L’Islam di Stato non esiste

di Giovanni Sarubbi

Dialogare è certamente meglio che spararsi addosso. Sotto questo punto di vista è stato positivo l’incontro tenutosi lo scorso 16 febbraio alla Grande Moschea di Roma sul tema “Musulmani italiani insieme per una società coesa”, organizzato dal Centro islamico culturale d’Italia e da Limes, rivista Italiana di geopolitica, a cui ha partecipato il ministro degli Interni Marco Minniti. La destra islamofoba ha parlato di un Minniti a caccia di “voti islamici”. L’intervento principale è stato quello del ministro Minniti che ha parlato dopo Khalid Chaouki, presidente del Centro islamico culturale d’Italia, e di Francesca Corrao, professoressa dell’Università Luiss Guido Carli di Roma.

Minniti ha incentrato il suo intervento sul “Patto nazionale per un Islam italiano” firmato lo scorso anno, il primo di febbraio.

Da ministro degli Interni l’intervento di Minniti è stato incentrato sul tema della sicurezza coniugato con il tema dell’islam. Perché coniugare insieme sicurezza e religione islamica? Perché questo collegamento non si pone per una qualsiasi altra religione?…

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Democrazia della cultura

Dal 2014 la libertà di scattare fotografie nei musei è legge, da pochi mesi estesa anche ai beni archivistici e librari rispondendo alle attese degli studiosi di diverse aree umanistiche. Ma per molti non è ancora chiaro che la liberalizzazione delle immagini è una questione democratica, decisiva per il significato che vogliamo dare al concetto di “patrimonio culturale”. di Mariasole Garacci

Il 29 agosto è finalmente entrata in vigore l’attesa legge annuale per il mercato e la concorrenza (n. 124/2017) che, riformulando l’art. 108 del codice dei beni culturali (vedere pp. 225-226), introduce il regime di libera riproduzione con mezzi propri del patrimonio delle biblioteche e degli archivi pubblici italiani (art. 1, c. 171). Come sanno bene coloro che frequentano questi luoghi per motivi di studio e di ricerca, l’uso del mezzo proprio spesso era interdetto e dunque, in questi casi, la riproduzione rimaneva vincolata al monopolio di un concessionario esterno, oppure era subordinata ad autorizzazione e talvolta al pagamento di una tariffa, indipendentemente dal fatto che la riproduzione con smartphone o macchina fotografica non comportasse rischio di danni da manipolazione al documento già concesso in consultazione, né oneri di riproduzione per l’istituzione che lo detiene.…

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Il realismo del disarmo nucleare

di Mao Valpiana*

Con il Simposio “Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale” papa Francesco ha dato un contributo importante alla nonviolenza: “Il disarmo non è un’utopia, ma un sano realismo”. Il Movimento Nonviolento, che ha sempre fatto del disarmo unilaterale un obiettivo politico fondamentale, è davvero grato al pontefice per questa sua presa di posizione.

La dottrina cattolica sul tema della pace ha fatto un fondamentale passo in avanti: non solo è da condannare con fermezza la minaccia dell’uso di armi atomiche, ma anche il loro semplice possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano.

Le 15mila testate nucleari presenti nel pianeta sono un pericolo costante, un’ipoteca sul futuro dell’umanità. Gli Stati che possiedono o ospitano bombe atomiche (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, USA, India, Corea del Nord, Pakistan, Israele, Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia) sono condannati.…

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Dalla Casta al lavoro sociale, (forse) c’è vita per i partiti

di Giacomo Russo Spena

Partendo dalla degenerazione attuale, un libro di Fulvio Lorefice ragiona sull’utilità della forma partito che nel Novecento ha rappresentato l’organizzazione più efficace per le lotte popolari. Ed oggi? I partiti si possono salvare soltanto se riscoprono le pratiche di mutualismo e ricostruiscono un tessuto sociale col Paese. La vecchia Syriza e Podemos sono due modelli interessanti da seguire.

Della lotta alla Casta il M5S ci ha fatto una ragion d’essere. Già prima, i radicali di Marco Pannella si sono battuti contro la “partitocrazia italiana”. Un Sistema di potere. Ad oggi, perché mai un giovane dovrebbe iscriversi ad un partito politico? La loro crisi è tangibile, la degenerazione è lampante. Sono passati, col tempo, dall’essere organizzazioni di massa sancite dalla Costituzione (art 49) a ceti di nominati, persino collusi con establishment e poteri forti. Pensiamo all’inchiesta di Mafia Capitale, a Roma, che ha certificato la connivenza dei partiti, in maniera bipartisan, con “il mondo di sotto” per utilizzare il termine dell’ex Nar Massimo Carminati, ora agli arresti.…

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Fiscal cosa?

di Andrea Baranes

Entro la fine dell’anno, il Parlamento dovrà ratificare il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, meglio noto come Fiscal Compact. Nessuno ne parla ma qualsiasi futura maggioranza parlamentare e qualsiasi governo dovesse insediarsi all’indomani del voto rischia di essere, se non commissariato, per lo meno fortemente limitato nelle proprie scelte

Alzi la mano chi nelle ultime settimane ha visto anche solo un trafiletto o un qualche servizio televisivo menzionare il Fiscal Compact. In un clima già da campagna elettorale inoltrata, non passa giorno senza leggere di alleanze che si creano e si disfano, di questo o quell’esponente politico che passa da uno schieramento all’altro, di sondaggi e intenzioni di voto. Questo per non parlare delle infinite discussioni intorno alla possibile legge elettorale con la quale dovremmo andare a votare il prossimo anno.

Peccato che qualsiasi futura maggioranza parlamentare e qualsiasi governo dovesse insediarsi all’indomani del voto rischia di essere, se non commissariato, per lo meno fortemente limitato nelle proprie scelte.…

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Che fare? Ripartiamo dall’economia

di Mario Pianta

Trent’anni di politiche hanno ‘lasciato fare’ al mercato, gonfiato la finanza, trasferito potere e profitti alle imprese. Occorre ora rimettere al primo posto la politica. Un estratto dal volume ‘Indicativo futuro: le cose da fare’, appena uscito per Edizioni Gruppo Abele

Dieci anni fa scoppiava la crisi finanziaria negli Stati Uniti e in Italia l’economia non si è ancora ripresa. Il Prodotto interno lordo (Pil) del paese ristagna, il reddito pro-capite – circa 25 mila euro – è tornato al livello di vent’anni fa, le misure di benessere suggeriscono che siamo tornati ai livelli di trent’anni fa.[1] Questi dati descrivono i valori medi per l’Italia, ma gli effetti della crisi hanno colpito ricchi e poveri in modo opposto. I salari del 10% più povero dei lavoratori dipendenti tra il 1990 e il 2013 hanno perso un terzo del loro valore, quelli del 25% più povero hanno perso il 30%, mentre quelli del 10% meglio pagato sono lievemente cresciuti fino al 2008 e poi sono tornati ai livelli iniziali.…

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Che fare? Ripartiamo dall’economia

di Mario Pianta

Trent’anni di politiche hanno ‘lasciato fare’ al mercato, gonfiato la finanza, trasferito potere e profitti alle imprese. Occorre ora rimettere al primo posto la politica. Un estratto dal volume ‘Indicativo futuro: le cose da fare’, appena uscito per Edizioni Gruppo Abele

Dieci anni fa scoppiava la crisi finanziaria negli Stati Uniti e in Italia l’economia non si è ancora ripresa. Il Prodotto interno lordo (Pil) del paese ristagna, il reddito pro-capite – circa 25 mila euro – è tornato al livello di vent’anni fa, le misure di benessere suggeriscono che siamo tornati ai livelli di trent’anni fa.[1] Questi dati descrivono i valori medi per l’Italia, ma gli effetti della crisi hanno colpito ricchi e poveri in modo opposto. I salari del 10% più povero dei lavoratori dipendenti tra il 1990 e il 2013 hanno perso un terzo del loro valore, quelli del 25% più povero hanno perso il 30%, mentre quelli del 10% meglio pagato sono lievemente cresciuti fino al 2008 e poi sono tornati ai livelli iniziali.…

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A pagare la crisi sono i più poveri

di Enzo Valentini, Mauro Gallegati

In Italia, nel 2008, il 10% più ricco della popolazione si accaparrava il 23,8% del reddito, un valore cresciuto fino al 24.4% nel 2014. Al contrario, la quota posseduta dal 20% più povero è passata dal 4.8% al 4.6%

La crisi economica non è finita. È strutturale, e come tale abbisogna di interventi pubblici appropriati per essere superata. Esiste ormai un filone di ricerca che evidenzia come il “blocco” sia costituito dall’espulsione di lavoratori dai settori che negli ultimi decenni hanno visto enormi aumenti di produttività “reale” (cioè, servono sempre meno persone per produrre la stessa quantità di beni). Questi settori possono essere identificati nella manifattura a basso valore aggiunto; i settori che dovrebbero assorbire i lavoratori espulsi sarebbero invece quelli dei servizi ad alto valore aggiunto, che pagano salari più alti e sostengono la domanda aggregata.

Ma c’è qualche dato che conferma che la “crisi non è finita”? In relazione alla nostra interpretazione (fondamentalmente legata all’andamento della domanda aggregata e quindi alla somma di consumi e investimenti), sembrerebbe di sì, almeno per alcuni paesi.…

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Memoria, storia, vita. Adista, la nuova sinistra dei “gruppi spontanei” e il ‘68….

di Alessandro Santagata

«Il tempo, infatti, voi non l’afferrate né lo trattenete, o riuscite a far sostare quella che è la realtà più veloce di tutte, ma lasciate che se ne vada come cosa superflua e che si possa riavere». Lo scrive Seneca, nel De brevitate vitae. Il tempo trascorre, e con esso perdiamo ogni giorno qualcosa di noi. Ma l’essere umano ha la memoria, per ricordare, elaborare, dare senso a ciò che è e ciò che fa. E ha la storia, che sola è capace di ricostruire quel filo rosso che lega assieme avvenimenti e persone; popoli e classi, culture e civiltà; tempi e luoghi lontani; che racconta di vittorie che parevano inimmaginabili e tragiche sconfitte; che celebra i vincitori ma rende al contempo onore ai vinti che hanno combattuto la giusta battaglia. Dentro questa Storia, con la S maiuscola, c’è anche la storia, rigorosamente minuscola, di Adista, che quest’anno compie 50 anni e che tanti altri intende ancora compierne.…

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Il “trumpismo” europeo

di Giovanni Battista Zorzoli

Anche se Trump fosse stato sconfitto, sarebbe rimasto vivo il trumpismo, che si è già diffuso intorno a noi, e ha gravi implicazioni anche per le strategie di contrasto al cambiamento climatico.

“Le emissioni di CO2, in particolare di origine antropica, non sono la causa principale del riscaldamento globale”. È questo il pensiero espresso alla televisione statunitense CNBC il 9 marzo da Scott Pruitt, nuovo capo dell’Agenzia Usa per l’Ambiente EPA.

Un assist all’intenzione di Trump di non rispettare gli impegni assunti dagli USA con l’Accordo di Parigi, senza pagare dazio, trattandosi di obiettivi che possono essere disattesi senza subire sanzioni. Dopo di che sarebbe quasi certo il fallimento del programma Mission Innovation (ricerca e sviluppo di tecnologie per l’energia verde), per il 43% sostenuto dagli Stati Uniti.

Inoltre, l’abbandono dell’Accordo da parte del paese che, con la Cina, ne era stato il principale sponsor, non potrà non avere ricadute negative sul futuro della politica di contrasto al cambiamento climatico varata a Parigi.…

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