16 aprile 2010, Politica e società

Un “Po” di Dio. Elezioni regionali: la gerarchia plaude al successo leghista

di Emilio Carnevali

Di certo non si potrebbe rimproverare al card. Angelo Bagnasco di non essere stato assai chiaro nella sua “dichiarazione di voto” alla vigilia delle regionali svoltesi lo scorso 28 e 29 marzo. Con il forte appello per il rispetto dei cosiddetti “valori non negoziabili” – in primo luogo la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale (il che implica ovviamente la ferma condanna della pillola abortiva Ru486) – il presidente della Cei ha tirato la volata ai candidati del centrodestra nelle due regioni-chiave di questa delicata tornata elettorale: Lazio e Piemonte (v. Adista n. 28/2010). Ecco perché non stupisce affatto la soddisfazione mostrata dalle gerarchie cattoliche per i risultati delle urne, che hanno decretato, oltre alla vittoria di Cota e della Polverini, il trionfo della Lega e la conseguente, sostanziale tenuta della maggioranza guidata da Silvio Berlusconi.

Il più esplicito, a spoglio ancora in corso, è stato mons. Rino Fisichella: “I cattolici”, ha commentato il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, “in queste elezioni hanno una presenza determinante, come nel caso di Formigoni o Cota, e questo vale anche quando non si presentano con gli schieramenti principali: penso ad esempio ai risultati qualificanti di Paola Binetti o di Magdi Cristiano Allam. Sono dati che fanno comprendere l’impegno costante del mondo cattolico”. Ma mons. Fisichella si è anche prodotto in uno “sdoganamento” a tutti gli effetti della Lega Nord, con la quale in passato il mondo cattolico ha attraversato momenti di tensione e polemica (vedi gli attacchi dei leghisti milanesi all’“imam Tettamanzi”). “Credo che dobbiamo prendere atto dell’affermarsi della Lega”, ha dichiarato il monsignore, “della sua presenza ormai più che decennale in Parlamento, di un radicamento nel territorio che le permette di sentire più direttamente alcuni problemi presenti nel tessuto sociale. Quanto ai problemi etici, mi pare che manifesti una piena condivisione con il pensiero della Chiesa. Sull’immigrazione, bisognerà essere capaci di saper coniugare le esigenze dei cittadini e quelle del mondo del lavoro: sapendo che non possiamo considerare gli immigrati come merce lavoro, che esiste un dignità della persona che va rispettata, e che la Chiesa d’altra parte non potrà mai non andare incontro a una richiesta di legalità. Il nostro criterio è dialogare e rispettare il voto dei cittadini”.

Parole pesanti, considerando le tendenze marcatamente xenofobe della Lega: pesanti, ma nient’affatto isolate, dal momento che anche l’Osservatore Romano (30/3) ha riferito senza alcun imbarazzo o preoccupazione del successo della Lega e del suo modello di “radicamento sul territorio analogo a quello che, qualche decennio fa, riuscivano ad avere formazioni come la Dc e il Pci”. Anche il quotidiano dei vescovi Avvenire, nell’editoriale pubblicato all’indomani del voto e firmato dal direttore Marco Tarquinio, ha tracciato questo bilancio della tornata elettorale: “Vince la Lega di Umberto Bossi (e Cota e Zaia…) che intercetta come mai prima il ‘vento del Nord’ grazie anche a toni meno veementi e più rassicuranti, all’archiviazione degli slogan sferraglianti e a una calibrata selezione delle idee-forza”. “E vince, soprattutto, Renata Polverini nel Lazio”, ha aggiunto Tarquinio (che della campagna elettorale dell’ex segretaria Ugl è stato fra i principali sostenitori, tuonando quasi ogni giorno dalle pagine del suo giornale contro il pericolo rappresentato dalla ‘ultralaicista’ Bonino): la Polverini “vince con merito, sul filo di lana, grazie a un via via più incisivo passo ‘valoriale’ che l’ha sostenuta contro ogni speranza ‘politica’ nell’incredibile corsa a ostacoli (o, meglio, a sgambetti) che si è ritrovata a disputare con la radicale ipersponsorizzata Emma Bonino”. Non è mancata da parte di Tarquinio nemmeno una stoccata contro l’Udc di Pierferdinando Casini, formazione rea di essersi “inopinatamente allineata alla governatrice Bresso dopo esserne stata fiera oppositrice”: mossa che l’ha portata a dover incassare una “clamorosa batosta”.

Dal canto loro i neogovernatori leghisti si sono subito dati da fare per rispondere nel migliore dei modi all’apertura di credito delle gerarchie. “Per quanto mi riguarda”, ha dichiarato Roberto Cota poche ore dopo la sua elezione, “le scatole di Ru486 che la ex governatrice Mercedes Bresso ha ordinato, resteranno nei magazzini”. Stesso discorso dal veneto Luca Zaia: “Non daremo mai l’assoluzione ad acquisire e utilizzare questa pillola nei nostri ospedali”.

Naturalmente le sparate leghiste si sono presto scontrate con gli obblighi di legge ai quali i governatori di Regione debbono sottostare, come ha prontamente spiegato il ministro della Sanità Ferruccio Fazio. Ed infatti non è mancata la repentina correzione di rotta sia da parte di Cota che di Zaia. Ma il segnale è stato comunque lanciato. E come tale è stato raccolto da mons. Fisichella, che poco dopo la diffusione delle bellicose dichiarazioni dei neogovernatori leghisti ha dichiarato: “Sono atti concreti che parlano da sé e questi atti concreti che parlano da sé non fanno altro che manifestare un’azione politica che certamente ha il supporto del proprio elettorato”.

La strana alleanza Lega-Vaticano in nome della difesa dell’“identità cristiana” promette di tornare protagonista nel prossimo futuro. Il movimento di Bossi ha infatti tutto l’interesse ad accreditarsi sempre di più come forza “di popolo e di governo” per svolgere l’agognato ruolo di principale motore delle riforme. Un ruolo per il quale urge una decisa ripulitura dell’immagine truculenta e barricadera cui ha contribuito in passato anche lo scontro con il “cattolicesimo sociale” diffuso sul territorio e impegnato sul fronte della marginalità (dagli immigrati ai rom). Il Vaticano, d’altra parte, fortemente scosso dagli scandali pedofilia, non sembra affatto intenzionato a rinunciare a tutte le “sponde politiche” che possono essere utili nell’attuale fase di crisi, certamente la più grave degli ultimi tre decenni.

(Articolo tratto da “Adista notizie”, n.30 del 16 aprile 2010)

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