21 giugno 2010, Politica e società

Ratzinger paga anche per gli altri

di Gian Enrico Rusconi

Il Papa sarà anche «teso e stanco» – come annotano le agenzie di stampa. Ma le sue parole sono lucide e puntuali. Può darsi che ogni diretta allusione ad eventi domestici (come la vicenda in cui è implicato il cardinale Sepe) sia una strumentalizzazione – come certamente scriverà qualche zelante commentatore.

Evidentemente l’affermazione che «il sacerdozio non può mai rappresentare un modo per raggiungere la sicurezza nella vita o per conquistarsi una posizione sociale » ha valore generale, non contingente. Ma il contesto della dichiarazione pubblica, e quindi il suo plusvalore comunicativo, è dato dalle notizie che sono riportate contemporaneamente dalla stampa quotidiana. Sono le inchieste annunciate sulla gestione della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, ex Propaganda Fide, e i sospetti di un uso improprio di beni della Chiesa. Nel merito ovviamente non possiamo e non dobbiamo intervenire. Ma sul volto teso e stanco di Benedetto XVI, sì.

Settimane fa, davanti alla infelicissima vicenda degli abusi su minori da parte di alcuni esponenti della Chiesa, il Pontefice ha avuto parole di penitenza e di sofferenza molto efficaci nella loro semplicità.

Ha spiazzato (specialmente in Italia) atteggiamenti clericali, carichi di risentimento per una vicenda ridotta a presunta volontà di diffamazione del Papa e della Chiesa.

Questo Pontefice, snobbato un po’ da tutti, nonostante le parole di deferenza curiale che lo circondano, sta forse trovando il suo inatteso profilo. In un momento difficilissimo per la Chiesa in Europa, di cui solo nel nostro superficiale Paese non ci si accorge.

Può darsi che questo profilo risulti impopolare, perché segnala dimensioni di spiritualità che non sono consuete per una Chiesa che ama proiettarsi verso «la rilevanza pubblica», con la presunzione di possedere in esclusiva il monopolio della moralità. Una Chiesa che ha ancora nostalgia del grande carisma comunicativo, senza rendersi conto dei costi che gli sono stati pagati. Quando poi la ricerca della «rilevanza pubblica » diventa acquisizione di sempre maggiori risorse materiali (per il bene della Chiesa, naturalmente), quando diventa coinvolgimento in operazioni mondane sempre più ambigue e spregiudicate – allora è bene che si alzi la voce sofferta del Papa. Purché non si dica che è solo stanchezza. O che si riferisce ad altro.

Copyright La Stampa, 21 giugno 2010

2 commenti per : Ratzinger paga anche per gli altri

  • Francesca Saveria

    Osservo come “santo subito” non abbia mai colpito con le sue efficaci uscite mediatiche nè gli affari commerciali della Chiesa nè la pedofilia di cui era al corrente ancor di più del papa vecchio e stanco, forse avrebbe nociuto all’immagine complessiva della Chiesa e sua personale? Non dimentico l’omicidio della guardia svizzera coperto dal più profondo silenzio nè le speculazioni dello IOR e di chi le poneva in essere..

  • KAKA

    La Chiesa ha avuto fin dai tempi antichi controversi e, diciamo cosí, anche scandali, basta leggere la Bibbia (profeta Geremia) ma a noi cristiani tocca pregare per la Chiesa e gli uomini di Chiesa giacché sono peccatori come noi tutti che hanno le loro debolezze come noi tutti.

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