7 agosto 2014, Recensioni

Quell’utopia dell’unità cristiana

di Francesca Bolino

La Russia come terra promessa o terra santa, destinata ad accogliere la ricomposizione del popolo di Dio. La Chiesa d’Oriente, portatrice dell’unità spirituale, chiamata a ricomporre il “grande scisma” e a ripristinare l’unità cristiana di cattolici e ortodossi, ancor prima di sanare lo scisma, raskol, interno all’ortodossia.
In quest’ottica, cristianesimo e giudaismo non possono restare separati, anzi, Solov’ev sente la necessità di affrontare il “problema ebraico” all’interno della stessa questione cristiana. Ancora una volta la Russia riveste un ruolo imprescindibile, essendo abitata da numerosi ebrei e comprendendo, all’epoca, anche la Polonia, nazione eminentemente cattolica.
L’unità dei cristiani, per questo risoluto ed originale sostenitore della teocrazia, non è una conquista da acquisire ma un ritorno all’originario dono di Cristo, tocca alla Sapienza smontare inganni e sofismi, sconfiggere l’Anticristo e unire l’umanità nel principio divino ed eterno.
Un’utopia fantastica, un Leviatano teocratico che fece dubitare il suo stesso autore.

Il destino della teocrazia
di Vladimir Solov’ev, trad.di D.Caristina, Mimesis editore, 2014

(“La Repubblica”, 8 giugno 2014, p.44)

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