25 aprile a Torino, bruciate bandiere del Pd e della Nato. Bruno Segre a 103 anni sul palco.

di Diego Longhin

“Anche Putin è un dittatore che finirà male. I partigiani di oggi sono in Ucraina a combattere per la libertà, contro il razzismo, l’antisemitismo e per un Paese libero senza dogmi e senza padroni, per un futuro migliore”. Parole di Bruno Segre, avvocato e partigiano di 103 anni, dal palco di piazza Castello, dove è arrivata la fiaccolata del 25 Aprile partita da piazza Arbarello.

Una manifestazione che mancava da due anni, a causa dell’emergenza Covid, e sulla quale pesa l’ombra della guerra in Ucraina che ha provocato polemiche sia alla vigilia sia durante il corteo. Una bandiera del Pd e una della Nato sono state date alle fiamme al termine della celebrazione da parte del Fronte della Gioventù comunista: “Siamo contro l’escalation delle spese militari – ha detto Simone Vial, esponente nazionale del Fgc –  Vanno aumentati invece i fondi per la scuola, la salute e i servizi sociali”.

“Fuori la Nato dalla manifestazione”. Così alcuni partecipanti alla tradizionale fiaccolata del 25 Aprile hanno accolto, anche con fischi e insulti, l’arrivo di una delegazione di Radicali guidata dal consigliere comunale Silvio Viale che, come annunciato, si sono presentati in piazza con le bandiere della Nato, assieme a quelle dell’Ucraina e dell’Unione Europea.…

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Una ragione sanitaria contro la guerra

di Nicoletta Dentico e Pirous Fateh-Moghadam

L’incremento delle spese militari è una vergogna, ha detto Papa Francesco. Tanto più intollerabile perché nel 2022 il governo ha previsto un taglio di 6 miliardi di spesa in ambito di sanità pubblica, dopo due anni di pandemia che hanno sconquassato il servizio sanitario e lasciato un’eredità di disuguaglianze profonde.

Il 24 febbraio 2022 l’esercito russo ha violato il diritto internazionale invadendo l’Ucraina e scatenando una devastante guerra di aggressione che perdura da oltre un mese. La responsabilità dell’invasione e del brutale conflitto armato che ne consegue ricade unicamente sul presidente Putin, il quale persegue da due decenni una politica imperialista ultrareazionaria. La nostra solidarietà va al paese aggredito e alla sua popolazione profondamente violata dalla guerra, senza dimenticare però la solidarietà a quanti in Russia si sono opposti finora alla politica bellicista del proprio governo, pagando un prezzo altissimo per il loro esplicito dissenso. Neppure questa cosa possiamo dimenticare: che anche la Nato e diversi Paesi occidentali che la compongono perseguono a loro volta una politica imperialista che, nella storia recente, non ha esitato a più riprese a ricorrere all’uso della guerra, in violazione del diritto internazionale, provocando stragi tra la popolazione civile.…

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“Suisse secrets”: il “tesoretto” del Vaticano insieme a quello di trafficanti e torturatori

di Francesco Peloso

C’è anche il Vaticano e l’affare della compravendita dell’immobile di lusso londinese di Sloane Avenue, nei “Suisse Secretes”, la clamorosa fuga di notizie che ha portato alla luce i segreti bancari del Credit Suisse, una delle più importanti banche svizzere all’interno della quale venivano conservati gelosamente, fino a pochi giorni fa, i segreti finanziari inconfessabili di mezzo mondo. Il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung è infatti riuscito a ottenere i dati relativi a oltre 18mila conti del Credit Suisse; il giornale fa parte di un consorzio di media internazionali – OCCRP Organized Crime and Corruption Reporting Project – che ha gestito l’elaborazione e la pubblicazione dell’immensa mole di documenti, articoli sui Suisse Secrets sono poi usciti su diverse testate che fanno parte del consorzio: fra queste The GuardianLe MondeLa Stampa. Si tratta della più grande fuga di notizie da una banca svizzera mai avvenuta e, nonostante i conti in questione riguardino solo una piccola parte della clientela complessiva dell’istituto, scrive OCCRP presentando l’iniziativa, «nei dati abbiamo comunque trovato dozzine di personaggi dubbi, tra cui un generale algerino accusato di tortura, i figli di un brutale uomo forte azerbaigiano e persino un signore della droga serbo noto come Misha Banana».…

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Quirinale, il problema non risolto degli assenti

di Andrea Fabozzi

Camere riunite. Nessuna decisione sui grandi elettori bloccati dalla pandemia. Il centrosinistra contrario a deroghe: gli assenti ci sono sempre stati. Ma questa volta saranno un numero straordinariamente superiore a quelli del passato. Il picco è in arrivo e si stimano almeno 50 out, sette anni fa furono 14

Qual è la soglia fisiologica di assenze in un’elezione del presidente della Repubblica? La domanda è circolata a Montecitorio durante l’ultima conferenza dei capigruppo, quella che ha preso un po’ di decisioni tecniche sul modo in cui svolgere le votazioni da lunedì 24 gennaio – catafalchi senza tende, scaglionamento in aula, penne disinfettate – ma ha evitato di decidere sul problema più grande. Che riguarda i grandi elettori impossibilitati a partecipare all’elezione. Perché positivi al Covid, anche senza sintomi, o perché in quarantena dopo un contatto a rischio o persino perché residenti nelle isole ma senza il super green pass richiesto per lo spostamento sul continente.

Il caso dei parlamentari e dei delegati regionali esclusi contro la loro volontà è stato sollevato dalla destra, più di tutti da Fratelli d’Italia.…

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Verso le elezioni: politica e no vax

di Giuseppe Boschini

Da qualche tempo la politica italiana si confronta, e si divide, sul fenomeno “no-vax”. Nella costante semplificazione dicotomica del nostro discorso politico pubblico, la vaccinazione anti-Covid è divenuta una specie di spartiacque. Anche politico.

Sinistra vax e destra no vax?

Da un lato, le forze di sinistra o di centrodestra moderato, che si sono chiaramente schierate a favore della vaccinazione di massa. (Persino Berlusconi si è fatto riprendere a braccio scoperto, con l’ago infilato). Dall’altro, le forze di destra populista, che hanno strizzato l’occhio ai movimenti no-vax, pur senza volere o poter prendere le distanze chiaramente dalla vaccinazione, impostando piuttosto il discorso sul piano delle libertà, della contrarietà all’obbligo, di una erronea strategia del Governo, perché troppo impositiva e non sufficientemente “persuasiva”.

E, da ultimo, le forze di estrema destra, su tutte Forza Nuova, che hanno invece chiaramente sposato, probabilmente sostenuto, sicuramente sfruttato le manifestazioni di piazza anti-vax, fino al punto drammatico – per la democrazia – dell’assalto alla CGIL e degli sventati assalti – spesso per poco – a varie sedi istituzionali, in numerose città.…

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L’Africa e i suoi mercati

di Marco Aime

Chi di noi, viaggiando per l’Africa, non è stato attratto dai suoni e dai colori dei mercati? La vivacità e la spettacolarità delle bancarelle sono ormai entrate a far parte dell’immaginario collettivo, spesso guadagnandosi il loro bello spazio su tutti i dépliant turistici. Ma se per il turista il mercato è spesso solamente un luogo dove “fare shopping” o scattare qualche decina di foto, per la gente del posto il mercato rappresenta un insostituibile punto di riferimento temporale, spaziale e sociale.

Il mercato, infatti, specie nel mondo rurale, non è solamente un luogo di compravendita o di scambio commerciale. In tutto il continente il mercato è un luogo caratterizzato da un’intensa celebrazione di scambi sociali e diventa luogo di incontro tra i membri dispersi della propria famiglia, del proprio villaggio d’origine e di villaggi diversi. Il grande albero che spesso sorge nel centro delle piazze è un vero e proprio arbre à palabres sotto il quale gli anziani si riuniscono per lunghe discussioni e fumate di pipa.…

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Un global flop, da Roma a Glasgow

di Nicoletta Dentico

Sbandierato dalla stampa italiana come successo del multilateralismo, il G20 di Roma è stato un vero fallimento e ha preparato un altrettanto fallimentare summit della Cop 26 a Glasgow. Il capitalismo fossile va dritto per la sua strada e i governanti non riescono a imparare la lezione della pandemia.

Capita raramente di assistere a una sequenza di eventi globali così incalzanti da costringere i governi a metterci la faccia, per rispondere alla pressione dell’opinione pubblica mobilitata per le strade, e non solo alle ragioni talora oscure della geopolitica. Impegnati senza soluzione di continuità tra il summit conclusivo del G20 e la storica COP26 in corso a Glasgow, i leader della comunità internazionale, in un certo senso, non hanno scampo. 

Al summit di Roma, evento conclusivo della presidenza italiana del G20, i capi di Stato e di governo ci sono arrivati stremati dalle assenze annunciate di Russia e Cina e dalle profonde divisioni interne, e fino all’ultimo sono stati imbrigliati nel negoziato, per atterrare con difficoltà sul terreno comune di una dichiarazione finale dopo mesi di impegni vacui e una retorica sempre più lontana dalla realtà.…

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La cittadinanza che offende

di Tonio dell’Olio

“Più che un insulto alla memoria di mio fratello, questa cittadinanza è una ferita sulle carni del popolo brasiliano, soprattutto dei deboli, degli emarginati, degli esclusi, che lui tanto amava. Per questo non posso fare finta di niente”. A parlare così è Fabiano, fratello di Ezechiele (Lele) Ramin, giovane missionario veneto ucciso nella fazenda Catuva (Rondônia) in Brasile, il 24 luglio 1985. Quel giorno Lele era lì per difendere i contadini dalla violenza dei latifondisti che volevano estendere i propri artigli anche su quelle terre. Ora il fratello e la famiglia di padre Ramin, insieme alla Diocesi e a tantissima parte dell’opinione pubblica, prendono posizione contro la decisione incomprensibile del comune di Anguillara Veneta (Padova) di concedere la cittadinanza onoraria al presidente brasiliano Jair Bolsonaro i cui avi partirono proprio da questa cittadina verso il Brasile. In tutti i conflitti per la terra, nella questione amazzonica e nella diffusione pandemica, Bolsonaro ha scelto di stare dalla parte sbagliata difendendo i proprietari terrieri, le multinazionali che spogliano la foresta e negano l’efficacia dei vaccini.…

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A Dio quel che è di Dio, alla scienza quel che è della scienza. Due scienziati per una fede oltre il mito

di Claudia Fanti

Che, per la teologia, il richiamo alla scienza non sia più una scelta, ma una strada obbligata, è stato ribadito da più parti: se il cristianesimo, è stato sottolineato, vuole cercare di parlare alle donne e agli uomini contemporanei in un modo che possa ancora risultare efficace e significativo, è evidente che non potrà più prescindere da quanto sappiamo oggi dell’universo e dei suoi processi. E non c’è dubbio che quanto la scienza ci ha permesso oggi di sapere rimandi a un’immagine completamente nuova del mondo – radicalmente diversa da quella che ha permesso lo sviluppo del patrimonio simbolico teologico, dottrinale e spirituale del cristianesimo – scardinando dalle fondamenta l’antica cosmovisione geocentrica, statica, antropocentrica e androcentrica.

In questo quadro, l’antico braccio di ferro tra scienza e fede non ha più ragione d’essere: come evidenzia José Maria Vigil nel libro Il cosmo come rivoluzione  (Gabrielli editore, 2018), «in materia “scientifica”, solo la scienza ha una parola da dire. La spiritualità, senza pretendere di possedere verità precedenti o provenienti da una fonte indipendente, costruirà proprio a partire dal contributo della scienza».…

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Gino Strada, un partigiano dell’umanità

di Marco Damilano

Aveva denunciato i guasti dell’intervento armato, lo avevano bollato come “anima bella”. L’epilogo di un disastro annunciato è la conferma della bontà delle sue ragioni. Il ricordo del direttore de L’Espresso: «Era un leader naturale, un obiettore totale. Rifiutava l’idea di arruolarsi sotto qualunque bandiera»

Se n’è andato mentre l’Afghanistan torna al punto di partenza, come lui ha denunciato per venti anni, l’ultima volta questa mattina, sulla Stampa. «Questa situazione non sorprende nessuno che abbia una conoscenza dell’Afghanistan o almeno buona memoria. Mi sembra che siano sempre mancate», ha scritto Gino Strada nel suo ultimo articolo. Lui conosceva bene e ricordava. Ricordava che chi si era opposto venti anni fa all’intervento americano e atlantico era stato accusato di essere «un traditore dell’Occidente, un amico dei terroristi, un’anima bella».

Lo avevano chiamato tante volte così, le sentinelle dell’esportazione del sistema occidentale in armi, i cupi guardiani della realpolitik che tradivano, loro sì, i valori della democrazia e le ragioni dell’umanità, per ritrovarsi oggi con questo pugno di macerie in mano, il disastro annunciato costato, cito i dati riportati da Gino, 2mila miliardi di dollari, 8,5 miliardi di euro per l’Italia, 241mila vittime, 5 milioni di sfollati.…

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