Caponnetto, le battaglie di un giudice onesto

Caponnetto Antonino, Io non tacerò (Melampo , 2010)

di Attilio Bolzoni

A Palermo sbarcò di notte, protetto da uomini armati di mitraglia. Una corsa nella città deserta, un portone di ferro che si spalanca e poi la caserma che sarebbe diventata la sua nuova casa. «Sono stati i quattro anni e quattro mesi più intensi della mia vita», dirà lui quando ormai Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – i suoi figli, i suoi fratelli, i suoi amici – non c’ erano più. Era arrivato il 9 novembre del 1983, cento giorni prima avevano fatto saltare in aria il consigliere istruttore Rocco Chinnici. E lui, Antonino Caponnetto, aveva preso il suo posto. E lui, Antonino Caponnetto, era stato quello che subito dopo aveva messo la sua firma su un milione di pagine e sulla prima pagina di una sentenza-ordinanza che avrebbe fatto la storia della Sicilia: «Questo è il processo all’ organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra…». Era l’ atto di accusa contro i boss che avevano seminato morte e terrore, era l’ inizio della primavera di Palermo. La sua straordinaria avventura siciliana è diventata un libro – Io non tacerò (Melampo Editore, pagg. 288, euro 16) curato da Maria Grimaldi dove sono stati raccolti i discorsi, le lezioni, gli scritti del galantuomo che fece nascere il pool antimafia e si fece scudo per difendere “i suoi giudici” dagli attacchi più infami che cominciarono proprio quando il maxi processo a Cosa Nostra era ormai alle porte. Discreto, silenzioso, all’ apparenza fragile ma dentro duro come l’ acciaio, Antonino Caponnetto  

Un cattolico a modo suo

di Giovanni Bianco

“Un cattolico a modo suo” è il testamento spirituale che ci ha lasciato Pietro Scoppola. Ma è anche qualcosa di più e di diverso: come scrive Giuseppe Tognon nella premessa si tratta di “un libro novecentesco, problematico e folgorante”, un libro di un uomo “convinto che il prepararsi a morire non dovesse essere un esercizio privato, ma l’occasione di fare i conti con sè stessi”(p.6); “non è un libro di memorie, non è l’ultima lezione di un professore universitario e nemmeno l’appello finale di un grande intellettuale”, “ha il gusto della verità misto a rimpianto per la vita che sta terminando, ma è anche il programma per una generazione che verrà”.

Dunque, un testo semplice ed al contempo impegnativo, che si chiude in modo “aperto”, con “pensieri aperti”, che indicano la ricerca intellettuale inevitabilmente incompiuta sui temi più ardui del vivere e del conoscere.

Quindi la lettura è per forza di cose necessariamente coinvolgente.

Nel leggerlo ho ripensato alle volte che mi è capitato di incontrare Scoppola, anche talora dissentendo dalle sue posizioni (come, ad esempio, accadde in una lontana assemblea federale della f.u.c.i. del 1988), ma sempre considerandolo un maestro di democrazia e di laicità.

Il testo mi ha riproposto l’immagine del fine storico, rigoroso nelle analisi e capace di guardare avanti, di superare qualsiasi atteggiamento conservatore e passatista.

Un cattolico a modo suo (ed. Morcelliana, 2008)

Un cattolico a modo suo