Il fantasma del no vax si aggira sulla scena politica

di Giuliana Santoro

Un fantasma si aggira per il paese: è il movimento No Vax. L’ectoplasma appare e riappare, ma terrorizza solo a giorni alterni. Una volta viene dipinto come un minaccioso soggetto organizzato in grado di bloccare gli snodi ferroviari, l’altra ridotto ad Armata Brancaleone senza arte né parte. In entrambi i casi, che si tratti di allarmismo o derisione, sfugge il punto: come avremmo dovuto imparare dalla vicende paradossali e al di fuori di ogni regola politologica della nascita del Movimento 5 Stelle o dell’assedio al Campidoglio dei sostenitori di Trump, il cospirazionismo è una delle forme della politica al tempo della crisi della rappresentanza e della fine dei grandi conflitti.

UNO DEI PUNTI di forza del cospirazionismo è che istruisce una discussione che costringe qualsiasi controparte dialettica, anche la più radicale, a recitare il ruolo difensore dello status quo. Bisogna inoltre ricordare che il discorso che per semplicità chiameremo No Vax affronta in maniera irrazionale e paranoica uno dei nodi decisivi della nascita della sovranità politica moderna: il rapporto tra libertà individuale e sicurezza collettiva, tra paura e fiducia reciproca.…

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Se ne va un pezzo di Adista. Anzi, rimane con noi. E’ morto Giovanni Avena

di Valerio Gigante

Nel momento in cui lo scriviamo ci pare impossibile. Eppure la lunga malattia che ne ha segnato gli utlimi anni di vita ci avrebbe dovuto preparare. Da ieri, 4 settembre, Giovanni Avena non c’è più. Si è spento serenamente, verso le 23.

Giovanni Avena non ha fondato Adista, ma è come se lo avesse fatto. Se non l’ha fondata, l’ha rifondata. È stato infatti tra i protagonisti della trasformazione della testata (1979) da agenzia della Sinista Indipendente a cooperativa di soci impegnati nell’idea di una informazione libera dai condizionamenti del potere economico, ecclesiastico, partitico, profondamente incarnata in una prospettiva evangelica, di sinistra, laica e pluralista.

In questi casi si dicono spesso frasi tipo “senza Giovanni Adista perde una parte importante della sua storia”. Ma non è così. Adista è Giovanni, nel senso che il suo contributo ha profondamente cambiato il giornale e la vita di ciascuno di noi che lo ha incontrato, conosciuto, stimato. Ciascuno di noi del collettivo di Adista porta dentro qualcosa della sua testimonianza umana, politica ecclesiale.…

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Genova, paura profezia e speranze

di Simone Oggionni

Vent’anni si prestano a un bilancio: non è più cronaca, diventa storia. Le emozioni – anche quelle più accese – si trasformano in ragionamenti, anche se rimangono i sentimenti e le passioni. A distanza di vent’anni dai fatti di Genova si possono tentare riflessioni compiute, malgrado rimangano sospesi diversi interrogativi.

La prima riflessione compiuta è che quel movimento è stato l’ultimo grande movimento di massa con basi potenzialmente anti-capitalistiche che il nostro Paese abbia conosciuto. Un movimento aperto, democratico, libero, autonomo, trasversale. Con al centro un unico obiettivo: cambiare direzione di marcia al mondo. Nel mirino aveva posto, correttamente, quelle politiche neo-liberiste che, a circa dieci anni dal crollo dell’Unione Sovietica e dall’inizio del sogno unipolare, dispiegavano le loro illusioni e i loro tragici effetti: diseguaglianze, ingiustizie, guerre.

Non c’è più stato – dopo Genova – un luogo capace di dare voce a mille voci collettive, dai centri sociali al mondo cattolico progressista, da Rifondazione Comunista a pezzi significativi del mondo operaio e sindacale.…

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Rilanciamo il disarmo nucleare

di Maurizio Simoncelli

Il summit a Madrid dell’Iniziativa di Stoccolma ha rilanciato a luglio l’obiettivo mondiale del disarmo nucleare e rilanciato il Trattato di non proliferazione, ma il processo nei fatti langue. E ci sono segnali in controtendenza da Londra, da Pechino, mentre viene rimandata la ripresa del negoziato Usa-Iran.

Nel luglio scorso si è tenuta a Madrid la Quarta riunione ministeriale dell’Iniziativa di Stoccolma per il disarmo nucleare. Il meeting è stato copresieduto dai ministri degli esteri della Spagna, Arancha González Laya, della Svezia, Ann Linde, e della Germania, Heiko Maas, con la partecipazione di Argentina, Canada, Finlandia, Germania, Indonesia, Giappone, Giordania, Kazakhstan, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Spagna, Svezia e Svizzera.

L’Iniziativa di Stoccolma, avviata nel 2019 con 16 ministri degli esteri di Stati non dotati di armi nucleari (NNWS), intende rafforzare il Trattato di non proliferazione (TNP), promuovendo il disarmo nucleare per un mondo libero dalle armi nucleari. Nel 2020 l’Iniziativa ha presentato a Berlino 22 precise proposte (le cosiddette “Stepping Stones“) per dare nuova linfa ad un processo di disarmo che langue.…

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A metà del guado

di Tonio Del’Olio

“Siamo a metà del guado, ma ricordiamoci che dobbiamo ancora passarlo”. Il guado a cui fa riferimento con questa battuta mons. Luigi Bettazzi, 98 anni, vescovo emerito di Ivrea e ultimo vescovo italiano ancora in vita ad aver partecipato al Concilio Vaticano II, è la piena attuazione del Concilio stesso. E queste parole non sono state pronunciate al crepuscolo del novecento ma ieri a Verona, facendo memoria del Seminario per l’America Latina. Il Concilio non è stato la semplice produzione di un certo numero di documenti, ma l’inaugurazione di uno stile fatto di ascolto delle voci che dalla strada entravano nelle finestre istoriate delle chiese. Il Concilio, infatti, va colto nello spirito e non nella lettera. Per questo ha ragione Bettazzi a dire che siamo “a metà del guado”. È per questo che qui in Assisi stasera intitoliamo una piazzetta a quell’evento che non ricorda soltanto il cammino compiuto, com’è tipico di tutte le targhe viarie, ma anche quello che c’è ancora da fare.…

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Stop alla messa preconciliare: Francesco salda i conti col fondamentalismo cattolico

di Francesco Peloso

La decisione di papa Francesco di revocare la liberalizzazione della messa in latino preconciliare abrogando il motu proprio di Benedetto XVI ‘Summorum pontificum’, chiude un intero ciclo politico e definisce la rotta del futuro per la malridotta barca di Pietro, anche oltre l’orizzonte dell’attuale pontificato. Ci sarà modo per tornare sulla portata della decisione di Francesco, qui basterà accennare appena alcuni fatti. Da un punto di vista meramente simbolico si può dire che dietro le falangi estremiste pronte a dare l’assalto al Congresso di Washington nel dicembre scorso, aleggiava fra gli altri anche il fantasma di ‘Summorum pontificum’ e del mondo fondamentalista e apocalittico cristiano che lo aveva accolto e al quale Ratzinger aveva teso la mano della riconciliazione. Benedetto XVI ha infatti perseguito, nei primi anni del suo pontificato, un sogno restauratore, un disegno ideologico che certo è andato in frantumi ma ha prodotto danni enormi. E’ opportuno ripercorre alcuni passaggi di quel percorso. Nel settembre del 2005 il papa tedesco incontrò il Superiore della Fraternità di San Pio X, mons. …

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Tre omelie contro il Führer

di Gian Antonio Stella

Clemens Van Galen scosse le coscienze dei tedeschi. Il 13 luglio 1941, e per altre due settimane, in Vescovo di Münster, da sempre ostile a Hitler, attaccò le politiche naziste.

«La mia testa è a disposizione di vostra maestà, ma non la mia coscienza». L’immenso Clemens von Galen, quell’estate 1941, citava ad esempio l’impavida risposta data nel 1763 da Ernst von Münchhausen a Federico II, l’imperatore che aveva osato chiedere al suo ministro di commettere un’ingiustizia. La citava e la faceva propria, per sfidare Adolf Hitler.

Sapeva bene, l’arcivescovo di Münster, che si stava giocando la pelle: «Nessuno di noi è sicuro, sia esso convinto di essere il più fedele, il più coscienzioso cittadino, sia esso convinto della propria completa innocenza, che un giorno non venga prelevato da casa, privato della propria libertà e rinchiuso nei sotterranei e nei campi di concentramento della polizia segreta. Non mi faccio illusioni: ciò può capitare anche oggi, o un giorno, anche a me.…

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Rifiuti Usa

di Tonio dell’Olio

Che dopo 20 anni di “presenza” straniera, le truppe della coalizione abbandonino l’Afghanistan è cosa nota e risaputa, ma in questi giorni circolano alcune immagini che sono diventate l’icona del risultato di quella pluriennale occupazione. È la discarica infinita di rifiuti della base aerea di Bagram, quartier generale delle forze statunitensi. Sono tonnellate di rifiuti e rottami metallici tra i quali la povera gente si aggira alla ricerca di poter recuperare qualcosa da riutilizzare o rivendere. Sembra la vera metafora di una guerra protrattasi tanto a lungo e che ora si lascia alle spalle una scia di rifiuti, ovvero di sporcizia, di tante risorse spese per garantire i 100.000 soldati Usa che sono passati da lì. La situazione sociale e politica, come quella dello smaltimento dei rifiuti, è tutt’altro che risolta. Gruppi armati che hanno rialzato la testa, collaboratori (autisti, traduttori, inservienti) che tremano per gli effetti delle vendette da parte dei fondamentalisti, un governo fantoccio che si aggira su un panorama spettrale come una discarica, gente che fugge, donne che temono ritorsioni a suon di bombe per il solo fatto d’essersi affrancate dalla schiavitù.…

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La sacralità delle fonti

di Tonio Dell’Olio

Tenere segrete le fonti di informazione nella professione giornalistica non è un privilegio ma una necessità. Si possono e si devono attaccare – anche legalmente – le notizie ritenute false o lesive dell’immagine di una realtà o della dignità delle persone, ma non chiedere dove un giornalista ha attinto quelle informazioni. Quando una persona racconta fatti che vuole che siano conosciuti, è possibile che abbia intenzione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa o che addirittura voglia consumare una vendetta ma il dovere del giornalista è di verificare che non vi sia falsità e non quali siano le ragioni che portano a svelare quelle notizie. Molto più probabilmente ciò che spinge la fonte a raccontare a un giornalista fatti di cui è stato testimone è la garanzia di restare anonimo e, quindi, al riparo del potere usato come minaccia. Per queste ragioni la sentenza del Tar del Lazio che condanna Report a rivelare di fatto le fonti all’avvocato Mascetti non garantisce e tutela questa condizione.…

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Respinte le dimissioni del Card.Marx, un vescovo che si sente responsabile

di Ludovica Eugenia

Con una lunga lettera molto affettuosapapa Francesco ha rimandato al mittente le dimissioni rassegnate dal card. Reinhard Marx da arcivescovo di Monaco e Frisinga (v. qui), rese pubbliche il 4 giugno scorso con una lettera allo stesso pontefice. Il 10 giugno è stata resa nota dalla Sala Stampa vaticana la risposta di Francesco: devi continuare il tuo servizio pastorale, e lo farai da arcivescovo di Monaco.

68 anni, una delle figure più significative, credibili e influenti della Chiesa cattolica europea ma anche in Curia, Marx è a stretto contatto con il pontefice, fa parte del Consiglio dei cardinali e nel 2014 è stato nominato ad quinquennium da Francesco coordinatore del Consiglio per l’Economia; dal 2012 al 2018 è stato Presidente della Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (COMECE) e dal 2014 al 2020 presidente della Conferenza episcopale tedesca. La rielezione sarebbe stata possibile entrambe le volte, ma Marx deliberatamente non si è ripresentato.

Nella lettera di dimissioni, il cardinale – che prima di essere nominato arcivescovo a Monaco, nel 2007, è stato per sei anni vescovo di Treviri – spiegava che la sua decisione era motivata dall’esigenza di assumersi «la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni.…

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