D’Alema: “Serve un nuovo partito di sinistra”

di Andrea Carugati

Il convegno di Italianieuropei. Tre ore di confronto sul «cantiere». Bettini apre a una «rifondazione», ok di Speranza, gelo di Zingaretti

Quattro anni esatti dopo la debacle di Renzi al referendum costituzionale, che fu il massimo punto dello scontro con gli ex Ds, Massimo D’Alema archivia la guerra con l’ex rottamatore. E lo invita al «cantiere della sinistra», evento via Zoom per la presentazione dell’ultimo numero di Italianieuropei dedicato proprio alla ricostruzione del campo progressista dopo due scissioni di fila (2017 Bersani e D’Alema; 2019 Renzi).

Le posizioni da allora non sono molto cambiate, ma la nascita del governo giallorosso e lo stato di salute non buono delle forze di centrosinistra richiedono, dice D’Alema, di voltare pagina. «Ci siamo, c’è vita a sinistra», esordisce nelle sue conclusioni, per poi spiegare che serve una «ristrutturazione di un suolo pieno di edifici cadenti e desueti», perché «l’esperienza del Pd non ha avuto successo, ma sono falliti anche tutti i tentativi di costruire delle realtà significative fuori dal Pd».…

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L’intolleranza nella Chiesa

di Betty Varghese

Il libro presenta le molteplici forme di integralismo che si sono succedute all’interno della Chiesa e che tanto male hanno arrecato al messaggio evangelico, lacerando in maniera permanente il tessuto ecclesiale: «Storicamente – e malgrado possa apparire il contrario – la maggior parte degli scismi ecclesiastici sono dovuti a integralisti, non a progressisti, per quanto indubbiamente l’intolleranza possa presentarsi con la medesima intensità in entrambi gli schieramenti» (p. 21).

Dati alla mano, l’autore, professore emerito di Storia della Chiesa alla Pontificia Università Comillas di Madrid, mostra il succedersi di battaglie condotte in nome dell’ortodossia, dell’integrità della fede e della salvezza delle anime, sulle quali poi il corso successivo delle cose ha costretto a fare marcia indietro, minando la credibilità della Chiesa. Così è stato a proposito della libertà di coscienza, della libertà di stampa, della laicità dello Stato, dell’approccio scientifico alla Bibbia, della rivendicazione di una formazione filosofica meno fossilizzata su un’unica proposta (la seconda neoscolastica), del ruolo delle scienze umane, del contributo dei laici nella Chiesa.…

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Emmanuel Lévinas

di Veronica Petito

«Lévinas non solo si è appropriato molto liberamente del metodo eidetico, ma ha aperto dei sentieri davvero nuovi, ai confini della filosofia e al di là» (p. 31). Così Xavier Tilliette presenta il pensiero levinasiano e il modo in cui emerge in esso, con il privilegio incondizionato dell’altro, anche uno stile di filosofare «altro».

Perciò «Altrimenti» è il titolo che apre il discorso su Lévinas. Filosofare altrimenti è possibile però solo a partire da un radicamento nella tradizione, che non può essere disconosciuta o ignorata neppure quando insorgono pause, interruzioni o rotture. Tilliette segue con attenzione l’andamento della riflessione levinasiana, affermando che essa non segna affatto la fine della metafisica, ma intende articolare una razionalità che proceda dalla non-filosofia. Ciò significa che la riflessione resta la forma privilegiata di una filosofia che mostra, al contempo, di andare oltre se stessa.

In questo modo l’autore si sottrae a interpretazioni che invece sembrano imbrigliare il pensiero di Lévinas in una sorta di «decostruzionismo», oppure in una rottura radicale con l’ontologia occidentale.…

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I network oscurano Trump: lezioni di giornalismo davanti alle menzogne del potere

di Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani

Una domanda corre sottotraccia in molti dibattiti sui “diritti e doveri” del giornalista: la stampa ha il dovere di diffondere qualunque messaggio proviene da una figura di rilievo pubblico, poiché ciò è di interesse della comunità di riferimento o un giornalismo serio consente, a volte impone, di compiere scelte, come quella, ad esempio di interrompere la diretta di un comizio, per impedire la diffusione di palesi falsità? Questa domanda ricorrente è tornata di recente d’attualità. Nello spettacolo eccitante ma insieme penoso del dopo elezioni americane, abbiamo assistito a quella che può essere a buon diritto ritenuta una nuova pagina storica del giornalismo, statunitense e non solo. Ricordiamo che cosa è accaduto: la notte tra il 5 e il 6 novembre, quando si era ancora nel pieno del conteggio dei voti, il presidente Trump indiceva una conferenza stampa (meglio, un monologo senza domande) nella quale affermava di aver vinto le elezioni «se si contano i voti legali».…

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“Fratelli tutti”: un manifesto antinazionalista e antiliberista

di Luca Michelini

1. La nuova enciclica di Papa Francesco merita alcune brevi riflessioni, che spero possano contribuire a sgomberare il campo da fraintendimenti e a suscitare un dibattito chiarificatore.

Da studioso del nazionalismo economico e anche di quello cattolico, la prima cosa che mi colpisce è proprio l’antinazionalismo esplicito e dettagliato di Fratelli tutti: «la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali».

Questa condanna del nazionalismo colpisce, in secondo luogo, perché è anche una presa di distanza esplicita dalla Chiesa del passato: «la Chiesa ha avuto bisogno di tanto tempo per condannare con forza la schiavitù e diverse forme di violenza. Oggi, con lo sviluppo della spiritualità e della teologia, non abbiamo scuse.…

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Un gesuita anti-populista tra politica e Chiesa

di Luca Kocci

È morto ieri mattina a Milano, all’età di 91 anni, il gesuita Bartolomeo Sorge. Sostenitore del rinnovamento moderato del Concilio Vaticano II, direttore della Civiltà Cattolica dal 1973 al 1985, fra i protagonisti della «primavera di Palermo» nella seconda metà degli anni ottanta, Sorge ha fatto dell’impegno culturale e politico sul versante cattolico-democratico il centro della propria missione: prima con il tentativo di ricomposizione del mondo cattolico lacerato in seguito alla frattura del referendum sul divorzio nel 1974, poi spendendosi per il rinnovamento della Dc, avendo come stella polare il popolarismo di don Sturzo. Nato nel 1929 all’isola d’Elba, entra giovanissimo nella Compagnia di Gesù e nel 1958 viene ordinato prete. Nel 1966 entra a far parte del «collegio degli scrittori» della Civiltà Cattolica, la prestigiosa rivista dei gesuiti – le cui bozze passano al vaglio della Segreteria di Stato vaticana prima della pubblicazione –, di cui diventa direttore nel 1973.

È un frangente complicato per il mondo cattolico, che nel 1974 si spacca in occasione del referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio: da una parte Fanfani che punta sul Sì per ricompattare i cattolici e attuare una svolta conservatrice, dall’altra i cattolici per No, che contribuiscono in maniera decisiva alla vittoria del fronte laico.…

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Intorno ad Anselmo d’Aosta

di Roberto Timossi

San Tommaso Becket nel 1163 sedeva come arcivescovo sulla cattedra di Canterbury e, benché già travagliato dai primi scontri con il re Enrico II Plantageneto in difesa dell’autonomia della Chiesa, ritenne doveroso compiere un gesto di riconoscimento verso il suo autorevole predecessore Anselmo d’Aosta (1033-1109) avviandone il processo di canonizzazione. Il procedimento poi non fu molto rapido, dal momento che si concluse soltanto nel 1690 con la proclamazione della santità del grande aostano, seguita poi dall’inserimento nel novero ufficiale dei Dottori della Chiesa con il titolo di Doctor Magnificus. Anselmo d’Aosta è infatti celebre per aver formulato la prima dimostrazione a priori dell’esistenza di Dio, oggi nota come «prova ontologica», nonché per essere stato l’ispiratore del metodo scolastico, dal quale prese avvio quella fase della storia della filosofia e della teologia medievali che va sotto il nome di «Scolastica».

L’attività di sant’Anselmo si svolse in tre luoghi fondamentali: Augusta Praetoria (Aosta), dove nacque da una famiglia di piccola nobiltà; il monastero di Le Bec, in Normandia (oggi comune di Le Bec-Hellouin), dove studiò e insegnò; e infine la città di Canterbury, nella quale nel 1063 fu elevato alla cattedra arcivescovile.…

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L’etica di Papa Francesco

di Giannino Piana

Tra i molti interventi che hanno caratterizzato questi anni di pontificato di papa Francesco non sono mancate prese di posizione nei confronti di alcune questioni morali di particolare attualità riguardanti sia la vita personale che sociale. E questo non soltanto in documenti di particolare rilevanza dottrinale e pastorale – è sufficiente ricordare a tale proposito l’esortazione apostolica Amoris laetitia e l’enciclica Laudato si’ – ma anche attraverso momenti informali come le omelie di Santa Marta o le interviste rilasciate ai giornalisti in occasione dei numerosi viaggi in varie parti del mondo.

Quale modello? Al di là dei contenuti dei singoli interventi, una particolare attenzione merita Il modello etico al quale egli fa riferimento e che costituisce la chiave interpretativa dell’intero suo magistero. La preoccupazione da cui muove è di natura squisitamente pastorale e ha come criterio fondamentale la mediazione tra ideale e realtà. Papa Francesco non rinuncia a presentare (come avviene peraltro anche in altri ambiti del suo magistero) l’ideale evangelico in tutta la sua radicalità.…

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A proposito di Machiavelli e Marx

di Giorgio Cadoni

Sia Machiavelli sia Marx considerano la storia sociale solcata dal conflitto fra oppressori e oppressi. Ma tra i due pensatori sono anche importanti le differenze.

«Die Geschichte aller bisherigen Gesellschaft ist die Geschichte von Klassenkämpfen».

La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi.

Nessuno avrà dimenticato le parole con cui inizia il primo capitolo del Manifesto del partito comunista, che, come tutti sanno, continua come segue: «Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in breve oppressori e oppressi, furono continuamente in reciproco contrasto, e condussero una lotta ininterrotta, ora latente ora aperta; lotta che ogni volta è finita o con la trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta».

Anche chi, pur senza abbracciare la retorica dell’originalità, possieda la modesta esperienza storiografica necessaria per diffidare del «precursorismo», e tenersene lontano, non può non restare colpito, allorché, nel corso dei suoi studi machiavelliani, gli capita di riaprire il nono capitolo del Principe e di leggere la frase con cui l’autore inizia l’analisi del «principato civile»: «Perché in ogni città si truovano questi dua umori diversi: e nasce, da questo, che il populo desidera non essere comandato né oppresso da’ grandi, e e’ grandi desiderano comandare e opprimere el populo; e da questi dua appetiti diversi nasce nelle città uno de’ tre effetti: o principato o libertà o licenza».…

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Su Machiavelli e la Repubblica romana: replica a Giorgio Cadoni

di Andrea Guidi

Machiavelli può ancora aiutarci a pensare oggi. L’impegno da lui profuso alla ricerca di soluzioni e rimedi per la politica dei suoi tempi non va perciò relegato solo alle pagine dei manuali. Da qui possono discendere letture diverse, ma questo è il quadro fondamentale e generale nel quale vanno collegate tutte. Niccolò Machiavelli continua ad appassionarci, e nel suo nome continuano a combattersi battaglie intellettuali sul nostro presente. Ma questo non può certo stupirci: per pensatori come lui le comunità politiche si sviluppano secondo linee di tendenza che hanno a che fare con la natura immutabile degli uomini e per tale motivo una regola politica può sempre trovare applicazione, pur adattandosi a una realtà cangiante, ai bisogni individuali e collettivi correnti e ai mutamenti dei tempi. Occorre chiedersi, tuttavia, se la estrema complessità delle società in cui viviamo e i progressi civili e tecnologici hanno reso troppo distanti da noi testi scritti quando si ragionava di principati e repubbliche, e di imperi.…

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