25 luglio 2012, Cultura - Politica e società

Ricordo di Gregorio Peces Barba

di Stefano Ceccanti

Gregorio Peces Barba, morto oggi, costituzionalista, era uno dei sette Padri della Costituzione spagnola, designato dal Psoe.
Era nato nel 1938 ed ha descritto il suo originale percorso in una splendida autobiografia, umana e intellettuale, “La democracia en Espana. Experiencias y reflexiones”.

Membro del gruppo degli intellettuali cattolici democratici Pax Romana di Madrid, si era laureato sul pensiero di Jacques Maritain a cui si era abbeverato per una critica democratica del franchismo e, più in generale, per dissociare le convinzioni religiose da un legame, sino ad allora ritenuto quasi indissolubile almeno in Spagna, con la destra politica.

In origine era stato favorevole a un’ipotesi di partito democristiano con un’impostazione marcatamente progressista. Ne fu poi dissuaso da un viaggio a Roma dove incontrò Carlo Donat Cattin. Egli spiegò a Peces Barba e agli altri giovani cattolici democratici che lo accompagnavano che le politiche da loro desiderate non sarebbero state perseguibili con un partito dc. Agli spagnoli perplessi che gli chiedevano perchè allora lui avesse scelto quello strumento Donat Cattin replicò che ciò dipendeva dall’egemonia comunista sulla sinistra con un equilibrio di forze “al millimetro” che non era responsabile mettere in questione, ma che ciò non poteva essere un modello positivo per altri..

Peces Barba fu per molti anni avvocato dei dissidenti dal regime franchista e animatore dalla rivista “Cuadernos para el dialogo” insieme al grande montiniano spagnolo Ruiz-Gimenez che ricordò così al momento della sua scomparsa: http://elpais.com/diario/2009/08/28/espana/1251410414_850215.html. Come accademico si interessò delle questioni relative ai diritti mettendo insieme l’insegnamento di Maritain e quello di Norberto Bobbio, cercando di superare l’antinomia tra diritto naturale e giuspositivismo e politicamente si avvicinò ai settori più riformisti del Partito Socialista. Per lui “il socialismo etico, alimentato principalmente dall’etica laica, riceve dalle etiche religiose un complemento, nella sua radice, che lo renderà più forte”.

Sul periodo della Costituente Peces Barba ricorda in particolare l’intento di realizzare, a differenza di tutte le esperienze precedenti di assetti istituzionali che dividevano il Paese, una condivisione almeno delle due grandi forze di centro-destra e di centro-sinistra, Ucd e Psoe, a partire dal quale tentare di aggregare anche altre forze minori. Un obiettivo ben perseguito e raggiunto. Come segnalava infatti Peces Barba: “La democrazia si basa sulle due posizioni moderate di centro-destra e di centro-sinistra che coincidono sulla libertà, ma non sull’uguaglianza. Entrambe hanno una necessità reciproca e debbono combattersi per sostituirsi nel potere, non per distruggersi..Quella collaborazione si mantenne sino alla fine e garantì che, per la prima volta nella nostra storia costituzionale, una Costituzione fosse accettabile per l’immensa maggioranza”.

In seguito fu eletto Presidente della Camera, promuovendo un clima di positiva collaborazione tra i gruppi, tanto efficace che, Nilde Jotti, la quale allora presideva la nostra Camera, in vista a Madrid se ne sorprese molto, segnalandogli che a Roma non passava invece settimana senza che si dovesse espellere qualcuno dall’emiciclo.

Dialogo e pluralismo erano al centro della sua visione e del suo impegno, contro la logica delle due Spagne non comunicanti che aveva condotto alla guerra e alla dittatura.

Per concludere ancora con le sue parole: “In democrazia nessuna posizione può, se trionfa a maggioranza, attribuirsi l’espressione dell’unica verità: questo punto di vista, che potremmo chiamare di positivismo ideologico, è incompatibile con uno dei cardini della democrazia, il pluralismo. Però è ugualmente sbagliato pensare che la verità possa venire da una minoranza religiosa o filosofica che pretendendo di esprimere il monopolio della verità si imponga alla maggioranza”.

(Qdr magazine, 24 luglio 2012, n.71)

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