29 ottobre 2011, Politica e società

Questione immorale e disarmo

No Bush No War Daydi Sergio Paronetto

Non è mia competenza dare valutazioni penali in un’indagine che deve sviluppare il suo corso processuale in ambito giudiziario. Ma è mia competenza civile, anzi mio dovere di cittadino impegnato in un movimento per la pace, ragionare con indignazione operativa sul rapporto tra corsa agli armamenti, logiche di guerra, prostituzione sessuale-umana, corruzione economica-politica. Sembra che tutto si tenga in un blocco orientato al degrado etico-politico pericoloso sia per la democrazia che per la vita di tante persone nel mondo.
5.000 sono le pagine dell’istruttoria di Bari che documenterebbero la predisposizione, da parte di Finmeccanica, di “bandi di gara su misura” per consegnare gli appalti graditi a Tarantini e al suo comitato d’affari che – scrivono gli atti -“promuove e organizza l’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione per consolidare il rapporto con Silvio Berlusconi. Per ottenere, per suo tramite, incarichi istituzionali e allacciare, avvalendosi della sua intermediazione, rapporti di tipo affaristico con i vertici della Protezione civile, di Finmeccanica spa, di società a quest’ultima collegate”.
Insomma, Finmeccanica avrebbe finanziato parte della politica italiana. Non solo. Dirigenti e agenti di società del gruppo avrebbero tentato di corrompere funzionari di paesi esteri per aggiudicarsi forniture di armamenti o apparati per la difesa e la sicurezza. L’inchiesta in corso parla di over commission, di remunerazioni che celerebbero “veri e propri accordi corruttivi”, “transazioni illecite” scoperte già a marzo con riferimento alla vendita di prodotti del gruppo a paesi come Arabia Saudita, Malesia, Colombia, Brasile e altri.
“È il colpo del secolo!” grida un agente immobiliare intercettato.
Si spera che non sia vero, ovviamente, ma la documentazione, per ora, abbonda di dati e di nomi “illustri” e s’intreccia a molte informazioni provenienti dall’Archivio Disarmo e dalla rete delle associazioni impegnate nella costruzione della pace.
È aperta una questione immorale, che è questione democratica, etica, economica, politica. Questione disumana. Vero “disastro antropologico” (direbbe il cardinale Bagnasco).
Quanto a noi, sappiamo che il disarmo è parte integrante della promozione del bene comune e che un serio controllo della produzione e del commercio degli armamenti aiuta la rifondazione etica della politica e dell’economia.

(www.mosaicodipace.it , rubrica “L’opinione di”, 21 settembre 2011)

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