L’angelo rovesciato

L’angelo rovesciato. Quattro saggi sull’undici settembre e la scomparsa della realtà (edizioni Idea, 2009)

Il novecento è duro a morire. Questo fa pensare il volume di Attilio Scarpellini (L’angelo rovesciato. Quattro saggi sull’undici settembre e la scomparsa della realtà, edizioni Idea, 2009, € 18,00), intitolato alla figura di un uomo che cade lungo la perfetta rete di linee di un grattacielo. E’ una delle più note e intollerabili icone dell’11 settembre, questa che viene ricondotta a un “angelo rovesciato”: un rovesciamento reale, del tutto indipendente dal punto di vista di chi guarda. Non basterebbe capovolgere l’immagine né per impedire all’uomo di schiantarsi, né per farne l’icona di un’ascesa. Su questo punto, insiste il libro, una certa intellighenzia occidentale (del “mondo libero”, si sarebbe detto un tempo) ha sbagliato strada: “dev’essere stato l’imbarazzo, o forse il pudore, a spingere Jean Baudrillard a trasformare in domanda quella che nel suo Lo spirito del terrorismo è un’affermazione che risuona in ogni pagina: l’attacco dell’11 settembre, loro lo hanno compiuto, noi l’abbiamo voluto. Noi, e cioè un’immaginazione terroristica che ci ‘abita tutti’” (p. 24). “Baudrillard non rende esplicito il suo modello, non svela la scena sacrificale – come la chiamerebbe René Girard – che si nasconde nelle argomentazioni de Lo spirito del terrorismo. Ma gli esiti morali in compenso sono gli stessi: per la tragedia e per il mito, dove c’è vittima, non molto lontano si trova la colpa che giustifica la sua persecuzione.” Da qui la rassicurante verità: “le torri di New York si sono suicidate” (pp. 27-28).