8 giugno 2011, Politica e società

Quanto costa il voto nell’Italia delle città

di Ilvo Diamanti

Queste elezioni amministrative non eleggeranno “solo” i sindaci di circa 1300 Comuni – tra cui 23 capoluoghi – e i presidenti di 11 Province. In Italia, ogni elezione, di qualsiasi tipo e livello, ha rilievo nazionale. Serve a regolare i conti fra coalizioni, partiti, fazioni, leader. Non farà eccezione neppure questa scadenza, a cui tutti i protagonisti – e per primo Berlusconi – hanno esplicitamente attribuito significato politico. D´altronde, la lista dei Comuni al voto presenta numerose città “esemplari” per la storia della Seconda Repubblica.
1. Di Milano abbiamo scritto la settimana scorsa. È la capitale del Nord e – secondo la Lega – della Padania. La città di Tangentopoli e di Mani pulite, di Berlusconi e del centrodestra. La metropoli dell´economia finanziaria, dei servizi e della comunicazione. Quel che avverrà a Milano avrà riflessi rilevanti in ambito nazionale. Soprattutto nel centrodestra. Lo confermano le polemiche e le tensioni degli ultimi giorni, violentissime.
Tuttavia, si vota anche in altre città. Alcune di esse molto importanti, ai fini della valutazione di questa tornata elettorale.
2. Per prima Torino. L´antica capitale del Nord e dell´Italia produttiva è rimasta senza territorio. Alle regionali di un anno fa è stato eletto governatore il candidato leghista Cota. Una rivincita della periferia sul centro. Della provincia satellite sulla metropoli (fino a ieri) identificata con la Fiat. Il sindaco uscente, Chiamparino, è molto apprezzato fra i cittadini e tra i più popolari in ambito nazionale. Il candidato di centrosinistra, Piero Fassino, è conosciuto. A sua volta, conosce bene Torino. Ma è, da tempo, un esponente della classe politica nazionale. Non sarà senza significato, il risultato di Torino. Soprattutto per il centrosinistra.
3. Come il voto di Bologna. Città-simbolo dell´Emilia rossa. In crisi dal 1999. Quando Giorgio Guazzaloca, candidato del centrodestra, divenne Sindaco. Un trauma, non solo a livello locale. Il segno di un cambio d´epoca, per la città. Dove continua a essere difficile riassumere e rappresentare insieme tradizione comunista e cattolico-democratica. Mentre il “compromesso socialdemocratico” (come lo ha definito Berselli) della sinistra con la borghesia urbana non funziona più. Il caso di Bologna, peraltro, ha riproposto la debolezza del Pdl. Incapace di esprimere un candidato autorevole. Costretto ad accettare la candidatura di Manes Bernardini. Un leghista di “terza generazione” (così lo ha definito Moris Gasparri su Limes). Una cessione di sovranità del Pdl nell´Italia (un tempo) rossa. Dove la Lega, da qualche anno, sta ottenendo notevoli successi.
4. Napoli. Una “città rossa”, fino a ieri. La più importante del Centrosud, dopo la sconfitta di Roma, nel 2008. Capitale del Rinascimento del Sud, negli anni Novanta. Guidata da Bassolino. Il centrosinistra l´ha governata dal 1993 fino ad oggi. Fino ad essere coinvolto e travolto, negli ultimi anni, dall´immagine dei rifiuti che si accatastavano sulle strade. Berlusconi ne ha fatto uno spot elettorale ossessivo, nel 2008, alla vigilia delle elezioni politiche. In seguito i rifiuti sono ricomparsi. Hanno invaso di nuovo la città. Ma sui media non hanno trovato la stessa visibilità di prima. D´altra parte, avevano esaurito il loro compito. Oggi, Napoli, è il teatro di una contesa difficile, non solo per il Centrosinistra, lacerato all´interno. Come, d´altra parte, il Centrodestra. La candidatura di De Magistris amplifica la chiave di lettura della nostra storia recente imposta da Berlusconi. La frattura, in-finita, del 1993. Tangentopoli: simbolo dello scontro, mai risolto, fra Magistrati e Politica. Dove la Politica, oggi, viene interpretata da lui. Mister B.
5. Conviene, inoltre, considerare due capitali (geopoliticamente) “laterali”, come Trieste e Cagliari. In passato, riferimenti importanti – in qualche misura originali – per l´Ulivo. Trieste, dove ha governato, dal 1993 fino al 2001, Riccardo Illy. Eletto, in seguito, governatore del Friuli Venezia Giulia. Cagliari, capitale della Sardegna, dove Renato Soru ha, anch´esso, governato la Regione, dal 2004 al 2009. Illy e Soru. Entrambi imprenditori di successo. Entrambi federalisti. Entrambi estranei ai partiti. Esponenti di un centrosinistra non viziato dal prefisso “post”. Entrambi sconfitti, insieme alla loro esperienza. Oggi si capirà se in modo definitivo.
6. C´è, infine, un gruppo di Comuni medi e piccoli, soprattutto – ma non solo – del Nord. Da Gallarate a Montevarchi, da Oderzo a Cento, da Pinerolo a Olbia, da Montebelluna a Rho: dove la Lega, in questa occasione, si presenta da sola. Lo ha fatto anche in passato, soprattutto negli anni Novanta, quanto la solitudine ne marcava la vocazione antagonista. Ma oggi è Lega di governo, a Roma e nel Nord. Correre da sola nel suo territorio privilegiato – cioè, le città medie e piccole di provincia – ha un significato molto diverso. Suggerisce la “tentazione” (come l´ha definita Gad Lerner) di tenersi aperte soluzioni diverse. Alleanze diverse. Con o senza il Pdl. Riflette, ancora, la tendenza a consolidarsi sul territorio. Occupando amministrazioni, ma anche enti e organismi locali. Un po´ come i partiti di massa della Prima Repubblica.
7. Altri soggetti politici attendono risposte importanti, da queste elezioni. Anche se non hanno città esemplari in cui misurarsi. I centristi del Terzo Polo, da un lato. Il Movimento 5 Stelle, dall´altro. Opposti, per vocazione e collocazione. Il Terzo Polo: deve dimostrarsi capace di giocare una parte decisiva, dove si andrà ai ballottaggi. Spostando gli equilibri in una direzione piuttosto che nell´altra. Peraltro: quale? Il Movimento 5 Stelle, al contrario, mira a rendere visibile l´elettorato “intransigente” (e, secondo il nuovo dizionario: “irresponsabile”). Che sta soprattutto, ma non solo, nel centrosinistra e a sinistra. Potrebbe produrre effetti vistosi (come, di recente, in Piemonte e, prima, nella stessa Bologna). D´altronde, nelle città maggiori, alle elezioni precedenti ha superato, spesso, il 3% (a Bologna, l´anno scorso, l´8%). Difficilmente resterà al di sotto di questa soglia.
Tra questa sera e domani, dunque, sapremo se “l´Italia delle città” avrà cambiato ancora volto all´Italia. Com´è avvenuto spesso nella Seconda Repubblica. Nel 1993, nel 1995, nel 2000, nel 2005. Quando le elezioni amministrative e regionali hanno annunciato e accelerato i cambiamenti politici. Stasera capiremo, cioè, se lo stagno stagnante in cui stagniamo da troppo tempo si muoverà.

(“La Repubblica”, 16 maggio 2011)

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