2 settembre 2010, Recensioni

Kafka e la giurisprudenza

di Ranieri Polese

Giancarlo De Cataldo, magistrato e scrittore, rilegge “Il processo” (Grandi Tascabili Economici Newton Compton, pp.192, 6) e ci ricorda che Franz Kafka, laureato in giurisprudenza, avvocato e poi impiegato presso un istituto di assicurazioni conosceva molto bene termini e procedure giuridiche. Cosa che traspare ampiamente nel romanzo. Resta però l’ aspetto inquietante, propriamente «kafkiano», della vicenda: il protagonista K non conosce il reato per cui è imputato, e il suo giudice è invisibile e inavvicinabile. Metafisica, fantasia letteraria, profezia delle brutalità imminenti? Forse non del tutto, perché – scrive De Cataldo nell’ introduzione – «aspetti che definiremmo oggi tipicamente kafkiani sono rimasti a lungo presenti nei codici di procedura anche delle più avanzate democrazie». E cita alcuni esempi attuali e tristemente famosi: il carcere di Guantanamo, i casi di «rendition» (i sequestri in territorio estero avallati dagli Stati), i centri di permanenza per i migranti, vere e proprie prigioni senza processo.

(Articolo tratto da “Il corriere della sera”, 31 agosto 2010, p.40)

Lascia un commento

 

 

Visitatori

  • 646736 visite totali
  • 130 visite odierne
  • 2 attualmente connessi