9 giugno 2010, Politica e società

“Un inferno governare con queste regole”

di Giovanni Bianco

I padri costituenti del ’46-’47, come si è già avuto modo di scrivere, furono lungimiranti e dotarono il nostro sistema costituzionale di un solido sistema di freni e contrappesi per prevenire eventuali future derive autoritarie. La “paura del tiranno” era fondata e diffusa dopo la dittatura fascista e lo è ancora nel tempo presente.
Infatti il Cavaliere, mentre cerca di imporre al Paese una legge antidemocratica e liberticida, qual’è la c.d. “legge bavaglio”, che fissa limiti inaccettabili per le intercettazioni giudiziarie e limita fortemente il potere di indagine dei pubblici ministeri ed il diritto ad essere informati, non perde occasione per manifestare la sua insofferenza verso la Costituzione repubblicana, su cui, peraltro, ha giurato.

Qual’è l’idea di Stato che ha in mente il Premier? Quella di uno Stato di sicuro piegato ai suoi interessi, agli scopi del nuovo principe o del sultano che vuole fare quello che gli pare e se ne infischia di regole e limiti ai supremi poteri pubblici.
Insomma, come già sostenuto, si tratta di un cupo ritorno indietro, di un salto nel buio, di una forte e neppure celata predilezione per il “governo degli uomini” rispetto al “governo delle leggi”.
Così possono leggersi le odierne affermazioni, contenute nel discorso tenuto all’ assemblea di confartigianato: “Non è che manchino le intenzioni o buoni progetti, ma è l’architettura istituzionale che rende difficilissimo trasformare progetti in leggi concrete”.

Ritorna nuovamente più che mai attuale il “Piano di rinascita democratica” di Licio Gelli, del quale il Cavaliere sembra essere un “disinvolto” esecutore.
Come non pensare, ad esempio, al paragrafo quattro del “punto terzo” del Piano, dedicato a “Governo, magistratura e Parlamento”, in cui si legge che “qualora le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di un equipe) già in sintonia con lo spirito del club” (cioè della P2) “e con le sue idee di “ripresa democratica”, è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione…”?
E quale uomo politico, se non il Cavaliere, già fedele iscritto alla P2, può risultare più consono per realizzare “procedimenti” e “programmi” dell’inquietante piano gelliano?

Come se non bastasse, il Cavaliere ha richiamato, con il consueto tono sprezzante, anche la norma costituzionale che disciplina l’iniziativa economica privata, l’art.41 Cost., definendo, con accenti da “padrone”, i controlli (amministrativi) previsti dal terzo comma della norma, “una pratica da Stato totalitario, da Stato padrone che percepisce i cittadini come sudditi”.

Che fare dinanzi agli arbitri del Capo del Governo? Quali sono i rimedi possibili?
E’ lapalissiano che si sta compiendo, attuando un cupo disegno di matrice autoritaria, un “golpe bianco”; che i valori della Carta del ’48, secondo il punto di vista della maggioranza politica, sono un intralcio, un insieme di concezioni false ed errate, tramontate.
La “casta che ci governa” mostra, inoltre, profonda avversione verso un’opinione pubblica critica e libera, verso ordini professionali e forze politiche e sociali che esprimono motivato dissenso, siano essi i giornalisti di opposizione e la magistratura, o i partiti di minoranza ed i sindacati.
E’ ripugnanza, a ben vedere piuttosto tetra, verso il pluralismo e l’idea stessa di partecipazione democratica.
Ben vengano, dunque, appelli come quello lanciato poche ore fa dall’ ANPI che parla di “rischio di deriva autoritaria” e ci invita alla mobilitazione; ben venga ancora l’opposizione espressa nella società e nelle strade, con cortei e manifestazioni che vogliono difendere l’autentico spirito della Costituzione vigente.

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