Perchè Karl Marx parla anche di noi.

di Lucio Villari

Nicolao Merker, Karl Marx - Vita e opere (Laterza , 2010)

«La cosa più triste in questo momento», scriveva Marx alla figlia Jenny nel 1881, «è essere vecchio. Il vecchio può soltanto prevedere anziché vedere». E l´anno dopo, pochi mesi prima di morire, a un amico che gli proponeva una edizione completa delle sue opere, Marx rispondeva di doverle «ancora scrivere». Queste riflessioni, stanche e amare, hanno un senso. Marx può infatti essere anche riletto, come si fa con i classici della letteratura o della poesia, anzitutto perché la sua opera maggiore, il Libro primo de Il Capitale (il secondo e il terzo sono stati messi a punto ed editati da Friedrich Engels), è stata scritta sono parole sue secondo un progetto fondato su «considerazioni artistiche», e poi perché quest´opera è stata, per oltre un secolo, un punto di riferimento per milioni di persone; anche se è stata letta da una minoranza.
Già quando il libro apparve nel 1867 era stato accolto dal silenzio. Poi tutto cambierà e Marx diventò marxismo. In verità Marx non ha fatto nulla per diventare un classico perché nei suoi scritti vi è un pensiero asistematico, provocatorio, simile, per molti aspetti, a quello di Diderot, senza l´ordine e il senso affascinante di stabilità che trasmettono solo i classici. Eppure sia lui che Diderot (Marx amava molto le ascendenze dell´Illuminismo) hanno visto  

Dialogo sulla politica della cultura

Norberto Bobbio e Umberto Campagnolo, Dialogo sulla politica della cultura (Il melangolo, 2009)

di Giovanni Bianco

L’editore “Il melangolo” ha pubblicato un pregevole volume, “Dialogo sulla politica della cultura” ( 2009, pp.70 ), composto di tre contributi, due di Umberto Campagnolo (il secondo è una replica) ed uno di Norberto Bobbio, preceduto da una introduzione di Davide Cadeddu.
Il saggio di Campagnolo ( “Politica e filosofia”, p.37sgg.), filosofo e filosofo della politica, fornisce una rigorosa ricostruzione delle principali correnti di pensiero della filosofia politica, attraverso il riferimento alle fondamentali teorie evincibili dai classici del passato e da importanti opere moderne e contemporanee, da Platone ed Aristotele sino a Benedetto Croce.
Bobbio nel suo scritto ( “Filosofia politica o politica della filosofia? Risposta a U.Campagnolo”,p.57sgg. ) confuta l’impostazione metodologica di Campagnolo, critica una concezione statica ed astratta della filosofia politica e propone, per il suo studio, un punto di vista realistico, propositivo ed attivo, capace di adempiere ad una funzione “paideutica” di ciascun consociato nella cornice di una società pluralista.

Per Bobbio, dunque, l’approfondimento delle principali dottrine politiche deve perseguire uno scopo attualizzante, volto alla migliore analisi e comprensione dei travagli e dei conflitti del presente storico, del mondo contemporaneo, per svolgere un compito di educazione di ogni individuo.
Giova, al riguardo, richiamare quanto lo stesso autore scrisse nel 1955, in un suo fondamentale contributo, “Politica e cultura”, sul “mestiere dell’intellettuale” nella contemporaneità, difficile perchè “il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dubbi, non già di raccogliere certezze”, cioè di “dover rifuggire” dalle  

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