Da Perugia ad Assisi sfila la voglia di pace

di Mario Di Vito

I numeri diffusi dagli organizzatori testimoniano l’esistenza di un popolo: da 156 comuni, province e regioni, 53 scuole, 88 associazioni nazionali, 359 associazioni locali, secondo gli organizzatori, si erano registrati in diecimila e, alla fine, dal palco di Assisi viene diffuso il numero finale: «Siamo più di cinquantamila a manifestare qui e nelle altre città d’Italia». L’edizione straordinaria della Marcia della Pace Perugia-Assisi, sotto lo slogan «Fermatevi! La guerra è una follia», fa registrare un successo oltre le più rosee previsioni, segno che al di là della propaganda, degli attacchi e delle polemiche più pretestuose sulla presunta equidistanza dei pacifisti c’è una fetta d’Italia che rifiuta la guerra, è contraria agli armamenti e ritiene il dialogo lo strumento migliore per la risoluzione dei conflitti. 

«Questa manifestazione è fatta per togliere la parola alle armi e ridarla alla politica – dice il coordinatore del comitato promotore Flavio Lotti –, se la politica la riprenderà in mano ci salveremo, altrimenti sarà un disastro per tutti».…

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La neve di Leopoli

di Tonio Dell’Olio

Quando abbiamo salutato Leopoli, nevicava abbondantemente. Un lenzuolo bianco sembrava coprire ogni cosa. Come un unguento sulle ferite. Come un gesto pietoso sulla tragedia della guerra. Non si trattava della magia incantata dei fiocchi di neve ma quasi di un gesto di pietà. Questi giorni che ci hanno permesso di oltrepassare il confine della normalità per toccare i drammi della guerra, ci hanno confermato che la volontà, il desiderio, l’anelito della gente è verso una normalità da recuperare senza sirene che squarcino i rumori quotidiani, senza corse verso i rifugi, senza i battiti aumentati nel petto. “Stop the war – Facciamo la pace” è azione normale tra fratelli e sorelle: nessun gesto dimostrativo, nessun delirio. Semplicemente la volontà di abbracci che attraversino i confini e di gesti di pace. Un segno. Ancora una volta un segno che indichi una direzione e dica che è possibile che i popoli si prendano in carico il loro destino disobbedendo alla logica della guerra e che la pace si costruisce senza armi.…

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Io, pacifista russo arrestato a Mosca

di Open democracy

La traduzione del racconto, scritto in forma anonima, di un attivista per la pace a Mosca: l’intervento della polizia, gli interrogatori, le sanzioni e le modalità per organizzare altre manifestazioni clandestinamente.

Questo articolo è la traduzione di un racconto di un pacifista russo fermato durante le recenti manifestazioni contro la guerra in Ucraina pubblicato anonimo da Open Democracy

Sono stato arrestato durante una protesta contro la guerra a Mosca. Ecco cosa è accaduto in seguito. Dopo otto ore seduto davanti al ritratto di Vladimir Putin, mi è più chiaro che mai che il governo è determinato a schiacciare il dissenso.

Due del pomeriggio: esco dalla stazione della metro Kitay-gorod. All’uscita, niente lascia intuire che ci si trova nella capitale di un paese in guerra.

Ma dopo aver superato il Museo Politecnico di Mosca, ti imbatti in un cordone di polizia che copre tutti gli accessi alla sede del Servizio Federale di Sicurezza (FSB) in Piazza Lubyanka. La maggior parte dei poliziotti indossa cappelli da sci.…

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Il tempo del silenzio

di Tonio Dell’Olio

Quando le bombe fanno rumore e le esplosioni urlano l’odio, a nulla serve gridare più forte, imprecare, levare la voce. Quando la politica, il dialogo e la diplomazia cedono il passo allo stato maggiore e alla tattica militare, le parole, le dichiarazioni tardive e le buone maniere non fermano la distruzione. Insomma la guerra si vince sui decibel. La pace è questione di silenzio. Per questo serve qualcosa di più profondo piuttosto che di più urlato. E questo è il tempo del silenzio che si fa preghiera, come le lacrime e il dolore delle vittime. Questo è il tempo di pensare con gli occhi e con l’anima. Con gli stessi sentimenti della mamma di Kiev che guarda il proprio bambino di pochi mesi. Con un tempismo dello Spirito, Papa Francesco ha invocato il digiuno: “E ora vorrei appellarmi a tutti, credenti e non credenti. Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno”.…

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Dov’è l’Onu?

di Tonio Dell’Olio

Nella babele delle dichiarazioni, delle telefonate, degli incontri e delle sedute tra i cupi protagonisti di questa crisi ucraina, qualcuno di voi ha avuto notizia di un incontro tra il Segretario generale e Putin o Biden? Qualcuno sa cos’ha deciso a proposito il Consiglio di sicurezza? C’è un inviato speciale che ha cercato una mediazione? E se c’è, a quali conclusioni è arrivato? Detto con franchezza, se la crisi in Ucraina è dolorosa e speriamo non degeneri in conflitto armato, è deludente il silenzio e l’immobilismo cui è costretto l’organismo sovranazionale che 77 anni anni or sono nasceva “per salvare le future generazioni dal flagello della guerra” (Carta dell’Onu). Eppure truppe indipendenti equipaggiate ed appositamente esercitate al ruolo di polizia internazionale con compiti di peacekeeping, avrebbero potuto schierarsi a difesa della popolazione ucraina. Peccato che avrebbero dovuto deciderlo i membri di quel Consiglio di sicurezza che sono attualmente schierati gli uni contro gli altri sul terreno degli appetiti geopolitici ed energetici.…

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Presidente senza dibattito

di Tonio Dell’Olio

Se arrivasse un visitatore da un altro pianeta e, tra le altre cose, si appassionasse ad apprendere i principi e la grammatica della democrazia, si farebbe di certo una grassa risata nell’assistere al teatro quotidiano che va in scena per l’elezione della carica più alta del nostro ordinamento di democrazia parlamentare. “Ma che democrazia è mai questa?” – chiederebbe incuriosito e divertito l’ospite. Sarebbe certo d’essere capitato in un Truman show. Trattative private e, spesso, nascoste. Tattiche per bruciare nomi alla vigilia e calare l’asso dopo la terza o quarta o quinta votazione. Intese da briscola e abilità da bridge, autocandidature narcisistiche, calcoli sulla temibile fine della legislatura e delle relative prebende e poi nomi di attori, comici e subrette. Di tutto di più, tranne l’accenno timido di un dibattito parlamentare, aperto e trasparente, sulle prerogative, le qualità, le competenze che sarebbero richieste alla persona che andrebbe a garantire proprio quella democrazia tradita e che rappresenterà il nostro Paese per i prossimi sette anni.…

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Il ragazzo che disegnò Auschwitz

di Thomas Geve

«Cominciai tracciando i contorni con le matite, e in seguito aggiunsi i colori con gli acquerelli ricevuti in dono da un soldato americano che si era interessato al mio lavoro. Poi aggiunsi didascalie, mappe ed elenchi. Quei giorni andati riacquistarono la loro vividezza: l’arrivo, la selezione, le punizioni, il cibo, le malattie, le recinzioni senza fine, il lavoro, gli appelli, l’inverno, le rivolte, le forche, l’evacuazione, i Katjuša e molto altro. Raffigurare con le sette tinte dell’arcobaleno l’esistenza al campo, cupa, triste e incolore, mi rincuorava e mi spronava a continuare».

(da “Il ragazzo che disegnò Auschwitz”, Einaudi, 2022)

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Credere rinunciando ad ogni immagine del divino

di Gilberto Squizzato

1. Il Dio dell’Esodo

Se è un’enorme fatica rinunciare all’immagine figurata del Dio onnipotente arbitro delle nostre vicende personali (le famigerate “imperscrutabili vie del Signore”), non meno ardua è quella di depurare la mia immaginazione dalla figura di Jahvè signore della Storia, segreto regista degli eventi globali. Perché ora so che quella era l’immagine nazionalistica di un dio etnico non più compatibile con la mia sensibilità: era il Dio condottiero, protagonista onnipresente dell’Esodo e dell’intera storia ebraica, di cui tanti di noi si erano innamorati negli anni ‘60/‘80 perché indiscutibile artefice dell’imminente liberazione globale dell’umanità dalle mascelle voraci del capitale e dall’ingiusta voracità dei padroni sovranazionali, ricchi Epuloni destinati al suo inferno.

Ma esiste davvero un Dio signore della Storia, come credettero Mosè e gli ebrei del Sinai, convinti di averlo al loro fianco quando, occupata con le armi la terra dei Cananei, edificarono su quel fondamento religioso spiccatamente nazionalistico (cioè etnico, cioè, per dirla tutta, anche razziale e razzista) di una delle prime teocrazie assolute?…

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No vax e individualismo democratico

di Sandro Antoniazzi

Non si tratta  di rimettere in discussione la libertà personale, fondamento del sistema democratico, ma di affermare che accanto alle scelte individuali sono necessarie altrettante scelte collettive di valori comuni e di  ideali sociali condivisi

 

Ci sono varie motivazioni apportate dai no-vax a sostegno delle loro posizioni: motivazioni di carattere medico, di non sufficiente sperimentazione dei vaccini, di dubbi sugli effetti futuri e altre ancora.

Ma non si può non rilevare, anche da affermazioni esplicite di partecipanti alle manifestazioni, che, fra tutte, la motivazione fondamentale che emerge è quella della libertà personale. “Decido io”.

Rispetto a una decisione legittima di un governo democratico, si erge la posizione di singoli che la rifiutano, sostenendo la preminenza della loro autonomia personale.

Questo sembra porre un serio problema alla democrazia e spinge a una riflessione che riguarda i suoi fondamenti.

Nella classica opera di Alexis de Tocqueville sulla democrazia in America, si descrive la nascita della prima democrazia moderna: un mondo di persone tutte uguali, privo di strutture gerarchiche e di potere, proprie dei vecchi paesi europei, e con davanti un futuro aperto e favorevole, da costruire con le proprie forze.…

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Con Martini a Gerusalemme

di Roberto Mela

Editorialista del Corriere della sera e psicanalista, l’autore ha seguito da vicino l’episcopato del card. Martini a Milano ed è uno dei maggiori esperti del suo pensiero. Dal 3 al 10 ottobre 2018 ha partecipato a un viaggio in Terra Santa sulle orme del cardinale. Da quella esperienza è nato il libro, che non intende essere una guida turistica ai vari luoghi biblici, ma un sussidio spirituale per prepararsi al pellegrinaggio e a viverlo accompagnati dalle parole sapienti di Martini.

Dopo l’introduzione, Garzonio articola il libro in otto “Percorsi e soste”, a cui segue un capitolo di conclusioni. Ogni percorso è strutturato in tre momenti: una riflessione dell’autore, un’ampia citazione delle lettere pastorali di Martini e un’indicazione dei luoghi biblici che possono far rivivere le parole della Bibbia e anche i suggerimenti del cardinale.

Tutti conoscono l’amore di Martini per la Terra Santa e per Gerusalemme. Questo fatto ne fa un accompagnatore generoso e speciale.

L’introduzione si impernia sulla parabola del “seminatore”.…

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