14 maggio 2013, Politica e società

Responsabilità e demagogia

di Claudio Sardo

Lo stallo politico è insopportabile per il paese. Ma per uscirne – e dare finalmente all`Italia un governo capace di occuparsi del lavoro, delle imprese, delle famiglie – ci vuole coraggio e spirito di verità. Anche se i demagoghi sembrano fare fortune predicando il tanto peggio, tanto meglio. Ieri Giorgio Napolitano ha commemorato Gerardo Chiaromonte – indimenticato dirigente comunista e direttore de l`Unità – e ha ricordato la drammatica stagione 76-79. Una stagione in molti tratti simile a quella che stiamo vivendo. Anche allora le elezioni diedero un risultato paralizzante. Anche allora l`Italia attraversava una gravi crisi economica e, insieme, un`incipiente crisi di sistema. Dc e Pci, i «due vincitori», i due avversari storici, trovarono il coraggio di definire un quadro d`intesa politica per avviare la legislatura e aprire una strada verso il futuro.

Aldo Moro la chiamò «terza fase». Enrico Berlinguer sperava di ritrovare nel «compromesso storico» lo slancio innovatore dell`Assemblea costituente. Poi Moro venne ucciso. E Berlinguer sconfitto dalla svolta a destra della Dc. Erano in campo robuste forze anti-sistema. E, nella storia italiana, le forze anti-sistema hanno sempre spostato gli equilibri a favore della destra.

Eppure quella coraggiosa stagione salvò l`Italia dal declino economico e civile, respinse la minaccia terroristica, realizzò riforme sociali che per decenni hanno ampliato i diritti e ridotto le diseguaglianze (a partire dall`istituzione del servizio sanitario nazionale, in luogo delle mutue corporative). Non ci fu un governo di Grande coalizione. Dc e Pci non governarono insieme. Per ragioni internazionali, certo. Ma anche perché Moro pensava che l`Italia dovesse darsi come traguardo una «democrazia compiuta», con due forze alternative entrambe legittimate a governare. A ben guardare, le somiglianze con l`oggi sono ancora maggiori di quelle che appaiono a una ricognizione superficiale. Nel `76 ci fu una «larga intesa». Ma questa non comportò una compartecipazione al governo dei partiti maggiori. Si realizzò anzitutto in una comune assunzione di responsabilità nelle istituzioni e in Parlamento.

Non è certo una bestemmia che forze alternative governino insieme per un determinato periodo d`emergenza. Il problema è che la Grande coalizione, oggi, non servirebbe all`Italia. Anzi, rischierebbe di portarla più a fondo. L`ondata di sfiducia che ha colpito la politica non può essere affrontata con un bipolarismo suicida: destra e sinistra insieme da un lato, e forze anti-sistema dall`altro. Così non si aiutano neppure le forze nuove a misurarsi con la fatica della politica e delle riforme.

Allora, nel `76, Moro ottenne il via libera al monocolore di Andreotti – con innesti esterni, non di partito – grazie alle astensioni del Pci e dei partiti laici. La Dc aveva superato di poco il Pci. E quello fu un atto di coraggio di tutti i soggetti in campo. Anche oggi è questo l`orizzonte di un`intesa possibile. Il problema non è la pretesa del Pd di governare da solo, o la presunta legittimazione del Pdl (che viene dagli elettori). Il problema è cosa serve al Paese. E l`Italia ha bisogno vitale di una politica che torni ad esprimere le differenze. Dove la sinistra sia la sinistra, e la destra sia la destra. Il governo non può continuare ad essere la risultante delle compatibilità consentite dall`Europa. Deve essere in Europa un attore di cambiamento, con i rischi che questo comporta.

Le larghe intese sono possibili, anzi doverose, in campo istituzionale. Peraltro la riforma della politica è oggi una priorità per i cittadini.

Intanto i grillini annunciano di voler occupare il Parlamento per la mancata costituzione delle commissioni. Si tratta di una questione complessa, ma c`è una sostanza che tocca la responsabilità diretta del M5 S. Un Parlamento è libero di fare tutto, tranne che non esprimere un governo. E se oggi non c`è un governo, è perché Grillo ha impedito l`avvio del governo Bersani e ha volutamente consegnato a Berlusconi un potere di veto. Se i grillini vogliono che il governo Monti torni nella pienezza dei poteri, presentino una mozione di fiducia e spieghino ai loro elettori perché sono diventati fans di «Rigor Mortis». Se invece vogliono il «modello Crocetta» devono consentire che il governo del Pd parta (non è necessario votare la fiducia, il `76 insegna). Se infine vogliono, come Berlusconi, un governo Pd-Pdl, allora continuino così. Ma faremo di tutto perché siano sconfitti.

(“L’Unità” 09.04.13)

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