Spagna, prove per la catastrofe

Spagne 1936-1939. Politica e guerra civile (Franco Angeli, 2010)

di Cesare Segre

Le persone anziane hanno vivo il ricordo della guerra di Spagna (1936-1939). Se ne parlava molto nei nostri giornali, e s’era cercato di creare un clima eroico, analogo a quello suscitato durante la conquista dell’Etiopia. Pareva quasi che la guerra di Spagna fosse un’iniziativa italiana, e combattuta soprattutto dagli italiani, gloriosamente. Il film L’assedio dell’Alcazar (1940) di Augusto Genina rispecchiò bene quel clima. Solo dopo la caduta del fascismo i fatti ritornarono a posto e ripresero le giuste proporzioni, anche se molti particolari sono ancora oggetto di discussione, e una communis opinio manca.
La guerra civile, che diede occasione agli interventi stranieri, era scoppiata in seguito al golpe di un gruppo di militari spagnoli ribelli alla Repubblica democratica nata in Spagna nel 1931 e dominata dalla sinistra in seguito alle elezioni del 1936. La Germania nazista e l’Italia fascista entrarono subito in azione in appoggio ai golpisti, di cui aveva preso la guida il generale Francisco Franco, allora alla testa di truppe coloniali in Marocco. Fu una guerra lunga e sanguinosa, che anticipò le guerre imperialistiche di Adolf Hitler, i cui prodromi, come l’annessione dell’Austria (1938), furono contemporanei alle fasi delle operazioni in Spagna. Decisivo il fatto che a favore della Repubblica si batterono delle Brigate internazionali composte da antifascisti di tutta Europa e, direttamente, la Russia comunista, a favore degli insorti si schierarono i due Stati fascisti, Germania e Italia, mentre gli altri Stati europei, soprattutto Francia e Inghilterra, sceglievano una politica di non  

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