Guzmán : “Il Cile deve ancora guarire dal golpe dell’11 settembre”

di Lucia Capuzzi

«Ho perduto molte cose nella vita ma non l’entusiasmo. Come ho fatto? Ho imparato che ciascuno di noi è chiamato a ricostruirlo dopo ogni delusione. È l’unico modo per non smettere di vivere». A 82 anni, la voce di Patricio Guzmán è flebile. Ma dentro ogni sillaba risuona lo slancio del trentenne rientrato in Cile dalla prestigiosa Scuola ufficiale di cinematografia di Madrid proprio quando, per la prima volta, un socialista aveva conquistato il potere con le schede elettorali. E quell’uomo, Salvador Allende, si accingeva a fare la rivoluzione all’interno dell’ordine costituzionale. Un esperimento inedito nel mondo spezzato in due blocchi contrapposti e, per questo, destinato a plasmare l’immaginario della sinistra ben oltre le Ande. «L’intero Paese era uno straordinario documentario. Svoltavi l’angolo e c’era una manifestazione, due strade dopo un collettivo artistico improvvisava un laboratorio. Avevo gli occhi pieni di immagini, dovevo solo prendere una telecamera e filmare. E l’ho fatto».

Per oltre un anno, Guzmán ha girato nelle fabbriche occupate di Santiago, nelle campagne in fermento, nelle piazze teatro di comizi e dimostrazioni di segno opposto.…

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Chiamamola privatocrazia sanitaria, una cancrena

di Nicoletta Dentico

Avevamo il secondo sistema sanitario più bello del mondo, per l’Oms, fino al 2000. Oggi almeno il 60% dei fondi pubblici finisce in mano ai privati; più del 50% delle strutture che si occupano di malattie croniche sono private. I tagli della prossima legge di bilancio assecondano questa metastasi.

Parecchi anni fa, in taxi per le strade di Nairobi, ricordo lo sbalordimento quando il taxista dichiarò en passant, ma con sarcastico sollievo, che nell’eventualità di un incidente con la macchina, la mia presenza a bordo avrebbe garantito la disponibilità di una carta di credito per accedere al pronto soccorso anche per lui. Già la privatizzazione della salute in Kenya rivelava le sue aberranti manifestazioni, incluso il fatto che – come raccontava il taxista con angoscia – anche partorire in ospedale comportava un costo che la maggior parte della popolazione non poteva permettersi. I parti difficili finivano male, perlopiù, era accaduto anche a sua figlia.

Oggi, nel paese che nel 2000 si collocava al secondo posto al mondo (dopo la Francia) per la qualità del servizio sanitario nazionale secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ci stiamo dirigendo – un passo alla volta, neppure tanto lentamente – nella stessa paradossale direzione.…

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Un Paese allo specchio nella bomba alla stazione

di Davide Conti

La strage fascista della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 rappresenta, come in un complesso racconto autobiografico del Paese, elementi e fasi storiche diverse che pure hanno drammaticamente caratterizzato la direzione e il senso del decennio ‘70-‘80, ovvero quegli «anni del tritolo» pregni di complicità statali (per questo abrasivi nella memoria pubblica delle istituzioni) che prima precedettero e poi si sovrapposero a quelli «di piombo» (più comodamente raccontati dalla retorica celebrativa ufficiale).

All’interno di quella vicenda ritroviamo in prima fila i fascisti vecchi e nuovi dell’epoca. Tutti provenienti dal Msi ovvero da quel partito che secondo l’attuale Presidente del Consiglio ebbe «un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica e il terrorismo» e nel «traghettare verso la democrazia milioni di italiani usciti sconfitti dalla guerra». Quel Msi dalla cui radice origina il partito postfascista al governo che oggi attraversa per la prima volta l’anniversario della strage.

NELLE SEDI MISSINE degli anni Settanta si erano formati i terroristi dei Nuclei Armati Rivoluzionari: Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva come autori della strage) e Gilberto Cavallini (condannato in primo grado).…

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Le regole realizzano e custodiscono i valori

di Francesco Provinciali

Come diceva Georges Bernanos “non siamo noi che custodiamo le regole ma sono le regole che custodiscono noi”.

Dimentichiamo spesso – infatti – che il rispetto delle buone regole non costituisce solo un vincolo, magari fastidioso, a cui non possiamo sottrarci perché prevede obblighi e sanzioni ma anche una preziosa risorsa per essere gratificati da protezioni individuali e certezze sociali.

In un contesto esistenziale dove prevalgono la fragilità interiore e lo sbandamento emotivo ci accorgiamo quanto sia rassicurante poter contare sulla socializzazione dei valori.

Le tradizioni, le consuetudini, le istituzioni in cui la società si riconosce sono involucri che contengono la sedimentazione del pensiero e delle azioni, quello che resta dei vissuti, il deposito delle esperienze, la convenzione condivisa dei comportamenti che ci permette sia di vivere in una rete di relazioni che hanno un significato, in cui possiamo identificarci, sia di scambiarci messaggi reciprocamente comprensibili.

Il frettoloso elogio del cambiamento fine a sé stesso, oggi tante volte ricorrente nelle aspettative sociali e nelle aspirazioni individuali ma spesso imperativo categorico della globalizzazione e metafora perdente della progettualità, non può privarci della ineguagliabile, rassicurante condizione mentale di stabilità che ci deriva dalla certezza di possedere i punti di riferimento che ci siamo dati.…

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Quelle ombre che il Cavaliere lascia dietro di sé. Dalla tessere P2 allo “stalliere” Mangano

di Antonio Maria Mira

L’ex premier ha sempre respinto accostamenti alla mafia e alle stragi ma in appunti di Falcone erano registrati i rapporti con Cinà, Grado e Mangano, poi assunto ad Arcore. Il caso degli attentati alla Standa e il timore che i figli fossero sequestrati. Ad avanzare sospetti sui finanziamenti a Edilnord fu anche il giornale della Lega Molte le vicende che hanno collegato Silvio Berlusconi a “cosa nostra”. Storie “antiche”, sull’imprenditore, ma anche più recenti. Inchieste aperte, chiuse e riaperte. Proprio come l’ultima, quella che lo vedeva coinvolto con Marcello Dell’Utri nel capitolo dei “mandanti esterni” degli attentati mafiosi del 1993 a Firenze, Roma e Milano. Un’inchiesta che intreccia mafia, servizi segreti, settori della massoneria vicini alla P2 di Licio Gelli, alla quale Berlusconi era iscritto. In un primo tempo lo negò, e venne condannato per falsa testimonianza, condanna estinta per sopravvenuta amnistia. Risultava iscritto dal 26 gennaio 1978, tessera n.1816, scherzava, lui costruttore, sulla qualifica di “muratore”.…

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L’economia tedesca e il mondo aspettando Scholz

di Vincenzo Comito

Il cancelliere Scholz ha programmato un bilaterale in Italia con Giorgia Meloni per parlare dei problemi e delle sinergie tra i due sistemi industriali. La locomotiva d’Europa arranca e perde pezzi negli Usa mentre Bruxelles la spinge a recidere i legami con il fondamentale mercato asiatico.

Nel testo che segue riprendiamo il tema relativo alla situazione e alle prospettive dell’economia tedesca – Paese molto importante per l’intera Europa e dell’Italia in particolare mentre si profila una visita ufficiale del cancelliere Olaf Scholz in Italia dopo l’incontro con la premier italiana a margine del G7 di Hiroshima-, tema cui in passato abbiamo dedicato già qualche attenzione su questo stesso sito. Il fatto è che si profilano all’orizzonte delle novità molto rilevanti cui Berlino non sembra rispondere con la necessaria decisione e chiarezza, anche perché le classi dirigenti e l’opinione pubblica tedesca sembrano molto divisi al loro interno.

La vendita della Viessmann

Diversi anni fa, sotto il governo di Angela Merkel, aveva fatto molto scalpore il fatto che un’impresa cinese allora poco conosciuta in Europa, la Midea, acquisisse la proprietà della Kuka, il più importante produttore di robot del Paese ed una della imprese tecnologicamente all’avanguardia dello stesso; l’azienda, in ogni caso, sembra abbia ottenuto da allora risultati sostanzialmente positivi e dovrebbe nel 2022 aver ottenuto un fatturato di circa 3,9 miliardi di euro, con una crescita di quasi il 20% rispetto all’anno precedente.…

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La guerra fredda è finita, quale futuro per Nato e Occidente?

di Sergio Romano

In un libro recente ho letto: «Di fronte alle genuflessioni e alle attenzioni servili riservate a Zelensky nei vari Paesi, mi chiedo come sia possibile che nessuno abbia ancora coraggiosamente provato a ricordare che in seguito all’implosione dell’Urss (e non alla vittoria degli Usa nella Guerra Fredda) la Nato prese a svolgere una costosa campagna acquisti di tanti Paesi portandoli tutti a giocare contro la Russia e arrivando al confini del suo territorio. Possibile  che nessuno abbia ancora detto che così facendo si stava favorendo lo scoppio della Terza guerra mondiale?». Sono le parole usate da uno storico, Giovanni Buccianti, in un saggio (Dalla Cortina di ferro alla Cortina delle provocazioni) e non piaceranno forse a parecchi lettori. Ma meritano di essere lette con attenzione.

Quando fu evidente, dopo il fallimento delle riforme di Gorbaciov e la nascita a Mosca di una Comunità degli Stati Indipendenti, che l’Unione Sovietica  non era più in condizione di continuare a combattere la Guerra fredda, molti pensarono che in quel momento sarebbe stato possibile creare utili rapporti (non solo economici, ma anche politici e culturali) fra le democrazie occidentali e Mosca.…

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Le spese militari non conoscono crisi

di Giulio Marcon

Oltre 2.200 miliardi di dollari. A tanto ammontano, secondo i dati dell’ultimo Rapporto Sipri, le spese militari nel mondo nel 2022. Invece di proseguire sulla strada della guerra e del riarmo, bisogna affrontare le sfide di un’umanità sofferente e di un pianeta vicino al collasso.

I dati dell’ultimo Rapporto Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) resi noti lo scorso 24 aprile – e presentati in quell’occasione in un webinar dalla Rete Pace e Disarmo e dalla campagna Sbilanciamoci! – evidenziano un’ulteriore crescita delle spese militari nel mondo. La spesa globale è arrivata nel 2022 alla stratosferica cifra di 2.240 miliardi di dollari, con un aumento di 127 miliardi rispetto al 2021.

Il 39% della spesa militare mondiale appartiene agli Stati Uniti, il 55% ai paesi membri della NATO. L’82% della spesa militare mondiale è concentrata in 15 paesi. Oltre agli Stati Uniti (con il 39%), abbiamo la Cina che si trova al secondo posto della classifica mondiale (con il 13% della spesa militare), la Russia (3,9%), l’India (3,6%, con un aumento del 6% rispetto al 2021), l’Arabia Saudita (3,3%), l’Ucraina (2%).…

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25 aprile, la versione della Meloni: “Contro di noi una esclusione di massa”

In un monologo pubblicato sul Corriere la premier dà la sua lettura del 25 aprile, rivendica il ruolo della “destra democratica” e lamenta «l’uso della categoria del fascismo come arma di esclusione di massa»

La versione di Giorgia Meloni è affidata a una pagina sul Corriere, non un’intervista ma un lungo monologo nel quale la premier dà la sua interpretazione della storia e del presente.

“Baluardo di Democrazia”

Il primo passaggio che Meloni opera è quello di applicare all’Italia di oggi il ruolo di «imprescindibile baluardo di democrazia». Va ricordato che in queste settimane in Ue l’Europarlamento ha gradualmente condannato l’erosione dello stato di diritto e gli attacchi alle minoranze da parte del governo Meloni: gli eurodeputati hanno votato risoluzioni e fatto dichiarazioni sugli attacchi alla stampa libera, alle famiglie arcobaleno, l’erosione del diritto all’aborto in Italia, e così via. Ma la premier prosegue il suo sforzo di normalizzazione dell’estrema destra e sul Corriere scrive: «Mi auguro che le mie riflessioni possano fare di questa ricorrenza un momento di ritrovata concordia nazionale nel quale la celebrazione della nostra ritrovata libertà ci aiuti a comprendere e rafforzare il ruolo dell’Italia nel mondo come imprescindibile baluardo di democrazia».…

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La chimera della transizione green

di Paolo Andruccioli

Per avviare una riconversione ecologica dell’economia in Europa mancano i soldi e si sbaglia metodo. Non bastano le alleanze auspicabili tra i vari Parlamenti europei. Occorre rafforzare l’accesso diretto dei cittadini alle decisioni. Ciò potrebbe passare per esempio attraverso l’obbligo per gli Stati membri di pubblicare l’elenco dei beneficiari dei fondi europei, incluso il Pnrr.

L’Europa affronta la sua sfida più difficile senza risorse e senza un metodo innovativo vincente. È quello che emerge da vari documenti elaborati dalla Commissione europea e dalle analisi di gruppi di economisti come quelli di Social Europe. Le istituzioni europee sono costrette ad ammettere che l’attuale bilancio dell’Unione non dispone di sufficienti disponibilità per sostenere gli obiettivi del Net-Zero Industry Act e per garantire condizioni di parità tra gli Stati membri. Le strade che si propongono sono tre: aumentare gli investimenti pubblici europei, scaricare sui singoli Paesi il peso della transizione, oppure fare intervenire il mitico mercato finanziario, che è la soluzione classica delle politiche europee degli ultimi anni che non a caso hanno fallito molti degli obiettivi e favorito la speculazione finanziaria.…

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