Vita di Ghoete

di Marco Testi

Scienza, arte, disegno, poesia, politica, disimpegno, teatro, amore, fuga: Johann Wolfgang von Goethe ha rappresentato una delle rare incarnazioni del sogno rinascimentale dell’uomo totale, il che significa fare i conti con quei limiti umani che assumono talvolta, per il genio, le sembianze di sbarre di una prigione, la cui costruzione è attribuita da alcuni alla divinità, da altri ai limiti stessi dell’umano: in quest’ultimo caso, un umano da superare attraverso il passaggio all’Oltreuomo preconizzato da Nietzsche. Pensatore che è infatti presente nelle considerazioni a margine della Vita di Goethe del compianto Italo Alighiero Chiusano, grande germanista.

Questo libro è ancor oggi fondamentale per comprendere la complessità disarmante e, per alcuni versi, l’assoluta e spoglia semplicità (le due dimensioni non sono in contraddizione tra loro) del genio. Egli si aspettava la gloria da uno studio sull’origine dei colori più che da opere come il Faust e il Werther, che invece sono testimonianza di abissali ricognizioni nei regni interdetti all’umano e di cui restano a noi sconvolgenti tracce, sopravvissute a quel passaggio.…

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L’antisemitismo dopo Auschwitz

di Marco Impagliazzo

Nel romanzo autobiografico “Mia sorella Antigone” la scrittrice ebrea tedesca Grete Weil, sfuggita alla deportazione durante la guerra, scrisse in maniera tormentata che «più il tempo passa, più Auschwitz si avvicina». Quel campo di concentramento fu infatti l’esito terribile di un lungo percorso di antisemitismo, che non è stato sconfitto una volta per tutte, anzi può riemergere, come abbiamo visto riemergere anche oggi. È doloroso celebrare quest’anno il Giorno della Memoria mentre è in corso la guerra tra Israele e Hamas. Proprio per questo, però, il 27 gennaio deve essere messo in primo piano e aiutare tutti a riflettere sui tempi che viviamo.

L’antisemitismo infatti è un fenomeno complesso, multiforme, che ha avuto un peso enorme nel corso della storia. Sarebbe un errore credere che sia un problema solo per gli ebrei: riguarda tutti, perché tocca questioni fondamentali come l’identità, l’inclusione e l’esclusione, l’utilizzo politico e ideologico delle religioni, la democrazia. È, in altre parole, una questione cruciale per la società intera perché mette in gioco la possibilità o meno di vivere assieme in maniera pacifica e di superare l’idea che il diverso da sé sia un nemico.…

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La memoria nell’era della post-verità

di Claudio Vercelli

Evitiamo le geremiadi, i capi cosparsi di cenere come anche le facili auto-assoluzioni. Ancora meno, a tale riguardo, le gratuite sovrapposizioni, l’uso disinvolto di parole e, soprattutto, di pensieri facilmente generalizzabili. Semmai muoviamoci nelle sabbie mobili del pensiero di senso comune, dotati tuttavia di una necessaria circospezione critica. Come tale, non sospettosa ma comunque analitica. No, quest’anno la ricorrenza del Giorno della Memoria non potrà essere liquidata come l’ennesimo adempimento, in sé comunque già da tempo divenuto scettico e stanco, quindi inflazionato e usurato, di un obbligo istituzionale. Poiché, già nel suo essere tale – ossia cristallizzato in un ritualismo che si esprime con la medesima enfasi posticcia di certe routine del tempo trascorso – invece svuota di concreti contenuti il passaggio storico che dice di volere altrimenti rammentare e, quindi, vivificare.

SE L’IMPERATIVO del «mai più!» ha raccolto inizialmente una qualche adesione, pare adesso essere invece smentito, di giorno in giorno, dal riscontro dei fatti, delle cronache, dello stesso smarrimento collettivo.…

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Come tramandare la memoria della Shoah senza più testimoni?

di Roberto Righetto

Per Mottinelli solo un lavoro di integrazione tra ricostruzione storica e ricordo potrà proteggere quanto successo dal sensazionalismo e dal negazionismo

Chissà se oggi Liliana Segre incontrerebbe ancora Chiara Ferragni. Nella primavera del 2022 l’influencer si recò nella sua abitazione e volle poi visitare il memoriale della Shoah a Milano, dichiarando di essere in «un luogo di cui non conoscevo nulla» (sic!). La senatrice a vita disse: «La nostra è stata una visita semplice, da nonna a nipote, un incontro tra generazioni, ma anche un passaggio di testimone». Anche allora ci fu una piccola polemica, ma tutto sommato non ebbe tutti i torti su queste pagine Gigio Rancilio a scrivere che un messaggio positivo come quello del fare memoria, proprio per arrivare ai giovani, non dovesse rinunciare a prescindere dalla forza dei social.

L’episodio è rievocato da Enrico Mottinelli nel suo libro Auschwitz e il futuro della memoria, appena edito da Mimesis (pagine 232, euro 18,00), in cui il saggista, autore di vari studi sulla Shoah, fra cui Auschwitz.

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Toni Negri, la confusione del nichilista rivoluzionario

di Giovanni Cominelli

Toni Negri ha definito l’Autonomia operaia come “un movimento di matrice cattolica, una Solidarnosc italiana, contro la pretesa egemonia dei comunisti sul movimento operaio”. Già, l’Azione cattolica, dove si aggiravano personaggi quali Umberto Eco, Gianni Vattimo, Silvio Garattini e molti altri… Quest’ultimo, oggi 95enne, da me interpellato, ricorda ancora “Toni, quel simpatico ragazzo veneto”, presidente della GIAC padovana, che si incontrava a Roma nei corridoi dell’Azione cattolica. Toni che leggeva Bernanos, Maritain, Simon Weil.

Difficile comprendere il Toni Negri successivo, senza tornare alle origini di un cattolicesimo che con Pio XII sognava di rifondare la civiltà. Con due varianti. Se Luigi Gedda, presidente dell’Azione cattolica, continuava a perseguire un’idea clerico-statalista della presenza cristiana nel mondo, fino a contrastare fortemente l’autonomia della DC, altri – da Dossetti, a La Pira, ad Arturo Paoli a Carlo Carretto al mondo dei giovani di allora – erano mossi dal radicalismo messianico: il rinnovamento doveva generare una nuova società, una nuova umanità e le istituzioni, quali la Chiesa, il sistema dei partiti e lo Stato, ne dovevano uscire trasformate.…

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Antonio Negri, l’eresia comunista lunga una vita

di Roberto Ciccarelli

ATTIVO MAESTRO. Il filosofo e militante politico è scomparso a Parigi a novant’anni. Il racconto di una vita, a tratti epica, non senza contraddizioni, alla ricerca instancabile di “processi costituenti”: “Il comunismo è una passione collettiva gioiosa, etica e politica che combatte contro la trinità della proprietà, dei confini e del capitale”. Il «7 aprile» diventò per il Manifesto, con Rossana Rossanda, una battaglia politica e garantista

Antonio Negri è scomparso ieri a Parigi a novant’anni. La notizia è stata resa nota dai figli Anna, Francesco e Nina e dalla filosofa francese Judith Revel, compagna di vita da 27 anni.

Quella di Negri non è stata la storia di un intellettuale privato, l’avventura di un uomo di genio o al contrario di un mefistofelico «cattivo maestro». È stata la vita di un «militante comunista», così si è sempre definito, parte di un’esperienza collettiva, trasversale e conflittuale che ha legato più generazioni del Novecento a quelle attuali. Un percorso, a tratti epico, non senza contraddizioni, che ricorda quello di altri teorici e politici della storia del movimento operaio.…

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Gli anni parigini di Toni Negri, maitre à penser della sinistra radicale francese

di Anais Ginori

Le amicizie, le interviste e il successo. Soffriva dell’esilio ma riteneva di aver fatto bene a fuggire

Si era rifugiato in Francia grazie alla dottrina Mitterrand, dopo un’avventurosa fuga in barca attraverso la Corsica. E anche se diceva che l’esilio gli pesava,  Toni Negri aveva trovato Oltralpe qualcosa di più di una protezione dai processi in Italia. Il “cattivo maestro” era già di casa nella Ville Lumière. Al momento del suo arresto, nella primavera del 1979, Negri era docente all’Ecole Normale Supérieure e all’Università di Parigi VII. Dopo il suo arrivo nella capitale francese nel 1983 aveva trovato un appartamento in boulevard Montparnasse, una nuova compagna, e grazie a una rete di amici e conoscenze lavorava per il ministero del Lavoro e insegnava all’Università Paris VIII.

La telefonata di Craxi

Il filosofo padovano era riverito dall’intelligentsia parigina, e protetto dalla sinistra al potere. Nelle sue memorie pubblicate nel 2004, l’ex ambasciatore francese a Roma, Gilles Martinet, racconta di una telefonata di Craxi.…

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Storia, Costituzione, costruzione della democrazia. Per i 75 anni della Costituzione italiana

Convegno di studi dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”,  con il patrocinio della Fondazione “Giorgio La Pira”, del Centro documentazione Archivio Flamigni e della Provincia di Viterbo

Storia, Costituzione e costruzione della democrazia.Per i 75 anni della Costituzione italiana.

Civita Castellana, 21 ottobre 2023

Indirizzi di saluto                                                                                                Dott. Emilio Corteselli (Presidente dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”)

Relazioni                                                                                                                                                                                      Prof. Carlo Bersani (Università di Cassino)                                                                                                                        Fratture, continuità, comitati di liberazione nazionale 

Prof. Giovanni Bianco (Università di Sassari)                                                                                                            Costituzione, pluralismo, democrazia                                                                                                                                         

Prof. Giulio Conticelli (Università di Firenze)                                                                                                                    Costituzione italiana, riproduzione umana, culture delle migrazioni e produzione economica                                       

Prof. Giovanna Montella (Università di Roma “La Sapienza”)                                                                                            Valori costituzionali e sistema democratico: tradizione versus transizione?

Prof. Matteo Cosulich (Università di Trento)                                                                                                                        Democrazia e parlamentarismo nell’ordinamento italiano                                                                                                       

Prof. Aurelio Rizzacasa (Università di Perugia)                                                                                                              Riflessioni di un filosofo della storia sulla Costituzione italiana                                                                                                                                

 Il Convegno di studi si terrà presso la Sala delle Conferenze della Curia Vescovile, in P.zza Matteotti 5, Civita Castellana (VT).                  

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Gianni Vattimo e la forza debole del cristianesimo

di Francesco Tomatis

La figura e il pensiero del filosofo scomparso nelle parole dell’allievo e collega Francesco Tomatis: solo incarnando storicamente la kénosis è possibile vivere autenticamente il Vangelo

Cristianesimo ed ermeneutica, kénosis e interpretazione, libertà, amore ed emancipazione compongono la costellazione che orienta il cammino di pensiero di Gianni Vattimo, scomparso nella notte scorsa. Quando nel 1959 si laurea a Torino ‒ dove nacque il 4 gennaio 1936 da una sarta pinerolese e un poliziotto calabrese, per morire a Rivoli il 19 settembre scorso ‒ con una tesi dedicata a Il concetto di fare in Aristotele e seguito da Luigi Pareyson, il giovane filosofo ha già alle spalle una militanza in Gioventù studentesca di Azione cattolica, ispirato dal comunitarismo cattolico di Maritain e Mounier e da Bernanos, nonché l’esperienza di giornalista e conduttore televisivo nella neonata RAI di Filiberto Guala. Nel frattempo alimenta anche l’interesse per l’alpinismo, in particolare in cordata con Alberto Risso, con cui realizza diverse scalate sul Monte Bianco e le Grandes Jorasses, e per un periodo accompagna Walter Bonatti ad allenarsi a Rocca Sbarua.…

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Tronti e la necessaria “autonomia del politico”

di Luigi Pandolfi

È stata una storia intellettuale e politica controversa, quella di Mario Tronti, scomparso a novantadue anni lo scorso 7 agosto. Teorico dell’operaismo italiano (nel 1966 esce Operai e capitale, per i tipi di Einaudi), poi dell’«autonomia del politico», la sua esperienza di dirigente politico e di uomo delle istituzioni è stato un conclamato caso di incoerenza tra pensiero e azione, almeno nell’ultima stagione del suo impegno in parlamento. È sufficiente ricordare, a tal proposito, il suo voto favorevole, da senatore del PD renziano, al Jobs Act, provvedimento che ha reso ancora più precario il lavoro nel nostro Paese, e all’abolizione dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori. Ma lui, fino alla fine, ha vissuto tutto questo con curioso spirito di separazione, come se quei voti, quella corresponsabilità in determinate scelte, fossero di un altro Mario Tronti. Solo qualche settimana prima della sua dipartita, in un’intervista a Marco Bevilacqua proprio su Rocca, diceva che «la sinistra esiste ancora formalmente, ma ormai si è scavato un solco fra questa esistenza formale e la vita sociale e politica», quasi ironizzando sulle suggestioni “americane” del Partito democratico.…

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