Raccontare la guerra

di Nello Scavo

Dagli altoparlanti che una volta diffondevano melodie classiche ora risuonano le sirene antiaeree. Ma avvicinandosi alle trincee che cingono il Teatro del Balletto, Odessa appare come il set di un kolossal dedicato alla Seconda guerra mondiale. Nessuno può credere che tanta bellezza possa essere sfregiata da un solo colpo di artiglieria. Invece, i colpi sparati dalle fregate russe e dalle basi in Crimea passano sulle cupole d’oro e le acrobazie architettoniche, in cerca di obiettivi militari.

Ma come sempre accade dal 24 febbraio, le cannonate sfondano abitazioni civili e infrastrutture. “Il nemico non è ancora alle porte”, dicono gli abitanti della città che le forze moscovite potrebbero voler conquistare anche solo per consegnare un trofeo di guerra a Putin, lo zar senza impero costretto a ripiegare dalle intenzioni conquistatrici della prima ora. I russi non sono ancora alle porte, ma bussano scaricando ordigni che hanno l’effetto di spingere i civili verso le uniche due opzioni: fuggire per mettersi al sicuro o restare per resistere.…

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Ucraina: la pace possibile

di Giulio Marcon

Il prossimo 23 luglio il cartello di associazioni e reti della società civile Europe for peace ha lanciato una mobilitazione in tutte le città d’Italia per il cessate il fuoco in Ucraina e per la ripresa dei negoziati, tra l’Ucraina e la Russia. L’orizzonte non può che essere quello di una conferenza internazionale di pace per ricostruire le condizioni di una sicurezza comune e condivisa in Europa.

Europe for peace raggruppa centinaia di organizzazioni laiche e cattoliche impegnate per la pace in Ucraina, per la solidarietà con le vittime del conflitto e a sostegno dei pacifisti russi che cercano di fermare la follia bellicista di Putin. L’orizzonte per un’azione di pace non può che essere quello europeo: solo dall’azione congiunta dei governi e delle società civili dei paesi europei (dell’Ovest e dell’Est) può giungere la spinta nella direzione di una pace possibile.

Contro chi – sulla pelle delle popolazioni civili – vuole la guerra ad oltranza e pensa sia possibile “vincere” la guerra, è necessario archiviare il delirio bellicista e rimettere al centro la ragione di un’azione possibile per far tacere le armi e far ripartire il negoziato.…

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Cl-Vaticano, tensione alle stelle

 di Valerio Gigante

Ennesimo capitolo della lunga saga che da alcuni anni contrappone il Vaticano a Comunione e Liberazione, un tempo lobby vicinissima al papa e dalla Curia romana, che oggi invece vive rapporti sempre più tesi con l’istituzione ecclesiastica.

La ragione sta nel tipo di gestione – dei rapporti con i vertici della Chiesa, dei rapporti interni, ma anche economica-finanziaria – che nel corso degli anni ha portato tutti i movimenti ecclesiali (e CL in particolare) ad essere percepiti come Chiese nella Chiesa, ossia come corpi autonomi, e in diversi casi e a sé stanti, che non rispondono nella sostanza ad altra autorità se non al proprio fondatore o leader. Con una serie di conseguenze talvolta anche gravi, in termini di abusi di potere.

Anche per questa ragione, il Pontificio Consiglio Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita era intervenuto, l’11 giugno 2021 con un decreto sui Movimenti che fissa norme precise che disciplinano la vita delle associazioni ecclesiali, compresi i termini e i tempi dell’elezione dei gruppi dirigenti.…

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Omertà di Stato

di Tonio Dell’Olio

Con coraggio e determinazione, Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso trent’anni fa a Palermo, denuncia l’omertà di istituzioni e brandelli dello Stato. In questi anni c’è chi ha nascosto la verità, chi ha taciuto, chi ancora oggi continua a ripararsi dietro la coltre dei “non ricordo” e chi ha sviato indagini e ricerca della verità. È sicuramente il dato più vergognoso di tutta la vicenda che segue alle stragi di Capaci e via D’Amelio. Un fatto che non onora i corpi trucidati di persone che hanno pagato il prezzo più alto. Un fatto che fa somigliare lo Stato alle mafie o, peggio, porta a galla collusioni, scambi di favori, convergenze di interesse. E così, dopo trent’anni di questo slalom gigante inverecondo e tragico, ci troviamo ancora a contemplare tozzi di verità che emergono dalle nebbie dei palazzi. Come se si continuasse a infierire su quei corpi, sulla dedizione di quelle persone al proprio lavoro. Però il cortocircuito delle cose autentiche ha fatto in modo che proprio da quelle stragi si sprigionasse l’impegno indignato e diffuso di migliaia di giovani che continuano a ispirarsi alle idee e all’impegno di Falcone e Borsellino e di Francesca, Antonio, Vito, Rocco, Agostino, Emanuela, Vincenzo, Walter e Claudio.…

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Da Perugia ad Assisi sfila la voglia di pace

di Mario Di Vito

I numeri diffusi dagli organizzatori testimoniano l’esistenza di un popolo: da 156 comuni, province e regioni, 53 scuole, 88 associazioni nazionali, 359 associazioni locali, secondo gli organizzatori, si erano registrati in diecimila e, alla fine, dal palco di Assisi viene diffuso il numero finale: «Siamo più di cinquantamila a manifestare qui e nelle altre città d’Italia». L’edizione straordinaria della Marcia della Pace Perugia-Assisi, sotto lo slogan «Fermatevi! La guerra è una follia», fa registrare un successo oltre le più rosee previsioni, segno che al di là della propaganda, degli attacchi e delle polemiche più pretestuose sulla presunta equidistanza dei pacifisti c’è una fetta d’Italia che rifiuta la guerra, è contraria agli armamenti e ritiene il dialogo lo strumento migliore per la risoluzione dei conflitti. 

«Questa manifestazione è fatta per togliere la parola alle armi e ridarla alla politica – dice il coordinatore del comitato promotore Flavio Lotti –, se la politica la riprenderà in mano ci salveremo, altrimenti sarà un disastro per tutti».…

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La neve di Leopoli

di Tonio Dell’Olio

Quando abbiamo salutato Leopoli, nevicava abbondantemente. Un lenzuolo bianco sembrava coprire ogni cosa. Come un unguento sulle ferite. Come un gesto pietoso sulla tragedia della guerra. Non si trattava della magia incantata dei fiocchi di neve ma quasi di un gesto di pietà. Questi giorni che ci hanno permesso di oltrepassare il confine della normalità per toccare i drammi della guerra, ci hanno confermato che la volontà, il desiderio, l’anelito della gente è verso una normalità da recuperare senza sirene che squarcino i rumori quotidiani, senza corse verso i rifugi, senza i battiti aumentati nel petto. “Stop the war – Facciamo la pace” è azione normale tra fratelli e sorelle: nessun gesto dimostrativo, nessun delirio. Semplicemente la volontà di abbracci che attraversino i confini e di gesti di pace. Un segno. Ancora una volta un segno che indichi una direzione e dica che è possibile che i popoli si prendano in carico il loro destino disobbedendo alla logica della guerra e che la pace si costruisce senza armi.…

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Io, pacifista russo arrestato a Mosca

di Open democracy

La traduzione del racconto, scritto in forma anonima, di un attivista per la pace a Mosca: l’intervento della polizia, gli interrogatori, le sanzioni e le modalità per organizzare altre manifestazioni clandestinamente.

Questo articolo è la traduzione di un racconto di un pacifista russo fermato durante le recenti manifestazioni contro la guerra in Ucraina pubblicato anonimo da Open Democracy

Sono stato arrestato durante una protesta contro la guerra a Mosca. Ecco cosa è accaduto in seguito. Dopo otto ore seduto davanti al ritratto di Vladimir Putin, mi è più chiaro che mai che il governo è determinato a schiacciare il dissenso.

Due del pomeriggio: esco dalla stazione della metro Kitay-gorod. All’uscita, niente lascia intuire che ci si trova nella capitale di un paese in guerra.

Ma dopo aver superato il Museo Politecnico di Mosca, ti imbatti in un cordone di polizia che copre tutti gli accessi alla sede del Servizio Federale di Sicurezza (FSB) in Piazza Lubyanka. La maggior parte dei poliziotti indossa cappelli da sci.…

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Il tempo del silenzio

di Tonio Dell’Olio

Quando le bombe fanno rumore e le esplosioni urlano l’odio, a nulla serve gridare più forte, imprecare, levare la voce. Quando la politica, il dialogo e la diplomazia cedono il passo allo stato maggiore e alla tattica militare, le parole, le dichiarazioni tardive e le buone maniere non fermano la distruzione. Insomma la guerra si vince sui decibel. La pace è questione di silenzio. Per questo serve qualcosa di più profondo piuttosto che di più urlato. E questo è il tempo del silenzio che si fa preghiera, come le lacrime e il dolore delle vittime. Questo è il tempo di pensare con gli occhi e con l’anima. Con gli stessi sentimenti della mamma di Kiev che guarda il proprio bambino di pochi mesi. Con un tempismo dello Spirito, Papa Francesco ha invocato il digiuno: “E ora vorrei appellarmi a tutti, credenti e non credenti. Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno”.…

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Dov’è l’Onu?

di Tonio Dell’Olio

Nella babele delle dichiarazioni, delle telefonate, degli incontri e delle sedute tra i cupi protagonisti di questa crisi ucraina, qualcuno di voi ha avuto notizia di un incontro tra il Segretario generale e Putin o Biden? Qualcuno sa cos’ha deciso a proposito il Consiglio di sicurezza? C’è un inviato speciale che ha cercato una mediazione? E se c’è, a quali conclusioni è arrivato? Detto con franchezza, se la crisi in Ucraina è dolorosa e speriamo non degeneri in conflitto armato, è deludente il silenzio e l’immobilismo cui è costretto l’organismo sovranazionale che 77 anni anni or sono nasceva “per salvare le future generazioni dal flagello della guerra” (Carta dell’Onu). Eppure truppe indipendenti equipaggiate ed appositamente esercitate al ruolo di polizia internazionale con compiti di peacekeeping, avrebbero potuto schierarsi a difesa della popolazione ucraina. Peccato che avrebbero dovuto deciderlo i membri di quel Consiglio di sicurezza che sono attualmente schierati gli uni contro gli altri sul terreno degli appetiti geopolitici ed energetici.…

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Presidente senza dibattito

di Tonio Dell’Olio

Se arrivasse un visitatore da un altro pianeta e, tra le altre cose, si appassionasse ad apprendere i principi e la grammatica della democrazia, si farebbe di certo una grassa risata nell’assistere al teatro quotidiano che va in scena per l’elezione della carica più alta del nostro ordinamento di democrazia parlamentare. “Ma che democrazia è mai questa?” – chiederebbe incuriosito e divertito l’ospite. Sarebbe certo d’essere capitato in un Truman show. Trattative private e, spesso, nascoste. Tattiche per bruciare nomi alla vigilia e calare l’asso dopo la terza o quarta o quinta votazione. Intese da briscola e abilità da bridge, autocandidature narcisistiche, calcoli sulla temibile fine della legislatura e delle relative prebende e poi nomi di attori, comici e subrette. Di tutto di più, tranne l’accenno timido di un dibattito parlamentare, aperto e trasparente, sulle prerogative, le qualità, le competenze che sarebbero richieste alla persona che andrebbe a garantire proprio quella democrazia tradita e che rappresenterà il nostro Paese per i prossimi sette anni.…

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