Giustizia, via al comitato del No. E spunta la raccolta delle firme

di Michele Gambirasi

È ufficialmente nato il comitato della società civile per il No al referendum costituzionale sulla giustizia, il secondo dopo quello dell’Associazione nazionale magistrati. Presentato ieri, la formazione è presieduta da Giovanni Bachelet ed è composto da Cgil, Arci, Anpi, Acli, Libera e decine di altre associazioni. L’idea è che, accanto alla campagna dei magistrati che hanno promesso di non voler politicizzare la questione (come anche il governo del resto), in seno al nuovo comitato si promuova l’idea che la riforma sia dannosa in primo luogo per i cittadini. «Vota No per difendere Giustizia, Costituzione, Democrazia» è lo slogan scelto.

LA LINEA DELL’ESECUTIVO d’altronde è chiara: andate a votare contro i giudici. «Sono i cittadini ad avere il maggiore interesse a essere garantiti da una magistratura autonoma e indipendente da tutti, a partire dal governo pro tempore», ha detto Bachelet, «oltretutto, la legge Nordio non migliora in nulla la qualità del servizio della giustizia: non aumenta gli organici, non riduce i tempi del processo, non stabilizza le migliaia di lavoratrici e lavoratori precari del settore, non aumenta, anzi riduce, le garanzie per le persone».…

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Cile, 52 anni dopo il golpe che rovesciò Allende resta un nodo irrisolto

di Diego Battistessa

L’11 settembre 1973 il Cile entrava in una delle pagine più oscure e drammatiche della sua storia. All’alba di quel giorno i carri armati erano già nelle strade di Santiago e i caccia Hawker Hunter sorvolavano il cielo, pronti a bombardare il palazzo presidenziale della Moneda. Al suo interno, Salvador Allende, primo presidente marxista eletto democraticamente al mondo, resisteva con le armi in pugno e con le parole del suo ultimo discorso, trasmesso da radio Magallanes, che ancora oggi riecheggiano come una lezione di dignità e coraggio.

Poco dopo, Allende sceglieva di togliersi la vita per non cadere prigioniero. La sua morte segnava l’inizio della dittatura militare di Augusto Pinochet, un regime che sarebbe durato fino al 1990 e che avrebbe lasciato dietro di sé migliaia di morti, desaparecidos, esiliati e un intero Paese ferito.

Cinquantadue anni dopo, il golpe cileno rimane un nodo irrisolto, non solo per la memoria collettiva del Paese ma anche per la politica contemporanea.…

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Barcellona, la Global Sumud Flotilla in viaggio per rompere l’assedio

Global Sumud Flotilla, cos'è la flotta internazionale a sostegno della popolazione di Gaza | Sky TG24di Lorenzo D’Agostino

Parte oggi da Barcellona il primo gruppo di barche della Global Sumud Flotilla. Mentre una parte della città continua la routine turistica di fine agosto, ovunque spuntano manifestazioni di solidarietà con la Palestina. Davanti a un supermercato Carrefour un picchetto invita al boicottaggio della catena francese che opera nelle colonie israeliane. Gruppi avvolti in kefieh e bandiere si muovono verso il Moll de la Fusta, il lungomare di Barcellona dove sono stati organizzati due giorni di dibattiti, conferenze e concerti. Oggi una grande manifestazione saluterà la partenza della flottiglia con gli aiuti.

I partecipanti e gli organizzatori non riposano: ci sono pezzi meccanici da sostituire all’ultimo minuto, un passaporto smarrito, liberatorie non firmate. La maggior parte dei volontari non sa su quale barca salirà: la riservatezza è totale, al limite della paranoia, per il timore di infiltrazioni e sabotaggi. Tra chi è venuto a sostenere le delegazioni da 44 paesi, c’è Alexandre Duran Danvins, un giovane artista, «perché non posso lasciare che il sistema generi in me apatia davanti a uno sterminio.…

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Meloni al Meeting, crociata contro giudici e migranti

di Andrea Carugati

Madre e cristiana, ma assai poco misericordiosa, soprattutto verso i migranti e i giudici che fanno «invasioni di campo» sbarrando la strada ai suoi campi di detenzione in Albania. Giorgia Meloni si presenta al Meeting di Rimini fresca di vacanze, il viso paonazzo per l’abbronzatura, e cita papi, preti e santi, quasi una litania, per mostrarsi devota che di più non si può. E pronta a fare «ogni sforzo» per frenare l’inverno della denatalità aiutando le famiglie: con un piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie (progetto a cui stava lavorando Salvini a cui lei soffia l’annuncio).

Invoca una «società amica delle famiglie» senza citare mai la questione dei salari, tanto che sarà poi il leghista a ricordarle che con gli stipendi fermi a venti anni fa mettere su famiglia è quasi impossibile. Lei si concentra sulle promesse di nuovi denari per le scuole private, tanto care ai ciellini: «Dobbiamo assicurare la libertà educativa anche alle famiglie con minori risorse, basta con i pregiudizi contro la parità scolastica».…

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Freud uccide la letteratura: parola di Isaac B.Singer

di Roberto Righetto

Nei suoi saggi sullo scrivere l’autore yiddish invita a diffidare di psicologia e sociologia. E in pagine mirabili evoca le sorprese del “romanzo di Dio”

La vera letteratura esprime l’invisibile e, come diceva il domenicano francese Jean Pierre Jossua, si rivela capace di pensare l’Assoluto nell’inquietudine della parola. Con lui altri critici letterari e teologi come il belga Charles Moeller e, per venire all’Italia, padre Ferdinando Castelli e Guido Sommavilla, hanno rilevato come la letteratura e la dimensione religiosa non siano due entità monolitiche da porre l’una di fronte all’altra, ma due realtà che si parlano e desiderano incontrarsi. Non molto diversamente sembra pensarla lo scrittore Isaac Bashevis Singer nel volume appena pubblicato da Adelphi col titolo A che cosa serve la letteratura? (pagine 220, euro 19,00), che raccoglie saggi apparsi su giornali e riviste poco accessibili, come il quotidiano yiddish  Forverts”, e recentemente fatti uscire dagli archivi, recuperati e raccolti. Già l’inizio, una sola paginetta dal titolo “Il Satana del nostro tempo”, è fulminante: « Dentro di me – dice Singer – alberga la convinzione che ogni essere umano sia posseduto, e per me i veri scrittori sono coloro che sanno praticare l’esorcismo».…

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Il Leone mansueto? Il Conclave elegge Robert Prevost

di Valerio Gigante e Ludovica Eugenio

Quello che succede all’interno di un Conclave è tradizionalmente coperto da segreto. Ma nel corso dei mesi successivi all’elezione di un papa le notizie cominciano a trapelare, fino a comporre un quadro abbastanza dettagliato (anche se non documentabile) di come sono andati gli scrutini, spesso con il dettaglio dei voti.

Sarà forse così anche per questo Conclave, concluso alla quarta votazione l’8 maggio alle 18.07 con la fumata bianca cui è seguito l’annuncio dell’elezione di Robert Francis Prevost, che ha assunto il nome di Leone XIV.

Il favorito era un altro, il card. Pietro Parolin, giunto in Conclave con un discreto sostegno e la speranza di guadagnare ulteriori consensi. Durante la messa pro eligendo pontifice un cardinale esperto come il card. Re, decano del Collegio cardinalizio, si era avvicinato rivolgendogli un saluto informale, ma carico di significato: «Auguri doppi». Sembrava l’implicito endorsement in vista dell’imminente Conclave di quei settori della Chiesa e della Curia che vedevano nell’ex segretario di Stato una continuità nella politica multilaterale, di progressiva distanza dagli Stati Uniti e di avvicinamento ai Paesi dell’Est, Cina in testa.…

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La lettera a un partigiano di Don Primo Mazzolari

di Primo Mazzolari

Don Primo Mazzolari sostenne la Resistenza nelle campagne della bassa mantovana e cremonese: dopo il 1945 condannò la violenza e il persistere degli odi e colse la necessità di una pacificazione tra le opposte parti, rifiutando però di mettere sullo stesso piano la Resistenza e il fascismo: come dimostra lo scritto che proponiamo in queste colonne, tratto dal volume di Primo Mazzolari, La Resistenza dei cristiani (a cura di Giorgio Del Vecchio; Edb, pagine 124, euro 15,00).

Quasi non ti riconosco, tanto ti sei fatto amaro e sfiduciato. Dov’è il tuo bel coraggio, e quel tuo vedere ilare e sicuro che ti rendeva amabilissimo nei bivacchi e trascinante nell’azione? Le grandi amarezze nascondono delle grandi delusioni e mettono alla prova i nostri grandi amori; ma se uno vi resiste e si mantiene fedele egualmente alle persone o alle cause che sembrano venirgli meno, egli ama veramente. Hai dato alla Patria due anni d’Africa, diciotto mesi di Russia e altrettanti di montagna dopo esserti miracolosamente salvato dai tedeschi l’8 settembre.…

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Italiani d’America

di Enrico Paventi

Pur avendo costituito uno dei fenomeni più rilevanti della nostra storia postunitaria, si tende spesso a trascurare o, ancora peggio, a dimenticare quanto la vicenda dell’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti abbia contribuito a plasmare sia l’esistenza di intere generazioni sia l’effettiva realtà di due nazioni. E quanto abbia inciso sulla società, sulla demografia, sulla cultura e sull’economia del nostro Paese, dal momento che, nel corso di poco più di un secolo, dal 1876 al 1988, hanno lasciato l’Italia quasi 27 milioni di persone e vi hanno fatto ritorno tra gli 11 e i 13 milioni, tanto da indurre alcuni studiosi a parlare in proposito di una vera e propria «diaspora».

Avagliano e Palmieri analizzano il fenomeno, la cui ampiezza è stata in qualche periodo davvero notevole, concentrando la propria attenzione sul lasso temporale che va dal 1870 al 1940. Mettono così in rilievo come le partenze dalla Penisola abbiano assunto connotati di massa tra l’ultimo ventennio dell’Ottocento e il Primo conflitto mondiale, quando a emigrare furono quasi 8 milioni di individui, per riprendere in misura minore nel dopoguerra.…

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Per il ras americano Europa e Ucraina sono solo comparse

di Alberto Negri

Scene di caccia e di guerra alla Casa bianca. Davanti a Trump, Zelensky ha cercato disperatamente di difendere le sue ragioni e quelle dell’Ucraina. Ma si è accorto troppo tardi che il famoso accordo sulle terre rare era una trappola per attirarlo a Washington e far rotolare la sua testa sul tavolo del negoziato tra gli Stati uniti e la Russia di Putin.

Trump ha rovesciato completamente la narrazione – la Russia non è più l’aggressore – e ha spazzato via i principi del diritto internazionale e di qualsiasi etica che l’Europa proprio in Ucraina ha voluto difendere.

Vale solo il diritto del più forte, la violenza, esattamente come accade tra gli israeliani e i palestinesi, cosa sui cui gli europei dovrebbero riflettere: se sulle leggi internazionali e i principi cedi da una parte prima o poi sarai costretto a cedere anche da un’altra.

Trump ha incalzato Zelensky con argomenti falsi – sapendo benissimo che lo sono – e alla fine, sparando bordate come in una caccia al cinghiale, lo ha costretto alla fuga.…

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Disordine mondiale

di Enrico PaventiDisordine mondiale. Perché viviamo in un'epoca di crescente caos , Manlio Graziano

Alla luce del moltiplicarsi dei conflitti e delle aree di crisi, la realtà globale tende a rivelarsi sempre più caotica e incontrollabile. Negli ultimi anni è andato costantemente crescendo il numero dei contesti caratterizzati dall’esistenza di tensioni, più o meno aspre, dalle quali hanno avuto talora origine scontri armati, nonché vere e proprie guerre: una situazione che, sul piano planetario, appare resa in maniera efficace dall’utilizzo del termine «disordine» e vede nell’instabilità il suo principale connotato, mentre in numerose regioni della Terra si accendono nuovi focolai e si riacutizzano conflitti rimasti irrisolti.

È possibile, considerato ciò che sta accadendo giorno dopo giorno sui diversi scacchieri internazionali, dare vita a un «nuovo ordine mondiale» che porti benessere e stabilità? Oppure si tratta solo di una pia illusione con la quale si tenta di placare il senso di angoscia provocato dal pericolo dello scoppio di una Terza guerra mondiale?

Manlio Graziano, studioso di geopolitica e docente universitario, risponde a questo cruciale interrogativo analizzando alcuni confronti fra la stretta attualità e qualche momento fondamentale della storia moderna.…

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