5 settembre 2014, Cultura - Politica e società

Quell’alleanza mancata tra marxismo e cristianesimo: un’occasione persa, un regalo al capitalismo

di Claudia Fanti

Che la mancata alleanza tra sinistra marxista e cristianesimo abbia rappresentato per entrambi un’incredibile occasione persa, in molti lo hanno evidenziato nel corso del tempo. Da parte cristiana, non si può non ricordare il contributo offerto dal grande teologo della Liberazione José Comblin, il quale, in particolare nel suo libro Il popolo di Dio, si era soffermato a lungo sulla questione. In generale, affermava il teologo di origine belga, la Chiesa, in tutta la sua storia, si è sempre occupata dei poveri, ma, limitandosi ad aiutarli, non si è mai veramente identificata con essi, insegnando loro, piuttosto, a non ribellarsi, a essere pazienti, a fare come Gesù, che non oppose resistenza a quelli che lo crocifiggevano. Se con l’avvento della rivoluzione industriale e la nascita del proletariato urbano, alcuni documenti episcopali denunciarono lo sfruttamento dei lavoratori, lo fecero appellandosi sostanzialmente alla coscienza dei ricchi e prendendo le distanze dai movimenti operai, «in nome della carità, dell’unione tra tutti e della necessaria pazienza dei lavoratori». Così, la Chiesa finì per condannare il socialismo, malgrado questo fosse stato adottato dal mondo dei poveri come «la religione cristiana autentica», e per allearsi «con la borghesia trionfante». «La gerarchia – scriveva il teologo – non vide, non udì, non comprese, non riconobbe i segni dei tempi. Era solo occupata a difendere il resto della cristianità, gli ultimi privilegi, le rimanenti ricchezze, i residui di potere che ancora aveva. Non capì quello che accadeva nel mondo», condannando il socialismo «come se fosse esclusivamente una dottrina ideologica, senza tener conto del pensiero del popolo»: fu, secondo Comblin, «uno degli errori più grandi dei papi negli ultimi secoli», quello di dare «più valore a formule di fede che a milioni di esseri umani, come se la missione fondamentale della Chiesa fosse difendere delle formule di fede». E il risultato fu che «il popolo abbandonò la Chiesa cattolica perché trovò un’altra “Chiesa” che riteneva più autentica, in quanto era veramente la Chiesa dei poveri».

Ma se la Chiesa cattolica ha molto da rimproverarsi, neppure la sinistra marxista può sentirsi a posto. È questa, perlomeno, la tesi sostenuta dai filosofi marxisti spagnoli Carlos Fernández Liria e Luis Alegre Zahonero, i quali, in un articolo pubblicado dalla rivista Exodo (aprile 2014) e rilanciato da Rebelión (15/5) e da Atrio (21/5), evidenziano come, tra i principali errori del marxismo, ci sia senz’altro quello di aver ceduto al nemico un’arma fondamentale come quella del cristianesimo, di una religione, cioè, in fin dei conti «compatibile tanto con la sinistra quanto con l’illuminismo in generale»: la destra, si legge nell’articolo, «doveva di sicuro sfregarsi le mani soddisfatta vedendo che la sinistra le cedeva tanto allegramente l’arma più potente che fosse mai stata inventata per mobilitare la popolazione. Si poteva essere di destra e conservare la propria religione. Alla sinistra si chiedeva, invece, la cosa più difficile: mobilitare la gente a partire dall’ateismo». Ed è così che si perde «insensatamente» la possibilità, offerta «su un vassoio d’argento», di «una mobilitazione di massa in grado di fondere l’energia popolare del cristianesimo con un discorso politico di opposizione nei confronti delle strutture più profonde del capitalismo».

Di seguito, in una nostra traduzione dallo spagnolo, ampi stralci dell’articolo, «pensato ed elaborato» dai due filosofi marxisti, ma «redatto in prima persona da Carlos Fernández Liria per una questione meramente retorica».

(“Adista documenti”, n.25/2014)

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