Annus horribilis

Giorgio Bocca, Annus horribilis (Feltrinelli, 2010)

Una scrittura senza sorprese fa un libro senza sorprese. E’ questo che viene in mente leggendo l’ultimo lavoro di Giorgio Bocca edito da Feltrinelli (Annus horribilis, 158 pp.). Del resto è un vecchio problema del giornalismo italiano: salvo rarissime eccezioni, non brilla né per rigore analitico, né per spirito della complessità (e visto che la vita è sempre complessa, cioè ricca, chissà che non sia anche per questo che agli Italiani i giornali non piacciono). Non che Annus horribilis sia scritto male, tutt’altro: la pagina scivola bene e velocemente, l’asprezza di chi conosce la condizione del reduce, e forse si sente tale, ha non poco di nobile. L’indignazione è reale: più che condivisibile, contagiosa.

Inoltre, dei temi che Bocca mette sul tappeto non ce n’è uno che non sia fondamentale. Tento un catalogo, necessariamente incompleto: l’inclinazione al trasformismo (ad esempio, di Fini, pp. 6-7); la centralità del fascismo nella storia d’Italia (“perché il fascismo è una tentazione perenne degli italiani, come una traccia di sottofondo …?”, p. 11, o p. 67; o quel fascismo che “tranquilli amici, un po’ è già tornato”, p. 15); il destino minoritario dell’ “intransigenza che fu di Giustizia e Libertà” (p. 7); la sedimentazione della “vecchia propaganda anticomunista (…) nelle menti e nei cuori di molti italiani”, al punto di generare una “paura fobica” (pp. 20-21); i nuovi razzismi e la fortuna del motto “difendi i tuoi simili e distruggi il resto” (p. 18); l’assalto berlusconiano all’informazione e all’editoria (pp. 27 ss.); il “populismo”  

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