Stranieri di fatto

Luca Bravi, Tra inclusione ed esclusione – una storia sociale dell’educazione dei rom e dei sinti in Italia, Unicopli, 2009

di Carlo Bersani

A quanto pare, in Italia non ci sono solo “cittadini di fatto”, ma anche “stranieri di fatto”. E’ quello che fa pensare un libro di Luca Bravi (Tra inclusione ed esclusione – una storia sociale dell’educazione dei rom e dei sinti in Italia, Unicopli, 2009, 173 pp., € 13,00), da tempo studioso di argomenti legati alla minoranza dei rom e sinti (ne va ricordato almeno il saggio, scritto con N. Sigona, Rom e sinti in Italia. Permanenze e migrazioni, nel n. 24 degli Annali della Storia d’Italia Einaudi, curato da M. Sanfilippo e P. Corti e intitolato alle Migrazioni).

Il testo di Bravi si basa su una ricostruzione storica attenta, che ruota sulla centralità del «passaggio epocale tra Auschwitz e post-Auschwitz» (p. 17, ma anche 25 ss.). Le stesse pagine sulla persecuzione razziale fascista indicano una cronologia non poco interessante (pp. 38 e ss.), e guardano alle basi più risalenti dell’«antiziganismo» in Italia (p. 42). Ma è la storia repubblicana a riservare non poche sorprese (almeno agli ottimisti): stando alle osservazioni (ben argomentate) di Bravi, nel trattamento degli italiani rom e sinti non è dato riscontrare un vero segnale di discontinuità con le tradizioni precedenti. Anzi: fin dagli anni sessanta, il pensiero sulla minoranza dei rom e sinti avrebbe seguito linee di sostanziale continuità con i modelli interpretativi del passato, con gravi conseguenze sui progetti e sulle pratiche di scolarizzazione (pp. 63 ss.).

Il testo di Bravi è molto duro sulle esperienze di «pedagogia zingara» che