Origine, territorio, cittadinanza e comunità: attenzione a queste parole

di Francesco Filippi

Ci sono molti motivi per cui l’idea nazionale ha preso piede e continua a sopravvivere. Ma che cosa significa, davvero, essere italiani? Estratto dell’introduzione dell’ultimo libro di Francesco Filippi “Prima gli italiani! (sì, ma quali?)” (Laterza)

Termini come “origine”, “territorio” o definizioni legali come “cittadinanza” appaiono solo tentativi, peraltro molto approssimati, di inquadrare un insieme reale assai più vasto e complesso. Si tratta, secondo la definizione del sociologo Benedict Anderson, di una “comunità immaginata”, vale a dire di un insieme di persone che, pur non conoscendosi e non essendosi mai incontrato, sente di appartenere, tutto, a un gruppo definito che le distingue da altre persone.

Eppure, per quanto fittizio, frammentato e disomogeneo possa essere il racconto che tiene unito questo insieme di persone, esso è tutt’altro che irrilevante: perché nel corso del tempo, rimanendo solo al caso italiano, è riuscito a convincerle che lo hanno fatto proprio per prendere scelte economiche controproducenti, imbarcarsi in avventure dannose per i più, combattere, uccidere e infine morire.…

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Elogio della Comune

di Giulio Marcon

A 150 anni dalla Comune di Parigi, quell’esperienza ci parla di oggi, perché ci ricorda il valore della democrazia dal basso, l’autogoverno, il radicalismo egualitario capace di scalzare privilegi e gerarchie, la dimensione libertaria e laica, la gratuità e universalità dell’istruzione, la passione disinteressata di un impegno collettivo, di identità condivise.

Da qualche giorno si parla dei 150 anni della Comune di Parigi, che ebbe inizio il 18 marzo del 1871, concludendosi nel sangue il 28 maggio dello stesso anno. L’impero era stato travolto dalla disfatta della guerra franco-prussiana del 1870. Napoleone III era stato deposto e arrestato e il 4 settembre del 1870 la repubblica aveva sostituito la monarchia. Di fronte alle complicità delle nuove leadership repubblicane e di Thiers con i prussiani di Bismarck e con l’impero appena smantellato, gli operai, gli artigiani e molti piccolo-borghesi di Parigi si erano sollevati alcuni mesi dopo e nel marzo del 1871 avevano dato vita alla Comune.

Lo stesso avveniva in altre città della Francia.…

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L’estetica consapevole della rivolta che cambiò tutto

di Andrea Colombo

Il ritratto. Addio a Lawrence Ferlinghetti. Poeta, libraio, editore tra i protagonisti della Beat Generation, aveva 101 anni. Nel 1954 fu arrestato con Ginsberg per «diffusione di materiale osceno» per la poesia «Howl!» (Urlo). Saranno assolti. Nell’America perbenista era il segno che i tempi stavano per cambiare

«Non chiamatemi beat. Io non sono mai stato un poeta beat», dichiarava meno di dieci anni fa, già ultranovantenne, Lawrence Ferlinghetti in un documentario sulla sua lunga vita, ed era probabilmente un vezzo. Figurarsi se il poeta che aveva fondato a San Francisco la libreria City Lights, 261 Columbus Avenue, punto di ritrovo di quel gruppo in realtà eterogeneo che fu la beat generation, e poi la City Lights Publishers, destinata a pubblicare molte delle opere beat, poteva davvero pensare di poter scindere il suo nome, anche a oltre mezzo secolo di distanza, da quello degli amici passati con lui alla storia come «la beat generation».

Anche se davvero l’autore di Coney Island in My Mind non faceva parte del nucleo duro del gruppo.…

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Dagli anni di piombo al populismo penale, trent’anni di giustizia

di Eleonora Martini

Giustizia. Dapprima era una rivista, edita dal manifesto a partire dal marzo 1985, bimestrale di critica all’emergenza terrorismo. L’associazione Antigone nasce il 18 febbraio 1991. Detenzione domiciliare, divieto di estradizione verso i Paesi dove vige la pena di morte, lotta alle tossicodipendenze in cella: molte le battaglie vinte

In principio fu una rivista, edita dal manifesto a partire dal marzo 1985: articoli lunghissimi, quasi dei trattati di filosofia politica, perlopiù assolutamente improponibili al giorno d’oggi, scritti da un gruppo di intellettuali, giuristi e politici che decisero di andare controcorrente, combattendo una battaglia garantista proprio mentre la vulgata comune si inchinava alla mano pesante dello Stato nei confronti dei protagonisti dei cosiddetti Anni di piombo. Scelsero l’archetipo della detenuta, Antigone, per dare nome al «Bimestrale di critica dell’emergenza» con il quale Stefano Rodotà, Massimo Cacciari, Mauro Palma, Luigi Ferrajoli, Rossana Rossanda, Luigi Manconi, Luca Zevi, Papi Bronzini e altri intendevano aprire una spazio di riflessione e dibattito anche tra culture molto diverse, facendo tesoro soprattutto del lavoro di monitoraggio del «Centro di documentazione sulla legislazione di emergenza» fondato all’inizio degli anni Ottanta dallo stesso Palma insieme a Rossanda, Bronzini, Ferrajoli, Gianni Palombarini e Luigi Saraceni.…

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Cina e Germania tra rivalità e collaborazione

di Vincenzo Comito

La Germania appare divisa tre le esigenze della sua economia, che la spingono ad avere rapporti importanti con la Cina – e la Russia, a cominciare dal Nord Stream 2 – e quelle di tipo politico di stretti legami storici con gli Stati Uniti.

Produzione e finanza

Come è stato ricordato di recente da qualcuno (Rowley, 2021), Lord Henry Pilkington, proprietario di una grande impresa inglese operante nella produzione di vetro, ricordava con orgoglio, molti decenni fa, come egli fosse un produttore di cose e non un maneggiatore di denaro. Ma la Gran Bretagna è diventato un Paese post-industriale ed oggi, ed anche più in generale negli altri Paesi anglosassoni, l’etica del maneggio di denaro è diventata quella dominante. Se Pilkington fosse ancora in vita non ne sarebbe certo felice. Quella finanziaria è oggi la professione meglio remunerata e la più considerata socialmente in tale area del mondo e i cervelli più brillanti che escono dalle migliori università vengono indirizzati in quella direzione.…

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Il garantismo come legge del più debole e dell’oppresso, contro il potere

dl Luigi Ferrajoli

La nostra giustizia penale è classista: nelle carceri ci sono tossicodipendenti immigrati e condannati per reati di strada. Il diritto penale – almeno luogo dell’uguaglianza davanti alla legge – è diventato il luogo della massima disuguaglianza

Fu Rossana Rossanda a decidere il nome. Perché Antigone?

Perché quel nome alludeva al punto di vista esterno – il punto di vista della giustizia, della morale e della politica – con cui intendevamo guardare alle durezze e alle iniquità del diritto penale, alle involuzioni inquisitorie dei processi e alle condizioni di illegalità delle nostre carceri. Allora, alla nascita della prima serie della rivista – nel 1985, sei anni prima della nascita dell’Associazione, nel 1991 – la nostra critica si rivolgeva alla legislazione e alla giurisdizione d’eccezione, che in quegli anni avevano ridotto il già debole sistema delle garanzie del corretto processo.

Il nostro richiamo ad Antigone si identificava perciò con l’opzione per il garantismo penale contro le degenerazioni indotte dall’emergenza del terrorismo e manifestatesi nelle leggi eccezionali e in taluni grandi processi di stampo inquisitorio, a cominciare da quello del 7 aprile contro l’Autonomia operaia.…

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La pandemia mette a nudo il capitalismo amorale

di Laura Pennacchi

Economia e morale. Dobbiamo risalire alle strutture profonde dei sistemi di produzione e dei ruoli produttivi, vale a dire dei nostri doveri, dei nostri poteri, del nostro prestigio sociale

La pandemia globale da Covid-19 sta facendo esplodere il mondo moderno: la carenza di lavoro, la trasformazione ecologica, i migranti, le biotecnologie, l’intelligenza artificiale e lo sviluppo incontrollato della scienza, l’istruzione, i beni pubblici, la cultura. I

l Forum di Davos, che già l’anno scorso aveva inneggiato al «mai più profitti senza etica», ora reclama «migliori economie e società». Da più parti avanza la richiesta di discutere la legittimità del capitalismo anche sotto il profilo strettamente morale.

Mentre alcuni studiosi si attardano nella celebrazione del saggio in cui cinquant’anni fa Milton Friedman sosteneva che il capitalismo non ha alcuna responsabilità sociale tranne che aumentare i profitti (the business of business is business), maturano interrogativi che vanno dal «fondamento etico lacerato» del capitalismo di Paul Collier all’esigenza di liberazione dal «fondamentalismo di mercato» affidata a un «capitalismo progressista» di Joseph Stiglitz, all’esplicita volontà di ricostruzione delle «basi normative» del capitalismo di due filosofe come Nancy Fraser e Rahel Jaeggi, le quali sostengono che nessuna pratica economica è neutrale, e pertanto scissa dalla normatività, e il capitalismo non va visto come semplice sistema economico ma come «ordine sociale istituzionalizzato».…

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Etica animale. Una prospettiva cristiana

di Paolo Cattorini

La responsabilità dell’uomo nei confronti degli animali non si riduce a una gestione materiale della convivenza, né tantomeno a un esercizio proprietario e dispotico dell’ambiente. Evitando sia l’antropocentrismo predatorio sia l’equiparazione indistinta fra tutti gli esseri senzienti, il teologo morale Lintner, assieme a due suoi colleghi dello Studio filosofico-teologico accademico di Bressanone – Christoph J. Amor e Markus Moling –, imposta un trattato sistematico e casisticamente denso.

Nei vari capitoli vengono esaminate le dimensioni spirituali della natura creata, i dilemmi teorici di fondo relativi all’etica animale (Singer, Regan, Nussbaum, Rawls, Jonas, Siegetsleitner sono i filosofi contemporanei più citati) e alcuni concreti campi di azione (custodia di animali domestici, allevamenti e soppressione dei capi di bestiame, sperimentazione biomedica, la pratica della caccia, criteri per il consumo di prodotti animali, la questione della sepoltura, il gene-editing, l’allestimento di circhi e zoo).

Viene infine proposta un’etica cristiana della «concreaturalità»: animali umani e non umani appartengono alla medesima famiglia, sono compagni di viaggio, plasmati a partire dal medesimo fango, destinati alla finitudine e allo scacco mortale, ma attratti dal futuro escatologico di redenzione, che è anticipato e promesso in Cristo (cfr Rm 8,19-22), e orientati verso un regno messianico in cui verranno accolte tutte le forme di vita, che Dio ha fatto e riconosciuto come buone (cfr Gen 1-3; Is 11 e 65), coinvolgendole in una comune amicizia e alleanza (cfr patto con Noè in Gen 9,8-11) e garantendo loro il suo indefettibile amore.…

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Hipster, la rivolta compatibile del neoliberismo

di Luca Benvenga

«Hipster. Subcultura della crisi» di Lorenzo Caglioni (Novalogos) indaga un fenomeno che appare come uno sbocco istituzionalizzato di una certa accumulazione energetica che preserva la società da un urto più violento, in nome di princìpi che sacralizzano tutto ciò che ha a che vedere con il costume e l’essere «hip» (cool)

Il libro Hipster. Subcultura della crisi di Lorenzo Caglioni (Novalogos, pp. 306, euro 20) ha di primo acchito già nel titolo la sua plausibile ragione d’essere letto, poiché degli Hipster si conosce, solo in parte, l’estetica e non l’ethos, ancora meno l’origine, le pratiche sociali e lo stile di vita messi a punto.

Restando nell’alveo dell’espressività, Caglioni attento a studiare «da dentro» la cultura hipster chiarisce come la comunicazione simbolica, sottesa a un taglio di capelli o della barba, tratteggi un senso di coralità e porti con sé una funzione connettiva tra differenti similarità. Infatti nel libro si precisa l’esistenza di più costruzioni della realtà all’interno della stessa cultura, elemento tipico della contemporanea cesura identitaria, che con le sue tante versioni sullo stesso tema apre a un ventaglio di interpretazioni.…

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Dall’idillio senza presa alla metamorfosi

di Augusto Illuminati

Tutto cambia con la marea sessantottina, che naturalmente si interseca, a livello di attivisti, con i quadri operaisti emergenti, con i filo-cinesi fautori della Rivoluzione Culturale, con la diaspora dei trotskisti entristi di Roma e Milano che, cacciati o meno, passano dal Pci al movimentismo. Soprattutto cambia la base di riferimento, che non sono più gli iscritti al Pci e al sindacato ma nuovi strati studenteschi e di operai-massa. A questo punto il nucleo più radicale della corrente ingraiana, che aveva pubblicato il manifesto mensile fuori dalla stampa Pci e come interfaccia con i movimenti, diventa insopportabile e viene radiato nel 1969.

Il Pci, a differenza dei cugini francesi, continua a confrontarsi con i movimenti, ma richiudendosi nella sua identità di partito centralizzato e in una strategia riformista. In realtà il difficile rapporto con i movimenti, che cominciano a loro volta a darsi forma di gruppi strutturati, segna un duplice collasso storico per la forma-partito: il Pci la perde progressivamente (fino all’inconsistenza attuale), i gruppi non riescono a raggiungerla e cercano di elaborare un’alternativa che però fallisce, arenandosi in esperienze perdenti sia di tipo elettorale che di lotta armata.…

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