A proposito di Machiavelli e Marx

di Giorgio Cadoni

Sia Machiavelli sia Marx considerano la storia sociale solcata dal conflitto fra oppressori e oppressi. Ma tra i due pensatori sono anche importanti le differenze.

«Die Geschichte aller bisherigen Gesellschaft ist die Geschichte von Klassenkämpfen».

La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi.

Nessuno avrà dimenticato le parole con cui inizia il primo capitolo del Manifesto del partito comunista, che, come tutti sanno, continua come segue: «Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in breve oppressori e oppressi, furono continuamente in reciproco contrasto, e condussero una lotta ininterrotta, ora latente ora aperta; lotta che ogni volta è finita o con la trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta».

Anche chi, pur senza abbracciare la retorica dell’originalità, possieda la modesta esperienza storiografica necessaria per diffidare del «precursorismo», e tenersene lontano, non può non restare colpito, allorché, nel corso dei suoi studi machiavelliani, gli capita di riaprire il nono capitolo del Principe e di leggere la frase con cui l’autore inizia l’analisi del «principato civile»: «Perché in ogni città si truovano questi dua umori diversi: e nasce, da questo, che il populo desidera non essere comandato né oppresso da’ grandi, e e’ grandi desiderano comandare e opprimere el populo; e da questi dua appetiti diversi nasce nelle città uno de’ tre effetti: o principato o libertà o licenza».…

Leggi tutto

Su Machiavelli e la Repubblica romana: replica a Giorgio Cadoni

di Andrea Guidi

Machiavelli può ancora aiutarci a pensare oggi. L’impegno da lui profuso alla ricerca di soluzioni e rimedi per la politica dei suoi tempi non va perciò relegato solo alle pagine dei manuali. Da qui possono discendere letture diverse, ma questo è il quadro fondamentale e generale nel quale vanno collegate tutte.

Niccolò Machiavelli continua ad appassionarci, e nel suo nome continuano a combattersi battaglie intellettuali sul nostro presente. Ma questo non può certo stupirci: per pensatori come lui le comunità politiche si sviluppano secondo linee di tendenza che hanno a che fare con la natura immutabile degli uomini e per tale motivo una regola politica può sempre trovare applicazione, pur adattandosi a una realtà cangiante, ai bisogni individuali e collettivi correnti e ai mutamenti dei tempi. Occorre chiedersi, tuttavia, se la estrema complessità delle società in cui viviamo e i progressi civili e tecnologici hanno reso troppo distanti da noi testi scritti quando si ragionava di principati e repubbliche, e di imperi.…

Leggi tutto

Meritocrazia: alla ricerca di un nuovo “modello” per valutare la ricerca scientifica

di Valter Tucci

Il tema della valutazione in ambito scientifico è diventato oggi improrogabile. In questo articolo un’analisi di come sta cambiando il sistema di valutazione, anche in conseguenza della pandemia. E perché un modello alternativo di valutazione è auspicabile.

Nello studio del comportamento animale sono risposte abbastanza semplici, e sono verificabili con esperimenti di laboratorio altrettanto semplici. Sia che si tratti di un topolino di campagna, di un piccione o di Homo sapiens, gli esperimenti sono quasi sempre di questo tipo: se compi una determinata azione riceverai una ricompensa positiva; se ne compi un’altra riceverai una ricompensa negativa. In entrambe le situazioni le regole sono decise in anticipo dallo sperimentatore e il rinforzo associato al comportamento è strumentale al premio.

Nella vita quotidiana come nella ricerca scientifica, le regole non sono, però, sempre così semplici, e gli esiti sono spesso imprevedibili. Nel mondo della scienza, in particolare, le valutazioni sono la prassi. Sebbene la nostra società si regge sempre di più su due grandi colonne: competitività e meritocrazia, bisogna ammettere che rimane ancora oscura la matematica sia dell’una che dell’altra.…

Leggi tutto

Welfare:i progetti contrapposti di Keynes e Beveridge

di Maria Cristina Marcuzzo

Di fronte ai limiti del liberismo, Keynes pensava all’intervento pubblico soprattutto in termini di investimenti per garantire il massimo dell’occupazione, Beveridge era interessato piuttosto a trasferimenti e servizi pubblici contro le incertezze del mercato.

Il dibattito sullo Stato sociale ha una storia lunga, che risale a molto prima della nascita del Welfare State così come lo conosciamo dal secolo scorso, le cui idee ispiratrici si sono succedute in varie forme. In realtà non è facile darne una definizione precisa e univoca; possiamo dire che gli obiettivi sono genericamente quelli di sostenere il tenore di vita, ridurre le disuguaglianze, tenendo a freno la crescita dei costi, prevenendo comportamenti opportunistici e disonesti, facendo in modo che questi fini siano raggiunti contenendo le spese e gli abusi di potere da parte di chi amministra il sistema.

Il cammino che porta al perseguimento di questi obiettivi in Inghilterra comincia con le riforme del 1906-14, ma l’impegno concreto in questa direzione avviene solo con la legislazione del 1944-48, favorita dagli avvenimenti della Seconda guerra mondiale e degli anni immediatamente successivi.…

Leggi tutto

Democratizzare il lavoro: tre proposte a 50 anni dallo Statuto dei lavoratori

di Domenico Tambasco

Che differenza corre tra Selvina, giovane immigrata pakistana che in piena pandemia pulisce gli sterminati spazi di un supermercato esponendo sé – e i familiari che la attendono a casa – al rischio di contrarre il letale Covid 19 e il suo capo, Maurizio, che gestisce gli appalti e i servizi a distanza, al chiuso del suo comodo ufficio?

Chi rischia di più tra Massimiliano, dipendente di una società di servizi sanitari a contatto quotidiano con il personale e i pazienti di numerosi ospedali lombardi e Agostino, amministratore unico il quale, tra le quattro mura della sede sociale, non fa altro che lamentarsi del blocco dei licenziamenti decretato dal governo fino ad agosto?

La scontata risposta mette a nudo la falsità del lessico neoliberista, la cui brutale dottrina giustifica lo strapotere proprietario degli azionisti e degli amministratori in quanto “investitori di capitale”.

La realtà degli ultimi drammatici mesi ha evidenziato che non è proprio così.

Chi rischia davvero, chi nelle aziende ha messo e mette frequentemente a rischio la propria vita sono i lavoratori, veri e propri “investitori di lavoro”: uomini e donne che da alcuni mesi a questa parte, ancor più di prima, hanno messo a repentaglio l’incolumità loro e dei loro cari investendo il proprio capitale, ovvero la forza lavoro, nelle aziende per cui sono assunti.…

Leggi tutto

Il vascello fantasma

di Domenico Gallo

Dalla fine del XVIII secolo si diffuse in tutte le marinerie del mondo il mito del vascello fantasma, i marinai avevano il terrore di imbattersi in un vascello fantasma condannato a navigare in eterno, senza mai poter tornare a casa, con un equipaggio formato da spettri. Secondo la leggenda si trattava di un vascello comandato da un capitano olandese che aveva cercato di doppiare il Capo di Buona Speranza, perdendosi nella tempesta. La leggenda divenne popolare anche fuori dell’ambito marinaresco quando, nel 1843, Wagner compose l’opera chiamata appunto l’Olandese Volante o il vascello fantasma.

La leggenda del vascello fantasma mi è tornata in mente ripensando ad un altro vascello, un cargo mercantile, denominato Marina, battente bandiera di Antigua Barbuda, che nella notte fra il 2 ed il 3 maggio, su segnalazione delle autorità maltesi, ha raccolto 79 naufraghi a sud di Lampedusa. Dal 3 maggio la nave è rimasta ferma a 13 miglia a sud di Lampedusa, in attesa che venisse indicato un porto dove procedere allo sbarco delle persone recuperate in mare, senza ricevere rifornimenti di nessun tipo, salvo i viveri inviati dalla parrocchia di Lampedusa.…

Leggi tutto

La “casa comune” della democrazia

di Aldo Moro

…Elaborando il progetto di Costituzione e preparandoci a votarlo come adesso facciamo,noi attendiamo ad una grande opera: la costruzione di un nuovo Stato. E costruire un nuovo Stato, se lo Stato è – com’è certamente – una forma essenziale, fondamentale di solidarietà umana, costruire un nuovo Stato vale quanto prendere posizione intorno ad alcuni punti fondamentali inerenti alla concezione dell’uomo e del mondo.
Non dico che ci si debba dividere su questo punto, partendo ciascuno da una propria visione ristretta e particolare; ma dico che se nell’atto di costruire una casa nella quale dobbiamo ritrovarci tutti ad abitare insieme, non troviamo un punto di contatto, un punto di confluenza, veramente la nostra opera può dirsi fallita. Divisi – come siamo – da diverse intuizioni politiche, da diversi orientamenti ideologici, tuttavia noi siamo membri di una comunità, la comunità del nostro Stato e vi restiamo uniti sulla base di un’elementare, semplice idea dell’uomo, la quale ci accomuna e determina un rispetto reciproco degli uni verso gli altri.…

Leggi tutto

La civiltà è Enea che porta Anchise sulle spalle

di Laura Marchetti

«L’Italia vede decimata la generazione anziana, punto di riferimento per i giovani e per gli affetti». Le parole dette ieri dal presidente della Repubblica italiana, in maniera solenne e commovente, sembrano così voler far scudo contro quell’aberrante e diffusa convinzione, espressa in maniera più o meno sotterranea, che le morti così numerose non siano state poi così importanti perché riguardavano i vecchi, per di più già malati. Mattarella al contrario ci ricorda quale patrimonio siano i vecchi, come siano indispensabili per i bambini, proprio in quanto “rimbambiti”, ovvero anche loro bambini, disposti a giocare, a divagare, a trasgredire.

E come siano importanti per i giovani, per la possibilità che hanno di trasmettere loro antichi saperi, valori vissuti, comunitarie tradizioni, forme diverse di presa dello spazio e di percezione dei tempi. E come, in definitiva, siano importanti per ognuno di noi, perché nel tempo dell’effimero e dell’oblio, di fronte agli spettacoli e ai consumi, mostrano il valore degli affetti teneri, dei ricordi, della memoria e del compianto.…

Leggi tutto

A settant’anni dalla morte di Emmanuel Mounier

di Salvatore Vento

Emmanuel Mounier appartiene a quella generazione nata nei primi anni del Novecento che ha attraversato le più grandi tragedie del secolo scorso: due guerre mondiali, l’avvento della rivoluzione bolscevica trasformatasi in totalitarismo, la vittoria del fascismo in Italia e del nazismo in Germania, la crisi economica del 1929, la guerra civile spagnola. Tutti eventi che saranno destinati a proporre interrogativi radicali sulla società, sulla politica e sul futuro dell’uomo. Risale infatti all’ottobre 1932 la fondazione della rivista “Esprit”, che fin dalle origini provocò contrasti e discussioni nel mondo cattolico e nella sinistra. La rivista nasce con lo scopo di formare un movimento e un luogo di ricerca comune per gruppi d’intellettuali militanti, concretamente impegnati nella società.

La spiritualità, evocata e vissuta da Mounier, doveva realizzarsi nell’azione, in mare aperto, senza nessuna paura di contaminarsi con l’esistente. Egli propugnava una rottura tra l’ordine cristiano e il disordine costituito. La cristianità moderna gli sembrava pericolosamente legata al liberalismo capitalistico e borghese.…

Leggi tutto

Quale Karl Polanyi?

di Michele Cangiani

Negli ultimi anni, è potentemente ripresa a livello scientifico la discussione sull’eredità di Karl Polanyi. Ma la maggior parte dei suoi interpreti contemporanei elude la questione, fondamentale per lui, delle caratteristiche più generali che distinguono la società contemporanea. È da qui, però, che bisognerebbe ripartire.

Tempo di crisi

A un giornalista, che nel settembre 2007 gli chiedeva quale candidato preferisse per la presidenza degli Stati Uniti, Alan Greenspan, Presidente della Federal Reserve fino all’anno precedente, rispose che non importava molto: «Il mondo è governato dalle forze di mercato»[1]. Con quali risultati? Era in vista la crisi, che tuttora non si può dire superata. Teoria e pratica neoliberali restano in auge, benché dannose per l’ambiente umano e naturale e persino controproducenti rispetto al loro scopo “economico”. Continua, infatti, ad essere stentata e precaria la ripresa dell’accumulazione capitalistica, anche perché la svalutazione globale della forza lavoro e l’aumento della quota di reddito assorbita dalle rendite, finanziarie ma non solo, hanno un vantaggio immediato, ma poi un effetto deflattivo.…

Leggi tutto