L’ossessione per la folla

di Gabriele Bali e Paolo Bory

Pandemia e assembramenti. Se un secolo fa le folle erano pericolose e delinquevano perché mettevano a repentaglio l’ordine e lo status quo sociale, le folle di oggi sono condannate in quanto folle e quindi non per i loro obiettivi espliciti, ma per il loro effetto epidemiologico

La movida sui navigli, lo shopping in via del Corso, i balli nelle discoteche sarde, le feste in casa dei calciatori, i tifosi radunati in piazza Duomo. Nei mesi di pandemia queste scene, che si sono peraltro ripresentate in maniera simile in vari paesi, sono state viste, commentate, condannate o difese con grande frequenza sui giornali e in TV o sui profili social di tutti noi.

Non intendiamo qui prendere posizione in merito ai cosiddetti “assembramenti”: è tema per virologi e, al limite, per politici. Vorremmo invece riflettere sul ritorno d’interesse (se non una vera e propria ossessione) per la folla: un’etichetta in voga nella psicologia sociale tra Otto e Novecento per descrivere quanto gli esseri umani assembrati in gran numero potessero costituire una minaccia all’ordine sociale.…

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Centri e periferie dell’economia

di Claudio Cozza

Regioni del Nord e del Sud, un’Europa sempre più divisa: le dinamiche dell’economia producono squilibri tra centri e periferie, ed è compito della politica affrontarli. Il nuovo libro di Gianfranco Viesti offre una mappa delle asimmetrie di oggi.

L’ultimo libro di Gianfranco Viesti, “Centri e periferie. Europa, Italia, Mezzogiorno dal XX al XXI secolo” (Laterza, 2021) ha un’ampiezza dei contenuti che va molto oltre l’analisi degli squilibri regionali. Viesti fornisce, infatti, una rassegna delle attuali dinamiche economiche a più livelli territoriali, e lo fa da prospettive multiple.

Per spiegare l’odierna polarizzazione fra centri e periferie, nella prima parte del libro l’autore ripercorre la storia del divario fra le regioni italiane nelle sue varie fasi: dagli sbilanciamenti post-unitari, alla mancata convergenza successiva alle due guerre mondiali, fino all’avvento dell’integrazione europea di fine Novecento. Il testo aiuta a capire le radici storiche del divario fra un Nord “centrale” e un Sud periferico, non come automatismo economico ma come effetto di scelte politiche: più rivolte all’attenuazione delle disuguaglianze le politiche dell’Italia liberale di fine Ottocento o quelle improntate al welfare state del Secondo Dopoguerra; acceleratrici del divario, invece, le politiche del fascismo o quelle dell’austerità di fine Novecento.…

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Patria, sovranismo, fascismo e comunismo: in Rete il Moro che non ti aspetti

di Angelo Picariello

Con una cerimonia in diretta dal Quirinale da domani vengono resi disponibili online gli scritti dello statista. Si parte dal periodo giovanile degli studi e dell’Azione cattolica

L’ Aldo Moro che non ti aspetti, icona dell’antifascismo, e che tuttavia invita – nel discorso inedito che pubblichiamo – a tener ben presente la «distinzione tra fascista di tessera e fascista di fede», per non cadere in eccessi manichei di segno opposto. Il Cln aveva appena dettato la linea: abdicazione del Re ed epurazione, e Moro, controcorrente, invita alla prudenza, per tracciare le basi di una nuova convivenza nella riconciliazione e non nella vendetta.

Domani alle 16, con una cerimonia da remoto trasmessa sul canale online della Presidenza della Repubblica, sarà presentata la piattaforma digitale dell’ Edizione nazionale delle Opere di Aldo Moro e verrà pubblicato il primo volume dedicato agli Scritti giovanili (1932-1946). «Vuole essere un modo per farlo conoscere oltre gli stereotipi, a un pubblico più largo possibile, creando un ponte con le giovani generazioni, che forse di Moro hanno conosciuto solo le tristi immagini dalla prigione brigatista», spiega il professor Renato Moro, presidente dell’Edizione nazionale e nipote dello statista.…

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“Crociata”, una parola che ritorna

di Lorenzo Prezzi

Daniele Menozzi è professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Studioso dei rapporti tra Chiesa e società, ha pubblicato per conto di Carocci Editore, nella collana Frecce, il libro dal titolo “Crociata”. Storia di un’ideologia dalla Rivoluzione francese a Bergoglio, pp. 244 – . Gli abbiamo sottoposto alcune domande.

Prof. Menozzi, nel volume che lei dedica all’indagine sulle Crociate conclude con un singolare paradosso. Mentre il papato sta abbandonando ogni giustificazione del richiamo alla Crociata, il suo uso non è affatto esaurito nella politica. La sua ideologia sopravviverà senza il consenso del papato?

Il futuro è un argomento particolarmente ostico per uno studioso di storia. Si può però fare una considerazione. Negli ultimi due secoli il papato, pur riservandosi la facoltà di bandire una crociata militare qualora lo ritenesse opportuno, non l’ha mai concretamente promossa sul piano bellico. Tuttavia ha fatto largamente uso del lessico della crociata per mobilitare i fedeli (ad esempio la “crociata del rosario” di Leone XIII, la “crociata missionaria” di Pio XI, la “crociata sociale” di Pio XII).…

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Gesù, il progetto umanizzante di Dio

di Paolo Gamberini

Il saggio del teologo spagnolo J.M. Castillo è stato inizialmente pubblicato in Spagna nel 2010. Assieme ad altri significativi teologi (J.A. Pagola, J. Arregi e X. Pikaza), l’A. rappresenta l’avanguardia della riflessione cristologica in Spagna. Benché sia un’opera di agevole lettura e comprensione – merito anche della scorrevole traduzione italiana di L. Tommaselli e D. Culot – si tratta di un testo quanto mai complesso e articolato.

L’intento fondamentale del saggio è di rimettere al centro della riflessione cristologica l’uomo Gesù (le sue parole e le sue opere, il suo stile di vita e il suo messaggio), liberando la comprensione della sua persona da costruzioni e incrostazioni ideologiche, provenienti non solo dalle definizioni dogmatiche dei concili (Nicea, Costantinopoli, Efeso e Calcedonia), ma anche dalle varie ricostruzioni storiografiche compiute dalle varie correnti della ricerca storico-critica su Gesù. Il nostro A. vuole liberare infatti la figura di Gesù dalle precomprensioni devianti che ne ha dato il sistema religioso lungo i secoli.…

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Viaggio al termine del buio

di Claudio Corvino

«Cieli neri. Come l’inquinamento luminoso ci sta rubando la notte» di Irene Borgna, per Ponte alle Grazie

L’oscurità di un cielo stellato è da sempre mappa geografica di poeti, navigatori, eroi che abbandonano le certezze del giorno per seguire avventure e sentimenti, a volte combattimenti con le terribili forze dell’altro mondo, incorporea proiezione del lato oscuro. Eppure l’Italia, risaputamente terra di eroi, poeti e navigatori, ha paura del buio. Più dei francesi, dei tedeschi e soprattutto degli abitanti del Regno Unito, che sborsano per l’illuminazione pubblica, rispettivamente, la metà, meno della metà e quasi un quarto di quanto spendiamo noi. Certo è che le strade italiane sono sempre più illuminate, e sempre peggio: meravigliose città, fari di una cultura che si è irraggiata nel mondo, al tramonto diventano lattiginose metropoli texane folgorate e afflitte dai nuovi lampioni a led, considerati più performanti. Parliamo di città come Roma o Verona, dove Romeo non potrebbe mai più dire della sua amata che «Par che sul buio volto della notte ella brilli come una gemma rara pendente dall’orecchio d’una Etiope» (atto I, scena V).…

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L’emergenza del futuro

di Ferdinando G.Menga

Nei discorsi morali attuali, dominati dalla semantica presentistica, l’appello alla responsabilità per gli esseri futuri non trova collocazione. Lo sostiene Ferdinando G. Menga, nel suo libro appena uscito: L’emergenza del futuro. I destini del pianeta e le responsabilità del presente (Donzelli). Ne pubblichiamo un estratto, corrispondente all’“Introduzione”, per il quale ringraziamo sia l’autore sia l’editore.

La pandemia e la posta in gioco del futuro

1. Icone di tempi inquieti

Vorrei iniziare con due immagini che, in modi diversi, eppure connessi, raccolgono in sé e trasmettono uno spaccato assai rappresentativo dei «tempi interessanti»[1] che stiamo attualmente vivendo.

Traggo la prima dal periodo di lockdown primaverile imposto dalle misure sanitarie in risposta alla pandemia da Sars-CoV-2. Tra le tante sequenze di immagini circolate, attraverso i molti canali istituzionalizzati e informali, è probabilmente quella che conserverò maggiormente impressa nella memoria. Si tratta del video girato dallo smartphone di un passante all’inseguimento affannato e sbigottito della carovana composta da un’anatra e i suoi piccoli che, silente e indisturbata, sfilava lungo il ciglio di una strada deserta del centro di una cittadina del Nord-est.…

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I giusti salari della virtù. La pandemia e il lavoro da più stimare

di Luigino Bruni

Una delle eredità della pandemia è lo svelamento della qualità del lavoro di cura e delle sue virtù. Virtù, una parola che avevamo dimenticato, che con il tempo aveva assunto una sfumatura di vecchio un po’ stantia, è tornata al centro della scena pubblica ed etica. Finalmente abbiamo visto molte cose che prima non vedevamo o non vedevamo abbastanza, e tra queste molte, moltissime virtù, soprattutto in lavori dove non riuscivamo a vederle.

Quando, sull’inizio dell’Ottocento, la prima rivoluzione industriale stava cambiando radicalmente il mondo del lavoro, i migliori economisti iniziarono a formulare teorie su come remunerare il lavoro. Prima di loro, il lavoro che passava attraverso il “mercato” riguardava una piccola minoranza di persone. La quasi totalità delle donne ne era fuori, nei campi i lavori erano svolti in regime di servitù dove non si vendevano ore di lavoro ma uomini, gli aristocratici e i nobili non lavoravano e interpretavano il loro non-lavoro come privilegio e libertà: «Il nascere agiato mi fece libero e puro, né mi lasciò servire ad altro che al vero.…

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Il grande rischio del disincanto

di Claudio Vercelli

Quello italiano è un panorama sospeso tra lo Scilla dei sovranismi e populismi e il Cariddi del sogno tecnocratico. Il calco lasciato dal Ventennio mussoliniano è pervicace e di nuovo diffuso. Costituisce un elemento underground che carsicamente riemerge nei momenti della disillusione

Partecipe di una parabola discendente che interessa e coinvolge le istituzioni della repubblica democratica e partecipativa nel suo insieme, l’antifascismo registra l’evidente stanchezza delle sue motivazioni così come i rischi di una sua riduzione a icona del passato. Non è un destino ineluttabile. Tuttavia si fa assai plausibile e prevedibile dal momento che gli ultimi trent’anni di trasformazioni, non solo politiche ma anche culturali e sociali, si sono sommate e riflesse cumulativamente nella transizione che da tempo stiamo vivendo.

C’è una cornice che va considerata, in questo come in altri casi: il passaggio da un sistema di produzione a forte intensità industriale a un circuito nel quale il capitalismo digitale è al contempo soggetto produttivo e istanza di consumo, compendiando in sé l’una e l’altra funzione, decreta l’obsolescenza di quelle forme della politica che identificano nella partecipazione collettiva, consapevole e motivata, una premessa fondante: quella per cui qualsivoglia emancipazione individuale non può passare se non attraverso un agire collettivo informato alla critica dei processi di riproduzione dei poteri.…

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Non esistono più destra e sinistra? Falso!

di Carlo Greppi

Secondo un ritornello che si sente ormai da oltre trent’anni, la distinzione politica tra destra e sinistra sarebbe superata. Ma è davvero così? Pubblichiamo un capitolo dal libro “Si stava meglio quando si stava peggio. 20 luoghi comuni da sfatare” di Carlo Greppi (Chiarelettere).

Due secoli esatti separano il 1789 dal 1989. Di nuovo la Rivoluzione francese, perché è lì che ha origine l’uso dei termini «destra» e «sinistra», metafore spaziali intese in senso politico per indicare «posizionamenti» e relativi valori. Infatti nell’Assemblea nazionale che segue la rivoluzione i «conservatori» siedono casualmente a destra, mentre i «progressisti», altrettanto casualmente, a sinistra. Per duecento anni questa divisione tiene perfettamente: ogni essere umano con coscienza politica si siede idealmente in un punto – più o meno a destra, a sinistra, o al centro – di quell’Assemblea che ha fatto da matrice. Poi, due secoli più tardi, crolla il mondo comunista: è la fine della Guerra fredda. Sette decenni dopo la Rivoluzione d’ottobre che nel 1917 aveva conquistato il potere in Russia, quel feroce regime che aveva sistematicamente tradito gli ideali dai quali aveva preso spunto svanisce di colpo, lasciando un’unica superpotenza a dominare, in apparenza, il pianeta: gli Stati Uniti.…

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