8 marzo 2015, Politica e società

Predestinati democristiani

di don Paolo Farinella

Il giudice costituzionale Mattarella Sergio, già deputato e ministro, nel millennio scorso, è il nuovo presidente della Repubblica, con grande tripudio «urbi et orbi» e con versamento di sangue impastato di biscotti e marmellata a destra. Renzi, sempre più somigliante al Verdone di «Un sacco bello», non poteva perdere questa partita che sarebbe stata persa, se i cespugli sinistrati non avessero votato un candidato «unico» del Pd. Se Renzi avesse perso, sarebbe stato costretto ad andare a casa. I cespugli Pd, che una volta si adornavano del fregio «di sinistra», non hanno capito che per Renzi era un atto disperato e una scelta obbligata, anche se a malincuore. Egli aveva bisogno dell’appoggio della sinistra, ma non doveva chiederlo per non mostrare la sua debolezza e per usarli e metterli nel sacco. C’è riuscito, annettendosi la scelta di Mattarella come sua personale prerogativa. Nemmeno Berlusconi è mai stato bugiardo come lui. Adesso voglio vedere i cespuglietti dire di «no» quando saranno costretti a ingoiare i rospi di enorme peso. Pazienza. Contenti loro!

Cosa è successo?

A Renzi, spregiudicato più del padre naturale che è Berlusconi, non interessava nulla di chi andasse alla presidenza della Repubblica: a lui andava bene anche Amato e Letta (lo zio) perché pensa di cambiare la Costituzione a sua misura e quindi di depotenziare l’uomo del Colle, lasciandogli in mano solo forbici e nastrini. A questo scopo sta lavorando la sua badante personale, la Boschi nonché Maria Elena che quando non parla e non ride alla «durbans» ha le labbra a «cul di gallina». A Renzi interessava non perdere e per non perdere, doveva, ma solo per un attimo, mollare Berlusconi e tirare in barca i cespugli Pd. Da mignottone che è, non è stato lui a proporre il nome del presidente, ma ha chiesto alla sinistra se avessero qualcuno in particolare. I cespuglietti non sono stati né attenti né furbi e invece di fare un solo nome «secco» (prendere o lasciare) che era solo e unicamente Romano Prodi, hanno detto: «o Prodi, o Mattarella o Veltroni».

Renzi ha imposto il nome di Mattarella a Berlusconi, il quale, in prima battuta non si opponeva, ma poi ha dovuto fare la scena per aumentare il prezzo del Nazareno. Intanto Renzi metteva in riga la sua sinistra, alla quale dava l’illusione di avere sistemato e ridimensionato Berlusconi. Bersani, Civati, Sel e confratelli hanno abboccato. Sulla testa di Prodi, Veltroni o Mattarella, ha avuto buon gioco ad eliminare chi poteva contrastarlo con forza per cui fuori Prodi che lo stesso Renzi aveva fucilato , due anni prima con 101 esecutori materiali e che non piaceva a Berlusconi che lo vede come fumo negli occhi. Prodi al Quirinale, infatti, significava e mettere fuori gioco Berlusconi.

Matteo odia Prodi sia perché per due volte ha sfidato Berlusconi e per due volte lo ha vinto, sia perché parla l’inglese come un padrelingua, sia perché ha una statura internazionale che il nano di Rignano sull’Arno Renzi è più in sintonia col nano di Arcore che col Padre dell’Ulivo. Fuori Veltroni che lo avrebbe oscurato con la sua dialettica colta e cinematografica. Davanti a Veltroni, Renzi sarebbe apparso per quello che è: ignorante e pressapochista e sbruffone.

Mattarella è un uomo di altri tempi, fuori dai giochi, signore, educato, gentile, riservato, sobrio, anziano, studioso, attento alle forme, democristiano della sinistra morotea. L’uomo che non avrebbe detto una parola di più. Lo si è visto nel discorso d’insediamento. Certo, poteva andare peggio e anche «più peggio» o meglio «più pessimo» ancora, se solo pensate ad Amato, Finocchiaro, Franceschini, o anche un Giorgio III, ecc.

Napolitano – come dimenticarlo – ha disatteso, infischiandosene, tutte le sue prerogative perché ha sostituito il Parlamento, ha legiferato al posto del governo, anzi dei governi, ha fatto il ministro degli esteri; si è messo a capo di ignoranti e faccendieri per riformare la carta con commissione di 40 saggi e Alì Babà e i suoi ladroni … ha temporeggiato a insediare il governo pur di non dare l’incarico a M5S che vedeva come pericolo pubblico n. 1 e ora che ha sloggiato, io per lo meno non piango certo, né plaudo a S. Maestà il trafficone.

Onore al galantuomo, ma «cum grano salis»

Sull’elezione di Mattarella Sergio in troppi, in tanti si sono buttati a cantare il peana innodico esaltante ed esaltato, all’immarcescibile croce rossa su fondo bianco, contornata da esile scudo, che pur è robusto e resistente, imperituro fino alla morte. Uno scudo crociato è il diamante: per sempre. «Allons, enfants de la Patrie! Marchons, Marchons …». I plaudentes sono nati schiavi della Dc, del Pci, dei Ds, del Pd, di Berlusconi, di Monti, che pure era apparso austero e serio; di Letta, all’altezza della situazione.

Per non dimenticare, ricordate questi nomi e gli «exultet!» d’epoca. Lo stesso scenario si vede adesso, senza nemmeno prendersi la briga di considerare l’attesa di un par di giorni per vedere come si muove il silente, ma non assente Sergio Matterella. Mi fanno ribrezzo quelli che saltano sempre sul carro che passa, magari perché, poveretti, devono portare a casa la pagnotta e se non si mettono in servizio permanente effettivo non riescono a vivere: giornalisti, politicanti, partiticanti, intellettuali, maneggioni e aspiranti a un posto al sole.

Pare che Renzi abbia pensato a Mattarella perché della sinistra morotea, che ha frequentato don Sturzo, Dossetti, Giobatta Montini, Moro, La Pira, che ha letto Mazzolari, Scoppola, Elia e Luzzati e si è formato a quel cattolicesimo democratico che ha sempre perso perché mirava alle idee e non al potere (evento raro nella storia).

Il Rottamatore, colui che doveva liquidare in due giorni i ferri vecchi della seconda Repubblica e pulire la cantina da cianfrusaglie dalemiane e ferraglia berlusconista, non ha saputo fare altro che andare in una carrozzeria dell’usato d’epoca (Mattarella è un ottimo modello, come la Giulia che lo ha trasportato) e ha trovato una vecchia panda grigia degli anni ’80 e senza neppure farla spazzolare, l’ha venduta come nuova. Operazione riuscita, come Alberto Sordi nel film «I magliari» che in Germania vende tappeti riciclati alle vedove fresche.

Giorgio I-II ancora tra i piedi

Si dice che un’opera di «moral suasion» abbia svolto con ardore giovanile l’abdicante Giorgio I e II che ha cucinato Al Fano e alcuni riottosi del Pd e forse anche il badante di Cesano Boscone. Bravo re Giorgio che perde il pelo, ma non il vizietto di monitorare a fondo perduto ed impicciarsi in faccende che non dovrebbero riguardarlo.

Bisognava eleggere Sergio Mattarella – perinde ac cadàver – perché solo così il Pd non si sarebbe spaccato, solo così Renzi avrebbe dato la sensazione al popolo bue di prendere le distanze dal pregiudicato di Arcore e solo così avrebbe avuto mani libere per fare e disfare come avrebbe voluto, passata l’elezione, e cosa più importante, senza la sedicente «sinistra» a dare fastidio. Infatti, è accaduto. Ha messo il turbo e ha detto ad Al Fano e Lupi-CL che sono superflui; alla porzione di Pd che crede ancora di essere larvatamente «de sinistra», ha detto che la minoranza non conta. A Berlusconi che non alzi la voce, ma si tenga stretto il Nazareno perché gli conviene per le sue aziende. Come diceva il Marchese del Grillo-Albertone Sordi: «Io so’ io e voi non siete …».

Ora è certificato solennemente: si passa dalla seconda o terza repubblica, direttamente alla prima. Come fidarsi di renzi che ha rinnegato tutto quello che aveva detto prima e durante?

I complementari inutili

Grillo, grillini, sinistra (si fa per dire del pd) e majorettes hanno perso una grande occasione, la seconda, per ribaltare l’Italia e immetterla sulla via del rinnovamento e della partecipazione popolare; non hanno capito dove stavano e chi erano: sono una banda allo sbando. La foto di costoro la fa Tucidide, formato naturale: «Un uomo che non s’interessa alle questioni politiche, non quieto, ma inutile noi lo consideriamo» – Pericle 461 a.C. (TUCIDIDE, Guerra del Peloponneso, II, 40). Ecco la caratteristica essenziale: inutili. Forse se ne sono accorti i grillini e stanno facendo retro-marcia.

Se Grillo e il cespuglio dei sinistri-pd fin dalla prima elezione avessero votato «Prodi», raccogliendo 170/180 voti, avrebbero avuto il coltello per il manico; avrebbero impedito a Renzi di essere democristiano demitiano, avrebbero ammazzato il Nazareno e avrebbero sparigliato la partita a destra. Avrebbero costretto la finta maggioranza del pd a votare il nome di Prodi.

Il Pd non poteva per la seconda volta dire no a Prodi che Renzi aveva pugnalato con gli oltre 101, facendo finta di candidarlo. Votare Prodi sarebbe stato un atto di risarcimento non solo verso un galantuomo che è stato l’unico che due volte ha sfidato Berlusconi e due volte l’ha vinto alle elezioni, a differenza del Pd che dal 1994 ha sempre salvato Berlusconi che venera come un santo protettore. Votare Prodi sarebbe stato anche un risarcimento per la sporca, laida e renziana manovra delle elezioni del 2013: era un atto dovuto.

Votare Prodi sarebbe stato anche un risarcimento postumo a quei 3 milioni e 800 mila che votarono Prodi alle primarie del Pd, tra cui io medesimo. Invece hanno preferito Napolitano-bis, il Nazareno, e ora votano Sergio Mattarella come se fosse una trovata trasparente. Per fortuna che Mattarella è all’oscuro di tutto e non ha mosso un dito per cercare sponsor e sostenitori, come invece ha cercato di fare Amato. Mattarella non farà moniti e non governerà al posto del governo, non tramerà con l’Europa contro i 5Stelle, egli farà il confessore: confesserà in segreto, indirizzerà senza minacciare, ma non si farà usare; darà penitenze e distribuirà articoli costituzionali e mi auguro che metta a cuccia il renziano Renzi.

Non c’è limite al deragliamento

SEL, col «vendolino» in poppa, ormai si aggrappa alla Grecia e qualunque sigla inizi con «Ts…» va bene, purché vi sia spazio per dichiarazioni deliranti. Leggete con attenzione questa di Vendola dopo la vittoria di Tsipras. Imparatela a memoria, tramandatela ai vostri nipoti, cantatela come nenia ai neonati nelle culle, e poi ditemi voi se non ho ragione a dire che chi è capace di questo, è anche capace di smontare la muraglia cinese senza sudare. Se avete un gregge di pecore o di capre o di vacche, con questa dichiarazione di guerra si spaventano così tanto da fare latte doppio per voi e i vostri vicini.

Ecco cosa dichiara Vendola:

«La vittoria di Syriza non sia illusoria. Ora Tsipras deve fondere l’estasi della democrazia con la prassi della testimonianza marginalizzando non solo i magmi ellenistici, ma anche la malvagità contro l’epistemologia che è connessa con la serializzazione dei tecnocrati europei e con le apologie riformistiche delle destre tautologiche».

Il Japeto apuleio-pugliese, detto Nik, non pago di essersi spiegato alla grande, imitando lo stile di Mattarella, si firma anche «Nichi Vendola» per essere sicuro e perché si sappia ovunque nel mondo urbano, terragno, celestiale, ortopedico e volatile come brezza insapore di bulbacee odorifere … che l’autore è lui, Nik, proprio lui, l’erede apologetico della paradicotomia ellenica divenuta japeta giostrante il parossismo noetico del filosofare ancestrale che si dimena tra l’ardore silente dell’alba non oscurata e lo sforzo araldico delle generazioni futuribili e assiomatiche, aeree, senza respiro amletico che sanziona l’affabulazione di una glaciale intenzione riscaldata al fuoco incendiario, eppur gelato, per una pacata austerità mattarelliana, perfetta sintesi tra l’apodosi renziana e la protasi neocentrista, ormai archiviate nei lirici scaffali dell’ode democratica, soffusa di sinistra gradevole ed empirica forza.

Sfido che io che la Merkel con il suo pacato e diplomatico savoir faire anglo-austroungarico, gli risponda diplomaticamente, guadandolo nelle sfere roteanti in una non anemica bulimia erotica alquanto estetica, ma non volgarizzata nella pruderie tecnologica … «Ah, Nichi!!!! Lect mich am Arsch», che tradotto in vernacolo aulico della Bassa Sassonia, nonché nell’idioma della Fiera dell’Est si traduce con l’austero e grillesco insufficiente e topologico afflato: «Vaffa ‘n c..o, tu, sorata, fratete, mammate e pappate»! Perfetto tedesco ciociaro!

Nemmeno Dio li può perdonare

Si può perdonare un omicidio, un assassinio, un genocidio, una colossale rapina alla Banca d’Italia, ma non si può assolutamente perdonare un insulto alla logica e alla grammatica derelitta, spianata dal rullo compressore dell’affabulazione vendoliana e lo stupro alla sintassi abbandonata senza neppure seduzione. Nemmeno Dio ha questo potere. Il Parlamento italiota, terrorizzato della minaccia insita nelle parole vendoliane, ha chiesto al ministro dell’estero, dai modi gentiloni, di esperire ogni tentativo per chiedere asilo politico all’Isis del Califfo-chi-cacchio-sia pur di mettersi in salvo dal rischio nucleare, peggio di ebola, emesso dal Vendola pugliese.

Dio mio! Dio mio! Perché hai abbandonato l’Italia nelle mani di questi lanzichenecchi acrobati, offesa prenatale dell’intelligenza, dell’ignoranza, della storia e della geografia non ancora disegnata?

M5S superfluo

Signore e Signori miei, cosa dire? Il silenzio è d’obbligo, la pace eterna un dovere civile per chi tocca simili vertici da vertigini. L’angelo custode e anche la Madonna di Lourdes, poverini, si dichiarano impotenti a compiere qualsiasi tentativo di miracolo perché brucerebbero agnosticamente non peritandosi in veruno modo l’abbordaggio di cotanto stile e profondità.

C’era una volta la sinistra, se mai c’è stata, distrutta da autocombustione. Amen e così sia!

Grillo s’è perso in casa sua e non sa trovare la strada per rientrare in cucina. È stata una parentesi illusoria, ora è un eccedenza superflua. Poteva essere decisivo, ma non ha voluto perché è solo Grillo. Smentisce quando vuole le sue stesse regole e coloro che hanno un minimo di dignità personale se ne vanno. Ormai il gruppo è ridotto al 50%. Stagione di saldi. Grillo ora rincorre Mattarella e deve farselo piacere. Il galateo del colle avrà la meglio. A forza di gridare al lupo al lupo, sono rimasti senza arte né parte, salvo cominciare a dire: «Beh, non è proprio male, staremo a vedere, però, forse…».

Garante o custode?

Renzi e Berlusconi hanno concordato di fare eleggere Mattarella, con scena berlusconista, il quale deve essere «il garante di tutti». Stranissima cosa codesta idiozia: il Presidente deve essere il garante di tutti? Dov’è scritto e chi l’ha detto?

Egli deve essere il rappresentante dell’Unità Nazionale, cioè egli rappresenta 60 milioni d’Italiani, maschi e femmine (deve essere anfibio) dovunque va e ovunque si reca a piedi e in automobile, calzo e scalzo, vestito e ignudo. Altro che garante di tutti, cioè solo di Renzi e di Berlusconi. Quando Berlusconi dice che deve essere «garante» intende che deve garantire lui e gli deve togliere l’infamia della condanna. Siamo giunti a questo punto, o voi dissennati del Pd?

Il Presidente è il custode della Costituzione vigente e deve vigilare che non sia aggredita, stuprata, manipolata, svenduta, modificata secondo l’interesse di questo o di quello o di alcuni. Egli è il custode della verginità perenne della Carta Suprema.

Berlusconi ha detto, commentando il discorso che «ha rispettato la Costituzione», e lo dice lui, proprio lui che l’ha buttata più volte nel WC? Non so chi ha notato come in parlamento si spellavano le mani tutti quando diceva che la «mafia è un cancro» e che «la corruzione è una priorità»: mafiosi, corrotti e corruttibili non stavano nella pelle, plaudenti, incensanti e genuflessi in «adoremus» perché Mattarella è il presidente che fa rima con livella, mammella, mascella, modella, novella, padella, pastorella, procella, saltella, sella, sentinella, sorella, sfracella, stella, suggella, tortella e vitella (possibilmente grassa). Peccato che faccia rima anche con Farinella che di suo è indigesto. Intanto oggi, 04/febbraio gli stessi spellatori di mani, hanno rimandato la legge sulla corruzione perché devono calibrarla per garantire l’evasione fiscale ai loro amici e a se stessi.

Homo probus!

Sia chiaro, la persona Sergio Mattarella, è integerrima e se suo padre o suo fratello hanno qualche ombra, come ha dimostrato Il Fatto Quotidiano e a suo tempo, negli anni ’60 aveva dimostrato Danilo Dolci, ciò non può essere una colpa anche del fratello e figlio, ora Presidente della Repubblica: le colpe dei parenti non possono e non devono ricadere sui congiunti onesti e integri. Mattarella è onesto e integro. Uomo retto e dalla coscienza limpida. Vorrei vedere, se non lo fosse, come farebbe tutte le domeniche ad andare a Messa e per giunta a piedi e senza scorta!!!

Come ha detto il segretario della Cei, il vescovo Galantino «essere cattolico di per sé non è una garanzia di nulla» perché dipende dalla persona. Anche Berlusconi spatasciava ai quattro venti di essere cattolico apostolico, romano e … puttaniere. Anche Alfano si dice cattolico. Lupi poi è di CL e Formigoni, ve lo ricordate Formigoni delle gite in yacht a spese dell’amico e di tutto il resto? Ebbene lui addirittura ha fatto i voti (povertà, castità e obbedienza). Andate avanti voi, che a me viene da ridere!!!

Maroni e Salvini, Bossi e Zaia difendono il cristianesimo … non c’è più religione, ragassi miei! Giovanardi e Casini, due cattolici di zingo e acciaio. Sì, lo sappiamo già, anzi lo sapevano da illo tempore che essere cattolico non significa una beneamata mazza e può essere una vergogna doppia e tripla, anche se con benedizione papale. Anzi può essere una colpa e un’aggravante semmai per una condanna più esemplare. Mattarella è un vero cattolico, dentro e fuori, ma ora deve giocare una partita più grande di lui e di tutti. Dopo vent’anni di scempio e di demolizione, occorre che il Presidente salga sullo scanno della sua coscienza e senza guardare in faccia nessuno, legga, rilegga, faccia leggere e faccia rileggere a tutti quelli che andranno da lui la Carta, specialmente al governicchio renzuschino e non ceda di un millesimo di millimetro. Solo così saprà avvicinare la gente alle Istituzioni.

(blog,micromega.blogautore espresso.repubblica.it , 6 febbraio 2015)

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