4 gennaio 2011, Cultura - Politica e società

Primo, non uccidere

di Benjamin Forcano*

Chi conosce poco la storia della Chiesa cattolica sicuramente penserà che in essa le norme sono inamovibili. Niente di più lontano dalla realtà. Nel secolo XIII, bolle di papa Innocenzo IV e, nel XVI, di papa Leone X affermavano “essere volontà dello Spirito bruciare gli eretici” e Galileo fu censurato per evitare che la ragione scientifica potesse affermarsi a fianco del magistero. Più recentemente, si continuava ad affermare che la Chiesa “è una società di disuguali”, che “la divisione in classi della società è conforme alla volontà divina”, che “la libertà religiosa è poco meno che un delirio”, che “il matrimonio è un contratto fra un uomo e una donna per procreare”.

Il Concilio Vaticano II (vertice del magistero ecclesiale) ha modificato queste visioni. Ha affermato che nella Chiesa è legge fondamentale l’uguaglianza fra tutti i membri, il diritto alla libertà religiosa e considerare il matrimonio una comunità di vita e amore la cui ragion d’essere non viene a mancare quando non c’è discendenza.

Due cose appaiono dunque chiare: il matrimonio, con la sua intimità sessuale, non si giustifica con la procreazione né è ad essa ordinato; la sua ragione fondante è l’amore – che può essere o no fecondo – e si manifesta nelle gioiose espressioni del piacere. Il piacere, componente e conseguenza dell’amore, è legittimo tanto quanto l’amore stesso. Non c’è bisogno di giustificarlo subordinandolo alla procreazione; è buono, legittimo e santo come lo è l’amore. Il problema si pone quando, nell’esercizio di questa intimità, si intende stabilire come norma unica dominante il rispetto della struttura biologica dell’atto sessuale, che dovrebbe svilupparsi senza interposizioni o alterazioni di qualsiasi tipo. Tale norma risponderebbe ad una visione fisicista della sessualità umana, ridotta al quadro natural-istintivo di una sessualità animale ed esaurita – si asserisce – nella sola procreazione: “Natu-rale – diceva Ulpiano – è quello che la natura ha insegnato a tutti gli animali”.

Questo aforisma, però, falsa il significato naturale della sessualità umana. La persona non è mero corpo né puro istinto, né si accoppia, come gli animali, solo per procreare. La persona ha la responsabilità di discernere e, in una situazione di conflitto di valori, scegliere quelli che in coscienza considera più importanti.

Questa è morale tradizionale, come insegnarono vari episcopati all’epoca del conflitto innescato dalla enciclica Humanae vitae di Paolo VI: “A riguardo, ricorderemo semplicemente l’insegnamento costante della morale: quando ci si trova a dover scegliere fra due doveri e, quale che sia la decisione presa, non si può evitare un male, la saggezza tradizionale prevede di cercare davanti a Dio qual sia, in tale congiuntura, il dovere maggiore” (La Croix, 11 novembre 1968).

Identico approccio bisogna applicare all’Aids. “Cosa dice il moralista cristiano di fronte al dilemma: o condom o Aids?”, si chiede Bernhard Häring sulle pagine di Nueva Utopia. “Ci troviamo qui in presenza di un caso tipico, nel quale il papa attuale (Giovanni Paolo II, al momento della pubblicazione del libro, ndt) la vede diversamente dalla maggior parte dei teologi e dei laici che pensano criticamente. Si prenda il caso di un uomo sposato che sa di essere colpito dall’Aids. In nessun modo può esporre la moglie al pericolo del contagio”. “In questa situazione – seguita – sarebbe irresponsabile generare una nuova vita, che con tutta probabilità sarebbe anch’essa contagiata. Usando il condom può evitare due pericoli. L’atto matrimoniale praticato senza condom con la moglie sarebbe un peccato contro il quinto comandamento. Un altro caso: un uomo ha contatti sessuali al di fuori del matrimonio, anche se sa di essere malato di Aids. Se usa il condom commette senz’altro un peccato contro il sesto comandamento. Se lo fa senza condom pecca anche contro il quinto comandamento”.

Ci sono stati papi (Alessandro VII e Innocenzo XI) che hanno dichiarato come peccato grave l’uso del rapporto matrimoniale a fini di piacere, anche un bacio che si dà solo per piacere. In merito, Häring commenta: “La storia e la stessa esperienza ci insegnano con dovizia che tutti noi, senza escludere i papi, spesso possiamo sbagliare e affermare sciocchezze con una serietà sorprendente. La Chiesa avrebbe molto da guadagnare se noi, a tutti i livelli, volessimo imparare da tutto questo”.

È risaputo che il Vangelo difficilmente ha orientamenti o norme di carattere sessuale. Vuoto questo che sarebbe colmato storicamente con il ricorso al modello culturale dominante. È quello che hanno fatto i santi padri, fra i quali sant’Agostino e san Tommaso.

L’impostazione del Vaticano II deve segnare il pensare e l’agire dei cristiani: “È proprio di tutto il popolo di Dio, ma soprattutto dei loro pastori e dei teologi, ascoltare, discernere, interpretare, con l’aiuto dello Spirito Santo, le molteplici voci del nostro tempo e valutarle alla luce della parola divina, perché la verità rivelata possa essere meglio percepita, meglio capita ed espressa in forma più adeguata”.

*Teologo spagnolo

(articolo pubblicato su “Adista Contesti”, n.101 del 25 dicembre 2010, tratto dal “El Periodico de Catalunya” del 29.11.2010, titolo originale “Sida, preservativo y morale catolica”)

2 commenti per : Primo, non uccidere

  • Vincenzo

    L’articolo di questo teologo presenta degli errori evidenti:
    “Due cose appaiono dunque chiare: il matrimonio, con la sua intimità sessuale, non si giustifica con la procreazione né è a essa ordinato”
    Forcano spaccia questo pensiero per dottrina della Chiesa, per logica conclusione del concilio vaticano II:Stiamo scherzando??il matrimonio ha due fini, procreativo e unitivo!
    Catechismo della Chiesa Cattolica:
    2363 Mediante l’unione degli sposi si realizza il duplice fine del matrimonio: il bene degli stessi sposi e la trasmissione della vita.NOn si possono disgiungere questi due significati o valori del matrimonio, senza
    alterare la vita spirituale della coppia e compromettere i beni del matrimonio
    e l’avvenire della famiglia.
    L’amore coniugale dell’uomo e della donna è così posto sotto la
    duplice esigenza della fedeltà e della fecondità.

    Quanto al piacere, Forcano scrive:Il piacere, componente e conseguenza dell’amore, è legittimo tanto quanto l’amore stesso. Non c’è bisogno di giustificarlo subordinandolo alla procreazione; è buono, legittimo e santo come lo è l’amore.

    Dal catechismo della chiesa cattolica:
    2361 « La sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano
    l’uno all’altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto
    qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano
    totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte »

    “Il piacere si realizza in modo veramente umano solo se…” cioè a determinate condizioni.
    il piacere deve essere umanizzato!E’ questa la difficoltà di cui Forcano si dimentica!Il piacere non è una zona franca in cui ogni considerazione sulla responsabilità, sul rispetto dell’altro, sul senso dell’amore sono messi fuori gioco…

    L’autore non problematicizza assolutamente la nozione di piacere, nè quella di amore, e si dimentica completamente di chiamare in causa due nozioni fondamentali per il discorso: il corpo e il desiderio.

  • Marco Sanzi

    L’intervento di Forcano è molto interessante.

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