Democratizzare il lavoro: tre proposte a 50 anni dallo Statuto dei lavoratori

di Domenico Tambasco

Che differenza corre tra Selvina, giovane immigrata pakistana che in piena pandemia pulisce gli sterminati spazi di un supermercato esponendo sé – e i familiari che la attendono a casa – al rischio di contrarre il letale Covid 19 e il suo capo, Maurizio, che gestisce gli appalti e i servizi a distanza, al chiuso del suo comodo ufficio?

Chi rischia di più tra Massimiliano, dipendente di una società di servizi sanitari a contatto quotidiano con il personale e i pazienti di numerosi ospedali lombardi e Agostino, amministratore unico il quale, tra le quattro mura della sede sociale, non fa altro che lamentarsi del blocco dei licenziamenti decretato dal governo fino ad agosto?

La scontata risposta mette a nudo la falsità del lessico neoliberista, la cui brutale dottrina giustifica lo strapotere proprietario degli azionisti e degli amministratori in quanto “investitori di capitale”.

La realtà degli ultimi drammatici mesi ha evidenziato che non è proprio così.

Chi rischia davvero, chi nelle aziende ha messo e mette frequentemente a rischio la propria vita sono i lavoratori, veri e propri “investitori di lavoro”: uomini e donne che da alcuni mesi a questa parte, ancor più di prima, hanno messo a repentaglio l’incolumità loro e dei loro cari investendo il proprio capitale, ovvero la forza lavoro, nelle aziende per cui sono assunti.…

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Pandemia, quello che non sappiamo

di Riccardo Emilio Chesta

Nell’incertezza su come affrontare il coronavirus, riscopriamo l’importanza della conoscenza come bene pubblico, parte integrante della nostra democrazia: non è un affare da ‘esperti’, è un tema da aprire alla partecipazione.

Se la pandemia è un fatto sociale totale, per riprendere un concetto dall’antropologia di Marcel Mauss, totale è anche l’incertezza entro la quale si trovano gli attori che dovrebbero governarla. Ciò non bastasse, la dirompenza degli effetti pandemici si manifesta in un regime di urgenza, chiedendo alla politica rapidità ed efficacia, modalità di azione che necessariamente intaccano le procedure democratiche ordinarie.

Quella che caratterizza il Covid19 non è solo la complessità della sua origine patogena e del suo rimedio, bensì una vera e propria «ignoranza» del fenomeno che riguarda tutti, anche se a diversi livelli.

Inserendosi in un dibattito internazionale assai consolidato sul tema, Luciano Gallino[1] contribuì a definire diversi livelli di ignoranza che connotano, paradossalmente, le nostre società tecnologicamente avanzate, dove più che di distinzione tra scienza e tecnologia conviene parlare di relazione, o ancor meglio, delle due si può parlare in maniera univoca, usando il termine di tecnoscienza.…

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Sfuggire all’idolatria dell’incarnazione

di John Shelby Spong

Alcuni anni fa, mentre ero in conversazione con il decano di un seminario teologico, egli ha espresso ciò che sicuramente pensava fosse una dichiarazione sicura: “Io baso la mia fede sull’incarnazione”. Per questo decano l’incarnazione era una sorta di Linea Maginot. Era già sottinteso sia in parole sia in atti che io non ero più un “vero credente”. Con suo sgomento, ho risposto: “Io no”. Sorpreso della mia affermazione, sebbene io sospetti che l’abbia vista come una conferma della mia eresia, è rimasto silenzioso. Quando è sfidata una Linea Maginot, segue sempre il silenzio. In questo capitolo mi volgo a ciò che è diventata per i cristiani tradizionali una parola in codice: “incarnazione”.

Cosa significa “incarnazione”? Non è chiaramente un concetto biblico. Riflette piuttosto la mentalità dualistica greca del quarto secolo in cui è nato. Essa afferma che il Dio esterno, teistico e soprannaturale, ha assunto la forma e la carne di una vita umana. In questo processo, i teologi cristiani hanno sostenuto per secoli, contro ogni evidenza del contrario, che né la divinità di Dio né l’umanità della vita biologica di Gesù erano state compromesse in quest’affermazione che chiamavano “incarnazione”.…

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Edgard Morin: “Cette crise nous pousse à nous interroger sur notre mode de vie”

Edgar Morin : « Cette crise nous pousse à nous interroger sur notre mode de vie, sur nos vrais besoins masqués dans les aliénations du quotidien »

Propos recueillis par Nicolas Truong

Dans un entretien au « Monde », le sociologue et philosophe estime que la course à la rentabilité comme les carences dans notre mode de pensée sont responsables d’innombrables désastres humains causés par la pandémie de Covid-19.

Né en 1921, ancien résistant, sociologue et philosophe, penseur transdisciplinaire et indiscipliné, docteur honoris causa de trente-quatre universités à travers le monde, Edgar Morin est, depuis le 17 mars, confiné dans son appartement montpelliérain en compagnie de sa femme, la sociologue Sabah Abouessalam.

C’est depuis la rue Jean-Jacques Rousseau, où il réside, que l’auteur de La Voie (2011) et de Terre-Patrie (1993), qui a récemment publié Les souvenirs viennent à ma rencontre (Fayard, 2019), ouvrage de plus de 700 pages au sein duquel l’intellectuel se remémore avec profondeur les histoires, rencontres et « aimantations » les plus fortes de son existence, redéfinit un nouveau contrat social, se livre à quelques confessions et analyse une crise globale qui le « stimule énormément ».…

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La “casa comune” della democrazia

di Aldo Moro

…Elaborando il progetto di Costituzione e preparandoci a votarlo come adesso facciamo,noi attendiamo ad una grande opera: la costruzione di un nuovo Stato. E costruire un nuovo Stato, se lo Stato è – com’è certamente – una forma essenziale, fondamentale di solidarietà umana, costruire un nuovo Stato vale quanto prendere posizione intorno ad alcuni punti fondamentali inerenti alla concezione dell’uomo e del mondo.
Non dico che ci si debba dividere su questo punto, partendo ciascuno da una propria visione ristretta e particolare; ma dico che se nell’atto di costruire una casa nella quale dobbiamo ritrovarci tutti ad abitare insieme, non troviamo un punto di contatto, un punto di confluenza, veramente la nostra opera può dirsi fallita. Divisi – come siamo – da diverse intuizioni politiche, da diversi orientamenti ideologici, tuttavia noi siamo membri di una comunità, la comunità del nostro Stato e vi restiamo uniti sulla base di un’elementare, semplice idea dell’uomo, la quale ci accomuna e determina un rispetto reciproco degli uni verso gli altri.…

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Morto Franco Cordero, il giurista che inventò il “Caimano”

di Roberto Esposito

Con Franco Cordero scompare una delle figure più raffinate e poliedriche della cultura italiana contemporanea. Ma anche un intellettuale militante, impegnato in battaglie civili contro il lato oscuro del potere politico ed ecclesiastico italiano. Nato a Cuneo nel 1928, ha attraversato l’ultimo secolo, lasciando una traccia indelebile non solo nel campo del diritto di cui è stato riconosciuto maestro, ma anche in quelli della riflessione filosofica, teologica, antropologica. E infine nella letteratura con una serie di romanzi – tra i quali Opus, Bellum civile, L’armatura – di lettura non semplice, ma scritti con uno stile personalissimo che gli assegna un ruolo non secondario nella letteratura degli ultimi decenni.

Allievo di Giuseppe Greco, ha insegnato in diverse Università italiane, tra cui Trieste, Torino, Roma, dove ha chiuso nel 2002 la propria brillante carriera accademica. Ma certamente l’esperienza che più lo ha segnato, diffondendo il suo nome anche all’estero, è stato l’insegnamento alla Cattolica di Milano, allora diretta da Agostino Gemelli, iniziato nel 1960.…

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La lotta è esercizio di riappropriazione

di Claudio Vercelli

Una delle peggiori esperienze che si possa fare di se stessi è il vivere in un tempo sospeso, dove i rapporti, le relazioni, gli scambi avvengono in una sorta di vuoto pneumatico, scandito esclusivamente dalle improvvise curve dettate da emergenze tanto estemporanee quanto consecutive, alle quali si può dare un’unica risposta, quella di ritrarsi ancora di più, di quanto già non sia, nel recinto dell’autodifesa non avendo altri strumenti. Il tempo della pandemia, nella sua angosciante monotonia, cancella la visione prospettica, l’orizzonte non solo del fare ma anche dell’essere insieme agli altri. È un tempo inedito che, tuttavia, ha molto ha a che fare – nella nostra storia – con l’agonia del regime fascista quando, a fronte dell’impotenza dei molti, un intero sistema politico, istituzionale ma in parte anche sociale e culturale declinava, fino a crollare con l’8 settembre. Va da sé che l’accostamento tra due età e due eventi così diversi, sia tanto suggestivo quanto, per più aspetti, improprio.…

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Oscar Romero santo universale

di Gianni Beretta

Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire corpo e sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo…” Sono le ultime parole di mons. Oscar Arnulfo Romero, all’offertorio mentre diceva messa, prima che echeggiasse nella cappella dell’ospedaletto oncologico (dove viveva) lo sparo di un franco tiratore appostato su un’auto all’esterno; che lo colpì al cuore. Era il tardo pomeriggio di lunedì 24 marzo di quarant’anni fa.

Certo è un anniversario assai mesto in queste drammatiche circostanze planetarie; a partire dalla semideserta San Salvador, di cui Romero era arcivescovo; dove l’attuale giovane e discusso presidente Najib Bukele ha visto giusto nel chiudere l’intero paese già da prima che si registrasse il primo contagio del coronavirus.

Eppure, celebrare il martirio di colui che fu la “voce dei senza voce” risulta, se necessario, ancora più significativo ora. Lui, storicamente conservatore, amico dei presidenti e delle famiglie dell’oligarchia; che per sentirsi a posto con la loro coscienza gli elargivano beneficenze che a sua volta Romero ripartiva paternalmente ai peones di questo paese, schiavizzati nelle piantagioni di caffè, zucchero e cotone.…

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La civiltà è Enea che porta Anchise sulle spalle

di Laura Marchetti

«L’Italia vede decimata la generazione anziana, punto di riferimento per i giovani e per gli affetti». Le parole dette ieri dal presidente della Repubblica italiana, in maniera solenne e commovente, sembrano così voler far scudo contro quell’aberrante e diffusa convinzione, espressa in maniera più o meno sotterranea, che le morti così numerose non siano state poi così importanti perché riguardavano i vecchi, per di più già malati. Mattarella al contrario ci ricorda quale patrimonio siano i vecchi, come siano indispensabili per i bambini, proprio in quanto “rimbambiti”, ovvero anche loro bambini, disposti a giocare, a divagare, a trasgredire.

E come siano importanti per i giovani, per la possibilità che hanno di trasmettere loro antichi saperi, valori vissuti, comunitarie tradizioni, forme diverse di presa dello spazio e di percezione dei tempi. E come, in definitiva, siano importanti per ognuno di noi, perché nel tempo dell’effimero e dell’oblio, di fronte agli spettacoli e ai consumi, mostrano il valore degli affetti teneri, dei ricordi, della memoria e del compianto.…

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A settant’anni dalla morte di Emmanuel Mounier

di Salvatore Vento

Emmanuel Mounier appartiene a quella generazione nata nei primi anni del Novecento che ha attraversato le più grandi tragedie del secolo scorso: due guerre mondiali, l’avvento della rivoluzione bolscevica trasformatasi in totalitarismo, la vittoria del fascismo in Italia e del nazismo in Germania, la crisi economica del 1929, la guerra civile spagnola. Tutti eventi che saranno destinati a proporre interrogativi radicali sulla società, sulla politica e sul futuro dell’uomo. Risale infatti all’ottobre 1932 la fondazione della rivista “Esprit”, che fin dalle origini provocò contrasti e discussioni nel mondo cattolico e nella sinistra. La rivista nasce con lo scopo di formare un movimento e un luogo di ricerca comune per gruppi d’intellettuali militanti, concretamente impegnati nella società.

La spiritualità, evocata e vissuta da Mounier, doveva realizzarsi nell’azione, in mare aperto, senza nessuna paura di contaminarsi con l’esistente. Egli propugnava una rottura tra l’ordine cristiano e il disordine costituito. La cristianità moderna gli sembrava pericolosamente legata al liberalismo capitalistico e borghese.…

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