe).…

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Maastricht, 30 portati male

di Antonio Cantaro

Il nuovo ordine post bellico segnerà il declino dell’ordine di Maastricht e l’ascesa di un ordo-occidentalismo sempre più di marca atlantica? Dal nuovo sito fuoricollana.it diretto da Antonio Cantaro e Federico Losurdo ospitiamo uno dei contributi nel numero dedicato a “Russia, ieri oggi e domani”.

Trenta anni fa, mentre alcuni Stati europei discutevano il Trattato di Maastricht, arrivava nelle librerie di mezzo mondo il famigerato saggio di Francis Fukuyama La fine della Storia e l’ultimo uomo. Il testo teorizzava che la fine dell’Urss avrebbe aperto una nuova era di stabilità, con la democrazia liberale capace di diffondersi in tutto il mondo, portando benessere e crescita economica dappertutto. Presto nel corso di questi trent’anni e, segnatamente, nel corso di questi mesi, il mondo avrebbe decisamente cambiato direzione.

La Russia sta cambiando il mondo, ma forse anche il mondo (atlantico/occidentale) ha contribuito da tempo a cambiare la Russia. E, l’Unione ci ha messo del suo. A partire, in tempi recenti, dalla risoluzione del Parlamento Europeo del 19 settembre 2019 che sostanzialmente equiparava nazismo e comunismo e riscriveva la Storia della Seconda guerra mondiale in chiave revisionista.…

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