16 aprile 2012, Politica e società

Una patrimoniale per trovare le risorse

di Susanna Camusso

La manifestazione nazionale di oggi è la manifestazione di tanti, troppi, che si sono trovati senza un futuro, e senza un presente, perché il governo ha deciso che tagliare sulle pensioni era la via più semplice per fare cassa. Una scelta contrabbandata come giusta per i giovani, ma che ha prodotto infinite ingiustizie, ansie e sofferenze, a tutti coloro che si sono trovati senza lavoro, senza ammortizzatori e senza pensione. A quelli che hanno scoperto che dovevano, per effetto delle ricongiunzioni onerose, ripagarsi i contributi, fino a valutare la scelta di rimanere senza pensione. A coloro, infine, che hanno scoperto che non facevano un lavoro usurante o che i loro contributi per la cassa integrazione straordinaria o la mobilità non valevano ai fini di evitare ulteriori penalizzazioni. Da mesi tante persone vivono in uno stato di incertezza e di paura, senza che né l’Inps, in modo irresponsabile, né il ministero del Lavoro siano stati in grado, in tutto questo tempo, di quantificare il fenomeno, continuando a rinviare il momento in cui affrontare concretamente il problema. E il problema si affronta concretamente solamente dando una risposta previdenziale a chi, rispettando i criteri in essere, ha concluso la sua esperienza lavorativa e i contributi li ha versati per una vita. Dando copertura a tutti gli accordi, individuali e collettivi, che prevedono l’effettiva risoluzione del rapporto di lavoro anche oltre il 31 dicembre 2011. Parliamo di lavoratori e lavoratrici che pagano più di altri il prezzo della crisi, che hanno subito processi di ristrutturazione e che si sono dichiarati disponibili affinché altri, più giovani, non perdessero il lavoro. Va dunque cancellata quell’idea, che troppo spesso sentiamo riecheggiare, di lavoratori privilegiati, di pensioni non sufficientemente «contributive». Si è voluto tagliare sulle pensioni e ora si dice che non ci sono le risorse,male risorse si possono trovare cominciando da chi ha di più e paga di meno, introducendo una patrimoniale vera. Non è, infatti, concepibile che le pensioni «super », quelle cosiddette d’oro, che secondo alcuni calcoli rappresentano il20%della spesa totale, paghino un contributo proporzionalmente inferiore di coloro ai quali è stata sottratta la rivalutazione. Si ponga, allora, un tetto, si alzi il contributo di solidarietà, si paghi la differenza in titoli di Stato. In questo modo si potrebbe risparmiare sulla spesa corrente e, forse, le banche comincerebbero ad erogare più credito invece di investire i prestiti concessi dalla Bce in titoli di Stato. Un’idea che può avere un sapore antico ma importante è ridurre la diseguaglianza e rispettare la dignità di chi ha tanto lavorato.

(“L’Unità”, 13 aprile 2012)

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