Ora e sempre Primo Maggio

di Ilaria Romeo

Come fu istituita la Festa dei lavoratori. La sua storia, chi ha provato a cancellarla e chi l’ha difesa. Una ricostruzione

È il congresso della Seconda Internazionale riunitosi nel luglio del 1889 a Parigi a lanciare l’idea di una grande manifestazione che “sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i Paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”.

La scelta della data cade sul Primo Maggio: giorno in cui, tre anni prima a Chicago, una grande manifestazione operaia per le otto ore aveva dato luogo a una sanguinosa repressione. La festa, ratificata ufficialmente a Bruxelles nell’agosto 1891 (II Congresso dell’Internazionale), è osservata e praticata già nel 1890 con manifestazioni a livello nazionale e locale. Ma, almeno in Italia, avrà vita breve. Il fascismo abolisce infatti nel 1923 (R.D.L.…

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Il femminismo e il Vescovo

di  Giancarla Codrignani

Le donne, le loro rivendicazioni, i diritti e la voce di don Luigi Bettazzi.

Per la Chiesa cattolica l’aborto è un problema su cui dottrinalmente è difficile ragionare. Il “no” è prescrittivo, anche se questa “piaga sociale”, praticata in tutti i tempi e in tutti i Paesi del mondo, apre alla prassi particolarmente odiosa della doppia morale. Porsi il problema nella sua profondità sia teologica sia umana senza fermarsi al peccato, significa – in Italia è in vigore la legge 194 che consente l’interruzione volontaria di gravidanza – assumersi il coraggio di affrontarlo.

Due anni fa il vescovo emerito di Ivrea, Luigi Bettazzi tornava a scrivere un Posterius (Rocca sett. 2022) per affrontare la difesa della vita nascente a partire da ciò che dice la scienza sulla natura dei processi evolutivi anche nel caso del fenomeno procreativo. La natura stessa è ambigua e non fa legge, comportando che gran parte (fino al 40 %) degli ovuli fecondati abbandonino il corpo della donna senz’altra conseguenza che un ritardo mestruale.…

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L’illusione bellica dell’Occidente

di Francesco Strazzari

Nella sostanziale afasia sulla guerra contro Gaza, sono le armi a tenere banco. Con o senza la Nato, con o senza le destre al comando dopo il voto europeo si dà per scontato che l’Ue darà ancora più slancio alla spesa per la difesa. Con più commesse per l’industria Usa.

Ecco l’annunciato Zeitenwende – il passaggio al tempo nuovo. Il cancelliere tedesco Scholtz e il ministro della Difesa Pistorius, in eleganti cappotti neri, raggiunti dalla premier danese Frederiksen affondano le vanghe nella nuda terra e inaugurano la nuova fabbrica Rheinmetall di munizioni d’artiglieria.

L’obiettivo che fu annunciato, il milione di pezzi in mano agli ucraini entro marzo, è un miraggio: dopo decine di migliaia di morti, cade Adviivka e si combatte con sempre meno risorse. Mine e droni russi hanno congelato l’iniziativa di Kyiv, circoscrivendola alla battaglia sul Mar Nero.

Nel frattempo Rheinmetall ha ottenuto commesse per 10 miliardi: da quando i carri armati russi hanno invaso l’Ucraina il valore delle azioni è più che raddoppiato.…

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Il giorno sbagliato per avere ragione

di Andrea Fabozzi

Che la giornata della memoria corra da tempo il rischio di scadere nella ritualizzazione e non servire più a molto né per la manutenzione dei ricordi né per il presente lo scrive con preoccupazione anche l’Unione delle comunità ebraiche italiane. Ma perché il 27 gennaio non sia solo un rito si devono respingere quelle interpretazioni museali per le quali bisogna evitare ogni discorso che riporti l’orrore della Shoah nell’attualità e nelle sue tragedie e per le quali quell’abisso si potrebbe dunque solo contemplare, una volta l’anno.

Questo 27 gennaio non può che parlare anche all’attualità del 7 ottobre, al barbaro attacco di quel giorno di Hamas ai civili israeliani e alla carneficina che Israele sta facendo a Gaza da oltre cento giorni. Tanto da rendere possibile l’accusa di genocidio sulla quale si farà sentire oggi la Corte dell’Aja.

Nell’occidente che si riarma e dove cresce ovunque la destra, l’attualità del «mai più», il messaggio più forte della giornata della memoria, è tragicamente più urgente.…

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Toni Negri, la confusione del nichilista rivoluzionario

di Giovanni Cominelli

Toni Negri ha definito l’Autonomia operaia come “un movimento di matrice cattolica, una Solidarnosc italiana, contro la pretesa egemonia dei comunisti sul movimento operaio”. Già, l’Azione cattolica, dove si aggiravano personaggi quali Umberto Eco, Gianni Vattimo, Silvio Garattini e molti altri… Quest’ultimo, oggi 95enne, da me interpellato, ricorda ancora “Toni, quel simpatico ragazzo veneto”, presidente della GIAC padovana, che si incontrava a Roma nei corridoi dell’Azione cattolica. Toni che leggeva Bernanos, Maritain, Simon Weil.

Difficile comprendere il Toni Negri successivo, senza tornare alle origini di un cattolicesimo che con Pio XII sognava di rifondare la civiltà. Con due varianti. Se Luigi Gedda, presidente dell’Azione cattolica, continuava a perseguire un’idea clerico-statalista della presenza cristiana nel mondo, fino a contrastare fortemente l’autonomia della DC, altri – da Dossetti, a La Pira, ad Arturo Paoli a Carlo Carretto al mondo dei giovani di allora – erano mossi dal radicalismo messianico: il rinnovamento doveva generare una nuova società, una nuova umanità e le istituzioni, quali la Chiesa, il sistema dei partiti e lo Stato, ne dovevano uscire trasformate.…

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I massacri impeccabili dell’intelligenza artificiale

di Tonio Dell’Olio

Oggi Avvenire ospita un articolo interessantissimo dell’estroso artista italo-argentino Raul Gabriel sull’intelligenza artificiale applicata alla guerra. “La guerra – scrive Gabriel – è un beneficiario d’elezione per la narrativa epica che accompagna l’avvento delle intelligenze artificiali come un alone magico. Imaging ad altissima risoluzione, droni più umani degli umani che li guidano, bombardamenti talmente precisi che potresti tranquillamente fare colazione mentre viene raso al suolo l’ospedale di fronte al bar, cyberselezione mirata dei colpevoli, licenza di uccidere via software, che suona bene, molto più pulita”. È sulla precisione che Raul Gabriel punta maggiormente l’attenzione dal momento che secondo la credenza comune negli ambienti militari, l’intelligenza artificiale è in grado di ricentrare il “bias”, ovvero quella curva, quella tendenza a deviare che finora era considerata inevitabile nel centrare un obiettivo. Apparentemente – ma solo apparentemente – questa precisione ad altissima capacità tecnologica, rende eticamente accettabile l’applicazione dell’IA alla guerra. Insomma la nuova intelligenza garantisce guerre impeccabili, senza errori, effetti collaterali, sbavature tragiche.…

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Cile, i 50 anni di un golpe

di Federico Bonadonna

L’11 settembre del 1973 un golpe militare sostenuto e finanziato dagli Stati Uniti d’America abbatté il governo di Salvador Allende, il primo presidente socialista democraticamente eletto della storia. Accadde in Cile, dove il generale Augusto Pinochet instaurò una dittatura del libero mercato seguendo le ricette monetariste di Milton Friedman e la sua scuola di Chicago frequentata da alcuni cileni dell’alta borghesia fin dai primi anni Sessanta.

Fino al golpe Pinochet era un personaggio secondario nella storia cilena. Allende non saprà mai che il generale che aveva nominato appena venti giorni prima comandante delle forze armate sarà il traditore principale: “Pinochet non risponde, poverino, lo avranno imprigionato” dirà Allende a uno dei suoi collaboratori in quelle ultime, drammatiche ore, mentre i quattro caccia Hawker Hunter dell’aeronautica bombardano il palazzo presidenziale La Moneda. In quelle stesse ore, con la sua voce stridula, Pinochet dice all’ammiraglio Patricio Carvajal di proporre alla famiglia Allende di lasciare il Cile su un aereo per poi simulare un incidente in volo: “Se mata la perra se acaba la leva”, uccidere la cagna per eliminare la cucciolata.…

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Mons. Bettazzi, beato costruttore di pace

di Enrico Peyretti

Oggi abbiamo pianto in molti, ma subito abbiamo sorriso, alla notizia mattutina della morte di Luigi Bettazzi, vescovo costruttore di pace, quindi beato, come dice Gesù in Matteo 5,9. Abbiamo sorriso come certamente ha fatto lui, valicando il colle dalla vita limitata alla vita piena. Sapeva unire ai problemi più gravi, anche drammatici, il sorriso serio, che alleggerisce la paura e sostiene la speranza attiva.

Forse pochi lo conoscono da più tempo di me: dal 1956 o 57, cioè da circa 65 anni, quando era vice-assistente nazionale della Fuci, e io tra i dirigenti centrali, poco più che ventenne. Via via nei decenni, tanti hanno visto fiorire in lui le qualità che allora cominciavamo a riconoscere. Negli ultimi circa 15 anni ha sempre partecipato agli incontri annuali che una dozzina di noi, allora nella Fuci e rimasti collegati in vari impegni, abbiamo realizzato in varie parti d’Italia, da Messina a Torino, Firenze, Roma, ecc. Lo chiamiamo il gruppo “Fuci 60”.…

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Quanti mondi ha attraversato Bettazzi?

di Tonio Dell’Olio

Io ricordo di averlo accompagnato in Bosnia, Kosovo, El Salvador, Guatemala, Australia, Vietnam, paese che, come un voto emesso, visitava ogni anno. Ma penso che non ci sia stato scenario di guerra che non l’abbia visto discreto seminatore di pace, della costruzione della pace. Ma Bettazzi ha attraversato il mondo del Concilio, del dialogo, della nonviolenza, delle domande critiche, dell’incontro. Profeta della pace e della nonviolenza, don Bettazzi è tutt’altro che un protagonista del passato. È piuttosto un uomo del futuro. Si è sporto, ha anticipato, ha aperto squarci di futuro. Ed è esattamente ciò che gli ha causato non poche incomprensioni e avversità, soprattutto da parte delle sentinelle del passato rassicurante. Bettazzi amava la navigazione in mare aperto, le cime senza orizzonti obbligati, i percorsi non indicati dalle cartine geografiche. Come tutti i profeti autentici, Bettazzi è stato, è, un uomo libero. Anche se ripeteva che il profeta era don Tonino e che lui era piuttosto il patriarca, i costruttori della pace di ogni latitudine e di ogni credo, l’avranno come punto di riferimento sempre perché quell’uomo dava puntualmente voce all’anima.…

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Altro che scuola del merito: la rivoluzione di Don Milani è una guida nei nostri giorni scomposti

di Stefania Rossini

L’istruzione pensata per i ceti popolari. La lotta alle ingiustizie. Il libro “Lettera a una professoressa”. L’ostilità della Chiesa nei suoi confronti. A cento anni dalla nascita, la visionaria lezione del priore di Barbiana

Ci sono persone delle quali è obbligatorio tornare spesso ad occuparsi nel sospetto che le nuove generazioni ne abbiano un’idea vaga o distorta. Tra queste un posto d’onore è occupato da Don Lorenzo Milani, dalla sua Scuola di Barbiana e da un libro straordinario, quella “Lettera a una professoressa” che nel lontano 1967 ha costretto la scuola italiana a riflettere sulle sue mancanze e, piaccia o no, ha nutrito la ribellione verso l’istruzione classista che di lì a poco avrebbe animato la contestazione studentesca.

Quando in questi mesi abbiamo sentito invocare il merito come pilastro di una scuola che deve mandare avanti “i migliori”, quando il merito è stato aggiunto persino nella dicitura del nuovo ministero dell’Istruzione, ignorando volutamente che l’abbandono scolastico in Italia è tra i più alti d’Europa, forse a qualcuno sarà tornata in mente una delle frasi più celebri di quel prezioso libretto: «Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali».…

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