Mai sottovalutare

di Salvatore Settis *

L’attacco alla sede Cgil rivela senza equivoci la matrice neofascista di alcuni movimenti che puntano sulla radicalizzazione dei contrasti politici e dei conflitti sociali. Tutte le forze rappresentate in Parlamento, senza eccezione alcuna, avrebbero l’obbligo etico di condannare violenze come queste, che comportano gravi rischi per la democrazia. Purtroppo, al contrario, l’apparente (e fragile) stabilizzazione della situazione politica e l’attuale governo di grande coalizione vengono vissuti da alcuni come l’anticamera di una riscossa dell’estrema destra col suo bagaglio di razzismo, xenofobia, violenza cieca e gratuita.

Non bisogna sottovalutare la probabile esiguità numerica degli estremisti di destra: le idee e le pratiche violente che essi mettono in gioco in episodi come l’attacco alla sede della Cgil rischiano infatti di trovare sotterranee rispondenze sia nelle larghe fasce di cittadini che si sono allontanati dalla politica (come dimostra l’alto astensionismo nel voto) sia in cittadini che sono attivi in formazioni politiche di destra, estranee oggi alle violenze e alle aperte dichiarazioni di filofascismo o filonazismo, ma dove albergano i semi di una confluenza verso i comportamenti più illegali e intollerabili.

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Cittadinanza

Incontro di studi dell’Associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”, con il patrocinio della Fondazione “Giorgio La Pira”, dell’Accademia di studi storici “Aldo Moro”, dell’Archivio storico Flamigni  e della Provincia di Viterbo

Presentazione del volume di Giovanni Moro Cittadinanza, Mondadori editore, 2020

Civita Castellana, 23 ottobre 2021, h.16.30

Indirizzi di saluto ed introduzione

Dott.Emilio Corteselli (Presidente associazione culturale nazionale “Giorgio La Pira”)

Relazione introduttiva e coordinamento

Prof.Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Interverranno

Prof. Carlo Bersani(Università di Cassino) Prof.ssa Bruna Bocchini Camaiani (Università di Firenze) Prof. Matteo Cosulich (Università di Trento) Dott.ssa Ilaria Moroni (Archivio storico Flamigni) Prof. Aurelio Rizzacasa (Università di Perugia)

Conclude

Prof.Giovanni Moro (Università di Roma “La Sapienza”)

L’incontro di studi si terrà presso la Sala delle Conferenze della Curia Vescovile, in P.zza Matteotti, 5

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Mimmo Lucano: da promotore dell’accoglienza a simbolo del malaffare?

La condanna a più di tredici anni di reclusione per l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano ha tutta l’apparenza della giustizia ad orologeria per chi ha una lunga esperienza del contraddittorio e talora ambiguo processo di politicizzazione della giustizia penale in Italia.

In un momento in cui non solo i giuristi, i media ed i politici sono impegnati ad analizzare e valutare la riforma della giustizia che preme sul tasto della prioritaria velocizzazione dei processi, il tempismo con cui il Tribunale di Locri interviene a tre giorni dalle elezioni regionali calabresi minaccia d’interferire pesantemente sull’esito elettorale.

Di fronte a questa “esemplare” sentenza, è difficile dire se debba prevalere l’incredulità, un’amara ironia o piuttosto un fondato sdegno, verso una decisione che, proprio nella fase in cui scattano una serie di divieti che riguardano il sistema mediatico, le proiezioni e la propaganda politica, interviene rischiando di determinare la decadenza di Lucano nel caso di successo elettorale.

Ma non è solo il tempismo degno di miglior causa del Tribunale di Locri a destare stupore e meraviglia, quanto i capi d’accusa che, in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, sembrano rivolti al solo scopo di legittimare (?!)…

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La solidarietà non può essere criminalizzata

di Massimo Villone*

La condanna ad oltre tredici anni di carcere inflitta dal Tribunale di Locri all’ex sindaco di Riace Domenico Lucano rappresenta una pagina nera nella storia della Repubblica. Con questa condanna, che inasprisce persino le richieste del Pubblico Ministero, viene criminalizzata un’esperienza di solidarietà umana, di accoglienza, di integrazione culturale che ha costituito un esempio ed un modello apprezzato in tutto il mondo. Il Tribunale ha obiettivamente trasformato eventuali irregolarità amministrative e contabili in una condotta criminale e lucrativa, quando è a tutti evidente la finalizzazione a favore degli ultimi di ogni attività del sindaco Lucano e la finalità altruistica del suo agire. In questo modo, attraverso un percorso tortuoso è stato introdotto nell’ordinamento un inconcepibile reato di solidarietà. La solidarietà è uno dei fondamenti della Repubblica e non può essere criminalizzata, tantomeno dai giudici che sono i guardiani della Costituzione. Esprimiamo la nostra più sincera solidarietà umana e politica a Domenico Lucano, confidando che la macchina giudiziaria saprà correggere i suoi errori.…

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Libertà vigilata. La lotta per il controllo di internet

di Silvia Cegalin

In un periodo storico in cui Internet è divenuto sempre più determinante all’interno della definizione dei fatti politici, si pensi ad esempio alla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2016 e al ruolo giocato dai social media, è necessario interrogarsi su quali siano le strategie di controllo in rete e su come cercare di arginare contenuti altamente manipolatori tesi a trasformare le dinamiche del mondo reale.

All’interno di questo contesto tematico si inserisce il primo libro tradotto in italiano di David Kaye, Libertà vigilata edito da Treccani Libri, che si posiziona tra le analisi più attuali e complete per affrontare il tema del controllo di Internet. Se infatti la questione della sorveglianza non appare nuova nel dibattito pubblico, e a testimoniarlo è il successo sempre maggiore dei surveillance studies che specialmente nei lavori di David Lyon  e di Shoshana Zuboff trovano le disquisizioni più importanti; la materia della sorveglianza in rete attualmente manca ancora di una struttura coerente, e proprio per questo il testo di Kaye rappresenta un’apripista essenziale per incominciare a discutere in maniera profonda il rapporto che lega censura e libertà di espressione.…

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Nicola Tranfaglia, l’indagine storica delle patologie italiane

di Claudio Vercelli

La scomparsa. Addio a 82 anni allo storico dell’antifascismo. Studiò anche Berlusconi e la mafia. E fu eletto in Parlamento. Una traiettoria che si è compiuta tra ricerca accademica, giornalismo e impegno politico

Nicola Tranfaglia, morto all’età di quasi 83 anni, evoca molte cose e tante ragioni. Queste ultime, soprattutto, legate a più età intellettuali, comunque tutte connesse alla storia repubblicana, dagli anni Sessanta in poi. Quindi, ai suoi innumerevoli tornanti, di cui è stato un cronista e soprattutto biografo. Nato a Napoli – che è non solo un luogo della geografia italiana ma anche e soprattutto uno spazio della cultura nazionale, come tale destinato a lasciare impressa di sé una impronta profonda in quanti, ancora oggi, vi si formano – si laureò nella medesima città, nell’oramai lontano 1961.

Non era uno storico, in origine, ma un giurisperito, la qual cosa, a conti fatti, conterà non da poco nel suo approccio ai fatti della contemporaneità. Non di meno, la sua tesi di laurea riguardava la Corte costituzionale, le cui piene prerogative avrebbero avuto pieno riconoscimento solo una decina di anni dopo, successivamente alle timide riforme già intervenute degli anni ’50.…

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La trama ideologica del discorso sulle razze

di Claudio Vercelli

Intorno al libro «Il bianco e il negro. Indagine storica sull’ordine razzista» di Aurélia Michel, edito da Einaudi. Secondo l’autrice, la schiavitù è da intendersi sia come elemento strategico nella costruzione dei rapporti di produzione che come strumento di riproduzione di significati e abitudini.

Non è sempre agevole muoversi tra le tante pagine del ricchissimo volume di Aurélia Michel. Anche se offre un’apprezzabile linearità descrittiva, con una serie di scansioni cronologiche e logiche che aiutano, chi lo affronta, a muoversi in cinque secoli di storia. L’autrice de Il bianco e il negro. Indagine storica sull’ordine razzista (Einaudi, pp. 289), docente all’Università Paris-Diderot e ricercatrice presso il Centre d’études en sciences sociales sur les mondes africains, américains et asiatiques, cerca infatti di offrire al lettore uno sguardo, fondato storicamente e articolato sul piano socio antropologico, del rapporto, intercorso dal XVI secolo in poi, tra schiavitù, razza, razzismo e ordinamenti sociali. Partendo da un assunto strategico: «la razza è un ordine sociale globale, il nostro ordine globale».…

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La libertà come alternativa all’ordine globale bloccato

di Francesco Pallante

«Essere dispersi» di Santiago Zabala, pubblicato da Bollati Boringhieri

Uno alla volta, i pur angusti spiragli di ripensamento – dell’economia, della società, dell’ambiente – apertisi con la pandemia vanno tutti richiudendosi su se stessi. Altro che niente sarà più come prima! Come prima, più di prima: è questo il refrain che guida la ripartenza. E, dunque: più sregolatezza economica, più ingiustizie sociali, più sfruttamento dell’ambiente. E, in arrivo con le riforme del fisco, della giustizia e della pubblica amministrazione: meno progressività, meno indipendenza della magistratura, meno imparzialità e controlli. Il tutto, sotto la guida dell’Uomo della Provvidenza, che circondato da un manipolo di fedelissimi cantori dell’ultraliberismo, accentra tutti i poteri nelle proprie mani, imprimendo alla verticalizzazione del sistema istituzionale un’accelerazione da far rimpiangere i fautori della governabilità.

Se poi aggiungiamo che prossimo beneficiario della blindatura del blocco dominante sarà l’alleanza fascio-leghista-berlusconiana che vola nei sondaggi, davvero c’è poco da stare allegri. Un’illuminate spiegazione delle ragioni profonde di questa alleanza, solitamente negata ma che sempre torna a riproporsi, tra poteri tecnici e populismo di destra viene dalla riflessione del filosofo Santiago Zabala dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, che ha da poco dato alle stampe Essere dispersi.

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Cento anni di sfide aperte

di Francesco Antonelli

Edgar Morin compie cento anni. Quello che, sin troppo facilmente, si potrebbe definire uno degli ultimi maÎtre-à-penser francesi, uno dei divi così ben analizzati in un suo famoso libro del 1957 ma anche l’ultimo esponente dell’Umanesimo, svolta del moderno in cui il sapiente lo era ancora a trecentosessanta gradi. È forse per questo suo essere a cavallo tra Pico della Mirandola e Jean Paul Sartre – dal cui modello, per altro, prese spesso le distanze – che Morin è stato poco considerato nei paesi anglosassoni ma amatissimo in America Latina e in Italia; che gli ha conferito numerose lauree honoris causa e che legge avidamente ogni suo libro, citato – provocatoriamente – da uomini di destra come Sarkozy ma soprattutto dal mondo intellettuale di sinistra. Il quale ha spesso visto in lui una delle alternative culturali alla «geometrica potenza» del pensiero liberale, del razionalismo economicista, della compartimentazione dei saperi. Dunque, di fronte al «fenomeno Morin» e al fatidico anniversario che oggi in molti celebrano, più che mai si impone una lettura non agiografica.…

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Weimar, cent’anni dopo

di Andrea Della Porta

La fine della Repubblica di Weimar rappresenta una delle questioni cruciali della storia europea. Qual è il “segreto” dell’eterno ritorno d’interesse nei confronti di un esperimento politico e culturale terminato in una tragedia senza precedenti? In Weimar, cent’anni dopo Andreas Wirsching[1] analizza gli assetti istituzionali ed economici, la politica, la società e la cultura dei quindici anni di vita della Repubblica, dal 1919 al 1933; dalla sconfitta dell’Impero tedesco nella Prima guerra mondiale al 30 gennaio 1933, il giorno in cui Hindenburg nominò Adolf Hitler cancelliere del Reich. L’autore ripercorre così le fasi cruciali del primo esperimento di Stato di diritto democratico e sociale della storia tedesca.

Per Wirsching la causa principale del fallimento del primo esperimento democratico in Germania è la frammentazione dei partiti liberali e conservatori. Lo storico tedesco descrive la formazione delle correnti politiche principali in Germania partendo dal 1870-1871. La nascita del Kaiserreich fu infatti cruciale per il sistema dei partiti.…

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