Il populismo, la pandemia e gli equilibri politici

di Luca Tentoni

Subito dopo l’elezione di Biden alla presidenza degli Stati Uniti d’America, molti commentatori hanno giustamente ricordato che il populismo non scomparirà con Trump (quest’ultimo, anzi, ha ottenuto un numero di voti persino superiore rispetto al previsto). Il fatto che la destra leghista e quella neomissina abbiano perso importanti agganci internazionali (ma non tutti) non ha alcun peso sul consenso che questi soggetti politici hanno nel Paese. La stessa Meloni, peraltro, è alla guida dei conservatori europei e sembra proiettata (più di Salvini, rimasto ancorato a Trump, diversamente dal suo collega di partito Giorgetti) verso la leadership politica – e un giorno forse anche numerica – della destra italiana. C’è da dire, anzi, che la base dell’estrema destra, da noi, è molto meno improntata alla realpolitik di certi suoi rappresentanti: un rapido giro sui social network sarebbe stato sufficiente, nei giorni immediatamente successivi alle elezioni americane, per rendersi conto che Trump era e resta il “capo spirituale” di parecchi elettori italiani.…

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Emmanuel Lévinas

di Veronica Petito

«Lévinas non solo si è appropriato molto liberamente del metodo eidetico, ma ha aperto dei sentieri davvero nuovi, ai confini della filosofia e al di là» (p. 31). Così Xavier Tilliette presenta il pensiero levinasiano e il modo in cui emerge in esso, con il privilegio incondizionato dell’altro, anche uno stile di filosofare «altro».

Perciò «Altrimenti» è il titolo che apre il discorso su Lévinas. Filosofare altrimenti è possibile però solo a partire da un radicamento nella tradizione, che non può essere disconosciuta o ignorata neppure quando insorgono pause, interruzioni o rotture. Tilliette segue con attenzione l’andamento della riflessione levinasiana, affermando che essa non segna affatto la fine della metafisica, ma intende articolare una razionalità che proceda dalla non-filosofia. Ciò significa che la riflessione resta la forma privilegiata di una filosofia che mostra, al contempo, di andare oltre se stessa.

In questo modo l’autore si sottrae a interpretazioni che invece sembrano imbrigliare il pensiero di Lévinas in una sorta di «decostruzionismo», oppure in una rottura radicale con l’ontologia occidentale.…

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Forme della critica

di Lorenzo Mesini

Con il suo ultimo libro pubblicato presso il Mulino Carlo Galli consegna al pubblico la versione più matura e aggiornata del suo contributo filosofico nell’ambito della storia del pensiero politico occidentale. Il volume ha il pregio di riunire una selezione di testi dell’Autore precedentemente pubblicati altrove (volumi, riviste accademiche), offrendoli al lettore in una forma aggiornata entro un quadro teorico unitario e coerente. Pur all’interno di una solida cornice di matrice filosofica, il libro si colloca all’incrocio di diverse aree tematiche e disciplinari: diritto, dottrina dello Stato, relazioni internazionali, storia della filosofia e dei concetti politici. Oltre che con alcuni dei principali esponenti del pensiero politico dell’età moderna e contemporanea (Machiavelli, Hobbes, Hegel, Marx, Nietzsche, Schmitt e Benjamin) Galli si confronta con importanti nodi teorici della storia del pensiero e con le diverse interpretazioni che ne hanno segnato lo sviluppo fino ai giorni nostri. È un importante sforzo di sintesi quello compiuto da Galli per fare emergere quella «continuità tematica, metodologica, teoretica» che attraversa il suo lungo percorso di ricerca scientifica (p.7).…

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Trump perde tutte le cause legali sui “brogli”. E licenza chi dice l’opposto

di Marina Catucci

In Michigan i repubblicani hanno cercato di bloccare ingiustificatamente la certificazione del voto nella contea più grande dello Stato, quella di Wayne, in cui si trova Detroit e che è a maggioranza democratica. È stato definito l’attacco più diretto al sistema democratico statunitense. Dopo una pioggia di polemiche, il consiglio ha deciso di procedere con l’autenticazione.

La svolta inaspettata è arrivata dopo che i quattro membri del Wayne County Board of Canvassers, due democratici e due repubblicani, avevano raggiunto un punto morto il giorno della scadenza per certificare il voto. Per uscire dall’impasse i democratici hanno accolto la richiesta del Gop di fare effettuare dal segretario di Stato locale un controllo completo dei conteggi dei voti.

Poca cosa, utile più che altro a salvare la faccia visto che il blocco iniziale aveva fatto esultare Donald Trump, che su Twitter aveva definito il blocco «una cosa bellissima».

Difficilmente The Donald potrà aver preso bene la giravolta dei suoi, ma l’inversione di rotta in Michigan non è l’unico grattacapo elettorale per Trump, la cui campagna ha già affrontato una serie di fallimenti nel tormentato tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni attraverso i tribunali.…

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La querela che arrivava dal passato. Da Salò

di Davide Conti

Nel 1952 Piero Calamandrei dettò la celebre epigrafe incisa sulla «lapide dell’ignominia» in risposta al generale tedesco Albert Kesserling che, senza vergogna per le stragi perpetrate dai nazisti ai suoi ordini, aveva affermato di meritare un monumento per il suo operato in Italia.

Nel nostro tempo segnato dalle accese disfide toponomastiche che hanno messo in discussione statue, monumenti e intitolazioni di strade e piazze, il bel libro di Carlo Ricchini, ex caporedattore de L’Unità, L’avrai camerata Almirante la via che pretendi da noi italiani (4 Punte edizioni, pp. 140, euro 15), non solo riecheggia l’incipit con cui Calamandrei consegnava alla storia una delle prose più note sulla Guerra di Liberazione, che si concludeva con il celebre motto «ora e sempre Resistenza», ma ci riporta nel presente di un Paese confuso che dibatte sulla possibilità di intitolare vie e piazze (talvolta, come a Terracina, in una coabitazione tanto gravida di ignoranza quanto priva di pudore con il segretario del Pci Enrico Berlinguer) al fascista di Salò e segretario del Msi Giorgio Almirante e ad altre figure del ventennio mussoliniano.…

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I network oscurano Trump: lezioni di giornalismo davanti alle menzogne del potere

di Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani

Una domanda corre sottotraccia in molti dibattiti sui “diritti e doveri” del giornalista: la stampa ha il dovere di diffondere qualunque messaggio proviene da una figura di rilievo pubblico, poiché ciò è di interesse della comunità di riferimento o un giornalismo serio consente, a volte impone, di compiere scelte, come quella, ad esempio di interrompere la diretta di un comizio, per impedire la diffusione di palesi falsità? Questa domanda ricorrente è tornata di recente d’attualità. Nello spettacolo eccitante ma insieme penoso del dopo elezioni americane, abbiamo assistito a quella che può essere a buon diritto ritenuta una nuova pagina storica del giornalismo, statunitense e non solo. Ricordiamo che cosa è accaduto: la notte tra il 5 e il 6 novembre, quando si era ancora nel pieno del conteggio dei voti, il presidente Trump indiceva una conferenza stampa (meglio, un monologo senza domande) nella quale affermava di aver vinto le elezioni «se si contano i voti legali».…

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Il Presidente messicano insiste: “Spagna e Vaticano chiedano scusa per la conquista”

di Elettra Cucuzza

«Chiediamo rispettosamente al re di Spagna e papa Francesco, che si pronuncino chiedendo scusa ai popoli originari del Messico. Faremo lo stesso a nome dello Stato messicano (…), non smetteremo di ricordare tutte le sofferenze che hanno sofferto i popoli nativi». Il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, noto come Amlo, ha annunciato il 30 settembre scorso, di essere tornato a scrivere alle più alte autorità della nazione iberica e del Vaticano perché chiedano perdono per la “Conquista” che tanto dolore ha portato ai nativi della sua terra.

Analoga lettera del presidente messicano inoltrata agli stessi destinatari a fine marzo del 2019 aveva ottenuto una risposta tanto negativa quanto irritata dalla Spagna. «L’arrivo, cinquecento anni fa, degli Spagnoli nell’attuale terra messicana, non possono essere giudicati alla luce delle considerazioni contemporanee», era scritto in un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri spagnolo, aggiungendo che «si rammarica profondamente» per la pubblicizzazione di tale lettera, il cui contenuto respinge «con tutta la fermezza».…

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“Fratelli tutti”: un manifesto antinazionalista e antiliberista

di Luca Michelini

1. La nuova enciclica di Papa Francesco merita alcune brevi riflessioni, che spero possano contribuire a sgomberare il campo da fraintendimenti e a suscitare un dibattito chiarificatore.

Da studioso del nazionalismo economico e anche di quello cattolico, la prima cosa che mi colpisce è proprio l’antinazionalismo esplicito e dettagliato di Fratelli tutti: «la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali».

Questa condanna del nazionalismo colpisce, in secondo luogo, perché è anche una presa di distanza esplicita dalla Chiesa del passato: «la Chiesa ha avuto bisogno di tanto tempo per condannare con forza la schiavitù e diverse forme di violenza. Oggi, con lo sviluppo della spiritualità e della teologia, non abbiamo scuse.…

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E tre, anche Eugenio Gaudio rinuncia: tengo famiglia

di Claudio Dionesalvi e Silvio Messinetti

Sanità. La nomina dell’ex rettore a commissario alla sanità dura un giorno: «Mia moglie non vuole trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va fatto con il massimo impegno, non ho intenzione di aprire una crisi familiare». Strada: «Clima grottesco»

Sul suo nome era nata una grande alleanza durata poche ore. Il magnifico metteva d’accordo quasi tutti. Un ecumenismo sorprendente. O forse no. Perché il carrozzone della sanità calabrese in tutti questi anni, specie dal 2010 in poi, è stato sempre trasversale. Virava a destra e a sinistra. Ma la traiettoria preferita era al centro. Eugenio Gaudio era il prototipo del commissario ideale. Vicino al Pd ma non inviso a destra. «Confido in Gaudio», esclamava il presidente reggente della regione Calabria Nino Spirlì. «Una grande vittoria dei calabresi», annuiva il potente deputato reggino di Forza Italia, Francesco Cannizzaro.

Vicino all’Opus Dei, in stretti rapporti con la pastorale universitaria guidata dal vescovo Leonardo Leuzzi, Gaudio era diventato qualche mese fa consulente del ministro dell’Università, Gaetano Manfredi.…

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Elezioni Usa, perchè la vittoria di Biden cambierà i negoziati sulla Brexit

di Enrico Franceschini

Il premier britannico Boris Johnson perde con Donald Trump il partner che lo esortava a liberarsi dell’Unione Europea e ad abbracciare un disinvolto rapporto commerciale con gli Usa

Dalla cosiddetta “relazione speciale” fra Stati Uniti e Gran Bretagna sono sbocciati cicli politici che hanno influenzato tutto l’Occidente e buona parte del mondo: Thatcher-Reagan, il neoliberismo; Clinton-Blair, la “terza via” riformista della sinistra; Johnson-Trump, il populismo. Ora l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca potrebbe innescare una nuova stagione attraverso l’Atlantico. O come minimo portare al tramonto, dopo Donald Trump, anche il leader populista che ne sembra il sosia europeo: Boris Johnson.

“Non c’è niente di più patetico di un ex-presidente”, diceva John Quincy Adams, sesto presidente americano. Niente di più patetico, tranne forse “l’imitazione di un ex-presidente”, come ha scritto ieri l’Observer, alludendo a un primo ministro conservatore che qualcuno ha ribattezzato “il mini-Trump”. Continuare ad atteggiarsi a Trump britannico, dopo che Trump è uscito di scena, ragiona il giornale domenicale londinese, sarebbe controproducente: nessuno vuole avere un perdente come modello.…

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