La lunga marcia sul Campidoglio

di Bruno Cartosio

The day after. L’elezione di Biden e Kamala Harris e la epocale duplice vittoria di Ossoff e Warnock in Georgia sono segnali importanti di ricomposizione, analoghi a quelli del 2008. Tuttavia, anche senza Trump, ideologia e prassi del trumpismo restano, come restano neoliberismo, disuguaglianze e divisioni sociali

La lunga indecenza finisce in un crescendo di sconcezze. E di violenza. Dopo l’invasione del Campidoglio da parte delle milizie trumpiane, la vittoria di Biden è stata comunque ratificata il giorno dopo. Trump resta, ma tra ora e il 20 gennaio, quando Biden entrerà in carica, nessuno più obbedirà ai suoi ordini. Il 6 gennaio il padrone di casa l’ha fatta troppo grossa anche per i suoi servi: prima nel discorso delirante con cui incitava i suoi a seguirlo nella marcia sul Campidoglio, poi nel messaggino in cui, dopo il refrain sulla vittoria rubata, diceva loro – «very special people», «we love you» – di tornare a casa «in peace».

E infine, a disastro compiuto e con cinque morti sul gobbo, riprendeva la parola per dire di avere voluto accertare la regolarità del voto, e preannunciava la pacifica transizione dei poteri e la “riconciliazione”.…

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La separazione dello Stato dalla Chiesa in Francia del 1905

di Giovanni Sale

Ogni volta che vengono presentate notizie di fatti riguardanti la religione in Francia, si impone il riferimento alla legge del 1905 sulla separazione tra Chiesa e Stato, considerata, dopo 115 anni, il fondamento della laicità. Tra le diverse ricostruzioni delle vicende politiche, sociali e religiose che accompagnarono il lungo iter di approvazione della legge, la loro preparazione sul piano politico e sociale e le reazioni ecclesiastiche, quella offerta da Cesare Silva permette di completare il quadro della ricerca storica. Lo spoglio sistematico dei documenti dell’Archivio apostolico vaticano che si riferiscono alla Francia tra il 1899 e il 1906 consente ora di avere finalmente una visione più completa non soltanto della ricostruzione diplomatica degli eventi, ma anche dell’articolato mondo ecclesiale.

La ricostruzione dei rapporti tra la Chiesa cattolica e la Terza Repubblica Francese inizia dagli ultimi mesi del secolo XIX – quando va delineandosi un fronte politico deciso ad avviare la laicizzazione dello Stato, a partire dalla chiusura delle scuole rette da religiosi fino alla rottura del Concordato – e termina con la reazione dei cattolici francesi al rifiuto di tale legge e al sorgere di una fase ecclesiale del tutto nuova.…

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Nel segno futuro di Atwood

di Sara De Simone

Poesia. «Esercizi di potere», una silloge dell’autrice canadese, tradotta da Silvia Bre, per le edizioni Nottetempo. Al centro, le relazioni d’amore che abitiamo, con desiderio, conflitto, differenza. E la coppia come territorio di guerra

Quasi sessant’anni fa una giovane ragazza canadese decise di autopubblicare la sua prima silloge poetica stampandone a mano 220 copie. Sulla copertina disegnò due steli e due foglie, entrambe munite di occhi, a predire il ruolo vivo e centrale che la natura avrebbe avuto in tutta la sua produzione. Double Persephone (1961), questo il titolo, era un libriccino di 16 pagine in tutto, fu venduto a 50 centesimi a copia, e le valse l’E.J. Pratt Medal, prestigioso premio che ancora oggi l’Università di Toronto assegna ai suoi studenti poeti. Quella ragazza si chiamava Margaret Atwood, e cominciava così, con semplicità e vero talento, il suo lungo viaggio nel mondo della letteratura.

Autrice prolificissima di decine di libri di poesia, romanzi, saggi, storie per bambini, icona del femminismo e dell’ambientalismo, Atwood ci ha abituati, nel tempo, al suo sguardo preciso e insieme surreale, alla sua penna affilata, ironica, potente.…

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I folli di Dio

di Francesco Pistoia

Il libro di Mario Lancisi, giornalista di lungo corso e autore di numerosi saggi, è un elogio di chi sta con i sofferenti – i fragili, i disoccupati, gli «scartati» – e assume la difesa dei loro diritti e della loro dignità. Un elogio di profeti che hanno anticipato il Concilio Vaticano II.

Pagine semplici, ricche di ricordi, di vita, di fervore. Un invito ad approfondire fermenti di storia della Chiesa e del movimento cattolico nelle loro radici e nel loro dispiegarsi nella contemporaneità. Un invito da cogliere con passione, anche quando dalle pieghe del discorso emergono alcuni spunti polemici sulla Chiesa e sulla Democrazia cristiana, comprensibili solo se colti nello spirito costruttivo da cui certamente sorgono: vi si legge una tensione forte al rinnovamento, alla giustizia, alla carità, alla riscoperta del Vangelo.

Assieme alle tre figure evidenziate nel sottotitolo, l’autore ne richiama altre esemplari, come quelle di Dalla Costa, Facibeni e Gozzini, protagonisti di un antifascismo desideroso di libertà e di dialogo.…

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D’Alema: “Serve un nuovo partito di sinistra”

di Andrea Carugati

Il convegno di Italianieuropei. Tre ore di confronto sul «cantiere». Bettini apre a una «rifondazione», ok di Speranza, gelo di Zingaretti

Quattro anni esatti dopo la debacle di Renzi al referendum costituzionale, che fu il massimo punto dello scontro con gli ex Ds, Massimo D’Alema archivia la guerra con l’ex rottamatore. E lo invita al «cantiere della sinistra», evento via Zoom per la presentazione dell’ultimo numero di Italianieuropei dedicato proprio alla ricostruzione del campo progressista dopo due scissioni di fila (2017 Bersani e D’Alema; 2019 Renzi).

Le posizioni da allora non sono molto cambiate, ma la nascita del governo giallorosso e lo stato di salute non buono delle forze di centrosinistra richiedono, dice D’Alema, di voltare pagina. «Ci siamo, c’è vita a sinistra», esordisce nelle sue conclusioni, per poi spiegare che serve una «ristrutturazione di un suolo pieno di edifici cadenti e desueti», perché «l’esperienza del Pd non ha avuto successo, ma sono falliti anche tutti i tentativi di costruire delle realtà significative fuori dal Pd».…

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L’intolleranza nella Chiesa

di Betty Varghese

Il libro presenta le molteplici forme di integralismo che si sono succedute all’interno della Chiesa e che tanto male hanno arrecato al messaggio evangelico, lacerando in maniera permanente il tessuto ecclesiale: «Storicamente – e malgrado possa apparire il contrario – la maggior parte degli scismi ecclesiastici sono dovuti a integralisti, non a progressisti, per quanto indubbiamente l’intolleranza possa presentarsi con la medesima intensità in entrambi gli schieramenti» (p. 21).

Dati alla mano, l’autore, professore emerito di Storia della Chiesa alla Pontificia Università Comillas di Madrid, mostra il succedersi di battaglie condotte in nome dell’ortodossia, dell’integrità della fede e della salvezza delle anime, sulle quali poi il corso successivo delle cose ha costretto a fare marcia indietro, minando la credibilità della Chiesa. Così è stato a proposito della libertà di coscienza, della libertà di stampa, della laicità dello Stato, dell’approccio scientifico alla Bibbia, della rivendicazione di una formazione filosofica meno fossilizzata su un’unica proposta (la seconda neoscolastica), del ruolo delle scienze umane, del contributo dei laici nella Chiesa.…

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Emmanuel Lévinas

di Veronica Petito

«Lévinas non solo si è appropriato molto liberamente del metodo eidetico, ma ha aperto dei sentieri davvero nuovi, ai confini della filosofia e al di là» (p. 31). Così Xavier Tilliette presenta il pensiero levinasiano e il modo in cui emerge in esso, con il privilegio incondizionato dell’altro, anche uno stile di filosofare «altro».

Perciò «Altrimenti» è il titolo che apre il discorso su Lévinas. Filosofare altrimenti è possibile però solo a partire da un radicamento nella tradizione, che non può essere disconosciuta o ignorata neppure quando insorgono pause, interruzioni o rotture. Tilliette segue con attenzione l’andamento della riflessione levinasiana, affermando che essa non segna affatto la fine della metafisica, ma intende articolare una razionalità che proceda dalla non-filosofia. Ciò significa che la riflessione resta la forma privilegiata di una filosofia che mostra, al contempo, di andare oltre se stessa.

In questo modo l’autore si sottrae a interpretazioni che invece sembrano imbrigliare il pensiero di Lévinas in una sorta di «decostruzionismo», oppure in una rottura radicale con l’ontologia occidentale.…

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I network oscurano Trump: lezioni di giornalismo davanti alle menzogne del potere

di Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani

Una domanda corre sottotraccia in molti dibattiti sui “diritti e doveri” del giornalista: la stampa ha il dovere di diffondere qualunque messaggio proviene da una figura di rilievo pubblico, poiché ciò è di interesse della comunità di riferimento o un giornalismo serio consente, a volte impone, di compiere scelte, come quella, ad esempio di interrompere la diretta di un comizio, per impedire la diffusione di palesi falsità? Questa domanda ricorrente è tornata di recente d’attualità. Nello spettacolo eccitante ma insieme penoso del dopo elezioni americane, abbiamo assistito a quella che può essere a buon diritto ritenuta una nuova pagina storica del giornalismo, statunitense e non solo. Ricordiamo che cosa è accaduto: la notte tra il 5 e il 6 novembre, quando si era ancora nel pieno del conteggio dei voti, il presidente Trump indiceva una conferenza stampa (meglio, un monologo senza domande) nella quale affermava di aver vinto le elezioni «se si contano i voti legali».…

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“Fratelli tutti”: un manifesto antinazionalista e antiliberista

di Luca Michelini

1. La nuova enciclica di Papa Francesco merita alcune brevi riflessioni, che spero possano contribuire a sgomberare il campo da fraintendimenti e a suscitare un dibattito chiarificatore.

Da studioso del nazionalismo economico e anche di quello cattolico, la prima cosa che mi colpisce è proprio l’antinazionalismo esplicito e dettagliato di Fratelli tutti: «la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali».

Questa condanna del nazionalismo colpisce, in secondo luogo, perché è anche una presa di distanza esplicita dalla Chiesa del passato: «la Chiesa ha avuto bisogno di tanto tempo per condannare con forza la schiavitù e diverse forme di violenza. Oggi, con lo sviluppo della spiritualità e della teologia, non abbiamo scuse.…

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Un gesuita anti-populista tra politica e Chiesa

di Luca Kocci

È morto ieri mattina a Milano, all’età di 91 anni, il gesuita Bartolomeo Sorge. Sostenitore del rinnovamento moderato del Concilio Vaticano II, direttore della Civiltà Cattolica dal 1973 al 1985, fra i protagonisti della «primavera di Palermo» nella seconda metà degli anni ottanta, Sorge ha fatto dell’impegno culturale e politico sul versante cattolico-democratico il centro della propria missione: prima con il tentativo di ricomposizione del mondo cattolico lacerato in seguito alla frattura del referendum sul divorzio nel 1974, poi spendendosi per il rinnovamento della Dc, avendo come stella polare il popolarismo di don Sturzo. Nato nel 1929 all’isola d’Elba, entra giovanissimo nella Compagnia di Gesù e nel 1958 viene ordinato prete. Nel 1966 entra a far parte del «collegio degli scrittori» della Civiltà Cattolica, la prestigiosa rivista dei gesuiti – le cui bozze passano al vaglio della Segreteria di Stato vaticana prima della pubblicazione –, di cui diventa direttore nel 1973.

È un frangente complicato per il mondo cattolico, che nel 1974 si spacca in occasione del referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio: da una parte Fanfani che punta sul Sì per ricompattare i cattolici e attuare una svolta conservatrice, dall’altra i cattolici per No, che contribuiscono in maniera decisiva alla vittoria del fronte laico.…

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