L’Italia e gli italiani: dilemmi antichi di un Paese debole

Né stato né nazione (Laterza, 2010)

di Dino Messina

Il 17 marzo 2011 avvenne il miracolo dello Stellone, tutti uniti a celebrare i centocinquant’ anni dell’ Unità d’ Italia: laici, cattolici, di destra, di sinistra, governo, regioni, province, comuni. Ci fu una corsa impensata alla solidarietà: i Volontari dell’ integrazione, organizzati dalla Lega Nord, donarono agli immigrati clandestini permessi di soggiorno gratuiti a tempo indeterminato… Smessi per un momento i panni dello storico, Emilio Gentile, uno dei nostri maggiori studiosi del fascismo, immagina più o meno così il lieto fine delle prossime controverse celebrazioni unitarie, descritto da uno storico del 3011, nelle pagine conclusive del suo nuovo pamphlet, Né stato né nazione, edito da Laterza (pagine 116, 9). Poche righe di beneaugurante fantastoria e una forte dose di ironia a conclusione di una puntuale e brillante carrellata che si inizia con la famosa citazione di Massimo D’ Azeglio. Però la citazione giusta, perché lo scrittore e marchese di Torino mai scrisse «fatta l’ Italia bisogna fare gli italiani», ma qualcosa di molto somigliante: «Pensano a riformare l’ Italia, e nessuno s’ accorge che per riuscirvi, bisogna prima che si riformino loro». Siamo intorno al 1866 e già cominciano i primi corrosivi dubbi su amor patrio, senso di cittadinanza, sentimento nazionale. Le due tappe fondamentali nell’ analisi condotta da Gentile sono il primo e il secondo giubileo della nazione unita: 1911 e 1961. Nell’ Italia liberale d’ inizio Novecento, dove le ragioni d’ ottimismo potrebbero essere tante, a cominciare dalla stabilità politica garantita da Giovanni Giolitti,  

Intorno a due libri su Aldo Moro

La più recente letteratura sulla figura di Aldo Moro conferma l’attualità di essa ed i diversi misteri che circondano la sua tragica morte. Si tratta di contributi pregevoli, scritti da personalità che furono vicine al leader pugliese e ne colsero le più rilevanti novità politiche e la profondità di pensiero,e mi riferisco in particolare a Giovanni Galloni ed a Corrado Guerzoni. Il primo, in “30 anni con Aldo Moro” (Editori Riuniti, 2008), propone una ricostruzione della strategia politica morotea volta a sottolineare la sua originalità e l’importanza indiscutibile che essa ebbe sia per l’allargamento delle basi dello Stato democratico, sia per l’affermazione di un dialogo costante e di una non occasionale collaborazione politica tra la D.C. ed i due maggiori partiti della sinistra, il P.C.I. ed il P.S.I. Cosicchè i fatti storici esaminati sono sempre ricondotti, anche quelli più critici e contorti, ad alcuni capisaldi: i principi fondamentali della Costituzione repubblicana; la concezione