Fedele al Vangelo nonostante il Vaticano. Un libro racconta la Chiesa che resiste

Nonostante il Vaticano (Castelvecchi, 2010)

di Luca Kocci

C’è ancora la Chiesa del Vangelo, “nonostante il Vaticano”: è la Chiesa dei laici e dei preti che annunciano il messaggio di liberazione di Gesù e che lottano per la giustizia, insieme agli ultimi della Terra. È questa la Chiesa che racconta Gianluca Ferrara, napoletano, fondatore della casa editrice Edizioni Creativa e di Dissensi Edizioni, nel suo libro “Nonostante il Vaticano”, appena pubblicato dall’editore Castelvecchi (con prefazione di Beppe Grillo e contributi di Alex Zanotelli, Vitaliano Della Sala e Andrea Gallo, pp. 128, euro 12).

Una Chiesa che esiste – perché non c’è solo la “multinazionale che ha sede a Roma” e che “va a braccetto con i potenti”, come scrive Grillo nella prefazione –, sebbene faccia fatica ad emergere. Scrive Ferrara: sogno una Chiesa come quella auspicata dal card. Martini, povera, umile e “che non dipende dalle potenze di questo mondo”. Una Chiesa “tollerante nei confronti di chi ha tendenze sessuali diverse” e “amica delle donne”; “molto dura nei confronti di quei politici che, stravolgendo il messaggio di Gesù, non ascoltano le voci sofferenti dei disperati che approdano sulle nostre coste” e “severissima nei confronti di quella economia, anzi finanza, che sfrutta, affama e uccide”; una Chiesa “che denuncia le ricche industrie della morte che producono armamenti”, “che non si arroga il diritto di essere l’unica depositaria della verità” ma che “si arricchisce dal confronto con le altre religioni”, una Chiesa “che ascolta, rispetta e accoglie chi non crede”.

È la Chiesa di Gesù, che  

L’Italia e gli italiani: dilemmi antichi di un Paese debole

Né stato né nazione (Laterza, 2010)

di Dino Messina

Il 17 marzo 2011 avvenne il miracolo dello Stellone, tutti uniti a celebrare i centocinquant’ anni dell’ Unità d’ Italia: laici, cattolici, di destra, di sinistra, governo, regioni, province, comuni. Ci fu una corsa impensata alla solidarietà: i Volontari dell’ integrazione, organizzati dalla Lega Nord, donarono agli immigrati clandestini permessi di soggiorno gratuiti a tempo indeterminato… Smessi per un momento i panni dello storico, Emilio Gentile, uno dei nostri maggiori studiosi del fascismo, immagina più o meno così il lieto fine delle prossime controverse celebrazioni unitarie, descritto da uno storico del 3011, nelle pagine conclusive del suo nuovo pamphlet, Né stato né nazione, edito da Laterza (pagine 116, 9). Poche righe di beneaugurante fantastoria e una forte dose di ironia a conclusione di una puntuale e brillante carrellata che si inizia con la famosa citazione di Massimo D’ Azeglio. Però la citazione giusta, perché lo scrittore e marchese di Torino mai scrisse «fatta l’ Italia bisogna fare gli italiani», ma qualcosa di molto somigliante: «Pensano a riformare l’ Italia, e nessuno s’ accorge che per riuscirvi, bisogna prima che si riformino loro». Siamo intorno al 1866 e già cominciano i primi corrosivi dubbi su amor patrio, senso di cittadinanza, sentimento nazionale. Le due tappe fondamentali nell’ analisi condotta da Gentile sono il primo e il secondo giubileo della nazione unita: 1911 e 1961. Nell’ Italia liberale d’ inizio Novecento, dove le ragioni d’ ottimismo potrebbero essere tante, a cominciare dalla stabilità politica garantita da Giovanni Giolitti,  

Il sultanato

Giovanni Sartori, Il sultanato (Laterza, 2009)

di Giovanni Bianco

Giovanni Sartori, uno dei massimi studiosi della politica del nostro tempo, ha raccolto in un nuovo volume (il quinto) i suoi editoriali editi sul “Corriere della sera” tra il 2006 ed il 2008 (“Il sultanato”, laterza, 2009).
Il tema fondamentale dell’opera è, come l’insigne studioso chiarisce nella prefazione all’opera, l’involuzione del sistema pluralistico italiano e la reale consistenza delle “intenzioni dittatoriali” del Cavaliere.
Al riguardo l’autore è cauto: il sostantivo “”dittatura” non deve essere usato a vanvera. Proprio e anche perchè le vere dittature sono, quando davvero ci sono, regimi orrendi, il termine va utilizzato con cognizione di causa”(p.V).
Tuttavia, si cerca di mettere a fuoco la fisionomia autoritaria della maggioranza al governo,giungendo a conclusioni preoccupate e fortemente critiche.

Sartori intende riferirsi al concetto di contemporaneo di dittatura, a quello che si è affermato nel ventesimo secolo, alla “dittatura sovrana”, per riprendere il lessico schmittiano (v.C.Schmitt,Die Diktatur, Berlin,1921), e non alla nozione romana, di “dittatura commissaria”(v. C.Schmitt, op.cit., pp.2-3 e cap.I,IV), straordinaria e transitoria, istituita e disciplinata de iure, “costituzionale” (Watkins).
I regimi dittatoriali che si richiamano sono quelli “degli anni venti-quaranta” che “si gloriavano di essere tali”, che “abbattevano una democrazia spregevole, una plutocrazia corrotta e un governo imbelle, incapace di assicurare l’ordine e di contrastare il caos rivoluzionario dei “rossi””(p.VI).
Il riferimento è, dunque, anzitutto ai regimi reazionari che nell’Europa della prima metà del novecento si sono opposti in maniera radicale alla liberaldemocrazia ed al parlamentarismo.
Cioè a  

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