Bergoglio, una sfida alla democrazia? Un libro di un giovane studioso

di Giampiero Forcesi

La concezione del popolo di Bergoglio, oltre ad essere alla base della sua denuncia delle disuguaglianze sociali, è essa stessa la più grande sfida alla democrazia rappresentativa di oggi. Questa la tesi centrale di un piccolo, interessante, libro di Dante Monda che ricostruisce per sommi capire il retroterra culturale di papa Bergoglio e le caratteristiche della sua concezione di popolo, per poi cercare di dimostrare quanto questa concezione sia una sfida alla crisi attuale della democrazia e, forse, l’indicazione di una sua possibile rigenerazione

Un giovane ricercatore, Dante Monda, ha compiuto un interessante itinerario di ricerca su un aspetto centrale della visione politica e religiosa di papa Bergoglio: la sua concezione di “popolo”. Ne è uscito un piccolo libro (120 pagine), edito dalla Morcelliana lo scorso maggio, con una prefazione di padre Antonio Spadaro e una post-fazione di Andrea Riccardi. Entrambi sono rimasti positivamente colpiti dall’analisi del giovane Monda. Titolo del libro: Papa Francesco e il “popolo”. Una sfida per la Chiesa e la democrazia.…

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Democrazia illiberale?

di Paolo Pombeni

Ci si conceda di toglierci dal frastuono elettoralistico che cresce in quest’ultima settimana e di affrontare, speriamo in maniera appropriata, un tema molto serio venuto malamente alla ribalta con la faccenda della condanna del parlamento europeo e della Commissione europea al sistema politico messo in piedi dal presidente ungherese Orban (vedremo poi se il Consiglio Europeo darà seguito a queste decisioni – ne dubitiamo).

Come tutti sanno, coloro che hanno approvato quella condanna hanno messo in rilievo che il sistema politico ungherese viola il modello costituzionale alla base del patto su cui si è costruita la Unione Europea. Quei non molti che hanno obiettato, fra cui in Italia Lega e FdI con i loro leader, l’hanno fatto sulla base dell’argomento che Orban è stato regolarmente eletto in competizioni almeno formalmente aperte. Dunque si sarebbero rispettate le regole della democrazia, che affida la sovranità al popolo, ma si è sorvolato sul fatto che il leader ungherese e vari suoi seguaci hanno apertamente parlato di “democrazia illiberale”.…

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La sua memoria vive nelle stanze dei dissidenti

di Luigi De Biase

Dalla colonia penale in cui è detenuto, l’oppositore russo Alexei Navalny ha scritto sui suoi social network: «La radio della prigione ha trasmesso la notizia della morte di Mikhail Gorbaciov. È stato sotto il suo governo che gli ultimi prigionieri politici furono rimessi in libertà in Unione sovietica».

Sul sito internet del giornale Novaya Gazeta il Premio Nobel Dimitry Muratov ha raccontato ai lettori: «Amava la sua donna più del suo lavoro. Aveva messo i diritti umani al di sopra dello stato. Desiderava la pace più del potere personale». Sembra che la memoria di Mikhail Gorbaciov, mancato martedì notte in ospedale a Mosca a 91 anni, sia chiusa oggi in Russia nelle stanze dei dissidenti. Strana compagnia per uno che è stato segretario del Partito comunista; che ha messo, sì, in discussione la struttura dell’Unione sovietica; ma che in fin dei conti quel potere lo ha difeso anche a costo di clamorose falsificazioni, è il caso del terribile incidente alla centrale di Chernobyl, e di risposte violente alle proteste popolari, dal Caucaso ai paesi del Baltico.…

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The Queen, l’immortale. Il Regno Unito perde la testa

di Leonardo Clausi

Il secolo in breve. Elizabeth II Windsor, dall’espansione dell’impero alla sua decadenza. Aveva 96 anni

London Bridge is down, il ponte di Londra è crollato. È questa la frase in codice con cui la dipartita della monarca inglese è stata comunicata alla neo-prima ministra Liz Truss e agli addetti ai lavori delle colossali esequie, ampiamente previste come il più esteso e solenne spettacolo funebre di questo inizio di terzo millennio.

Elizabeth II Windsor, nota in tutto il mondo come “The Queen” anche prima della sciropposa (e assai criticata dai lealisti) serie Tv dedicatale recentemente da Netflix e in Italia antonomasticamente come “la regina,” (anche senza “Elisabetta”), è spirata ieri nel castello scozzese di Balmoral alla veneranda età di anni novantasei.

Suo marito, il principe Philip Mountbatten, sposato nel 1947, era scomparso l’anno scorso. Nel 2015 era diventata la monarca britannica più longeva, superando il record della regina Vittoria. Sì, è stata la monarca femminile che ha regnato più a lungo in assoluto.…

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Addio a Michail Gorbaciov, l’occasione persa dall’Urss e dall’Occidente

di Tommaso Di Francesco

È morto ieri sera all’età di 91 anni Michail Gorbaciov, l’ultimo leader dell’Unione sovietica. E sicuramente l’unico e l’ultimo ad avere tentato in extremis di riformare quel sistema ma con una apertura che per la portata delle proposte e dell’iniziativa, avrebbe spiazzato l’Occidente, così tanto che i leader occidentali sarebbero diventati incredibilmente suoi presunti fan. In realtà Gorbaciov, che pure era stato sponsorizzato come segretario nel 1985 da Andropov e dall’apparato del partito, voleva ancora salvare l’idea di trasformazione socialista ma coniugandola alla democrazia, voleva la glasnost e la perestrojka, una ventata di verità, apertura, libertà e trasparenza per modificare dall’interno un regime di chiusura, omertà e potentati. Intanto mettendo subito in discussione il ruolo del partito e della stessa figura del segretario che non sarebbe dovuta essere più centrale rispetto alla società. Quasi ad imitazione della Primavera di Praga voluta da Dubcek nel 1968 e repressa dai carri armati del Patto di Varsavia. Gorbaciov propose per questo il Congresso dei deputati del popolo, un organismo di nuova rappresentatività della società civile sovietica, riattivando una memoria critica – furono gli anni della nascita di Memorial – sostanzialmente antistalinista (fu riabilitato Bucharin).…

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La necessità della politica

di Federico Casella

Il volume di Carlo Galli, dedicato a uno dei dialoghi centrali di Platone, la Repubblica, non vuole essere, per esplicita dichiarazione dell’autore, un manuale didattico o un’opera di esegesi specialistica, ma una lettura concettuale volta a far emergere alcuni dei significati e delle esigenze fondamentali che animarono Platone durante la stesura di questo dialogo. Il primo capitolo è dedicato a una breve ricognizione delle principali letture della Repubblica e della filosofia platonica che sono state proposte nel corso della storia del pensiero occidentale: dal tentativo di Hegel di superare l’inevitabile dualismo platonico, alla critica di Nietzsche contro gli esiti – dal suo punto di vista – più deleteri di questo dualismo (e cioè la fede metafisica in un Dio-verità), fino alle interpretazioni di Heidegger, Arendt, Voegelin, Gadamer, passando per lo sforzo di appropriazione della Repubblica da parte del nazionalismo tedesco e del nazismo, le note critiche in senso antitotalitario di Popper, e la particolare tesi di Leo Strauss, che ritiene la Repubblica uno scritto volto a sottolineare l’impossibilità, se non l’insensatezza, di costruire e attuare un modello di città assolutamente perfetto.…

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Il senso della storia. Il confronto tra Karl Lowith e Reinhold Niebuhr

di Marco Barbieri

Si scoprono ricerche, alle volte, il cui pregio maggiore (anche se non l’unico) risiede meno nel modo i singoli contenuti sono sviluppati e più nell’impostazione che contraddistingue il lavoro complessivo, a partire dalla scelta del tema e dell’ottica di indagine. Tale è probabilmente il caso del volume di Luisa Borghesi, dedicato alla ricostruzione dell’incontro e del dialogo – esplicito e implicito – tra Karl Löwith e Reinhold Niebuhr e impreziosito nelle sue appendici da materiali pressoché inediti al pubblico italiano, quali il breve carteggio rimasto e la recensione di ciascun interlocutore nei confronti dell’opera speculare dell’altro. Poiché come evidenzia l’autrice sin dall’introduzione, una ben poco casuale coincidenza motiva il confronto proposto: ci si riferisce alla pubblicazione nello stesso anno, il 1949, e nella stessa area geografica, gli Stati Uniti, di due testi «che condividono il medesimo oggetto di indagine: la filosofia della storia moderna e il processo di secolarizzazione» (p. 7). I due lavori in questione, Faith and History del teologo Niebuhr e Meaning in History del filosofo Löwith, appartengono perciò a un unico e tuttavia non monolitico clima culturale, rispecchiandone in modo decisamente autonomo alcuni degli ordini di problemi più rilevanti.…

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Non è nonviolenza se non cambia il contesto

di Marinella Sclavi

Costruire la pace in Ucraina richiede una trasformazione delle prospettive e degli attori coinvolti, iniziative che estendano la democrazia in Europa, moltiplicando le opzioni per la soluzione del conflitto.

L’11 luglio 2022 a Kiev la delegazione del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (MEAN) ha incontrato autorità e società civile ucraina (vedi http://www.vita.it/it/article/2022/07/13/cosa-resta-della-nostra-missione-a-kiev/163548/). Il successo di questa iniziativa, oltre che per gli interventi del sindaco e vicesindaca, del nunzio apostolico e di esponenti autentici della società civile, è misurabile dal fatto che nessuno, ma proprio nessuno, ne è uscito uguale a come vi è entrato. Quando una cosa del genere succede, c’è una commozione che la rende palpabile e che tutti noi, nonostante le differenze di posizione anche al nostro interno, abbiamo toccato  con mano. Il messaggio fondativo di MEAN è stato: “Veniamo come esponenti della società civile europea per stabilire una alleanza con la società civile ucraina, basata sull’ascolto reciproco e la definizione congiunta di un futuro desiderabile”.…

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Raccontare la guerra

di Nello Scavo

Dagli altoparlanti che una volta diffondevano melodie classiche ora risuonano le sirene antiaeree. Ma avvicinandosi alle trincee che cingono il Teatro del Balletto, Odessa appare come il set di un kolossal dedicato alla Seconda guerra mondiale. Nessuno può credere che tanta bellezza possa essere sfregiata da un solo colpo di artiglieria. Invece, i colpi sparati dalle fregate russe e dalle basi in Crimea passano sulle cupole d’oro e le acrobazie architettoniche, in cerca di obiettivi militari.

Ma come sempre accade dal 24 febbraio, le cannonate sfondano abitazioni civili e infrastrutture. “Il nemico non è ancora alle porte”, dicono gli abitanti della città che le forze moscovite potrebbero voler conquistare anche solo per consegnare un trofeo di guerra a Putin, lo zar senza impero costretto a ripiegare dalle intenzioni conquistatrici della prima ora. I russi non sono ancora alle porte, ma bussano scaricando ordigni che hanno l’effetto di spingere i civili verso le uniche due opzioni: fuggire per mettersi al sicuro o restare per resistere.…

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Eugenio Scalfari. L’Espresso e quello scoop sul golpe de Lorenzo

 di Massimo Riva

Quella di Eugenio Scalfari alla guida de l’Espresso è molto di più di una storia di felici innovazioni editoriali e di brillanti intuizioni giornalistiche che getteranno poi il seme fecondo da cui è nata Repubblica. È la storia di una vocazione professionale che, settimana dopo settimana, si trasforma in impegno civile e politico a difesa dei valori costitutivi di una moderna società democratica. Per cogliere il senso e la portata del contributo che quell’Espresso diede al processo di evoluzione della vita nazionale si potrebbe elencare un numero straordinario di articoli e di fulminanti copertine. Ma c’è, sopra ogni altra, una vicenda in grado di illuminare peso e ruolo che l’azione di Scalfari, attraverso l’Espresso, seppe esercitare nell’Italia degli anni cinquanta e sessanta: lo smascheramento del tentativo di colpo di Stato tramato dal generale de Lorenzo sotto l’ala protettrice dell’allora Presidente della Repubblica, Antonio Segni.

Ai non pochi che magari traggono dal marasma populista di oggi motivo per rimpiangere i buoni costumi di un tempo occorre ricordare meglio quale fosse l’Italia di oltre mezzo secolo fa: un Paese fortemente diviso.…

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