La guerra di Hormuz
di Lucia Malatesta
Ancora i raid americani, ancora l’ira di Teheran: «Così si vanificano gli sforzi di pace». Il tycoon dice di aver riattivato il blocco dello snodo («Ne saremo gli angeli custodi»), gli ayatollah affermano che sono loro a controllarlo e colpiscono obiettivi in Bahrein, Qatar e Oman. La tregua ormai è una finzione.
Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran, per il controllo dello snodo, assomiglia alla geografia stessa della mappa di guerra: ricalca il profilo del braccio d’acqua per cui si torna a combattere, Hormuz – il vero premio strategico della guerra. Bahrein, Giordania e Kuwait ieri si sono tutti svegliati affrontando «bersagli aerei ostili»: i razzi sciiti.
«Game over Usa»: questo c’era scritto sul missile balistico Ghadr che gli iraniani hanno usato per colpire le basi americane in risposta alla «nuova ondata di attacchi offensivi» rivendicata dal Comando centrale Usa, che ieri ha usato per la prima volta i Corsair, droni marini da combattimento contro la base navale di Bandar Abbas.…
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di Francesco Brusa
di Marco Sanchioni
vvolge, protegge e nello stesso tempo separa non solo da Dio ma anche dal mondo. Ieri a Écône, in Svizzera, nella francofona Valle del Rodano, i lefebvriani hanno sancito la fuoriuscita dalla comunione con Roma con l’ordinazione, in diretta social, di quattro vescovi attraverso il rito antico, in latino e spalle al popolo, in vigore fino alla metà dello scorso secolo. Un rito di separazione, che non a caso ha sancito per la comunità ultratradizionalista fondata da Marcel Lefebvre la scomunica “latae sententiae”, la pena canonica in cui si incorre automaticamente per il solo fatto di aver commesso un delitto.

di Antonio Carioti
di Ilaria Zaffino

