L’ossessione per la folla

di Gabriele Bali e Paolo Bory

Pandemia e assembramenti. Se un secolo fa le folle erano pericolose e delinquevano perché mettevano a repentaglio l’ordine e lo status quo sociale, le folle di oggi sono condannate in quanto folle e quindi non per i loro obiettivi espliciti, ma per il loro effetto epidemiologico

La movida sui navigli, lo shopping in via del Corso, i balli nelle discoteche sarde, le feste in casa dei calciatori, i tifosi radunati in piazza Duomo. Nei mesi di pandemia queste scene, che si sono peraltro ripresentate in maniera simile in vari paesi, sono state viste, commentate, condannate o difese con grande frequenza sui giornali e in TV o sui profili social di tutti noi.

Non intendiamo qui prendere posizione in merito ai cosiddetti “assembramenti”: è tema per virologi e, al limite, per politici. Vorremmo invece riflettere sul ritorno d’interesse (se non una vera e propria ossessione) per la folla: un’etichetta in voga nella psicologia sociale tra Otto e Novecento per descrivere quanto gli esseri umani assembrati in gran numero potessero costituire una minaccia all’ordine sociale.…

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Il seme eretico dell’inquietudine

di Luigi Ciotti

L’impegno comune su 5 parole: ingiustizia, ecologia integrale, rigenerazione, diritti

Cinquant’anni di pensieri critici e voci non allineate, cinquant’anni di «eresia». Nel vero senso, però, di questa parola non sempre compresa.

Eresia deriva infatti dal greco airesis, che significa scelta.

In origine eretico è colui che sceglie, sceglie perché ama la propria libertà al punto da pagare prezzi altissimi per difenderla: dall’esclusione all’esilio, dalla prigione al martirio.

Eretico è colui che, più della verità, ama la ricerca della verità. Per l’eretico ricerca e verità, libertà e responsabilità sono inseparabili.

Questa, secondo me, è stata la preziosa funzione del manifesto in questi cinquant’anni: informare ma, al tempo stesso, far riflettere, mostrando di volta in volta l’enorme differenza tra comprensione e giudizio, conoscenza e definizione.

Un giornale irriverente, fuori dal coro, un veicolo d’inquietudine: quella sana inquietudine che viene dall’abitare le domande con radicalità, senza rimuoverle o ridurle a risposte precostituite, a quella parola facile che tutto semplifica e riporta all’ordine.…

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Festa della liberazione, quelle svastiche sul 25 aprile

di Paolo Berizzi

Anche quest’anno cala sull’anniversario l’odio dell’ultradestra. Scritte a Genova, Ferrara, Roma, Gallarate, Genzano: ultimi palcoscenici scelti da vandali o militanti neonazifascisti

Quest’anno hanno giocato d’anticipo: le svastiche hanno iniziato a spuntare già da giorni. Le prime, due settimane fa. Svastiche per sfregiare la storia e per marchiare d’infamia il 25 aprile e la sua vigilia. Svastiche come provocazione vandalica ma anche come segno del fanatismo ideologico: una strategia liquida asimmetrica per veicolare “messaggi”, per fare proseliti e attirare nuovi militanti. Svastiche, croci celtiche, scritte razziste che, da due anni con intensità sempre maggiore, come fosse una moda, compaiono su muri e lapidi. O a ricoprire manifesti e a imbrattare bandiere.

Anche quest’anno sulla Festa della Liberazione e i giorni che la precedono cala l’odio cupo dell’ultradestra: mani anonime marchiano con i simboli del Male luoghi e scritte nelle città. Genova, Ferrara, Roma, Gallarate, Genzano sono gli ultimi palcoscenici scelti da vandali o militanti neonazifascisti. Il caso più recente è accaduto l’altra notte a Genova, quartiere Sampierdarena: le bandiere dell’Anpi preparate per il 25 aprile al circolo di via Rolando sono state imbrattate con svastiche scritte a spray.…

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Le prime laureate della storia

di Tiziana Plebani

Quale è stato il rapporto delle donne con gli studi superiori? La vicenda di Elena Corner, Juliana Morell e altre. Le università al loro esordio non furono ostili alla sapienza femminile, come accadde più avanti. Del secolo XI è la grandiosa esperienza medicale delle «Mulieres Salernitanae», più tardi a Bologna si ricorda Bettisia Gozzadini. E poi ancora Novella e Bettina d’Andrea. Scelsero una vita ritirata, come monaca Juliana che nel 1609 entrò nel monastero domenicano di Sainte-Praxède di Avignone, come oblata Elena che morì poco dopo l’acclamato titolo

Quando troppa luce si concentra su una donna, come è il caso di Elena Corner, l’effetto sovente che si ottiene è di farla divenire una figura eccezionale rispetto al suo sesso, nella tradizione della galleria delle donne illustri, e quel che è peggio, di usarla per rimuovere altre dalla memoria.

Pertanto un po’ di chiarezza può essere utile e può anche illuminare meglio quale fosse il rapporto delle donne con gli studi superiori.…

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Lo sguardo sempre acceso di Giacomo Debenedetti

di Giacomo Giossi

A proposito del libro di Anna Folli, edito da Neri Pozza, che racconta la vita del critico letterario e scrittore

Come un fiume carsico che attraversa sotterraneo i nostri tempi, riappare ciclicamente davanti ai nostri occhi la forza e l’attualità della figura intellettuale di Giacomo Debenedetti. Non tanto chiaramente per la sua centralità storica e per la qualità assoluta della sua riflessione critica, ma come vero e proprio riferimento sia per chi scrive sia per chi legge, una necessità quasi biologica di tornare a chi del novecento letterario e culturale ne ha scritto il romanzo. Maestro della critica italiana, Debenedetti è stato uno dei primi grandi critici scrittori.

Preciso, affilato i suoi testi ancora oggi sono capaci di attivare immagini e visioni grazie a una lingua morbida e seducente che attrae e coinvolge il lettore. 16 ottobre 1943 è forse l’esempio massimo di questo capacità di far coincidere l’efficacia testimoniale con il valore letterario, un testo fondamentale per chiunque voglia comprendere cosa significa semplificando di molto capire e tradurre.…

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Il Partito-Paese, e le riserve inesplorate del genoma Gramsci

di Luciana Castellina

Profondo rosso. Non è vero che poi tutto è finito in nulla: senza quella soggettività che produceva quell’impegno, non si sarebbero ottenute dall’opposizione le migliori riforme conquistate nel nostro paese

Mi chiedo: ma c’è in Italia un altro partito oltre al Pci che per un suo anniversario – 100 anni certo è un secolo, ma anche 50 o 20 sono di solito occasione di celebrazione – sia mai stato ricordato così coralmente da tutti i possibili media: tv, radio, quotidiani, settimanali, riviste, e non solo italiane viste le interviste richieste dall’estero; e poi istituti storici e non storici, circoli, reti, centri, e non so quant’altro? Già questo mi pare basti a dire molto su questo partito, non c’è bisogno di saggi di esperti.

La migliore fra le succinte spiegazioni che del fenomeno è stata data resta per me quella che, dopo aver indagato nel nostro paese di cui era molto curioso, ebbe a dare Jan Paul Sartre: «Adesso ho capito – disse – il Pci è l’Italia!».…

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L’Europa difende lo Stato di diritto per affossare il Welfare

di Alessandro Somma

Infrazione delle norme sullo Stato di diritto: la proposta della Commissione emendata dal Parlamento europeo si distingue per l’enfasi con cui invoca una gestione tecnocratica delle procedure destinate a individuare le violazioni dello Stato di diritto ma senza tutelare lo Stato sociale dalle ingerenze del mercato.

Alcuni mesi or sono la Commissione europea ha formulato una proposta di regolamento rivolto ai Paesi membri nei quali si adottano politiche che determinano una “carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto” [1]. Nel testo, appena approvato con emendamenti dal Parlamento europeo[2], si prevede che queste politiche siano sanzionate con la riduzione o la sospensione dei finanziamenti relativi a impegni esistenti, e con il divieto di assumere nuovi impegni.

La proposta definisce in apertura il concetto di Stato di diritto, che comprende in particolare il principio di legalità, il principio della certezza del diritto e il principio della separazione dei poteri, ovvero il divieto di arbitri del potere esecutivo ai danni dell’indipendenza delle corti e dell’uguaglianza davanti alla legge.…

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Figure dell’altro: fratello, vicino, straniero, nemico

di Sergio Benvenuto

Dal 4 al 9 aprile si terrà a Genova la nuova edizione della Genoa School of Humanities, dedicata all’indagine delle diverse forme di manifestazione dell’altro. Anticipiamo, per gentile concessione dell’autore e degli organizzatori, la relazione dello psicanalista Sergio Benvenuto.

1.

Sono sicuro che gli organizzatori sapessero bene che le varie figure dell’altro o dell’Altro di solito tendono a convergere sulla stessa persona. Il fratello o sorella è il primo dei nostri vicini, ma a un certo punto della vita può essere lo straniero o la straniera, e talvolta un nemico o una nemica. All’inverso, possiamo finire col renderci conto che il nostro acerrimo nemico non era altri che… nostro fratello.

Ora, dall’amico fraterno al nemico più acerrimo si dipana tutta una serie di vicinanze e lontananze che, almeno nella cultura occidentale, mi sembrano catalizzate da un significante assillante: il sangue.

Diciamo che il fratello e la sorella sono persone del mio stesso sangue; il vicino o amico è quello con cui posso mescolare il mio sangue; lo straniero è quello che ha un sangue diverso dal mio; il nemico è sanguinario, occorre quindi versare il suo sangue.…

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Discours de réception de M. Alain Finkielkraut

M. Alain Finkielkraut, ayant été élu à l’Académie française à la place laissée vacante par la mort de M. Félicien Marceau, y est venu prendre séance le jeudi 28 janvier 2016, et a prononcé le discours suivant :

Mesdames, Messieurs de l’Académie,

En manière de préface au récit débridé que lui a inspiré le tableau d’Henri Rousseau La Carriole du père Juniet, Félicien Marceau relate le dialogue suivant :

– La carriole du père Bztornski ? dit le directeur de la galerie. Qu’est-ce que ça veut dire ?

– C’est le titre de mon tableau, rétorqua le douanier Rousseau.

Le directeur plissa son nez, qu’il avait fort grand, et agita son index, qu’il avait fort long.

– Mon pauvre ami, avec ce titre-là, vous ne le vendrez jamais, votre tableau.

– Tiens ! Pourquoi ? dit Rousseau qui, de son passage dans l’administration de l’octroi, avait gardé le goût d’aller au fond des choses.

– Bztornski ! reprit le directeur avec force.…

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La Grecia e il fallimento europeo. Parte prima: breve storia della crisi greca

di Andrea Zhok

Parte prima: Breve storia della crisi greca

Il recente precipitare degli eventi in Grecia ha messo in luce tanto la fragilità politica delle relazioni interne all’Unione Europea quanto l’ambiguità dei patti che vincolano gli stati membri. Sui media, italiani ma non solo, si sono succedute letture degli eventi marcatamente divergenti, spesso ideologiche, e ancor più spesso penosamente disinformate.

Scopo di questo breve scritto sarà perciò, in una prima parte, di fornire un resoconto il più sobrio possibile, del quadro storico della crisi greca, rinviando ad una seconda parte un commento politico più comprensivo. Nel prosieguo, per ragioni di leggibilità non sono state introdotte note o riferimenti bibliografici, ma tutti i dati riportati sono tratti o da fonti ufficiali (Eurostat, FMI reports, ecc.) oppure, occasionalmente, da resoconti della stampa economica specializzata. Su alcuni dati vi sono piccoli scostamenti a seconda delle fonti, ma esse non toccano la sostanza. Pur sapendo che non è mai possibile separare completamente fatti ed interpretazioni, nella prima parte il mio intento sarà di limitare al massimo i commenti, lasciando innanzitutto al lettore la possibilità di acquisire un quadro sinottico della situazione.…

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