La saggezza di un filosofo (quasi) centenario

di Walter Minella

Edgar Morin è lo pseudonimo che Edgar Nahoum, nato nel 1921 a Parigi da una famiglia di origine ebraica, assunse da giovane militante della Resistenza antinazista e con cui è diventato noto come uno dei più importanti filosofi e sociologi contemporanei. Adesso ha 99 anni: eppure chi leggerà il saggio appena pubblicato dalla casa editrice Ave di Roma, La fraternità, perché? Resistere alla crudeltà del mondo, non avrà alcuna nozione dell’età dell’autore, tanto è fresco, vivace, aperto il pensiero che vi si riflette. Don Luigi Ciotti, nella sua appassionata prefazione, afferma che l’autore è «un vero maestro, uno dei pochi che ci sono rimasti in… Europa» (p. 10). Sono d’accordo. Questo è un libro esiguo per numero di pagine e insieme profondo, denso ma anche amichevole verso il lettore non specialista. Molti temi, enunciati con ammirevole chiarezza, non possono venire analiticamente sviluppati in questa sede. (Per uno sviluppo organico dell’argomentazione di Morin il lettore curioso potrà prendere in mano, tra gli altri libri dell’autore, la monumentale ricerca in 6 volumi Il metodo, tradotta in italiano dall’editore Raffaello Cortina).…

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Come fare la storia della filosofia contemporanea?

di Lucio Cortella

È il confronto/scontro con la filosofia hegeliana che ha governato lo sviluppo della filosofia contemporanea: a sostenerlo è Lucio Cortella nell’appena pubblicato “La filosofia contemporanea. Dal paradigma soggettivista a quello linguistico” (Laterza, 2020). Ne pubblichiamo la presentazione, per gentile concessione dell’editore e dell’autore, che ringraziamo.

Il problema con cui si scontra ogni esposizione del pensiero contemporaneo è la mancanza di uno standard condiviso in grado di stabilire priorità e gerarchie fra i vari pensatori e fra le scuole filosofiche. Le epoche precedenti non soffrono di questa assenza, dato che si sa – più o meno – quali sono i filosofi maggiori e le linee di sviluppo che conducono dalla filosofia antica fino alla stagione dell’idealismo tedesco. Con il pensiero contemporaneo non disponiamo ancora di un “canone” analogo, il che produce quella percezione diffusa, spesso disorientante, di un panorama filosofico attraversato da una pluralità di concezioni e proposte teoriche non solo assai differenziate ma apparentemente prive di relazioni e di coerenza.…

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Filosofia del ritiro, ritiro della filosofia

di Yuri Di Liberto

Probabilmente, il tempo delle filosofie del ritiro (Agamben, Deleuze-Guattari etc.) è finito o sta per finire. Il ritiratismo sta perdendo sempre di più la sua presa sul mondo. Ritirarsi è stato più il sintomo di una reazione traumatica (al fallimento del socialismo reale) che una vera e propria proposta politica.

Rivolgendo uno sguardo ricognitivo al lessico della filosofia dopo la fine del socialismo reale, dopo la caduta del muro di Berlino, e ‒ in realtà ‒ già a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, non si può fare a meno di notare come le parole d’ordine della vecchia filosofia (rivoluzione, partito, contraddizione, lotta di classe ecc.) siano state lentamente sostituite da un lessico ad esse complementare, per non dire incompatibile. Una certa insofferenza per il fantasma di Stalin, nonché un certo imbarazzo per l’adesione di tanta intellighenzia mitteleuropea al progetto comunista, hanno fatto sì che lo scibbolet, la parola d’ordine, del pensiero filosofico-politico post-Unione Sovietica diventasse ‒ e lo è tuttora ‒ quella del ritiro.…

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Il Parlamento: palude, intralcio o risorsa?

di Mauro Barberis

A cosa serve il Parlamento? È una domanda che bisognerebbe porsi, ad esempio quando ci si chiede se questo governo abbia ancora la maggioranza per approvare il Mes, la riforma dei decreti sicurezza e tutte le altre misure di questa lunga estate calda. Specie se si pensa che nell’election day di settembre non andremo a votare solo sulle Regionali, ma anche sulla riduzione del numero dei parlamentari, e sarebbe meglio avere uno straccio d’idea sul tema, prima di votare frettolosamente sì. Ci torno in conclusione.

Partiamo da un dato indiscutibile: la politica non gode buona stampa, e i parlamentari peggio ancora. Per i più, la politica è l’ultimo motivo d’interesse, dopo salute, lavoro, sport e tempo libero. E non parliamo della considerazione di cui godono i parlamentari, per la quale si potrebbe riciclare la vecchia battuta: «Non dite a mia madre che faccio il parlamentare, lei crede che faccia il pianista in un bordello». La scarsa considerazione di cui il Parlamento gode da sempre s’è poi inabissata con la pandemia, dopo che il governo ha fatto tutto da solo, senza coinvolgere i parlamentari.…

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Giorgio Nebbia e la critica ecologica al capitalismo

di Giorgio Nebbia

Giorgio Nebbia è stato un pilastro dell’ambientalismo italiano: scienziato, docente, politico, attivista, saggista, divulgatore. Un libro di Jaca Book, che raccoglie anche alcuni suoi scritti, ne ripercorre vita e pensiero. Facendoci riscoprire l’attualità e l’urgenza di una critica ecologica al capitalismo.

Giorgio Nebbia ci ha lasciato un anno fa, il 4 luglio del 2019. Chi ha qualche anno di età, ricorderà come Nebbia sia stato una figura fondamentale dell’ambientalismo non solo italiano ma internazionale. Intellettuale – docente universitario di Merceologia a Bologna e poi a Bari e culturalmente nell’intersezione di cristianesimo e marxismo; politico (senatore e deputato per la Sinistra indipendente); attivista e impegnato nella nascita e poi nello sviluppo e sostegno dell’ambientalismo italiano. Ma soprattutto, Nebbia è stato saggista e divulgatore: pacato nel suo ragionare e chiarissimo nel suo stile di scrittura, ma potente nel suo smascherare i falsi miti e le retoriche di un capitalismo in realtà irresponsabile verso il futuro e le prossime generazioni, insostenibile e nichilista per l’ambiente ma anche per la società, disuguagliante per essenza e tendenza.…

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Bose alla prova

di Lorenzo Prezzi

Il decreto, firmato dal segretario di stato, card. P. Parolin il 13 maggio e approvato in forma specifica da papa Francesco, non lascia alternative: fr. Enzo Bianchi, altri due monaci e una monaca dovranno abbandonare Bose e trasferirsi altrove. Il testo è stato letto e presentato ai diretti interessati il 26 maggio (e successivamente alla comunità) dal delegato pontificio, p. Amedeo Cencini, accompagnato da mons. J.R. Carballo, segretario del dicastero per i religiosi, e da mons. M. Arnolfo, arcivescovo metropolita di Vercelli (cf. SettimanaNews).

Per la notorietà delle figure interessate la notizia è esplosa sui media lasciando un lungo strascico di interrogativi fra i molti credenti (e no) che fanno riferimento al monastero e alle sue molteplici attività.

Scrivere sul post-concilio in Italia non sarà possibile senza incrociare in alcuni punti rilevanti fr. Enzo Bianchi e la comunità monastica che lui ha fondato a Bose (Biella) l’8 dicembre del 1965. Dalla formazione cristiana per molte generazioni giovanili alla riscoperta del monachesimo, dalla cura liturgica (la comunità ha un ritmo e testi propri per la preghiera salmica) alla riflessione teologica (alimentata dall’editrice Qiqajon), dalla coltivazione estetica (musica, architettura, arte sacra) all’annuncio dentro la cultura contemporanea, dalla pratica del “monastero doppio” (uomini e donne) all’interlocuzione con l’intelligenza laica, dalla fedeltà al concilio (anche in tempi difficili) alla pratica ecumenica (verso protestanti, anglicani e ortodossi), dalla presenza sui media (affidata in particolare a fr.…

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Tra le Regioni passaporti e macerie

di Marcello Madau

Confesso di aver pensato, solamente per un attimo fuggente, che un nucleo importante del dibattito che a più voci si è levato sul problema del ‘passaporto sanitario’ fosse uno degli effetti «collaterali» del coronavirus.

Un governatore sardo propone una Sardigna Covid-19 Free solo per turisti sani, accompagnati da un passaporto sanitario senza il quale non si potrà prendere il volo (presumo anche treno e nave). Il sindaco Sala ricorda con stile l’apporto milanese alle fortune del turismo sardo: non sappiamo se si riferisca alle iniziative alberghiere e petrolifere dei Moratti, del corregionale Nino Rovelli, alle seconde case usate prima dell’esplosione definitiva della pandemia. Da Torino, noblesse oblige, si privilegia un registro più storico: la Presidente del Museo Egizio Evelina Christillin (ex- ufficio stampa Fiat per diversi anni) vuole riesumare il passaporto della trisnonna, ricordando l’infausto regno sardo piemontese; il documento dovrebbe essere scaduto, e sarebbe comunque opportuno che non lo usasse il 28 aprile, alla festa regionale de ‘Sa Die de Sa Sardigna’, che ricorda la cacciata dei piemontesi dall’isola.…

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Nadia Urbinati e il populismo

di Matteo Mameli e Lorenzo Del Savio*

Nel suo ultimo libro, “Io, il popolo: come il populismo trasforma la democrazia” (Il Mulino, 2020), Nadia Urbinati analizza il populismo contemporaneo facendo astrazione dalle dinamiche socio-economiche che negli ultimi decenni lo hanno condotto al successo. Mai come oggi però l’intento di giudicare la bontà delle idee e dei sistemi politici senza tener conto del loro impatto contestuale sembra destinato a fallire.

Nel suo ultimo libro — Io, il popolo: come il populismo trasforma la democrazia (Il Mulino, 2020) — Nadia Urbinati afferma che il populismo è una patologia delle democrazie moderne. Secondo questa prospettiva, il populismo è democratico ma solo in forma degradata. Mentre il fascismo abolisce la democrazia, il populismo la sfigura. In cosa consiste questo sfiguramento? Urbinati insiste sulle differenze tra i movimenti popolari di protesta e contestazione (che usano la retorica populista ma non incarnano le forme del potere populista) e i movimenti populisti (che invece aspirano al governo e, talvolta, lo ottengono).…

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Pandemia, quello che non sappiamo

di Riccardo Emilio Chesta

Nell’incertezza su come affrontare il coronavirus, riscopriamo l’importanza della conoscenza come bene pubblico, parte integrante della nostra democrazia: non è un affare da ‘esperti’, è un tema da aprire alla partecipazione.

Se la pandemia è un fatto sociale totale, per riprendere un concetto dall’antropologia di Marcel Mauss, totale è anche l’incertezza entro la quale si trovano gli attori che dovrebbero governarla. Ciò non bastasse, la dirompenza degli effetti pandemici si manifesta in un regime di urgenza, chiedendo alla politica rapidità ed efficacia, modalità di azione che necessariamente intaccano le procedure democratiche ordinarie.

Quella che caratterizza il Covid19 non è solo la complessità della sua origine patogena e del suo rimedio, bensì una vera e propria «ignoranza» del fenomeno che riguarda tutti, anche se a diversi livelli.

Inserendosi in un dibattito internazionale assai consolidato sul tema, Luciano Gallino[1] contribuì a definire diversi livelli di ignoranza che connotano, paradossalmente, le nostre società tecnologicamente avanzate, dove più che di distinzione tra scienza e tecnologia conviene parlare di relazione, o ancor meglio, delle due si può parlare in maniera univoca, usando il termine di tecnoscienza.…

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Edgard Morin: “Cette crise nous pousse à nous interroger sur notre mode de vie”

Edgar Morin : « Cette crise nous pousse à nous interroger sur notre mode de vie, sur nos vrais besoins masqués dans les aliénations du quotidien »

Propos recueillis par Nicolas Truong

Dans un entretien au « Monde », le sociologue et philosophe estime que la course à la rentabilité comme les carences dans notre mode de pensée sont responsables d’innombrables désastres humains causés par la pandémie de Covid-19.

Né en 1921, ancien résistant, sociologue et philosophe, penseur transdisciplinaire et indiscipliné, docteur honoris causa de trente-quatre universités à travers le monde, Edgar Morin est, depuis le 17 mars, confiné dans son appartement montpelliérain en compagnie de sa femme, la sociologue Sabah Abouessalam.

C’est depuis la rue Jean-Jacques Rousseau, où il réside, que l’auteur de La Voie (2011) et de Terre-Patrie (1993), qui a récemment publié Les souvenirs viennent à ma rencontre (Fayard, 2019), ouvrage de plus de 700 pages au sein duquel l’intellectuel se remémore avec profondeur les histoires, rencontres et « aimantations » les plus fortes de son existence, redéfinit un nouveau contrat social, se livre à quelques confessions et analyse une crise globale qui le « stimule énormément ».…

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