Pacem in terris

“Ci è pure doloroso costatare come nelle comunità politiche economicamente più sviluppate si siano creati e si continuano a creare armamenti giganteschi; come a tale scopo venga assorbita una percentuale altissima di energie spirituali e di risorse economiche; gli stessi cittadini di quelle comunità politiche siano sottoposti a sacrifici non lievi; mentre altre comunità politiche vengono, di conseguenza, private di collaborazioni indispensabili al loro sviluppo economico e al loro progresso sociale. Gli armamenti, come è noto, si sogliono giustificare adducendo il motivo che se una pace oggi è possibile, non può essere che la pace fondata sull’equilibrio delle forze. Quindi se una comunità politica si arma, le altre comunità politiche devono tenere il passo ed armarsi esse pure. E se una comunità politica produce armi atomiche, le altre devono pure produrre armi atomiche di potenza distruttiva pari. In conseguenza gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una travolgenza inimmaginabile. Giacché le armi ci sono; e se è difficile persuadersi che vi siano persone capaci di assumersi la responsabilità delle distruzioni e dei dolori che una guerra causerebbe, non è escluso che un fatto imprevedibile ed incontrollabile possa far scoccare la scintilla che metta in moto l’apparato bellico.…

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Le mani della destra sulla memoria

di Luca Celada

Stati uniti. I governatori trumpisti approvano leggi contro l’insegnamento della «critical race theory» e mettono al bando i libri «antiamericani»

Sta dilagando negli Stati uniti una nuova caccia alle streghe. In stati come la Pennsylvania, Oklahoma, Utah e Wyoming si moltiplicano le censure. Un numero sempre maggiore di distretti mettono all’indice i libri delle biblioteche scolastiche mentre vengono vietati i piani didattici “disfattisti”. Le scuole sono la prima linea nello scontro ideologico che sta dilaniando l’America e la miccia è la polemica attorno alla critical race theory. Inizialmente il termine designava la disciplina universitaria che esamina il razzismo strutturale e la sua influenza sul sistema legale. Ora è venuto a significare in modo più generale la disamina critica delle radici storiche della discriminazione nella società Usa, l’analisi a lungo promossa dal movimento per i diritti civili, da intellettuali come James Baldwin e Malcolm X, e per ultimo da Black Lives Matter, contro la rimozione della memoria che assicura il perdurare delle ingiustizie.…

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Pseudomenos

di Theodor W. Adorno*

…Quando i nazionalsocialisti cominciarono a seviziare e a torturare i detenuti politici, non si limitarono a gettare il terrore nei popoli, sia all’interno che all’esterno del Reich, ma erano tanto più sicuri di non essere smascherati tanto più l’orrore cresceva e dilagava senza limiti. Il carattere incredibile di quelle notizie permetteva di non credere a ciò che non si voleva credere per amore della pace e del quieto vivere, proprio mentre, nello stesso tempo, si capitolava di fronte ad esse. Quelli che tremano di paura cercano in tutti i modi di convincersi che molto di quello che si dice è frutto di esagerazione: ancora molto tempo dopo l’inizio della guerra i particolari di quello che accadeva nei campi di concentramento non erano graditi sulla stampa inglese. Nel mondo illuminato e senza pregiudizi ogni atrocità diventa necessariamente una horror story, una storia romanzesca e truculenta…

*(Minima moralia, 1951, tr. it., Einaudi, 1954, II, par.71, 122)…

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Il ragazzo che disegnò Auschwitz

di Thomas Geve

«Cominciai tracciando i contorni con le matite, e in seguito aggiunsi i colori con gli acquerelli ricevuti in dono da un soldato americano che si era interessato al mio lavoro. Poi aggiunsi didascalie, mappe ed elenchi. Quei giorni andati riacquistarono la loro vividezza: l’arrivo, la selezione, le punizioni, il cibo, le malattie, le recinzioni senza fine, il lavoro, gli appelli, l’inverno, le rivolte, le forche, l’evacuazione, i Katjuša e molto altro. Raffigurare con le sette tinte dell’arcobaleno l’esistenza al campo, cupa, triste e incolore, mi rincuorava e mi spronava a continuare».

(da “Il ragazzo che disegnò Auschwitz”, Einaudi, 2022)

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Tutela del diritto alla salute ed obbligo del Green Pass

Università degli Studi di Sassari Corso di laurea in Scienze Politiche Cattedra di Istituzioni di diritto pubblico Cattedra di Diritto Costituzionale e dell’organizzazione pubblica

Webinar Tutela del diritto alla salute ed obbligo del Green Pass 15 gennaio 2022 h.17

Saluti istituzionali Prof. Francesco Soddu (Università di Sassari. Presidente del Corso di laurea in Scienze Politiche)

Coordina Avv. Michele Zuddas (Università di Sassari)

Relazione introduttiva Prof. Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Interverranno Prof.ssa Alessandra Algostino (Università di Torino) Prof. Carlo Amirante (Università di Napoli) Prof. Massimo Cacciari (Università Vita-Salute San Raffaele) Prof. Antonio Delogu (Università di Sassari) Prof.ssa Silvia Illari (Università di Pavia) Prof.ssa Giovanna Montella (Università di Roma “La Sapienza)

in diretta streaming su Cisco Webex: https://bit.ly/3EUFBnA e sulla pagina FB della testata giornalistica “Sa Republica sarda”

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Credere rinunciando ad ogni immagine del divino

di Gilberto Squizzato

1. Il Dio dell’Esodo

Se è un’enorme fatica rinunciare all’immagine figurata del Dio onnipotente arbitro delle nostre vicende personali (le famigerate “imperscrutabili vie del Signore”), non meno ardua è quella di depurare la mia immaginazione dalla figura di Jahvè signore della Storia, segreto regista degli eventi globali. Perché ora so che quella era l’immagine nazionalistica di un dio etnico non più compatibile con la mia sensibilità: era il Dio condottiero, protagonista onnipresente dell’Esodo e dell’intera storia ebraica, di cui tanti di noi si erano innamorati negli anni ‘60/‘80 perché indiscutibile artefice dell’imminente liberazione globale dell’umanità dalle mascelle voraci del capitale e dall’ingiusta voracità dei padroni sovranazionali, ricchi Epuloni destinati al suo inferno.

Ma esiste davvero un Dio signore della Storia, come credettero Mosè e gli ebrei del Sinai, convinti di averlo al loro fianco quando, occupata con le armi la terra dei Cananei, edificarono su quel fondamento religioso spiccatamente nazionalistico (cioè etnico, cioè, per dirla tutta, anche razziale e razzista) di una delle prime teocrazie assolute?…

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Liturgia: che cosa promette il futuro?

di Andrea Grillo

Dare continuità alla tradizione sana, non a quella malata. Questa fu, 60 anni fa, la preoccupazione fondamentale del Concilio Vaticano II. Il progetto riguardava l’intera esperienza ecclesiale, ma trovò immediata esecuzione solo sul piano liturgico. Così, alcuni anni dopo il Concilio, l’unico piano su cui si fece una vera riforma fu il campo della celebrazione liturgica.

Ma proprio per questo motivo, soprattutto sul piano liturgico, il post-Concilio, oltre ad aver avviato tutta la trasformazione linguistica, culturale, ecclesiale e teologica che la riforma prevedeva, ha manifestato una certa paura di fronte al nuovo, fino al tentativo di negarlo. Il colpo di freno ha utilizzato un vero e proprio “dispositivo di blocco”, che ha lavorato molto intensamente dalla fine degli anni ‘80 fino all’inizio del pontificato di Francesco. Il freno al Concilio è stato concepito in modo raffinato: si è basato su un’argomentazione apparentemente “debole”, ossia sulla negazione alla Chiesa dell’autorità di cambiare se stessa. Così, sul piano liturgico, la riforma cadde sotto il sospetto di “aver abusato” della tradizione: perciò a partire dal 2001 iniziò una restaurazione che riguardò prima il ristabilimento del primato del latino, poi il sospetto verso l’“assemblea celebrante”, l’elencazione di una infinita serie di abusi e infine la rassicurazione formale di poter a celebrare come se il Concilio non ci fosse mai stato.…

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Cittadinanza

Incontro di studi dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”, con il patrocinio della Fondazione “Giorgio La Pira”, dell’Accademia di studi storici “Aldo Moro”, dell’Archivio storico Flamigni  e della Provincia di Viterbo

Presentazione del volume di Giovanni Moro Cittadinanza, Mondadori editore, 2020

Civita Castellana, 23 ottobre 2021, h.16.30

Indirizzi di saluto ed introduzione

Dott.Emilio Corteselli (Presidente associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”)

Relazione introduttiva e coordinamento

Prof.Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Interverranno

Prof. Carlo Bersani(Università di Cassino) Prof.ssa Bruna Bocchini Camaiani (Università di Firenze) Prof. Matteo Cosulich (Università di Trento) Dott.ssa Ilaria Moroni (Archivio storico Flamigni) Prof. Aurelio Rizzacasa (Università di Perugia)

Conclude

Prof.Giovanni Moro (Università di Roma “La Sapienza”)

L’incontro di studi si terrà presso la Sala delle Conferenze della Curia Vescovile, in P.zza Matteotti, 5

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Addio a Salvatore Veca, decisivo l’incontro con Rawls

di Stefania Tarantino

 Il filosofo italiano è morto all’età di 77 anni. Equità, pluralismo, sostenibilità, sono al cuore della sua teoria della giustizia. Si era sempre impegnato perché si stipulasse un nuovo patto sociale tra scienza, sapere e società civile.

Se la filosofia italiana è riuscita a esprimere una sua originalità nel tenere insieme rigore analitico e passione argomentativa, superando la sterile débâcle tra filosofi continentali e filosofi analitici, lo deve – tra gli altri – a figure come quelle di Salvatore Veca. Morto ieri nella sua casa di Milano all’età di settantasette anni, era nato a Roma nel 1943. Appassionato di miti, di tragedie e di poesia greca, si era inizialmente iscritto alla facoltà di Lettere moderne alla Statale di Milano. Subito dopo però decise di passare a Filosofia, facoltà in cui si laureò nel 1966. La decisione fu presa senza tentennamenti dopo aver seguito un corso di filosofia teoretica tenuto da Enzo Paci, che divenne poi relatore della sua tesi di laurea con Ludovico Geymonat.…

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Con Bobbio, illuminati dal “lumicino della ragione”

di Rossella Guadagnini

Un saggio di Gaetano Pecora, appena edito da Donzelli, illustra il profondo laicismo del filosofo torinese, che riteneva molteplici le facce della verità e argomentava sull’etica a partire dalla pietra angolare della libertà di coscienza

“Il lumicino della ragione” è un’immagine a cui Norberto Bobbio teneva, ricorrendovi per spiegare il come e il perché del suo “convinto laicismo”, secondo la sua stessa definizione. La figura della piccola luce ripresa dal filosofo Locke, ben si addice infatti a illustrare un atteggiamento che trova riscontro nella concezione di uno Stato il quale, nel conflitto tra religione e ateismo, non prende posizione né per la credenza, né per la miscredenza.

E lascia così che ognuno segua i percorsi di una propria, autentica spiritualità. È questa una prospettiva che sarebbe assai valida nel caso di numerosi temi (bio)etici e sociali che tanto stanno surriscaldando il dibattito attuale: a volerne citare uno solo per tutti, ad esempio, c’è il fine vita: l’eutanasia è effettivamente un diritto oppure no?…

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