6 agosto 2011, Cultura - Politica e società

Ragioni e illusioni di un piccolo partito

Un piccolo passo... / One small step...di Concetto Vecchio

Democrazia Proletaria fu a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta “il piccolo partito delle grandi ragioni”, mai una volta che andò oltre l’1,7 per cento, anche se con il proporzionale senza sbarramento bastava per fare eleggere sei deputati.
Ma più che un piccolo partito è stato un mondo al cui altare sacrificare tutto se stessi.
Matteo Pucciarelli, a vent’anni dallo scioglimento, in un bel libro mette insieme i cocci di quella storia , impasto di ideali generosi e di illusioni svanite, la più grande delle quali andò in scena alle politiche del 1976 quando la sua coalizione elettorale, che comprendeva anche Lotta Continua, Pdup, Manifesto e Avanguardia Operaia, finì per sbattere duramente contro il muro della realtà.
Giovanni Russo Spena, a lungo segretario, ricorda che a un certo punto il movimento dovette fare i conti con la droga, “quanti compagni morti”, famiglie che si sfasciavano, depressioni, suicidi.
Era un militante anche Peppino Impastato, ucciso dalla mafia lo stesso giorno che ammazzarono Moro.

Gli ultimi moicani
di Matteo Pucciarelli
Edizioni Alegre

(“La Repubblica”, 25 giugno 2011)

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